La sua verità (Miniserie, 2 episodi)
His & Hers, questo è il titolo originale, pressoché intraducibile e perfetto, racconta la storia di Anna, una giornalista in forte crisi (senza andare a fondo), che torna nella sua città natale in Georgia per indagare sull’omicidio di una conoscente. La circostanza la porta a collaborare con il detective Jack, suo ex marito, che pare non del tutto estraneo alla vicenda. La trama gioca su due punti di vista, “lui” e “lei”, non solo come generi ma come ruoli emotivi e narrativi: due narrazioni parallele che a volte coincidono e a volte si contraddicono. Il faccia a faccia non è solo umano, ma avviene soprattutto tra ciò che accade e ciò che viene raccontato. Negli ultimi anni, il giallo, l’omicidio il whodunit sono diventati il genere dominante delle miniserie tv, creando un evidente overbooking narrativo ed emotivo che porta anche gli appassionati a guardare con sospetto ogni nuovo titolo. La serie sceglie un impianto più psicologico che procedurale: non siamo davanti a un giallo classico fatto di colpi di scena a raffica, ma a un racconto che lavora sull’ambiguità, sul non detto, sul peso del passato che riaffiora, talvolta forse calcando un po’ troppo la mano. Non manca, ovviamente, il consueto problema familiare legato a chi conduce le indagini, quasi a voler salvaguardare la statistica degli investigatori televisivi incapaci di avere una vita privata stabile.
La sceneggiatura procede con ritmo lento, privilegiando l’atmosfera e la tensione emotiva rispetto all’azione. Questa scelta è più marcata nei primi episodi; col passare delle puntate il ritmo aumenta e, pur restando misurato, diventa più funzionale alla narrazione. Le interpretazioni, affidate a un cast privo di vere star cinematografiche ma ben rodato sul piccolo schermo, rappresenta personaggi che non sono mai semplici funzioni narrative, ma che restano opachi, contraddittori, e difficili da incasellare in ruoli morali netti. Anche regia e fotografia contribuiscono a questo clima di incertezza, con interni soffocanti e spazi quotidiani che sembrano trattenere le tracce di ciò che è successo. Il risultato è una serie che non punta tanto a intrattenere quanto a mettere a disagio, insinuando il dubbio nello spettatore e costringendolo cambiare spesso idea. D’altronde il titolo parla chiaro. Quindi, siamo davanti a un thriller che emerge dalla mediocrità diffusa del genere? La sua verità è un prodotto solido, non rivoluzionario, ma capace di raccontare una storia su un terreno instabile e scivoloso, in cui la narrazione diventa parte integrante del conflitto. Più che le risposte, contano le domande che restano aperte: su quanto siamo disposti a credere agli altri e, soprattutto, a noi stessi. Due pregi non secondari: il finale è davvero sorprendente e la serie ha il buon gusto di essere realmente conclusa.



