lunedì
09 Marzo 2026
8 Marzo

Cisl e Pd riflettono sul Gender Pay Gap

I dati parlano di donne che si affacciano sul mondo del lavoro più formate rispetto ai colleghi uomini, ottenendo però posizioni generalmente inferiori e contratti part-time

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In occasione dell’8 marzo, Cisl Romagna analizza i dati del Gender Gap Report 2025 per trasformare la ricorrenza in un momento di riflessione sindacale concreta. I numeri dell’Osservatorio JobPricing delineano una realtà che non può più essere ignorata: in Italia il divario retributivo complessivo si attesta al 39,9%, un valore che allontana il Paese dai parametri di equità europei. Dietro questa cifra si nasconde un sistema che fatica a valorizzare il merito femminile, penalizzato dal peso dei carichi di cura, dalla trappola del part-time involontario e da una rete di servizi alle famiglie ancora troppo fragile.
Il report evidenzia come le donne arrivino nel mercato del lavoro con una preparazione superiore, dato che il 65% conclude l’università nei tempi previsti contro il 54% dei colleghi uomini. Nonostante ciò, il 38,1% delle laureate subisce il fenomeno della sovraistruzione, occupando ruoli inferiori rispetto al proprio titolo di studio. Questa svalutazione prosegue nella crescita professionale, dove l’accesso ai bonus e alla parte variabile dello stipendio vede un gap del 27,4%, segno che le posizioni strategiche e i sistemi premianti sono ancora troppo spesso ad appannaggio maschile.
La situazione regionale conferma la profondità del problema attraverso i dati Istat e Inps. In Emilia-Romagna, il tasso di occupazione femminile si ferma al 63,2%, mentre quello maschile raggiunge il 77,4%. Anche la stabilità contrattuale appare sbilanciata, con le nuove assunzioni a tempo indeterminato che premiano gli uomini nel 64% dei casi, lasciando alle donne solo il 36%. Questa disparità si riflette pesantemente sui portafogli: nel settore privato regionale, il reddito da lavoro annuo medio per una donna è di 22.023 euro, a fronte dei 31.796 euro percepiti da un uomo.
La gestione del tempo resta il principale ostacolo alla parità. In assenza di un welfare territoriale che supporti realmente le famiglie, il peso dell’assistenza a figli e anziani ricade quasi interamente sulle donne, traducendosi in un ricorso massiccio al part-time. In Emilia-Romagna, questa forma contrattuale coinvolge il 24,5% delle lavoratrici contro appena il 4,2% degli uomini. Spesso si tratta di un part-time involontario: non una scelta di vita, ma l’unica soluzione per non uscire dal mercato del lavoro. La Cisl Romagna individua nello smart working contrattato uno strumento strutturale di equità. Negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti normativi per colmare questo divario, tra cui la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva. Entro il 7 giugno 2026, l’Italia dovrà recepire criteri oggettivi di valutazione del lavoro e obblighi informativi sui processi retributivi. Questo cambiamento si inserisce in un quadro nazionale che include la Strategia Nazionale per la Parità di Genere e la certificazione UNI/PdR 125:2022. Tuttavia, i progressi restano ancora insufficienti a contrastare un fenomeno strutturale alimentato dalla segregazione occupazionale e dagli ostacoli all’avanzamento di carriera.
«I dati del 2025 evidenziano un’ingiustizia che non è solo economica, ma sociale,” afferma il Segretario Generale CISL Romagna Francesco Marinelli. “Vedere che il divario retributivo complessivo sfiora il 40% significa certificare che il sistema attuale non riconosce il valore reale del contributo delle donne. Questo gap è una zavorra che rallenta non solo le singole lavoratrici, ma la crescita di tutta la Romagna».
Sempre in occasione della Giornata internazionale della donna, anche il Partito Democratico  di Ravenna ribadisce il proprio impegno sulle iniziative dedicate alla parità tra donne e uomini, a partire dal tema del divario salariale.

«Il divario salariale tra donne e uomini è ancora una realtà e va superato – afferma Nicola Dalmonte, segretario provinciale del Partito Democratico –. La parità tra donne e uomini non può restare solo un principio formale. Ancora oggi, a parità di lavoro, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini e incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle opportunità professionali e nei percorsi di carriera. Proporrò ai nostri amministratori di presentare nei consigli comunali iniziative dedicate alla parità salariale e al rafforzamento delle opportunità di lavoro e di crescita professionale per le donne, perché l’autonomia economica è una condizione fondamentale per una reale uguaglianza».

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