sabato
28 Febbraio 2026
enologia

I vini affinati in fondo al mare di Ravenna tornano nella “World’s Best Sommeliers’ Selection”

Tre su venti italiani selezionati sono riconducibili a "lanostrastrada", il gruppo della provincia che riunisce Tenuta Del Paguro e Viabizzunoagricola

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Già presente nella selezione 2024 con due etichette, la ravennate Tenuta Del Paguro torna nella World’s Best Sommeliers’ Selection 2026, la selezione internazionale curata da un panel di sommelier di fama mondiale invitati da William Reed, l’organizzazione che firma anche The World’s 50 Best Restaurants.

Nell’edizione 2026, sono ben tre, su venti in tutto italiani selezionati, i vini riconducibili a lanostrastrada, il gruppo della provincia di Ravenna che riunisce Tenuta Del Paguro e Viabizzunoagricola. Un progetto che mette in dialogo viticoltura, sperimentazione e cultura enologica contemporanea. Due delle etichette selezionate portano la firma di Tenuta Del Paguro: Homarus 2021, merlot affinato in mare, è stato descritto dalla giuria come ricco e avvolgente, con note di cassis, ribes e prugna accompagnate da richiami di cioccolato fondente ed espresso (“al palato è morbido e vellutato, con un finale lungo e sapido che richiama la sua evoluzione marina”); Ostrea in Fundo 2023, rosato 100% Sangiovese anch’esso affinato sott’acqua, si distingue per il colore aranciato intenso e per un profilo aromatico che unisce prugna salata, fragoline, arancia sanguinella e melograno (“La freschezza e la chiusura salina ne fanno un rosé strutturato e gastronomico, capace di dialogare con la cucina contemporanea”).

Completa la selezione donnacricri 2023 di Viabizzunoagricola: ottenuto da uve grillo in purezza, è un bianco di carattere che la giuria ha apprezzato per i profumi di pesca matura, pera, nettarina e albicocca, intrecciati a fiori bianchi e note erbacee (“Al palato è fresco e luminoso, sostenuto da una viva acidità, con richiami di limone e nocciola tostata, una sapidità minerale e una tessitura leggermente oleosa che ne amplia la struttura”).

Fondata nel 2008, Tenuta del Paguro «è stata la prima azienda in Italia e tra le prime al mondo ad affinare vino in mare» – si legge nella cartella stampa – trasformando il relitto della piattaforma Paguro, a trenta metri di profondità al largo delle coste ravennati, in una cantina naturale. L’affinamento subacqueo si basa su condizioni fisiche precise: pressione costante di circa quattro bar, temperatura stabile tra 10 e 13 gradi, totale assenza di luce e micro-movimento continuo delle correnti. Le bottiglie restano immerse per dodici mesi, dodici lune, quattro stagioni: «un ciclo naturale completo – si legge ancora nella cartella stampa – che incide sulla maturazione a livello fisico, chimico e molecolare, contribuendo a definire integrazione aromatica, equilibrio e una marcata impronta sapida». Ne avevamo parlato a questo link, dopo aver partecipato a una missione di “pesca” dei vini della Tenuta.

«Abbiamo iniziato nel 2008 – commenta Gianluca Grilli, fondatore di Tenuta Del Paguro – con un’intuizione che sembrava impossibile: lasciare che il mare completasse il lavoro della terra. Oggi questo riconoscimento dimostra che quell’intuizione è diventata un metodo». Su questo percorso l’azienda continua a investire in ricerca e analisi scientifiche, approfondendo e documentando gli effetti dell’ambiente marino sull’evoluzione del vino. «Fin dall’inizio, inoltre – continua Grilli – abbiamo scelto di condividere il nostro know-how con altri produttori interessati, aprendo un nuovo segmento enologico e contribuendo alla definizione di un modello replicabile, interpretando l’innovazione come apertura e sviluppo del settore».

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