Negli ultimi giorni agli studenti di Faenza, come a quelli di diverse parti d’Italia, sarebbero stati distribuiti volantini fuori da scuola con l’invito a scansionare un Qr code e compilare un questionario online sulle condizioni del proprio istituto. Il materiale è stato attribuito ai giovani di Azione Studentesca, movimento legato alla destra di Fratelli d’Italia.
Tra le domande, a stupire particolarmente sarebbero state quelle che chiedevano di segnalare presunti “professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”. Una sorta di schedatura su base ideologica che ha scatenato polemiche e indignazione, e sui cui è intervenuto anche il sindaco della città Massimo Isola: «La scuola deve essere luogo libero, aperto e pluralista, non terreno di sospetto o di controllo ideologico attraverso presunte liste di proscrizione che ricordano infausti periodi della nostra storia. Ogni tentativo di delegittimare il ruolo degli insegnanti o di insinuare diffidenza nei confronti del mondo della scuola è gravissimo e pericoloso per la vita di un Paese che fonda la propria convivenza sulla democrazia. La libertà di insegnamento e il pensiero critico sono pilastri sanciti dalla Costituzione: difendere la scuola significa difendere la libertà e la convivenza civile».
Anche Nicola Dalmonte, segretario provinciale del Pd condanna l’episodio come un tentativo di delegittimazione della scuola pubblica, definendo la propaganda di Azione Studentesca una «pratica grave che richiama logiche di intimidazione incompatibili con i principi costituzionali». Infine, l’invito della deputata ravennate Ouidad Bakkali (Pd) rivolto ai giovani del movimento: «Ragazzi e ragazze di Azione studentesca, studiate un po’ e riciclate i vostri volantini per prendere appunti sui i tempi bui della nostra storia, quei tempi in cui i professori venivano espulsi dalle scuole per le loro idee politiche, perché antifascisti o perché ebrei. Attendiamo l’esito delle verifiche annunciate dal Ministero, in teoria garante dei valori costituzionali, della libertà di opinione e dei principi antifascisti su cui si fonda la Repubblica. La vostra campagna si chiama “La nostra scuola”, e allora occorre ricordare che la scuola invece è di tutte e tutti».



