lunedì
26 Gennaio 2026
L'intervista

Dal successo con il Grande Fratello fino alle Iene, oggi Filippo Nardi consegna pizze a Pinarella

«Mi sono innamorato della Romagna: dal 1° febbraio ne parlerò anche in radio. Il caso Signorini? Certe dinamiche non sono una novità...»

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Nato a Londra nel 1969 da madre polacco-ucraina naturalizzata inglese e padre italiano, Filippo Nardi è conosciuto come dj e uomo di spettacolo. I riflettori televisivi per lui si sono accesi nel 2001, con la seconda edizione del Grande Fratello. Per molti, è ancora il ragazzo dal forte accento britannico che si presentò in confessionale con una mazza da baseball in cerca delle sue sigarette: fuma ancora, ma è passato alla sigaretta elettronica «per la salute – dice -, ma non riesco a rinunciare al gesto». In vent’anni di carriera ha vestito il completo scuro da inviato de Le Iene, il costume da naufrago all’Isola dei Famosi e rivestito gli uomini d’Italia come consulente di stile a Detto fatto. È stato giudice, opinionista e conduttore, tra lo studio del Chiambretti Live, il palco del Festivalbar e Domenica Live, con un’ultima incursione nella “casa più spiata d’Italia” nel 2020, nella versione vip del reality. Oggi, dopo un’esperienza come creativo per Dopplenganger, vive a Pisignano.

Da Londra, a Roma fino a una frazione di poco più di mille abitanti. Come si vive nella campagna cervese?
«Io sono stato troppo viziato da questo punto di vista, sono cresciuto nel centro di Londra in un periodo elettrizzante, ho vissuto il boom della fine degli anni ’90 in una metropoli che esplodeva di musica, moda e multietnicità. Non troverò mai niente di meglio, così ho cercato l’opposto. Un posto tranquillo, vicino al mare, dove trovi sempre parcheggio. Dopo un’esperienza a Roma nel mondo della moda dovevo scegliere se indebitarmi per vivere in una grande città che odiavo o spostarmi in un posto che mi piaceva davvero. L’amore per la Romagna è nato oltre 30 anni fa: abitavo in Maremma e arrivai qui per caso: mi sono innamorato subito dell’accoglienza romagnola, dell’accento gioviale delle persone, dell’atmosfera. Anche geograficamente è un ottimo compromesso, al centro dell’Italia e ben collegata, con diverse città importanti a poca distanza».

Dopo tanti anni di televisione, in ruoli molto diversi tra loro, di cosa si occupa ora nella vita?
«Non lo so, anzi, non l’ho mai saputo di preciso. Per il momento faccio il porta pizze per il Full Moon di Pinarella. Lo scorso autunno ero a cena lì, mi sono trovato subito bene, i ragazzi mi hanno detto che cercavano personale e mi sono proposto. All’inizio pensavano che scherzassi. Mi diverto, posso interagire con le persone, mi fa sentire un po’ come Kevin Spacey in American Beauty.
L’obiettivo sarebbe quello di trovare lavoro nel mondo del marketing: sono un creativo, sento il bisogno di esprimermi liberamente. Ho scoperto però che è difficile relazionarmi con le agenzie di comunicazione: spesso non mi prendono sul serio, pensano che io stia facendo la bella vita e non abbia davvero bisogno di lavorare per loro. A volte si vergognano a offrirmi uno stipendio standard, ma non chiedo niente di diverso. Dall’altro, la mia esperienza nel mondo della tv genera grandi aspettative e non mi fa lavorare in serenità. Questo non accade certo con la pizza: la porto esattamente come chiunque altro. Dal primo febbraio poi andrà in onda su Radio Centrale “Romagna Calling”, dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 15. Due ore di intrattenimento un po’ surreale, dove invito i romagnoli a spiegarmi la loro terra, tra psicologhe per gatti, la “ricetta del giorno” di Francesca Cipriani e uno studio aperto a tutti, alla Howard Stern».

E la carriera da dj invece?
«Quella c’è sempre stata, e ci sarà sempre. Ma purtroppo non basta per vivere. Faccio il dj dalla fine degli anni 80, ma non ho mai portato questo aspetto in televisione, ad esempio. Ho sempre cercato di tenere separate le cose, perché la musica è la mia vera passione. È un mestiere rovinato però: oggi chiunque si può improvvisare, un tempo invece eri obbligato ad acquistare i dischi, fare ricerca… L’house contemporanea poi manca di eleganza. Un bravo dj fa divertire gli altri secondo i suoi gusti: se riempi la pista con una playlist di “top hit” del momento non sei un dj, sei un juke-box».

È possibile continuare a lavorare nel mondo dello spettacolo a queste latitudini?
«Dipende cosa si intende per lavorare nel mondo dello spettacolo: penso possa definirsi un lavoro solo se si fa regolarmente e si vive di quello. Ad oggi comunque credo sia quasi impossibile distinguersi nel panorama televisivo, a prescindere da dove abiti. C’è qualche possibilità in più per aspiranti musicisti o attori, ma solo con un’adeguata preparazione, sempre più rara. Ad ogni modo, è una scelta che sconsiglierei a chiunque, il mondo dello spettacolo è troppo instabile per costruirsi una carriera».

