mercoledì
14 Gennaio 2026
L'intervista

«Il mondo della moda può essere tossico per le ragazze fragili»

Barbara Prezia e la carriera da modella iniziata da bambina quando la madre la iscriveva a sfilate e casting. «Non sono quella che mostro sui social, siamo obbligati a dare un’immagine finta»

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Pendolare tra Ravenna e Milano, per quasi dieci anni, per costruirsi una carriera da modella senza rinunciare alle proprie radici. Barbara Prezia, cresciuta a Ravenna ma di origini albanesi, ha sognato quella vita fin da bambina. Oggi il suo curriculum conta (tra le altre) collaborazioni con Guess, Yamamay e Stroili Oro, la partecipazione alla decima edizione di Pechino Express (2023) e un progetto musicale esordiente firmato con lo pseudonimo di Blüette. La carriera da modella la descrive così: «Piena di soddisfazioni, a tratti stancante e competitiva». Per arrivare la bellezza non basta, servono «coraggio, grinta e sicurezza in se stesse. E un piano B nella vita che non può prescindere dallo studio…».

Quando e come ha iniziato a lavorare come modella?
«Da piccolissima. Mia madre mi iscriveva a tutte le sfilate e casting per bambini, e già nell’infanzia ho collaborato con un marchio come Original Marines. I miei genitori sono stati letteralmente i miei primi fan, pronti a scarrozzarmi su e giù per l’Italia, tra Milano, Torino e Roma. Crescendo mi sono fermata per lasciare spazio allo studio. Accantonavo la moda d’inverno e riprendevo in estate. Nel 2013 ho iniziato a farne una carriera a tutti gli effetti».

È possibile distinguersi in questo ambito vivendo in provincia?
«Certo, ma richiede tanta voglia e passione. È una professione che in generale richiede carattere forte, astuzia, furbizia e voglia di arrivare, perché la competizione è tanta. A 20 anni ero fidanzata con un ragazzo romagnolo e non volevo trasferirmi a Milano da sola: per otto anni ho continuato a fare la pendolare. Ma abbiamo la fortuna di vivere in una provincia strategica e ben collegata, il resto dipende dal tuo impegno: quando capitava una buona occasione mollavo tutto e correvo sul primo treno per Milano Centrale».

Quali sono le altre caratteristiche necessarie per emergere, oltre alla passione e alla cura del proprio aspetto?
«È un lavoro che richiede tanto coraggio e un po’ di sfacciataggine. Una personalità esplosiva funziona molto meglio di una timida e introversa. La mentalità poi è fondamentale: ho sempre partecipato ai casting con la convinzione di farcela. Se parti da casa con un pensiero positivo radicato in mente hai molte più possibilità di successo. Siamo fatti di energia e la positività viene percepita, soprattutto in un ambiente di relazioni umane come il nostro».

È un ambiente sicuro per le ragazze più giovani?
«Dipende. Quando ho cominciato io erano altri tempi, e la situazione era più tranquilla. Il male esiste da sempre, ma negli ultimi 15 anni tutto sembra degenerato in peggio, e anche prendere un tram da sole a Milano per andare a un casting può fare paura. Non è solo una questione di molestie però, un ambiente come quello della moda può essere tossico per le ragazze più fragili. L’amor proprio e la sicurezza sono fondamentali, perché c’è chi cercherà di distruggerle a suo vantaggio. Io sono stata fortunata geneticamente, sono sempre stata magra, ma anche quando pesavo 46 chili c’era chi mi diceva che ero grassa. Mi proponevano pillole o droghe, “per perdere quel chiletto in più e far sporgere le ossa”. Ero molto giovane, ma non ho mai ceduto solo grazie al mio carattere forte e alla consapevolezza di quanto valgo. Alle ragazze più giovani che si affacciano su questo mondo vorrei dire proprio questo: non fidatevi di chi vi dice che siete troppo grasse per lavorare, credete in voi stesse, non lasciate che vi stravolgano, anche se a un certo punto vi sembrerà che tutti vogliano farlo».

