giovedì
26 Febbraio 2026
L'esperto

«Non esiste un’emergenza lupi, ma un’emergenza nella percezione del lupo»

Il veterinario Fabio Dall’Osso suggerisce buone pratiche per imparare a convivere con un predatore tornato a popolare pianura e Appennino

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Negli ultimi mesi, tra avvistamenti, segnalazioni e discussioni sui social, il lupo è tornato al centro del dibattito pubblico anche in Romagna e nella provincia di Ravenna. Ma siamo davvero di fronte a un’emergenza? O piuttosto a un problema di percezione? Abbiamo affrontato il tema con Fabio Dall’Osso, medico veterinario ed esperto di fauna selvatica, che sarà tra i relatori martedì 3 marzo (alle 20.30), per la serata d’approfondimento intitolata “Lupi Confidenti” al Museo di Scienze Naturali Malmerendi di Faenza.

Dottore, partiamo subito da qui: c’è un’emergenza lupi in Romagna e in particolare in provincia di Ravenna?
«No, non c’è alcuna emergenza lupi. C’è piuttosto un’emergenza nella percezione che le persone hanno del lupo. Oggi il lupo viene raccontato come un problema, mentre in realtà rappresenta un segnale di ripresa dell’ambiente e un’opportunità per ristabilire equilibri naturali».

In che senso il lupo sarebbe un’opportunità?
«Contribuisce, ad esempio, a regolare le popolazioni di animali che possono creare squilibri, come il cinghiale. Inoltre, incide positivamente anche su specie introdotte dall’uomo, come la nutria. È un predatore apicale che aiuta a riportare equilibrio negli ecosistemi. La sua presenza è un indicatore di buona salute ambientale».

Eppure molti lo percepiscono come un pericolo.
«Perché spesso la sua immagine è ancora legata a favole, leggende e disinformazione. Il nostro incontro serve proprio a questo: diffondere conoscenza. La conoscenza contrasta la paura, smonta gli allarmismi e le “chiacchiere da bar” o “da social”. Parlare di “problema lupo” è fuorviante: il problema è la narrazione distorta».

La serata del Museo Malmerendi si intitola “Lupi confidenti”. Cosa significa?
«Significa spiegare come convivere correttamente con il lupo. Non dobbiamo avere paura né pregiudizi, ma dobbiamo evitare comportamenti sbagliati che possano renderlo troppo confidente con l’uomo. Accorciare le distanze in modo improprio può essere il preludio a situazioni problematiche».

Qual è l’errore più comune che può fare l’uomo?
«Lasciare cibo disponibile. Rifiuti accessibili, cibo per animali domestici lasciato all’esterno: tutto questo attira il lupo. È fondamentale rispettare la sua natura di animale selvatico. Il lupo deve mantenere una sana diffidenza nei confronti dell’uomo. Questa diffidenza tutela noi e tutela lui».

Di cosa si nutre il lupo?
«È un animale opportunista e adattabile. Non vive solo di grandi prede. Può nutrirsi di animali morti, piccoli roditori, scarti, e in certi periodi anche di frutta. Questa dieta varia gli permette di adattarsi a contesti diversi.

Invece si pensa che un animale simile debba restare solo in alta montagna.
«È un’idea sbagliata. Il lupo è un animale estremamente adattabile. È normale che, con l’aumento della popolazione dovuto alla protezione della specie, torni a colonizzare territori che storicamente gli appartenevano: dall’Appennino alle Alpi, fino alla pianura e al mare. Non è un’invasione, è un ritorno naturale».

Esistono dati specifici sulla provincia di Ravenna?
«Un censimento puntuale sulla sola provincia non è stato effettuato, ma è un dato oggettivo che negli ultimi anni la presenza degli esemplari sia aumentata, estendendosi anche alle zone di pianura. È un processo normale».

Come ci si deve comportare in caso di incontro ravvicinato?
«Restare tranquilli e godersi un momento che sarà molto breve, al massimo di qualche secondo. Il lupo ha sensi sviluppatissimi: sa della nostra presenza molto prima che noi vediamo lui. Se si fa osservare è perché ha deciso di farlo. Può capitare che esemplari giovani, incuriositi, si fermino a guardarci. Ma il lupo non ha interesse ad aggredire l’uomo, anzi lo teme. Non ci considera né prede né nemici. Mantiene le distanze».

Quindi non si sono mai verificate aggressioni?
«I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni solo una persona è stata ferita con certezza da un lupo, alla quale si aggiungono un paio di casi dubbi, senza decessi. Dal 1900 a oggi, in Italia, i morti per aggressione di lupo sono zero. Al contrario, in Italia ogni anno circa 70.000 persone vengono ferite da cani e in media 10 muoiono, quasi sempre bambini. Eppure nessuno parla di “emergenza cani”. Paradossalmente, come veterinario, temo di più l’incontro con un cane non controllato che con un lupo selvatico».

Per gli allevamenti invece può essere un periocolo?
«Il rischio esiste quando gli animali domestici non sono adeguatamente protetti. Per un lupo è ovviamente più semplice entrare in un recinto non messo in sicurezza che inseguire un cinghiale nel bosco. È come lasciare un vassoio di pasticcini fuori casa e stupirsi se qualcuno li prende. Se vogliamo proteggere il bestiame, dobbiamo adottare misure adeguate: non possiamo stupirci del comportamento naturale di un predatore».

In conclusione, tutto è legato ad un problema comunicativo e culturale da risolvere?
«Il ritorno del lupo è un fatto positivo dal punto di vista ecologico. Dobbiamo imparare a conviverci con comportamenti corretti, senza paura e senza allarmismi. Gli studi dimostrano che non esiste alcuna emergenza e dobbiamo rendere la società consapevole di questo».

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