sabato
04 Aprile 2026
l'indagine

Certificati anti rimpatrio, chiesta la sospensione di un anno per otto medici

Su 64 stranieri, solo 20 sono stati ritenuti idonei ai Cpr in vista dell'espulsione

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La Procura ha chiesto la sospensione per un anno dall’esercizio della professione per otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, indagati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti certificati falsi di inidoneità ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).

Lo rivelano i due quotidiani in edicola oggi, martedì 3 marzo.

I sanitari compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek per l’interrogatorio preventivo: solo dopo il gip deciderà se accogliere o meno la richiesta avanzata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal sostituto Angela Scorza.

L’indagine, che riguarda certificazioni rilasciate negli ultimi 16 mesi, ruota attorno alla posizione di 64 stranieri destinati alla detenzione amministrativa in vista dell’espulsione. Di questi, 34 sono stati dichiarati non idonei ai Cpr e rimessi in libertà; 20 sono stati invece ritenuti idonei e trasferiti nei centri; altri 10, secondo quanto riferito dagli stessi medici, avrebbero rifiutato la visita, rendendo impossibile il rilascio del certificato.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i certificati di non idoneità sarebbero stati redatti in maniera arbitraria, configurando il reato di falso ideologico in concorso e in continuazione. Gli inquirenti hanno acquisito centinaia di pagine di atti, tra cui chat estrapolate dai dispositivi sequestrati durante le perquisizioni effettuate tra l’11 e il 12 febbraio in reparto, nelle abitazioni e nelle auto degli indagati. Nelle conversazioni emergerebbe, secondo l’accusa, un orientamento comune tra i medici, descritto come una posizione di principio nei confronti del sistema dei Cpr. In alcuni messaggi si parla di “dissenso” e di necessità di procedere “compatti”, mentre si discute anche di un modulo prestampato per le certificazioni di inidoneità, da adattare caso per caso. Oggetto di approfondimento anche alcune intercettazioni ambientali in ambulatorio.

La difesa respinge ogni accusa. In una nota, i medici – assistiti dagli avvocati Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco e Maria Virgilio – hanno sottolineato di essersi attenuti alle procedure previste e al codice deontologico, ribadendo che “i dati riportati nei certificati corrispondono al vero” e che non vi sarebbe stata alcuna falsificazione.

Il quadro normativo di riferimento è il decreto ministeriale del maggio 2022 che disciplina le condizioni di non idoneità alla permanenza nei Cpr, tra cui patologie psichiatriche, malattie contagiose o situazioni cliniche che potrebbero aggravarsi in caso di rimpatrio.

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