Non solo il Grande Ferro di Burri trattato al pari di uno stand di una fiera, come successo in passato in occasione della Festa dell’Unità o dell’Omc. A Ravenna c’è un’altra opera di un grande scultore italiano che in questi anni è stata spesso trattata senza il dovuto rispetto. Si tratta dei blocchi modulari di acciaio di piazza Kennedy, realizzati nel 2022 dallo scultore pugliese Nicola Carrino su incarico del Gruppo Nettuno e dell’azienda Morina. In questi giorni ci è arrivata la segnalazione di un loro utilizzo come sorta di sgabuzzino per tavolini (vedi foto in alto)…
Già in passato le opere erano state al centro dell’attenzione pubblica, con l’associazione culturale Tessere del Novecento che ha più volte lanciato un appello per evitare che fossero utilizzate come posa cuscini o bicchieri, ricordando come le opere vennero donate alla città di Ravenna dall’artista (morto nel 2018) a condizione che il Comune ne preservasse l’integrità.
Carrino fu fondatore nel 1960 del Gruppo Uno (sotto l’egida di Argan). Considerava la scultura come l’arte di dimensionare e mutare l’ambiente urbano, tramite moduli sperimentali in ferro e acciaio, assemblati e ricomposti sugli spazi pubblici. Le sue installazioni monumentali in dialogo con i contesti urbani gli fecero guadagnare già nel 1971 il Premio per la Scultura alla XI Biennale di San Paolo del Brasile e poi nel 2010 la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per l’antologica “Al MODO” di Orvieto, inserendolo fra i più affermati e rigorosi scultori italiani contemporanei.



