Dopo lo sfogo dell’ex direttore artistico del Festival delle Culture, lo scrittore Tahar Lamri, che aveva di fatto denunciato la progressiva esclusione delle comunità straniere dalla rassegna, riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza di Modou Fall, presidente della Rappresentanza dei cittadini immigrati extra-Ue dal 2003 al 2008.
«L’idea e il progetto originario del festival nacquero nel 2003 all’interno della Rappresentanza dei cittadini immigrati extra-Ue, da me presieduta, e vennero poi approvati dall’assessore all’immigrazione dell’epoca, Ilario Farabegoli. L’ispirazione arrivò dopo aver osservato il festival multietnico di Marghera (Comune di Venezia), un grande evento estivo che coinvolge numerose comunità straniere attraverso musica, artigianato, gastronomia e spazi dedicati ai giovani talenti. L’obiettivo era portare a Ravenna un progetto simile: un evento identitario e aperto alla città, capace di dare piena visibilità alle culture presenti nel territorio, anche in luoghi simbolici come il Pala De André».
La prima edizione del festival si svolse nel 2004. «Tuttavia – sottolinea Modou Fall -, sin dall’inizio, la Rappresentanza promotrice e ideatrice dell’iniziativa fu esclusa dall’organizzazione. Il direttore artistico venne nominato senza alcuna consultazione con la Rappresentanza e non vennero mai condivise informazioni riguardanti budget e costi, nonostante si trattasse di fondi pubblici. Alla seconda edizione del festival, la Rappresentanza non fu nemmeno informata delle date di svolgimento. Le associazioni straniere, che la Rappresentanza rappresentava istituzionalmente, non sono mai state integrate in modo coerente con il loro ruolo né valorizzate rispetto alle loro reali potenzialità. Le criticità emerse in questi giorni, quindi, non sono affatto nuove: avrebbero richiesto attenzione già molti anni fa. Inoltre, prima ancora di denunciare il ruolo marginale attribuito alle associazioni all’interno del festival, sarebbe stato necessario riconoscere ciò che è accaduto alla Rappresentanza stessa: un organo creato dalle associazioni con grande impegno e responsabilità condivisa, progressivamente sminuito fino, di fatto, alla sua eliminazione. La Rappresentanza era il loro riferimento istituzionale, la loro voce comune. Privare le associazioni di questa voce ha significato limitarne fin dall’inizio la capacità di partecipare, incidere e contribuire realmente al festival».
«È altresì importante ricordare – termina la nota – che la Rappresentanza dei cittadini immigrati extra-Ue è stata determinante per l’inclusione civica delle comunità straniere. Il suo contributo è stato fondamentale sia per la nascita di Cittattiva, sia per l’attuale strutturazione dell’Ufficio Immigrazione. Mentre in passato le materie in ambito migratorio erano gestite tramite appalti esterni, grazie anche al nostro impegno esse sono diventate progressivamente di competenza comunale diretta».
Uno scatto dal Festival delle Culture del 2019



