giovedì
22 Gennaio 2026
piano di assetto idrogeologico

Servono 12 casse di laminazione per contenere 30 milioni di metri cubi di acqua

La mappa degli interventi previsti per ogni fiume che bagna la provincia di Ravenna per evitare altre alluvioni. Il documento dell’Autorità di bacino non indica tempi e costi

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Le alluvioni in Romagna del biennio 2023- 2024 hanno reso più noti a tutti i nomi dei principali fiumi che bagnano il territorio e che hanno causato i dissesti più importanti. In provincia di Ravenna si tratta di Lamone, Fiumi Uniti (creati dalla confluenza di Montone e Ronco), Senio e Santerno. Per ognuno sono previsti interventi dal piano di assetto idrogeologico (Pai) dell’Autorità di bacino (vedi questo link). Il documento non indica costi e tempi.

Lamone, 97 km
Il suo bacino imbrifero comprende la sua vallata e quella del Marzeno, ha una superficie complessiva di 530 kmq (510 alla chiusura del bacino montano), di cui 60 in territorio toscano, per la maggior parte coincidente col comune di Marradi (Firenze).
Si prevede l’adeguamento e il potenziamento del sistema difensivo per il contenimento dei livelli idrici in corrispondenza dell’edificio delle terme di Brisighella, in destra idraulica.
A valle di Brisighella, all’altezza del nucleo abitato di Sarna nei pressi dell’attraversamento stradale di via Molino del Rosso, sono localizzati tre interventi. Tre casse di laminazione fuori linea, prive di opere di regolazione in alveo. La realizzazione prevede il ribassamento del piano campagna e la realizzazione di arginature. Il volume utile è stimato in circa 1,5 milione di mc in sinistra idraulica e 600mila mc in destra.

Marzeno, 33 km
Sorge nel comune di Modigliana, alla confluenza dei torrenti Acerreta e Tramazzo e termina nel Lamone in corrispondenza della città di Faenza.
Realizzazione, adeguamento e potenziamento del sistema difensivo per il contenimento dei livelli idrici in corrispondenza del centro abitato di Marzeno posto in sinistra idraulica, a difesa centro abitato e degli insediamenti produttivi. È previsto, inoltre, il rimodellamento delle prospicienti aree golenali in destra idraulica per consentire l’espansione dell’onda di piena.
A valle del centro abitato di Marzeno due interventi. In sinistra idraulica, in corrispondenza del nucleo abitato di Santa Lucia, una cassa da 1,6 milioni di mc. In destra idraulica, in corrispondenza del nucleo abitato di San Martino, una cassa da 630mila mca.
In corrispondenza di Faenza, il contenimento dei livelli idrici a difesa dell’abitato è attuato grazie ad una pluralità di interventi che sono stati valutati considerando come ultimata l’area di laminazione di via Cimatti attualmente in fase di realizzazione. Sono previsti rialzo e ringrosso dell’argine destro del fiume Lamone subito a valle dell’area via Cimatti, in adiacenza al quartiere di Borgo Durbecco. Tale rialzo dovrà avere uno sviluppo lineare che si estende fino al Ponte delle Grazie.
Un’area di laminazione in sinistra idraulica del fiume Lamone, in corrispondenza del meandro del quartiere di Orto Bertoni con tre possibili soluzioni: 1) la rimozione di un tratto di argine esistente del fiume Lamone al fine di consentire lo sfioro delle portate di piena dell’evento di riferimento nell’area del meandro; 2) la costruzione di rilevati arginali, connessi all’argine esistente, al fine di compartimentare l’area e difendere l’abitato e l’area cimiteriale posti in prossimità di tale area di laminazione; 3) eventuale riprofilatura del piano campagna all’interno del meandro per massimizzarne la capacità di laminazione.
In corrispondenza della confluenza tra Lamone e Marzeno un’area di laminazione nel meandro di via don Giovanni Verità e area compresa tra la via suddetta e il torrente Marzeno mediante l’adeguamento del rilevato arginale esistente e la creazione di nuovi argini. Risulta necessaria la delocalizzazione degli edifici presenti.

