Quando ha esordito, nel 2009, con “Il 18° vampiro” (Gargoyle Books), Claudio Vergnani ha dimostrato due cose: di saper modificare e rinnovare un mito, senza ridurlo in burla; di creare due personaggi in grado di reggere nel tempo e di aggiornarsi, anche invecchiando. Oggi, con “La favola e l’abisso” (Winter Edizioni), passa dall’horror al thriller, conservando le atmosfere cupe che caratterizzano i suoi romanzi, rende più esplicita la critica alla degenerazione della società italiana, e inserisce momenti di pathos di grande effetto.
Claudio e Vergy, gli amici della trilogia dei vampiri e di altri romanzi, continuano a vivere nella provincia emiliana, forse poco fuori Modena; non operano più come mercenari ma, vecchi e stanchi, lavorano come operai nel cimitero monumentale che assomiglia molto al San Cataldo. Poco distante dalle mura perimetrali opera un Centro di accoglienza, gestita dalla chiesa di San Michele, dove si incrociano disperati di ogni genere, dagli immigrati spesso irregolari, ai tossicodipendenti; a delinquenti veri e propri che guadagnano sfruttando quelle miserie. È un inverno malato e Claudio cerca di dimenticare una ragazza, molto più giovane di lui, di cui si era innamorato, era ricambiato, ma che all’improvviso è sparita. Come ha fatto perdere le proprie tracce un’amica dei due ex ammazzavampiri, Elisabetta, tosta come loro, che guida un gruppo di “contractor” a direzione femminile. Su quella, e altre sparizioni, aleggia l’ombra molto letteraria di un ottocentesco Abate Nero.
Claudio Vergnani coinvolge il lettore e lo “obbliga” a proseguire, nonostante il racconto si snodi per oltre 800 pagine; una quantità che, si è visto, spesso ha nuociuto agli autori di gialli e thriller; almeno in Italia. Questo perché sa inserire colpi di scena e pause, riflessioni e ironia, azione e violenza con grande naturalezza e bravura. Semplificando: perché sa scrivere. Ma anche perché, dopo aver aperto molti fronti (la delusione amorosa di Claudio; preti che perdono il lume della ragione e altri che sembrano culturisti; anziane visionarie; giovani annoiati e crudeli della buona società) fa tornare tutto, così che si capisca capire come dall’Abisso si possa risalire e vivere, almeno per qualche istante, quasi come in una favola. Fra pioggia, fango e dolore, brilla come non mai il sentimento dell’amicizia. E, citando un suo conterraneo, Vergnani dice che «L’amore conta / conosci un altro modo per fregar la morte?».



