Le scelte fatte e non fatte da chi ha governato il territorio negli ultimi decenni e i cambiamenti del clima, dovuti anche alle azioni dell’uomo, mettono la Romagna di fronte a un periodo di incertezze e rischi per la sicurezza idrogeologica. È la sintesi estrema del lavoro di analisi svolto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per elaborare il corposo progetto di variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli. Il Pai è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio.
La documentazione – elaborata con la collaborazione delle università di Bologna, Parma e Brescia e i politecnici di Milano e Torino – è stata adottata il 18 dicembre dalla conferenza istituzionale permanente (Cip), l’organo decisionale delle Autorità di bacino distrettuale, composto da ministri e presidenti delle Regioni. Si sono aperti così i 90 giorni per inviare osservazioni da parte di tutti gli interessati, per poi proseguire nel percorso verso l’approvazione definitiva con decreto della presidenza del Consiglio dei ministri.
Circa 1.500 chilometri di fiumi sotto esame, da Bologna a Rimini. Sono state analizzate più di 1.400 sezioni e quasi 300 ponti. Un corposo lavoro di aggiornamento del quadro conoscitivo, necessario dopo l’alluvione di maggio 2023, individuando gli interventi che contribuiscono a garantire la messa in sicurezza di ogni asta fluviale (i dettagli, fiume per fiume, a questo link).
«La crescente vulnerabilità del sistema antropico – si legge in un passaggio della relazione generale – è direttamente collegata sia ai cambiamenti climatici sia alle trasformazioni territoriali generate nel recente passato. Infatti, l’incremento delle temperature globali ha provocato eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi, che si sono tradotti in impatti sempre più severi, amplificati da fattori antropici quali l’espansione incontrollata delle aree urbane, il progressivo consumo del suolo naturale e la sua impermeabilizzazione».
Anche l’ex presidente dell’ordine regionale dei geologi, Paride Antolini, ha letto le carte. «L’Autorità ha fatto un notevole sforzo con simulazioni e modelli. Sono stati presi in considerazione eventi con tempi di ritorno di 50, 200 e 500 anni. Sono stati ipotizzati gli effetti di piogge per durate variabili da tre a 18 ore. Un’operazione di analisi idrologica e idraulica finalizzata a capire le condizioni di pericolosità in cui siamo».
Misurato lo stato di rischio, si è passati a definire come intervenire. E qui Antolini è preoccupato: «La mole di interventi necessari per la messa in sicurezza è talmente importante che servirà una quantità enorme di tempo e di risorse, cose che invece scarseggiano. Il tempo è poco perché gli eventi estremi sono sempre più frequenti e le risorse sappiamo che mancano per tanti altri contesti. Bisognerà prendere delle decisioni e non possiamo perderci in polemiche».
Il riferimento va al collega Claudio Miccoli, ex funzionario della Regione che ora si candida a sindaco di Faenza con Lega e Forza Italia e ha annunciato di voler andare nella direzione opposta del Pai «L’Autorità di bacino è la massima istituzione in questa materia – taglia corto Antolini –. Non ha senso mettere in discussione la sua competenza o la sua autorevolezza. Anche se dopo aver visto contestare le posizioni espresse dalla medicina ai tempi del Covid non mi stupisce più nulla».
Oltre a nuove opere attualmente inesistenti, come casse di colmata o argini, il Pai evidenzia la necessità di manutenzione profonda per le opere già esistenti, cioè gli argini. «Non deve sfuggire che in tutte le monografie dedicate ai singoli fiumi viene sottolineata la necessità di opere per evitare collassi in caso di sormonto. Sono km e km di argini da adeguare».
Se la relazione dell’Autorità di bacino richiede manutenzioni, la deduzione è che questa è la grande mancanza degli ultimi anni (ipotesi alla base anche dell’inchiesta della procura che ha indagato 12 persone). «Con eventi climatici meno impattanti abbiamo avuto un lungo periodo senza incidenti – riassume l’esponente del comitato tecnico-scientifico Agire – e ci siamo convinti che sarebbe andata avanti così. E invece di investire nella cura del territorio, si è preferito investire in rotonde, supermercati e lottizzazioni. I cambiamenti del clima hanno accelerato, le precipitazioni sono più intense e ci hanno trovato impreparati. “È arrivata la cambiale da pagare”. Adesso dobbiamo correre ai ripari, con una sola possibilità: dare più spazio ai fiumi, altrimenti non ci salviamo».
Antolini si augura che gli amministratori pubblici sappiano capire la gravità del momento. Anche con decisioni impopolari: «Faccio un esempio riferito a Cesena, dove vivo. C’è un ponte da alzare per la sicurezza. Sento dire che potrebbe essere evitato per non coprire la visuale di alcune case vicine. Se ragioniamo così, alla prossima piena quelle case potrebbero avere problemi peggiori di una visuale coperta».



