mercoledì
11 Marzo 2026
In tribunale

L’avvocato: «Il carcere prima di una sentenza definitiva andrebbe evitato»

Valentinotti auspica più garantismo: «Il popolo vorrebbe la forca in piazza, ma bisognerebbe capire che magistrati e legali non tramano contro lo Stato»

Condividi

«Un avvocato cerca sempre di evitare il carcere come misura cautelare per il suo assistito, non perché voglia “fregare lo Stato”, ma perché esiste la presunzione di innocenza e la detenzione prima di una sentenza definitiva è una condizione gravosa che andrebbe evitata più possibile». Il 39enne Andrea Valentinotti, avvocato di Lugo, non ha dubbi sulla necessità di trovare alternative alla cella.

Ma spesso la pancia dell’opinione pubblica vorrebbe gettare la chiave. «Il popolo vorrebbe vedere la ghigliottina in piazza – dice Valentinotti –. Ma dipende cosa vogliamo sacrificare: applichiamo il carcere prima della sentenza anche per il minimo reato per la tutela dell’ordine pubblico, oppure salvaguardiamo il diritto costituzionale che impone il minor sacrificio possibile della libertà di una persona non ancora giudicata?».

L’esperienza in tribunale per Valentinotti dice che tra i giudici è più diffuso l’approccio che considera il carcere preventivo solo come soluzione senza alternative: «Ho sempre avuto a che fare con magistrati che hanno fatto ricorso al carcere solo quando era l’unica possibilità e non sono rare le volte che in udienza il giudice si è detto disponibile a rivedere il provvedimento se in seguito fosse emersa una possibilità più leggera».

Uno scenario che a molti può sembrare troppo morbido. Valentinotti auspica più rispetto per gli operatori della giustizia nelle loro scelte: «Magistrati e avvocati non sono in tribunale per tramare contro l’ordine pubblico. Un po’ di educazione civica ricorderebbe a tutti che il principio della pena deve tendere alla rieducazione».

A prescindere dall’essere più o meno garantisti, su quanto ragionato fin qui inciderà poco l’esito del referendum del 22-23 marzo, sebbene alcune parti politiche dicano il contrario. La riforma Nordio tocca la struttura della magistratura e non i procedimenti.
Un possibile effetto però potrebbe esserci, secondo l’opinione di Valentinotti (che fa parte del comitato per il No): «Dalla riforma uscirebbe una figura del pubblico ministero molto più forcaiolo, molto più interessato alla condanna e non alla ricostruzione della vicenda. Quindi mi aspetto più richieste di carcere come misure cautelari. Avremmo un pm più come avvocato dell’accusa, ma credo che sia più utile un pubblico ministero che faccia le indagini come prevede oggi il codice anche a favore dell’indagato e che in udienza chieda l’assoluzione se la vicenda è diversa da come l’aveva ipotizzata».

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi