«Tra giungla, Gesù mulatti e cerveza» Quattro mesi di viaggio in Messico

Continua il giro del mondo in bicicletta del ravennate Gondolini,
con oltre 50mila chilometri alle spalle, ora si dirige verso il Costa Rica

A fine ottobre Giovanni Gondolini ha raggiunto l’incredibile cifra di 50mila chilometri percorsi in bicicletta, in un giro del mondo partito ormai nel lontano febbraio del 2013 da Ravenna e che l’ha portato ad attraversare quattro continenti in compagnia dell’amico Marco Meini, che lo ha abbandonato per motivi sentimentali la scorsa primavera, una volta giunti in Canada.

Il MaGio Bike Tour (dall’iniziale dei loro nomi) però continua, con Gondolini in solitaria che al momento ci scrive dal Guatemala, dopo una settimana trascorsa nel piccolo Belize e quattro mesi passati in Messico, dove ha pedalato per circa 5.500 chilometri, distanza seconda solo a quella percorsa in Australia, nell’ambito di questo incredibile tour.

FAMILA MRT 24 11 – 02 12 20

Dopo averne pubblicati altri due sul nostro settimanale cartaceo in distribuzione dal 3 novembre, pubblichiamo qui sotto un nuovo piccolo reportage del giovane ravennate sul Messico, dove lo ha raggiunto per un paio di settimane la propria famiglia, «portandomi il calore di casa».

Il suo viaggio in Centro America proseguirà poi dopo il Guatemala nella seconda metà di novembre in El Salvador e poi Honduras, verso Natale Nicaragua e poi in gennaio in Costa Rica.

di Giovanni Gondolini

Oggi finalmente dopo settimane di spostamenti, sto viaggiando. Ed é per una casualitá. Sono bastati tre giorni e tre notti in un ostello internazionale di Merida, pieno di ragazzi australiani e tedeschi per ricaricarmi le pile. E per tornare ad avere il coraggio e la forza di fare un viaggio diverso da questi bellissimi giovani zaino in spalla.
È bastato un colpo di pedale per dimenticarmi il lusso di un letto comodo e di una doccia fresca dopo il caldo di mezzogiorno. Ho scelto una strada secondaria, quelle dimenticate, stretta e senza traffico. La giungla mi ha abbracciato dal basso e il cielo azzurro coperto dall’alto. Mi sono fermato a mangiare pomodori banane e caffé all’ombra di una palma. Tutti frutti di questo mondo chiamato America. Ho sorpassato un vecchietto che in bicicletta trasportava gabbie con uccelli. Ho incontrato una piccola indiana con due ceste piene di pannocchie e chile habanero. Mi sono lasciato alle spalle la festa di un paese remoto, con corrida, palloncini e processioni di Crocifissi con Gesú Neri. Cristi scuri, mulatti come gli Indio. Ho appoggiato la bici nel cortile di una posada, che altro non é che la casa di qualcuno che offre le sue stanze. Ho scoperto che AirBnB é molto piú antico di quel che vuol far credere di essere. I miei ospiti peró ho deciso di sceglierli per strada e non in rete.
Dopo una doccia lenta, goccia a goccia come il mio andare sudato, mi sono ritrovato a scalare massi messi non a caso, sulle rovine di una delle piú alte piramidi del Mesoamerica. Ho visto lo Yucatan dall’alto, pianeggiante e verde. Ho chiuso gli occhi sognandomi un capo villaggio Maya e mi sono svegliato io, ancora io, in un bar di Izamal, con la música di un bolero allegro nell’aria. Sulla tavola una cerveza bien fría, una patata piccante, un ceviche di pesce al limone.
Un giorno di viaggio come tanti altri. Un giorno di viaggio come nessun altro.

Qui sotto una gallery fotografica inviataci dal Messico da Giovanni Gondolini

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