Sul concetto di storia, io la penso come Walter Benjamin, ossia che essa, la storia, non è una catena di eventi ma una sola catastrofe che continua ad accumulare rovine su rovine. Ma direi che basta guardare nell’abisso della cosiddetta civiltà per essere tutti d’accordo, no? Bene, e dopo l’usuale botta di buonumore parliamo di cose serie anzi serissime santi numi. Uno dei miei vitigni rossi del cuore è lo schioppettino, autoctono del Friuli-Venezia Giulia (conosciuto anche col nome di ribolla nera) e della regione slovena Primorska (dove però ha un altro nome che ora mi sfugge). Il nome deriva dal suo antico appellativo friulano “sclop”, che si riconduce o alla croccantezza dell’acino o al fatto che la sua elevata acidità provocava la fermentazione in bottiglia, con conseguente esplosione del tappo. Ma. Ma il vino di cui vi parlo oggi non è solo schioppettino.
Il Rosso 2019 Colli Orientali Doc di Frus è infatti un assemblaggio di schioppettino per un 20% e tazzelenghe (altro autoctono friulano) per un 80%. A seguito di politiche agronomiche insensate, della varietà del tazzelenghe sono rimasti dieci ettari in tutti i Colli Orientali, ed è un peccato perché trattasi di uva incazzata come un tasso del miele, perfetta per vini freschi e piccanti come questo Rosso, che lo schioppettino ingentilisce con i suoi profumi e un carattere speziato. Un vino rustico e ciarliero in grado di provocare una seria dipendenza.



