Addio a Danilo Naglia, decano dell’architettura moderna a Ravenna

Aveva 93 anni. La sua opera rievocata in alcuni testi dei nostri collaboratori Alberto G. Cassani e Paolo Bolzani

Banca Popolare Architetto Naglia

Scorcio della sede della Banca Popolare in piazza Arcivescovado a Ravenna progettata dall’architetto Danilo Naglia

È morto Danilo Naglia, decano ravennate dell’architettura moderna e intellettuale “scomodo” e polemico, anche per le sue battaglie ambientaliste. Ha progettato, lasciando un segno importante e d’autore nel tessuto urbano della città, diversi edifici pubblici e privati, il cui stile è stato citato e apprezzato anche al di fuori dei confini provinciali.

Il progettista è stato commemorato con una nota inviata dall’Ordine degli Architetti di Ravenna in cui si legge «Con la scomparsa dell’architetto Danilo Naglia, e quella dell’architetto Lorenzo Pezzele nel 2020, si conclude un preciso periodo architettonico-urbanistico per Ravenna. Naglia, classe 1928, n. 3 nell’Albo degli Architetti della provincia di Ravenna, uscì assieme a Lorenzo Pezzele e Gino Gamberini (scomparso prematuramente) dall’Università di Architettura di Venezia alla fine degli anni 50, condotta da Samonà e con insegnanti come Astengo, Albini, Scarpa, Bruno Zevi: i tre ne hanno sempre seguito gli insegnamenti, uniti dalle stesse affinità elettive, da quello che lo stesso Naglia definiva il “primato dell’architettura organica”. Per Samonà lo studente di architettura, futuro architetto impegnato nella ricostruzione del Paese, doveva formarsi “per un edificare che meglio corrisponda alle esigenze umane”, superando gli “schemi astratti del razionalismo”, misurandosi sui problemi reali. Naglia e i suoi colleghi sono stati professionisti completi, quindi, che pensavano al progetto nei minimi dettagli, guardando al futuro e alla qualità dell’abitare. Da sempre amici, con caratteri fortemente diversi ma un unico obiettivo – la qualità del progetto – hanno lasciato un segno fondamentale nella nostra città che ci auguriamo di essere in grado di raccogliere».

R&D vuole ricordarne il profilo umano, professionale e le opere pubblicando di seguito alcuni dei testi dedicati a Naglia apparsi sulle nostre riviste  fra il lontano 1998 e il 2015, a firma degli studiosi ed esperti di architettura Alberto Giorgio Cassani e Paolo Bolzani.

High-Tech ravennate
di Alberto Giorgio Cassani

«La grandezza di un architetto non consiste nello “stile” da ripetersi come un sigillo o un’impronta sempre uguale (il che però frutta “identità” e “riconoscibilità”), ma nel sapersi rinnovare nel tempo.
 Danilo Naglia, partito dalla scuola di Ignazio Gardella e Carlo Scarpa e segnato certamente dalla figura del Maestro Frank Lloyd Wright, ha progettato case e ville che sono state molto apprezzate dallo “scorbutico” (e rimpianto) Bruno Zevi, che le ha ospitate spesso sulle pagine della sua rivista “L’architettura: cronache e storia” (titolo quanto mai emblematico: dell’architettura del passato, essendoci la distanza critica, si può fare “storia”; di quella contemporanea solo, e a fatica, “cronaca”).
 Chi l’avrebbe dunque detto – ma solo quelli che non hanno studiato il tragitto dello stesso Wright, giunto in tarda età ad immaginare grandiose astronavi pop: il Guggenheim di New York – che Naglia avrebbe finito col progettare il più bell’edificio high-tech di Ravenna, con una spruzzata di Ludwig Mies van der Rohe, di Charles Eames e dell’utopismo degli Archigram: la sede della Banca Popolare in Piazza dell’Arcivescovado (ex Istituto Bancario San Paolo di Torino).
 Ho citato non a caso Mies van der Rohe, forse il più grande architetto del secolo scorso, perché Naglia ha ben capito che, come sosteneva il maestro tedesco, “il buon dio sta nei particolari”: e proprio all’angolo, luogo decisivo per Mies – variamente declinato in tutti i suoi edifici – Naglia ha dedicato le maggiori attenzioni (vedi anche il Condominio di piazza Marsala). Peccato ci siano così poche occasioni per vederlo e goderne tutta la bellezza.
 Con Morigia, il più grande architetto di Ravenna».
Pubblicato sulla rivista “Casa Premium”, settembre 2015.

Architetto Naglia Palazzo In Piazza Marsala Ravenna

Un palazzo moderno in piazza Marsala
di Paolo Bolzani

«[…] Danilo Naglia, classe 1928, [è] personaggio che non ha bisogno di presentazioni. Architetto-artigiano, come ama definirsi egli stesso, ha legato il proprio nome a numerose e significative architetture ravennati, per cui ritorneremo su di lui in futuro. Oggi l’attenzione verte su un edificio realizzato nel 1981 su piazza Marsala. Si tratta di un intervento di restauro urbano che rivela un’attenta rilettura dei segni della città: il palazzo signorile, la preziosità nell’uso del mattone, il ruolo di quinta di pregio allo spazio urbano. Progettato su un planivolumetrico di riferimento, mostra grande maestria polifonica, verosimilmente eredità della scuola veneziana dei Gardella, degli Albini e degli Scarpa. Naglia risolve particolari significativi reinventando il tema del partito architettonico del palazzo: attacco a terra senza portici, ma risolto con un basamento staccato, sviluppo dell’ordine articolato sulla ricca cortina muraria a più ricorsi orizzontali, libera composizione delle finestrature «senza ricorrere a simmetrie elementari», «formalizzazione» del coronamento con cornicione libero e leggero, soluzione d’angolo come negazione dello spigolo».
Articolo del marzo 1998, dal volume antologico Cronache e racconti di architettura, edizioni Reclam.

