La prima risposta dell’Iran all’attacco di Stati Uniti e Israele, eseguita con il lancio di droni contro basi americane in Medioriente, ha alzato la preoccupazione anche in altri Paesi del golfo Persico e reso più complicato viaggiare per la cancellazione di diversi voli. Tra queste due condizioni è rimasta incastrata una 40enne ravennate residente a Dubai con il marito. Il 28 febbraio scorso la coppia, con una figlia piccola, è partita per una vacanza alle Maldive. Mentre l’aereo raggiungeva le spiagge nell’oceano Indiano, cominciava l’operazione Furia Epica. La conseguente controffensiva iraniana ha portato almeno tre esplosioni a Dubai, con alcuni feriti, probabilmente causate da frammenti di missili o droni fatti esplodere in aria dalla difesa emiratina.
Risultato: il volo di rientro dalle Maldive previsto per il 5 marzo è stato cancellato. «A quel punto ci è sembrato più sicuro cercare di spostarci in Italia – racconta Rosanna (nome di fantasia) – dove saremmo comunque dovuti andare alla fine di marzo». Il rischio di un ritorno a Dubai era poi di restare bloccati lì: «Amici e conoscenti ci hanno detto che è difficile prendere un volo, c’è poca chiarezza. Ci sono cancellazioni all’ultimo minuto oppure si arriva in aeroporto e il volo non è sui tabelloni, ma in realtà parte». C’è chi ha provato ad aggirare l’ostacolo: «Sappiamo di persone che sono andate in auto in Oman, con un viaggio di 4-5 ore, per prendere un aereo da Mascate. Ma il passaggio della frontiera non è stato semplice».
Dalle Maldive, però, non c’è stato modo di trovare voli di linea verso l’Europa a costi accettabili e durate compatibili con le esigenza di una bambina: «Un’agenzia di viaggi ha trovato come unica soluzione un volo a 18mila euro con una compagnia di viaggi di lusso, la Turkish Airlines aveva una soluzione con 33 ore di viaggio e varie coincidenze con il rischio che in ognuna di queste saremmo potuti rimanere bloccati in un aeroporto per ulteriori cancellazioni». Una soluzione è sembrata essere a Malè, città madiviana: «Avevamo trovato un volo della compagnia Neos diretto verso Milano, realizzato anche con l’interessamento della Farnesina, ma in 5 minuti tutti i biglietti sono andati esauriti e non abbiamo fatto in tempo».
La famiglia non ha potuto fare altro che prolungare la permanenza sull’isola in cerca di un modo per andarsene. La soluzione per raggiungere l’Europa ora passa dalla Thailandia: «Il 9 marzo abbiamo preso un volo per Bangkok (dove Rosanna risponde alla nostra telefonata, ndr) da dove dovremmo partire il 17 marzo facendo scalo a Hong Kong e Istanbul e arrivare a Bologna dopo 22 ore. Biglietti da duemila euro a testa. Speriamo non ci siano intoppi e se dovessimo trovare un volo prima di quella giornata cercheremo di anticipare».
La scelta di non rientrare a Dubai è stata presa anche se i contatti nell’emirato hanno rassicurato la coppia: «Gli episodi di cui si è parlato ci sono stati e hanno creato preoccupazione, come è normale. La prima notte molti si sono rifugiati nei parcheggi sotterranei dei palazzi. Ma da quello che ci raccontano amici e conoscenti la situazione sembra tranquilla. Le attività sono aperte e c’è gente che continua la propria vita, magari senza allontanarsi troppo da casa perché durante il giorno arrivano allarmi sui cellulari che segnalano il pericolo per mettersi al riparo». Una condizione non sempre facile per le architetture futuristiche della città: «Consigliano di stare lontani dalle finestre, ma quasi tutti gli edifici hanno vetrate enormi. A casa nostra solo il bagno e il corridoio sono distanti dalle vetrate, ma essendo al terzo piano il rischio sarebbe minore rispetto a chi vive più in alto».
Un dettaglio raccontato dalla 44enne, però, torna utile per avere una comprensione migliore dei tanti video condivisi sui social da influencer e imprenditori stanziati a Dubai: «Le autorità hanno inviato messaggi sul telefono degli abitanti, anche a me che ero alle Maldive, ricordando che la condivisione sui social di foto o informazioni non attendibili può compromettere la sicurezza nazionale e comportare azioni legali. È stato così anche con l’alluvione di aprile 2024. In un Paese dove l’influencer è una professione ufficiale che richiede una licenza, è più facile che siano individuati casi di questo tipo. Mi è capitato di vedere video sui social che poi sono spariti».