Montone (70 km), Ronco (75) e Fiumi Uniti (10)
I Fiumi Uniti costituiscono il più importante sistema idrografico della Romagna, composto da due corsi d’acqua principali, Montone e Ronco, originariamente dotati di foci distinte, che confluiscono presso Ravenna in seguito all’inalveamento artificiale del secolo XVIII. Il bacino ha una superficie complessiva di 1.241 kmq, suddivisibile nei due sottobacini del Rabbi-Montone (531 kmq) e del Bidente, che cambia il suo nome in Ronco a Meldola (626 kmq).
Per il Montone, nel tratto compreso tra la confluenza del rio Cosina e il Cer nell’area faentina, si prevede la realizzazione di tre aree a tracimazione controllata, poste sia in sinistra che in destra idraulica, in cui poter invasare un volume di circa 6,5 milioni di mc, interessando un areale di circa 500 ettari interamente ad uso agricolo.
Nel tratto a monte della confluenza di Montone e Ronco nei Fiumi Uniti (alle porte della città di Ravenna) è prevista un’area di tracimazione controllata, posta tra le due aste arginate: 900 ettari per un volume laminato pari a circa 4 milioni di mc.

Senio, 101 km
L’ultimo degli affluenti di destra del fiume Reno, si forma alla confluenza del rio di Campanara e del fosso della Aghezzola, che nascono alle pendici del monte Carzolano (1.187 mslm), in Toscana.
I primi 17 km sono in provincia di Firenze. Il bacino del Senio si chiude a Ponte del Castello (SS9 via Emilia), presso Castel Bolognese (270 kmq).
Si prevede l’adeguamento e il potenziamento del sistema difensivo per il contenimento dei livelli idrici in corrispondenza del centro di Isola (in sinistra) e della porzione dell’abitato di Riolo Terme prospiciente il corso d’acqua, presso il ponte della Sp306 (in destra e sinistra).
Tra Riolo e Tebano, a monte della confluenza del torrente Sintria, in destra una cassa di laminazione fuori linea, priva di opere di regolazione in alveo e attuata senza ribassamenti del piano golenale.
Il volume utile è stimato in 1,3 milioni mc. A valle della confluenza del torrente Sintria, è strategico il completamento delle casse di laminazione in località Cuffiano da 3,5 milioni di mc.
Tra Tebano e Ponte del Castello, in sinistra, il contenimento dei livelli idrici a difesa dell’abitato di Castel Bolognese è attuato grazie ad un nuovo sistema arginale, arretrato rispetto all’esistente e posto in prossimità dell’abitato, che si sviluppa, a partire da via Ghinotta, lungo i limiti dell’edificato per poi piegare verso est, pressoché parallelo alla via Emilia, fino a Ponte del Castello. In destra, il contenimento dei livelli idrici, a difesa della periferia occidentale di Faenza, è attuato potenziando (rialzo e ringrosso) il sistema arginale esistente lungo la sponda destra del rio Celle ed estendendolo verso monte fino alla Sp66.

Santerno, 103 km
Nasce sull’appennino imolese e confluisce nel Reno. Il Pai analizza il tratto compreso tra Castel del Rio a confluenza Reno, per circa 70 km.
A monte dell’A14 tra Imola e Castel Bolognese è prevista, in destra, la realizzazione di una cassa di laminazione fuori linea, priva di opere di regolazione in alveo e attuata con ribassamenti dei piani golenali. Il volume utile complessivo è stimato in 3,6 milioni di mc.
Il ponte di San Bernardino è uno dei punti critici. Nella zona di Mordano è prevista un’area di esondazione controllata, limitata a sud e a est dagli assi autostradali, ad ovest da via del Condotto, a nord da Valentonia e via Ordiere per circa 900 ettari complessivi. In zona Villa San Martino una cassa di laminazione da 7,5 milioni di mc.

Savio e Bevano gli altri corsi in provincia
Altri corsi d’acqua di minore consistenza toccano la provincia ravennate.
Il torrente Bevano origina dalle colline presso Bertinoro, il suo bacino di complessivi 320 kmq è quasi esclusivamente di pianura. Nel tratto iniziale funge da collettore di numerosi canali di bonifica e la sua foce in Adriatico è l’unica lasciata alla libera divagazione.
Il fiume Savio ha un bacino imbrifero chiuso a San Carlo di circa 639 kmq. Si snoda lungo un percorso tortuoso di 61 Km nel tratto collinare, ove raccoglie anche il contributo del suo affluente Borello, e per altri 27 Km in quello pianeggiante.

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