Ora che è un conterraneo di Mascia Ferri, ex coinquilina all’interno della casa del Grande Fratello, ha ripreso i rapporti con lei?
«Ci sentiamo ogni tanto, ma non ci vediamo spesso. Più che altro vado a mangiare al suo ristorante quando le cose mi girano bene… Bisogna un po’ sfatare il mito che le persone che lavorano in tv siano tutte amiche tra loro. Anzi, spesso girano insieme per convenienza, ma sotto sotto hanno paura che l’altro rubi la loro luce. Credo che la mia fortuna sia stata trattare la televisione solo come un lavoro, mai come uno stile di vita. C’è chi va nel panico quando si spengono i riflettori, io quando le luci si abbassano tiro un sospiro di sollievo».

Com’è cambiato il mondo dei reality dal 2001 a oggi?
«Non c’è più niente di reale, e questo vale sia per chi li crea che per chi partecipa. Senti ragazzini alla prima esperienza televisiva che parlano di clip, montaggio, auditel. Quando partecipai per la prima volta al Grande Fratello, a 33 anni, non avevo idea delle dinamiche televisive. Inoltre, unire personaggi con una carriera di spessore alle spalle e ventenni crea molta disparità: spesso si concentra l’attenzione su chi non ha nulla da dire ma crea dinamiche funzionali invece che valorizzare chi porta davvero storia e contenuto».

Gli autori forzano queste situazioni?
«Posso parlare solo per quella che è la mia esperienza: nessuno ti dice cosa devi o non devi fare, però qualche “pulce nell’orecchio” arriva. A me ad esempio fecero sapere che Eleonora Danieli nutriva un certo interesse nei miei confronti. Si sa che la “storiella” porta a più inquadrature, ma all’epoca ero impegnato e comunque non avrei iniziato un flirt per le telecamere. Quando sono entrato nella casa gli autori mi hanno detto esplicitamente: devi essere te stesso. Ho chiesto loro se ne fossero davvero sicuri… il resto è storia».

Può ancora funzionare il vecchio format di reality, dove si mettevano in televisione perfetti sconosciuti per cercare di ricreare dinamiche più vere e spontanee?
«Credo che oggi sia impossibile, perché ci sentiamo tutti un po’ protagonisti anche nella nostra quotidianità. Il mondo dei social ha amplificato questo fenomeno, lo dimostra Chiara Ferragni, che ha trasformato da sola la sua vita in un reality: l’apice della mediocrità. L’unico modo per farlo funzionare sarebbe a telecamere nascoste, se fosse possibile lancerei subito un format simile. Il voyeurismo controllato non ha senso, ma sembra che oggi la gente voglia essere distratta, e non provocata. Io voglio ancora essere provocato».

E provocare?
«(ride, ndr) In effetti succede anche questo, ma quasi sempre per sbaglio. Dopo la prima esperienza nella casa però sono stato chiamato come ospite da Chiambretti, e lì ho avuto davvero modo di essere un provocatore. Al Grande Fratello ero stato chiaro: non avrei né ballato né cantato. Lì invece ho fatto di tutto, tra balletti improbabili e commenti senza filtro. Mi ha aiutato Carlo Freccero: mi disse “se giri un film, resterà per sempre. Ma se fai qualcosa in televisione, qualsiasi cosa, dopo due giorni non se lo ricorderà più nessuno”».

Sempre in quel periodo, a rendere memorabili le sue prime apparizioni televisive furono gli sketch della Gialappa’s Band e le imitazioni di Fabio De Luigi. Cosa vorrebbe dire loro dopo tanti anni?
«Semplicemente grazie. Siete grandiosi. Accendere la tv e vedere un attore del calibro di De Luigi che vestiva i miei panni è stata un’emozione indescrivibile, il più grande complimento che potrò mai ricevere. La mancanza dei “gialappi” nei reality di oggi si sente tantissimo: la gente si prende troppo sul serio, con loro molti drammi e scandali finirebbero in grandi risate».

Parlando di scandali, recentemente è intervenuto online con un video sulle accuse rivolte ad Alfonso Si- gnorini. Può dirci di più?
«A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che io sono entrato al Grande Fratello ben prima della conduzione di Signorini. Per il resto, le dinamiche di cui è accusato non sono certo una novità, nel mondo dello spettacolo come in tutti gli altri ambiti. Le voci girano e non mi sorprenderei se le accuse fossero fondate, ma voglio anche dire che quello che un adulto fa in privato con altri adulti consenzienti non dovrebbe essere motivo di interesse. A darmi fastidio è il finto moralismo, di cui anche io sono stato vittima. Nel 2020 sono stato espulso dalla casa dallo stesso Signorini e oscurato per un anno da Mediaset. Mi hanno accusato di sessismo per tre battute prese fuori contesto, puro perbenismo. Mia nonna me l’ha sempre detto: più uno fa la morale agli altri, più scheletri nasconde nel suo armadio».

Fuori dal mondo dei reality, il suo periodo da “Iena” invece come è stato?
«Molto impegnativo. Il lavoro televisivo, in generale, è il più facile che abbia mai svolto nella vita. Ma per le Iene era diverso: a volte tornavo a casa così stanco da non riuscire a parlare. Avevi trenta secondi per farti dire dagli intervistati qualcosa di abbastanza interessante da chiuderci un intero servizio. All’epoca poi duravano solo cinque-sette minuti, oggi anche più di mezz’ora. È stato bello però, pieno di avventure. Una volta ho anche preso le botte dalla scorta di Fini, un delirio. Denunciai contro ignoti, anche se qualcuno all’interno del programma sapeva benissimo chi fosse stato. All’epoca ricopriva un ruolo molto importante, così il servizio non andò mai in onda e la questione si chiuse lì».

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