Sei dischi per ogni stagione – di Clever Square

Clever Square 4

Clever Square

Ogni anno per quattro volte (sempre meno puntuali a dire il vero) i cambi di stagione ci obbligano a ripetere la stessa routine. Apri l’armadio per mettere via i vestiti invernali e scopri sempre che tra quelli dell’anno precedente ce ne sono due o tre che non ricordavi. Li tiri fuori per provarli e scopri che ti vanno ancora bene, puoi tenerli una stagione in più.

Con i dischi ci capita qualcosa di molto simile: abbiamo i nostri preferiti, indimenticati e indimenticabili sempre in bella vista sulla libreria, le nuove uscite che non vediamo l’ora di tirare fuori per le classifiche di fine anno e poi questi. Ascolti incastrati nella nostra memoria che magari non fanno più parte della nostra quotidianità ma che rispolveriamo a ogni cambio di stagione riscoprendoli a loro modo perfetti, come i vestiti sul fondo dell’armadio.

Gec e Fra ne hanno scelti sei e ve li proponiamo così:

(Gec – Giacomo D’Attorre, cantante e chitarrista)

Birchville Cat Motel – Beautiful Speck Triumph (2004) Campbell Kneale è un tizio neozelandese che fa droni, io che di questa roba capisco poco sono sempre rimasto molto colpito da come si possa catturare l’attenzione facendo suonare il nulla, orchestrandolo. Lui ci riesce egregiamente. In questo doppio album c’è un po’ di tutto, organetti, chitarre, percussioni, ma anche rumori di tutti i giorni, glitch e fruscii vari. Un sacco di roba, ma tutta accennata, sussurrata, tenuta rigorosamente sotto controllo e resa armoniosa come una sinfonia di Beethoven. È il nulla cosmico messo su nastro: ci sono momenti in cui una cosa del genere può valere più di mille parole.

The Dead C – Secret Earth (2008) Quando penso a questo disco mi viene in mente il termine “brodo primordiale”, che è – stando a Wikipedia – “un ipotetico ambiente ancestrale in cui si pensa possano essere avvenuti gli eventi chimico-fisici che avrebbero poi dato origine alla vita sulla terra”; le immagini sono tutte di pozze con sfumature surreali che vanno dall’arancione al blu. I Dead C fanno un gran casino da più di trent’anni con un savoir-faire invidiabile e rendono piuttosto bene l’idea di “brodo primordiale”: origine del tutto, situazione in cui ogni evento si manifesta in maniera più che mai incontrollata e spontanea, seguendo regole proprie. Per me i Dead C sono questo, musica che arriva dalle viscere della terra. In questo disco i tre sono più in forma che mai e ci tirano addosso 45 minuti di caos puro, senza compromessi, a tratti straziante, a tratti infantile e, nel complesso, totalmente noncurante della possibilità che qualcuno lo ascolti.

Phish – A Live One (1995) Tutte le volte che tiro fuori questo disco mi danno del “riccardone”, ma non credo che molti appartenenti alla categoria lo annovererebbero tra i loro dischi preferiti. I Phish sono una cosiddetta “jam band” americana che negli Stati Uniti fa numeri da capogiro e organizza enormi festival attorno ai quali si è letteralmente creato un culto (c’è un articolo interessante sull’argomento, qui), ma soprattutto sono una band capace di sfornare pezzoni pop di fronte ai quali io non so resistere. E poi suonano, svisano, sbrodolano in modo molto divertente. Sono un gruppo che sa intrattenere piuttosto bene, diciamo così. A Live One è la loro prima pubblicazione live ufficiale e dentro ci sono alcuni dei loro pezzi migliori, oltre ad essere meglio di qualsiasi loro album in studio, dimensione in cui rischiano quasi sempre di diventare un po’ noiosi.

(Fra – Francesco Lima, chitarrista)

Motorpsycho – Timothy’s Monster (1995) L’ultimo anno di liceo mi ricordo che ero in fissa con i Verdena (dal primo Lp fino a Requiem). Ero un vero fanboy, ne parlavo con tutti i miei amici finchè un mio amico più grande, che non ne poteva praticamente più, mi obbligò ad ascoltare i Motorpsycho. Il “problema” principale della band norvegese è che hanno una discografia che di anno in anno diventa una montagna difficilissima da scalare. Dal 1989 hanno pubblicato 27 dischi con cui hanno coperto praticamente qualunque sfumatura dell’alternative-rock mischiandolo con il filone emo, l’hard rock, il jazz, il desert rock, addirittura il metal, una discografia massiccia e a tratti spiazzante. Timothy’s Monster è il disco che sceglierei tra tutti, un disco a cui è sempre bello tornare, anche solo per rubare qualche idea.

Colapesce – Un meraviglioso declino (2012) Vivevo ancora a Catania quando uscì questo disco. Era il 2012 e Colapesce, siciliano anche lui, con il suo primo disco (preceduto da uno splendido ep che oggi si trova nell’edizione Deluxe del declino) tentava di far comunicare mondi che sembravano distanti anni luce tra loro. Il cantautorato italiano, la musica pop, l’indie-folk americano si incontrano a Siracusa per un disco che a suo tempo ho letteralmente consumato. Il fatto che qualcuno potesse farmi pensare ai Fleet Foxes o ai Wilco cantando di un castello a 70 km da casa è ancora un unicum nel suo genere. Da lì Lorenzo è diventato sempre più bravo ma questo disco qui occupa ancora un posto speciale per me.

NZCA LINES – Infinite Summer (2016) Il secondo disco da solista di Michael Lovett (Metronomy, Christine & The Queens) è un gioiello di pop ed elettronica. Ambientazione sci-fi, sintetizzatori vintage, ritmiche sostenute ma anche tanta malinconia. Il video di “Persephone Dreams”, il mio pezzo preferito, è una chicca, provare per credere.

* I Clever Square sono una band ravennate di indie-rock. Hanno da poco pubblicato il loro terzo album, omonimo, per Bronson Recordings. 

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