martedì
24 Febbraio 2026
solidarietà

Faenza in aiuto a Niscemi: l’esperienza dell’alluvione per ripartire dopo la frana

Tre tecnici dell'unione della Romagna Faentina in Sicilia per condividere metodi di lavoro già sperimentati con successo

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Domani (25 febbraio) tre tecnici dell’Unione della Romagna Faentina partiranno per Niscemi, comune siciliano duramente colpito dalla frana del 25 gennaio scorso. L’accaduto ha naturalmente inciso gravemente sul tessuto economico locale e, come noto, numerose famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. L’obiettivo della missione è porre le basi per una corretta ricostruzione privata e il rilancio economico del territorio, condividendo metodi di lavoro, strumenti digitali e procedure già sperimentate con successo in Romagna durante l’alluvione.

Sarà inoltre l’occasione per mettere a disposizione l’esperienza maturata a Faenza nella gestione delle donazioni e dei meccanismi economico-finanziari che accompagnano la fase post emergenziale, dalla raccolta delle risorse alla loro distribuzione.

L’intervento si baserà sull’avvio delle procedure per consentire alla popolazione niscemese di accedere al Contributo di Immediato Sostegno (Cis), lo strumento di prima assistenza economica destinato ai cittadini sfollati, che il Comune di Niscemi sta attivando per conto della Protezione Civile. Inoltre la squadra offrirà supporto tecnico e amministrativo alla gestione dei contributi destinati ai privati e alle attività produttive.

A guidare la delegazione sarà Lucia Marchetti, dirigente del Settore Ricostruzione dell’Unione della Romagna Faentina, affiancata da Antonello Impellizzeri, esperto Gis e informatico, e da Marco Vespignani, esperto nella gestione delle attività produttive e delle relative problematiche amministrative (Suap).

«La collaborazione – spiegano gli organizzatori alla stampa – vuole offrire una risposta efficace, tempestiva ed empatica ai cittadini e alle imprese di Niscemi, così duramente colpiti. Faenza, che ha vissuto in prima persona la complessità di questi percorsi burocratici e umani, sceglie ancora una volta di trasformare un patrimonio di competenze — nato dall’esperienza del dolore — in un aiuto qualificato per chi oggi si trova nel pieno dell’emergenza».

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