Sala D'Attore A Casa Melandri Architetto Naglia

Venti anni orsono nasceva Sala Melandri
di Paolo Bolzani

«Il ‘98 è denso di anniversari: nel 1598 nasceva il Cavaliere Luca Danese da Ravenna, architetto e idraulico, nel 1698 moriva Francesco Negri, esploratore anch’egli ravennate, nel 1898 nasceva Hugo Alvar Henrik Aalto, a Kuortane, in Finlandia, architetto euro-organico di fama internazionale e sul quale torneremo. Oggi proponiamo una data più “domestica”. Ravenna, 1978: si pone la prima pietra dei quella che sarà nota come “Sala Melandri”, proprio quest’anno reintitolata al compianto Sindaco Pierpaolo D’Attorre. Il progetto è di Danilo Naglia, architetto che rivela nel suo “fare artigiano”, qui in collaborazione con Renzo Strumìa, una naturale propensione all’architettura organica: massima attenzione all’ambiente; culto del rapporto spazio-oggetto risolto a favore di un interno che si dipana, avvolge, protegge, giustifica; amore per i materiali, usati “al naturale” (mattone, legno, cemento armato), da toccare. Il sito è suggestivo: si tratta di occupare uno slargo interno adibito ad officina, che occupa l’area retrostante al portico rinascimentale di Casa Melandri, un fabbricato d’epoca veneziana (1441-1509), rimaneggiato in facciata nel 1905. La suggestione deriva inoltre dalla presenza, “minacciosa”, della mole della Torre Civica di Ravenna, un parallelepipedo a base 6,70×6,70, alto quasi 40 metri, con un fuori piombo superiore ai 2 metri nell’angolo rivolto verso nord-ovest, che si appoggia con il lato pendente al portico della Casa. Ultima notazione sul sito: Casa Melandri sorge nei pressi dell’alveo del Padenna, il fiume che attraversava Ravenna in senso nord-su, di cui rimane memoria nel nome, significativo, della via (Ponte Marino). Naglia aveva redatto il progetto della sala nel 1974, per vederla ultimata nel 1982. Il tema è «lo Spazio come protagonista dell’architettura». Corollario: «Nell’atto progettuale ogni elemento deve essere studiato in modo tale da essere in grado di esprimere il massimo: nulla di più e nulla di meno, sia che si parli di strutture, sia di finiture»; «impiantistica dichiarata (tubi del condizionamento e canalette per l’impianto elettrico a vista, ma in modo studiato all’interno della composizione dello spazio)». Forma e spazio coincidono e raggiungono l’acme nell’articolazione studiata per il collegamento tra parte conservata e l’ampia sala riunioni, parzialmente interrata, che nel tempo è divenuta cara ai ravennati».
Articolo dell’ottobre 1998, dal volume antologico Cronache e racconti di architettura, edizioni Reclam.

Un’abitazione progettata dal “decano” Danilo Naglia alla fine degli anni Sessanta
di Paolo Bolzani

«Periferia meridionale della città [di Ravenna]. Nel 1969 l’architetto Danilo Naglia – classe 1928 e decano degli architetti ravennati – progetta questa villa, che verrà realizzata nel biennio 1970-71. Il corpo di fabbrica si caratterizza per la forma allineata lungo il lotto, arretrato di circa una decina di metri dal confine con la strada, cui si mostra con il lato minore. A un primo sguardo la villa si rivela articolata in due corpi – cui corrispondono due unità edilizie, la maggiore dei quali destinata ad abitazione dei proprietari, la minore ora a deposito per la prima – ben identificati dalla composizione gerarchica dei volumi e ulteriormente giocati con lo sfalso di cornicioni molto sporgenti che ricordano influssi di Wright, mentre l’utilizzo del mattone a faccia vista liscia, disposto in chiave per mostrare nella tessitura la sola testa, il dialogo da questo intessuto con architravi e cordoli in cemento armato, davanzali in travertino e finestrature lignee bianche a tutta altezza di piano, che si dispongono sul partito architettonico «senza ricorrere a simmetrie elementari» evocano la memoria di Kahn. In particolare, la soluzione dell’unità secondaria a ingresso nascosto, con scala esterna parallela al vialetto carrabile fiancheggiante il corpo di fabbrica e segnalata da un binato di colonnine di ferro tinte verde pastello, sembra anticipare il palazzo urbano realizzato da Naglia nel 1981 nel lato settentrionale di piazza Marsala, dove giungono a compimento alcuni dei temi accennati in questa villa, dal mattone posato secondo vari magisteri fino ad arrivare, buon ultimo, all’uso del serramento a persianella pieghevole in abete di Douglas, qui presente solo nel soggiorno […]».
Articolo del marzo 2006, dal volume antologico Cronache e racconti di architettura, edizioni Reclam.

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