sabato
14 Febbraio 2026
Demanio

Concessioni balneari da assegnare entro 16 mesi: Cervia è pronta per le gare, Ravenna attende

Il termine è il 30 giugno 2027: il governo sta preparando uno schema di bando, la Regione le linee guida. In provincia 460 titoli da aggiudicare

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Salvo ulteriori e improbabili proroghe, mancano pochi mesi alle gare delle concessioni balneari. Mentre il Comune di Cervia pubblicherà i bandi entro maggio, quello di Ravenna è attendista. Prima di spiegare come si stanno muovendo i due municipi, occorre fare un riepilogo della situazione normativa nazionale.

Gare entro il 30 giugno 2027. O forse prima
La direttiva europea Bolkestein del 2006 impone di riassegnare le concessioni balneari tramite gare pubbliche, ma in Italia non è mai stata applicata. Dopo quattro proroghe di altrettanti governi, nel 2021 il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza perentoria: le concessioni balneari devono essere riaffidate entro il 31 dicembre 2023 e non sono più possibili ulteriori rinvii. Il governo Draghi aveva recepito questa decisione col decreto Concorrenza ma il governo Meloni, col decreto Salva-infrazioni, ha dato tempo agli enti locali fino al 30 giugno 2027 per concludere i bandi.

Il rinvio al 2027 è illegittimo, perché va contro la sentenza del Consiglio di Stato e perché la direttiva Bolkestein proibisce rinnovi automatici e generalizzati sulle concessioni balneari. Il governo non lo ha imposto, bensì ha lasciato la facoltà ai sindaci di applicarlo (andando incontro a possibili ripercussioni legali) oppure fare subito le gare (scontentando i balneari). Quasi tutti i Comuni – compresi Ravenna e Cervia – hanno scelto la prima strada, ricevendo di conseguenza una diffida dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) che ha intimato di annullare la proroga e avviare subito i bandi. L’Agcm ha fatto ricorso al Tar contro gli enti che non hanno rispettato la diffida e, nei processi già arrivati a giudizio, ha sempre vinto e ottenuto la disapplicazione della proroga. Ma dati i tempi dei tribunali, di fatto si è comunque arrivati vicino al termine del 2027.

L’impasse sugli indennizzi e il “bando-tipo”
Il decreto Salva-infrazioni aveva anche stabilito che, entro il 30 marzo 2025, il ministero delle Infrastrutture avrebbe dovuto approvare un decreto attuativo per decidere i criteri con cui calcolare gli indennizzi economici ai concessionari che dovessero perdere le gare. Il provvedimento non ha mai visto la luce perché la Commissione Ue e il Consiglio di Stato hanno bocciato la proposta di legge del governo, in quanto gli indennizzi sarebbero in contrasto con la direttiva Bolkestein che impedisce qualsiasi forma di vantaggio per i gestori uscenti. Al contrario, nel decreto Infrastrutture licenziato lo scorso 5 febbraio il consiglio dei ministri ha deciso di adottare entro trenta giorni uno schema di bando-tipo da sottoporre alla Conferenza Stato-Regioni e far seguire a tutti i Comuni.

Sembra che sugli indennizzi il governo voglia seguire la stessa strategia adottata per la proroga: non imporli con una legge nazionale, bensì scaricare la responsabilità della scelta ai Comuni. Se li applicheranno, potrebbero andare incontro ad altri ricorsi dell’Antitrust; mentre se non lo faranno, a ricorrere saranno i balneari, come preannunciato dal loro presidente Maurizio Rustignoli.

La decisione sul bando-tipo è arrivata dopo oltre un anno di inerzia del governo sul tema, mentre la Regione Emilia-Romagna stava lavorando alle sue linee guida per i bandi. Per farlo ha avviato lo scorso ottobre un tavolo tecnico con i 14 Comuni costieri e le associazioni di categoria.
Il presidente Michele De Pascale e l’assessora al Turismo Roberta Frisoni hanno annunciato la pubblicazione delle linee guida entro la fine di febbraio e hanno criticato la mossa del governo: «Il coinvolgimento delle Regioni, sulle quali il provvedimento impatta direttamente in termini economici e occupazionali, avviene con annunci a mezzo stampa quando sarebbe meglio sedersi operativamente insieme. Non capiamo perché questo non sia possibile e dispiace che non si riesca a trovare una modalità che metta in primo piano le specificità dei singoli territori».

Riserve anche da Legacoop Romagna: «Il riscontro diventerà positivo solo se il bando-tipo contribuirà a indirizzare le evidenze pubbliche nel senso di una forte tutela del lavoro, delle microimprese familiari, del riconoscimento del valore aziendale e della professionalità, della valorizzazione dei modelli di aggregazione co- operativa e della loro attività, della continuità del servizio e qualità dell’offerta».

Cervia pubblicherà i bandi in primavera
Nel frattempo il Comune di Cervia ha deciso di avviare le gare. A mettergli fretta è stato l’Antitrust, ricorrendo contro le delibere di giunta che avevano disposto la proroga delle concessioni. Lo scorso anno il Tar Emilia-Romagna ha respinto il ricorso per motivi formali (l’Agcm non avrebbe dovuto avvalersi di un avvocato del libero foro, bensì dell’Avvocatura di Stato), ma il garante ha impugnato la sentenza in Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi il 17 febbraio.

A dicembre la giunta Missiroli ha approvato le sue linee guida dei bandi e annunciato la pubblicazione entro il prossimo 31 maggio, in modo da riassegnare le concessioni per la fine dell’autunno. Nel frattempo, in seguito alle dimissioni del sindaco è subentrato il commissario Michele Formiglio: questi deve preoccuparsi solo dell’ordinaria amministrazione e non del consenso politico dei balneari, perciò è probabile che, in caso di sentenza negativa, deciderà di anticipare i tempi. L’applicazione della Bolkestein è stata al centro di un incontro tra Formiglio e i rappresentanti delle categorie economiche cervesi, tenutosi lo scorso 5 febbraio.

Cervia metterà a bando tutte le 289 concessioni del suo litorale, di cui 216 stabilimenti balneari pubblici, 44 stabilimenti a uso privato delle colonie e altre 29 attività tra noleggi pedalò, scuole vela, il traghetto che attraversa il portocanale e il cantiere nautico De Cesari.

I partecipanti saranno valutati per l’offerta tecnica, l’esperienza professionale e l’offerta economica. Saranno privilegiati i progetti di riqualificazione delle strutture esistenti con l’utilizzo di «materiali e soluzioni innovative finalizzate al contenimento dei consumi energetici», il «miglioramento dei servizi pubblici (wc, arredo urbano, spogliatoi, docce)», l’accessibilità ai disabili e agli animali di affezione, il «prolungamento della stagione balneare con servizi offerti per tutto l’anno». Priorità a chi ha già esperienza professionale nel settore balneare, turistico e ricettivo, a chi si impegna ad assumere personale under 36 e a chi offre «in- vestimenti pubblici destinati a interventi per la valorizzazione naturale della località o per opere pubbliche funzionali alla riqualificazione dell’arenile».

Ravenna non ha date e attende le linee guida della Regione
Anche Ravenna ha ricevuto una diffida dall’Antitrust, ma il garante ha deciso di presentare ricorso al Tar in un secondo momento rispetto a Cervia, senza richiedere la sospensiva. La data dell’udienza deve essere ancora fissata, ma visti i precedenti simili in tutta Italia, l’esito del ricorso appare scontato e in ogni caso Palazzo Merlato dovrà procedere presto con i bandi, in quanto resta meno di un anno e mezzo di tempo al termine indicato dal governo Meloni per concluderli.

Nelle nove località balneari ravennati le concessioni da rinnovare sono 171, di cui 158 per stabilimenti balneari e il resto per bar, ristoranti e altre attività turistico-ricettive. Il Comune intende metterle tutte a gara, tranne un caso in cui si starebbero facendo valutazioni con l’ipotesi di non rinnovarla, ma al momento non c’è una previsione dei tempi per la pubblicazione dei bandi. Ad oggi l’ufficio comunale per il Demanio ha censito le concessioni e definito per ognuna una scheda tecnica che rappresenta una sorta di carta d’identità del titolo.

L’assessore al demanio Massimo Cameliani fa sapere che «l’amministrazione comunale ha già preparato una bozza di ipotetico bando, che andrà uniformata con le linee guida attese dalla Regione. L’obiettivo è ridurre al minimo il margine per contenziosi futuri da parte di chi perderà le gare». Secondo l’assessore, «la questione più delicata riguarda gli indennizzi per chi dovesse perdere la concessione di cui era titolare. La speranza è che arrivi il prima possibile il decreto promesso dal governo, ma se dovesse tardare, sarà il Comune a individuare la procedura».

Alex Giuzio
Andrea Alberizia

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