venerdì
06 Marzo 2026

Il film su Franco Battiato colpisce nel segno

Condividi

Franco Battiato – Il lungo viaggio (di Renato De Maria, 2028)

Il film ripercorre la prima parte della vita di Franco Battiato, parte dalla genesi, dalla sua Sicilia e dal famoso incidente al naso che lo ha portato a cambiare la sua fisionomia e, perché no, anche la sua fisiognomica, per poi compiere presto un salto temporale verso mondi lontanissimi e ci ritroviamo negli orizzonti perduti della Milano dei primi anni settanta. Il film salta il primo periodo milanese della seconda metà degli anni sessanta, la stagione dell’amore in cui il ventenne Battiato inizia di fatto la sua carriera di cantautore, proprio con le più classiche canzoni d’amore, pezzi piuttosto dimenticabili e in alcuni casi inediti, che stanno nella sua discografia come un cammello in una grondaia. I primi anni settanta vedono il cantautore cimentarsi, conquistando solo la critica, con la musica elettronica sperimentale, quel rock progressivo che per molti artisti italiani è stato una sorta di apriti sesamo delle porte dell’internazionalità. Ma l’era del cinghiale bianco era dietro l’angolo, e il primo album di canzoni, scritto “per avere successo”, sembra quasi una sorta di imboscata alla musica pop italiana, un passaggio da arca di Noè verso il successo che arriverà solo con il fantastico La voce del padrone. Il film ha una metrica narrativa incostante, che porta attraverso dieci stratagemmi la vita dell’artista come un piccolo insieme di cortometraggi, disuniti, singolarmente estremamente efficaci e ben fatti; certo, mancano molti momenti, album interi, non si sentono pezzi come Voglio vederti danzare, I treni di Tolzeur o Povera patria, mentre si focalizza giustamente sul rapporto con la madre.

Nel complesso, ciò che si vede è comunque di buon livello, merito certamente di un regista come Renato De Maria (Paz!, tra gli altri), e di un meraviglioso Dario Aita che ci restituisce un Battiato fedelissimo all’originale, po’ caricaturale, e più vicino alla sua immagine pubblica. Ma trovare un centro di gravità permanente nell’interpretare una figura così meravigliosamente complessa, era un compito arduo e molti avrebbero alzato bandiera bianca, ma Aita svolge un lavoro immane e ciò che colpisce è la cura dei dettagli, delle espressioni e dei comportamenti di questa grande interpretazione, compresa di interpretazioni delle canzoni. Gladiatori, Patrioti, fans di Battiato, il film rende giustizia? Nel suo complesso si, anche se come detto spesso, sarebbe stata decisamente meglio una mini serie, auspicabile con lo stesso Aita protagonista e con più tempo e serenità di realizzazione, pur essendo Il lungo viaggio un film più che discreto, fatto di frammenti, di segnali di vita. Come avrebbe detto il grande Franco, oltre alle mille citazioni disseminate in questa recensione, Torneremo ancora!

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi