domenica
15 Marzo 2026
La mostra

Dal voto all’aborto: le battaglie dell’Udi per i diritti delle donne

Fino al 21 marzo all’Oriani per gli 80 anni dell’Unione

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In un’intervista rilasciata l’otto marzo da Laura Mattarella, la figlia del Presidente della Repubblica ha ribadito come la strada della parità delle donne in Italia sia già sulla carta ma che ancora tanta è quella da fare. E non si può che essere d’accordo se si considerano i recenti dati Istat che denunciano come ancora adesso le donne italiane vengano pagate almeno il 20% di meno dei loro colleghi a parità di posizione e responsabilità. Lo conferma anche l’esiguo numero delle donne con ruoli di dirigenza sia nel campo pubblico che in quello privato.

Così come sono sconfortanti i dati delle violenze sessuali in Italia – nel 2025 almeno 6.400 quelle accertate – e i numeri dei femminicidi: solo l’anno scorso sono stati 286, equivalenti a più di una donna uccisa ogni due giorni. Riflettendo quindi, non si può che convenire che c’è ancora molta, moltissima strada da percorrere per ottenere quel mondo nuovo che tutte ci aspettiamo. Per cui la festa dell’otto marzo non è solo un’occasione di festa ma un momento per rinnovare quel patto che generazioni di donne hanno firmato con se stesse e le altre per difendere gli obiettivi raggiunti – perchè ogni diritto va sempre, costantemente difeso – e impegnarsi a ottenere quello che ancora non c’è.

Quanta riflessione, fatica e impegno ci siano voluti per raggiungere alcuni dei diritti fondamentali di cui disponiamo – e che oggi sembrano normali – lo si può constatare nella mostra dell’Udi – Unione Donne Italiane – aperta ai chiostri della Biblioteca Oriani in occasione degli 80 anni della sua nascita. Curata da Eloisa Betti, Caterina Liotti e Laura Orlandini, si articola in una serie di pannelli tematici, arricchiti da numerose fotografie e riproduzioni di documenti, manifesti, volantini provenienti da numerosi archivi regionali dell’Udi, dagli istituti storici regionali della Resistenza e dal Centro di documentazione delle donne di Modena. Il taglio privilegiato è quello dell’Emilia-Romagna ma in relazione continua al piano nazionale.

La mostra attraversa quindi la storia della repubblica italiana dal punto di vista privilegiato delle donne dell’associazione, nata nell’ottobre del 1945 dalla Resistenza. Immediatamente dopo la liberazione, l’Udi inizia la sua attività di promozione a favore del voto alle donne affrontando insieme temi importanti come la parità salariale, la libertà, la costruzione della democrazia, la pace.

I temi rimarranno costanti ma nel corso del tempo si ampliano, diventano più complessi e specifici, rispondono alle necessità del tempo e delle donne secondo un’ottica sempre più autonoma. I pannelli segnano anche passaggi strutturali dell’Udi come quello fondamentale del Congresso nazionale del 1982, quando l’associazione si smarca dagli apparati di partito e sceglie una partecipazione su base volontaria, divide il lavoro per gruppi e obiettivi, pratica il separatismo e la relazione fra donne scegliendo la pratica politica femminista. Questa “seconda nascita” mantiene l’impegno sui temi fondamentali dei diritti delle donne che in mostra si articolano sulla cura, la famiglia, la maternità, il lavoro, la lotta alla violenza di genere e la pace.

Tanti i fronti su cui sono si sono spese migliaia di donne dal 1945 a oggi e che faticano a essere sintetizzati in un poche righe. Facendo un confronto col presente, alle giovani coppie che oggi utilizzano gli asili ricordiamo che fu solo grazie alla campagna dell’Udi promossa fin dal 1964 – e dopo sette anni di manifestazioni fra cui quella coi passeggini – che si ottenne la legge per la realizzazione di strutture che hanno permesso alle donne di scegliere la dimensione lavorativa e di smarcarsi dalla dipendenza economica all’interno della famiglia.

Fino agli inizi degli anni ‘70, sessualità e maternità non erano separabili: una legge impediva la vendita dei contraccettivi e l’aborto era proibito. Sono occorse lotte sfinenti per chiarire che la maternità poteva e può essere solo una scelta delle donne e non un obbligo, così come ci sono voluti anni per ottenere la possibilità dell’aborto, avere i consultori – spazi a portata di tutte le donne -, liberarsi dalle morti degli aborti clandestini. E se oggi gli obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie aumentano, impedendo l’applicazione della legge 194 sull’aborto, basta a capire come le conquiste di Udi e di tante altre donne siano costantemente messe a rischio.

Ricordiamo ancora come la parità dei diritti delle donne lavoratrici si interseca con le battaglie citate: l’impegno di Udi ha consentito il riconoscimento del lavoro a domicilio, ha aperto le porte a carriere come la magistratura, ha lottato contro la disoccupazione e la sottoccupazione della donne. A quante hanno lavorato per una vita in casa come casalinghe spetta oggi una pensione di anzianità grazie alla lotta decennale che si è conclusa solo a metà degli anni Sessanta.

Anche il divorzio è una conquista relativamente recente, frutto della lotta di generazioni, che hanno anche conquistato un nuovo diritto di famiglia: essere mogli e madri prima del 1975 voleva dire non avere gli stessi diritti del marito né su stesse, né sui figli, tantomeno sul patrimonio.

Subire violenza prima del 1981 voleva dire essere costrette a un matrimonio riparatore; essere uccise equivaleva a una pena leggera per il colpevole che poteva appellarsi al delitto d’onore. Essere violentate prima del 1996 significava subire un reato contro la morale: ne consegue che le donne sono diventate “persone” solo dopo questa data, dopo proteste e manifestazioni portate avanti per più di una ventina di anni.

Ma c’è un impegno che purtroppo è sempre stato costante e non conosce vittorie se non parziali, fatte di ospitalità, sensibilizzazione, dialogo e rete mondiale: è quello sulla pace che oggi ha bisogno più che mai di allargare le alleanze per un bene comune.

Visitare la mostra può quindi portare a comprendere lo sforzo compiuto da generazioni di donne prima di noi. Le stesse dell’Udi che hanno scelto la mimosa come simbolo da consegnare alle donne che andavano a votare per la prima volta in Italia. Quelle donne che hanno indicato l’otto marzo come giorno per ricordare le lotte compiute e vinte, gli obiettivi raggiunti e ancora da raggiungere.

“Presenti al nostro tempo. Pace, lavoro, diritti negli ottant’anni dell’UDI”
Fino al 21 marzo
Ravenna, chiostri della Biblioteca Oriani
Orari: lu-mer-gio 8.30-18.30; ma, ve 8.30-13.30;
Info e visite guidate: udiravenna@gmail.com

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