venerdì
23 Gennaio 2026
La manifestazione

«Non vedo la mia famiglia da anni, per me è troppo rischioso tornare in Iran»

Parla una delle organizzatrici della manifestazione ravennate. Coinvolto indirettamente anche il food blogger Niccolò Califano, ex Masterchef, che ha la fidanzata iraniana: «Le telefonate, quando possibili, sono intercettate. Non posso più parlarne sui social»

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«Tutta la mia famiglia è in Iran. Nemmeno io so cosa stia succedendo davvero durante le rivolte: dall’8 gennaio ho ricevuto solo due chiamate, l’ultima è durata meno di un minuto». Ce lo racconta una delle organizzatrici della manifestazione in programma il 24 gennaio a Ravenna a sostegno del popolo iraniano. La chiameremo Dorsa, anche se non è il suo vero nome, ma ci chiede di restare anonima «per questioni di sicurezza». Sabato scenderà in piazza insieme al resto della comunità iraniana ravennate: «Vogliamo sostenere chi nel nostro Paese sta continuando a lottare per la libertà e tenere alta l’attenzione internazionale su quel che sta accadendo». L’appuntamento è alle 16 in piazza Andrea Costa, dove si formerà un corteo diretto verso piazza del Popolo (con arrivo alle 17).

Dorsa ha studiato giurisprudenza a Mashhad, sua città natale nel nord dell’Iran. Una volta laureata è partita verso Ravenna per specializzarsi in Diritti umani nell’ateneo cittadino: «Avevo 25 anni quando ho lasciato mia madre, mio padre e i miei fratelli. Oggi ne ho 29, e non li vedo da allora – spiega -. È stata una scelta difficile, ma come donna sarebbe stato impossibile trovare un lavoro nel mio ambito». Per lei, tornare sarebbe troppo rischioso: «Organizzare presidi come quello di sabato e scrivere la mia tesi di laurea contro il governo iraniano sono motivi sufficienti non solo per non tornare al mio Paese, ma anche per preoccuparmi di eventuali ripercussioni sulla mia famiglia. Vorrei che mi raggiungessero, ma non vogliono lasciare la loro Mashhad. Ho scelto comunque di non voltarmi dall’altra parte, voglio essere una voce per il mio popolo oppresso».

A seguito delle proteste contro la crisi e le repressioni degli ayatollah, dallo scorso 8 gennaio le autorità iraniane hanno staccato le comunicazioni internet, impendendo la diffusione di notizie e le comunicazioni interne: «Anche il segnale telefonico è interrotto, la mia famiglia non riesce a comunicare nemmeno con i propri vicini. Le chiamate sono molto costose, e spesso durano solo pochi secondi prima che si interrompa la linea – continua Dorsa -. La preoccupazione più grande è per i miei fratelli, anche se per le donne la situazione è ancora più rischiosa: nei pochi video che trapelano si vedono decine di corpi in strada, ma sono tutti uomini. Non sappiamo cosa stiano facendo alle donne che protestano».

Anche Niccolò Califano, il ravennate ex concorrente di Masterchef, oggi sorta di food influencer, è intervenuto più volte sulla questione attraverso alcuni video su Instagram: la sua compagna è iraniana e già a novembre aveva lamentato il secondo rifiuto del visto turistico che le avrebbe permesso di spostarsi, seppur per un breve periodo, in Italia. In un reel del 9 gennaio, Califano racconta che la fidanzata avrebbe partecipato alle proteste insieme alla famiglia, trovandosi in mezzo agli spari della polizia. Dopo un ultimo messaggio in cui dichiarava di essere momentaneamente al sicuro, anche per lui le comunicazioni si sarebbero interrotte. «Le chiamate sono state ripristinate solo oggi, ma solo per via telefonica (non satellitare ndr) e “in uscita”, cioè dall’Iran verso l’Italia – spiega il food blogger nelle storie del 21 gennaio -. Tutte le comunicazioni sono spiate. Ho ricevuto un messaggio in codice nei giorni scorsi in cui mi ha chiesto di non postare più sull’argomento, per non metterla in pericolo». Anche se per ora non parlerà più della situazione iraniana sui social, potremmo aspettarci di ritrovare Califano in piazza a fianco della comunità locale: «Ogni partecipazione per noi è di grande valore – conclude Dorsa, invitando i ravennati a partecipare -. La questione del petrolio rimane centrale (la tesi è che l’Occidente ignori la dittatura per interessi economici, ndr) e molti hanno paura ad esporsi. Per lo stesso motivo non arrivano gli aiuti necessari all’interno del Paese. Ma noi accoglieremmo con gratitudine qualsiasi forma di sostegno: la partecipazione alla protesta o la sola diffusione di informazioni sull’ingiustizia che si sta compiendo sotto i nostri occhi».

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