Qualche aneddoto da set che vale la pena ricordare?
«Ce ne sono tanti, tutti a lieto fine per fortuna. Quelli che ricordo con più affetto e divertimento partono da una mia dimenticanza: una volta sul set di Stroili mi era stato chiesto di presentarmi perfettamente depilata sulle braccia e con le unghie corte, per far risaltare al meglio i gioielli. Io mi sono completamente dimenticata e mi sono presentata al naturale. Non mi ero mai depilata le braccia, nemmeno per le campagne di intimo. Quando mi hanno visto sono rimasti di sasso, hanno portato i rasoi sul set e hanno iniziato a radermi davanti a tutti. Un’altra volta invece ero di rientro da un viaggio e le mie unghie erano distrutte. Mi sono ritrovata di nuovo sul set con tre persone intente a farmi la manicure all’ultimo minuto. Però sono sempre stati tutti carini con me, nessuno mi ha rimproverato, ci abbiamo riso su e abbiamo girato qualche video di backstage più buffo del solito».

Quali sono le difficoltà più grandi di questo lavoro?
«L’età. E non solo per richieste di casting, ma per le forze fisiche e psicologiche che iniziano a venire meno. In molti pensano che fare la modella sia un lavoro semplice, dove non devi fare nulla se non piazzarti davanti all’obiettivo. Non sanno cosa vuol dire stare in posa per ore sui tacchi, anche in posizioni scomode, farsi lavare, truccare pettinare a rotazione per tutto il giorno, mantenendo sempre la lucidità e sentendosi sempre al top. A volte quando esco da un set “sono da raccogliere con il cucchiaino”, e ho bisogno di un paio di giorni di solo relax, silenzio e massaggi alla schiena».

Come ci si reinventa quando finisce la carriera da modella?
«Me lo chiedo spesso anche io (ride, Prezia ha 34 anni, ndr). Da parte mia, ho la fortuna di avere sempre avuto altri progetti oltre al mio lavoro da modella, primo tra tutti la musica. La carriera nel mondo della moda finisce presto per tutte, tranne che per le pochissime superstar mondiali. Bisogna continuare a studiare quando si è giovani, e avere sempre un piano B: tra poco uscirà il mio primo progetto musicale, un sogno in cui credo tanto. Ci sono voluti cinque anni per scriverlo. È nato in un momento molto buio della mia vita, cercavo di rialzarmi dopo la chiusura di una storia di nove anni e ho buttato tutto nella musica e nelle parole. È un album che parla di depressione e fragilità. Ho detto che nel mio lavoro servono forza e coraggio, ed è vero. La musica mi ha dato modo di sfogare tutto quello che ho dovuto reprimere in questi anni per andare avanti. Non voglio diventare una cantante famosa, ma dare voce anche a questa parte di me. Per il resto, c’è qualche sorpresa in programma per il prossimo anno, magari anche un ritorno in tv…».

Quanto conta nel settore essere rappresentati da un buon agente?
«È importantissimo. Da sola non ce la farai mai: l’agenzia seleziona per te i casting migliori, ti invita agli eventi e ti fa ricevere comunicazioni esclusive. Se si vuole lavorare con grandi nomi, tipo Gucci, è impensabile presentarsi senza agente, non sarebbe professionale. È importante ricordare anche che le vere agenzie non chiedono soldi per colloqui o book fotografici, ma investono su di te fin dal primo momento».

E i social invece che ruolo hanno?
«Troppo forte, purtroppo. Oggi la modella deve gestire due lavori, quello nella moda e quello da content creator. È un circuito: devi essere attivo sui social per iniziare partnership con brand da mettere a curriculum e che garantiscono una seconda entrata, al tempo stesso devi guadagnare follower per farti conoscere e riconoscere ai casting e per far funzionare meglio le collaborazioni con le aziende. Negli ultimi mesi sono stata assorbita da lavoro e progetti personali e non ho dato più peso ai social e ho visto i numeri calare solo per mancanza di costanza nella pubblicazione. Quando vado in vacanza, mi trovo sommersa da pacchi di collaborazioni al ritorno: non ho ancora rimesso piede in casa e mi trovo a spacchettare, filmare, montare… è molto stancante. Personalmente poi, i social mi mettono a disagio. Io non sono quella che mostro. Siamo obbligati a dare una finta immagine di noi che spesso manda in crisi le ragazze più giovani, creando le cosiddette “fashion victim”: ragazze perse alla rincorsa di modelli irraggiungibili, filtrati e ritoccati che si scontrano con anoressia, depressione e insoddisfazione cronica».

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