mercoledì
01 Aprile 2026
Quartiere stazione

Una unità di strada tra i senzatetto: 10 persone incontrate in un mese, una ha trovato lavoro

Iniziativa del Comune con una sperimentazione di sei mesi. Gli operatori spiegano i servizi a bassa soglia e danno informazioni a chi vuole uscire dalle fragilità

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Nel quartiere della stazione ferroviaria di Ravenna, tra giardini Speyer e vie limitrofe, dall’inizio di marzo si sta muovendo un servizio di cosiddette unità di strada per aiutare chi vive per strada a trovare un percorso di uscita dal disagio. in orario serale una coppia di operatori (scelti fra figure come mediatori culturali, educatori o assistenti sociali) avvicina i senzatetto per avviare un dialogo e fornire qualche bene di prima necessità (kit per l’igiene personale e coperte) e informazioni utili in base ai bisogni della persona.

L’iniziativa è voluta dal Comune di Ravenna e affidata, tramite un bando della Regione, alla cooperativa sociale Villaggio Globale. L’obiettivo di fondo è migliorare il decoro della zona con un approccio preventivo che vuole “agganciare” – termine utilizzato degli operatori stessi – le persone fragili e in difficoltà che spesso finiscono per vivere di espedienti e a volte alimentano i numeri della microcriminalità.

Il sindaco Alessandro Barattoni ha comunicato l’avvio del progetto in occasione di un’assemblea pubblica con residenti e commercianti del quartiere che si è svolta il 31 marzo. «È una sperimentazione di sei mesi che fa capo all’assessorato per le Politiche sociali. Ogni mese saranno fatti incontri interni per monitorare lo stato di avanzamento e a settembre verrà fatto un bilancio complessivo». In marzo sono state fatte una decina di uscite e le persone agganciate sono state una decina.

Laura Ronga e Youssef Mouftakir fanno parte dell’unità di strada. Laura parla inglese, Youssef parla arabo, lei ha già fatto attività simili alla stazione Termini di Roma, lui è arrivato in Italia come minore non accompagnato: un mix di formazione, esperienze passate e entusiasmo è il bagaglio con cui si muovono tra viale Farini, via Carducci e viale Pallavicini.

«Le uscite sono fatte sempre in orario serale – spiegano i due giovani – perché cerchiamo di entrare in contatto con chi passa la notte per strada, sono le persone con le fragilità più marcate». I due operatori indossano una pettorina bianca con il logo di Cittattiva – l’ufficio comunale in via Carducci che offre vari servizi soprattutto per gli immigrati – e cercano di costruire una relazione con chi trovano ai margini: «Per quanto possa sembrare strano perché si parla di persone che vivono per strada – spiega Ronga – noi stiamo entrando nella loro sfera intima e serve cautela per conquistare la fiducia un po’ per volta. L’offerta di un bicchiere di tè caldo è la mossa con cui ci avviciniamo».

Finora gli incontri hanno riguardato uomini e donne, italiani e stranieri, tra i 30 e 60 anni, alcuni in strada da anni e altri da poco, alcuni con tossicodipendenze patologiche consolidate: «Alcuni non conosco i dettagli dei servizi a bassa soglia già disponibili in città. Il dormitorio, i servizi docce, i pasti della Caritas. Altri invece sono già passati in quei contesti e sono stati allontanati perché incapaci di seguire le regole. Il nostro è un ascolto non giudicante, ma non basta un incontro per avere chiaro il quadro delle situazioni, ci sono persone con storie complesse alle spalle che non si fidano subito».

Il primo mese, però, ha dato i primi frutti e alimenta l’ottimismo degli operatori: «Abbiamo incontrato due ragazzi tunisini di 31 anni, richiedenti asilo, molto amici fra loro. Insieme hanno fatto il percorso migratorio per arrivare in Italia all’inizio del 2026 e sono a Ravenna da poco. Ci hanno chiesto molte informazioni. Siamo riusciti a farli entrare al dormitorio, mentre attendono una sistemazione nei centri di accoglienza straordinaria, hanno chiesto informazioni per i corsi di lingua italiana e uno dei due ha superato un colloquio e farà il lavapiatti per l’estate in un ristorante a Punta Marina».

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