Il Museo all’aperto che ridisegna la città

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Il tema del rapporto fra arte e architettura; Goccia in ferro smaltato di Alessandra Bonoli (2013, spazio antistante la palazzina progettata da Ettore Sottsas)

Al Comune di Faenza il Premio Urbanistica 2017, assegnato nell’ambito della rassegna “Urbanpromo”

Alla fine dello scorso luglio, l’Inu (Istituto Nazione di Urbanistica) ha proclamato i vincitori del Premio Urbanistica 2017, organizzato dallo stesso Istituto e da Urbit, che dal 2006 assegna riconoscimenti ai progetti, pubblici o privati, che si distinguono nel corso della rassegna nazionale Urbanpromo, dedicata alla rigenerazione urbana. Nel corso degli eventi dell’ultima edizione, tenuti alla Triennale di Milano, esperti, amministratori, progettisti e visitatori hanno potuto visionare interventi di carattere urbano, suddivisi nelle categorie: nuove modalità dell’abitare e del produrre, rigenerazione ambientale, economica e sociale, innovazioni tecnologiche per la gestione urbana.
A seguito del referendum con il quale sono stati raccolte le preferenze sul portale urbanpromo.it, il Comune di Faenza è risultato tra i tre progetti vincitori nella categoria rigenerazione ambientale, economica e sociale. Pertanto per il secondo anno consecutivo la città manfreda si aggiudica un riconoscimento importante che premia le strategie di lungo periodo e la scelta di inquadrare della rigenerazione all’interno dell’arte contemporanea e della qualità urbana, facendo dell’una strumento per la realizzazione dell’altra.

 Il tema della street art per riqualificare spazi urbani; Musa di Alessandro Battisti “Etnik” (2011, via Seminario)/ Il tema di dare dignità a qualunque oggetto;Faccione di Aldo Rontini (2009, via Lesi)/Localizzazione delle opere del Map del Comune di Faenza

Se nella scorsa edizione il riconoscimento è stato ottenuto nella categoria Qualità delle Infrastrutture e degli Spazi Pubblici con la Pianificazione Associata dell’Unione dei Comuni della Romagna Faentina nel 2017 viene premiato il Museo all’aperto della città di Faenza (Map), frutto proprio di quella pianificazione (2010) che ha introdotto un «percorso di arte urbana contemporanea nella cintura periferica di Faenza», recuperando il perduto legame tra urbanistica arte e architettura, con l’obiettivo di rigenerare la città. In questo modo è possibile colmare la lacuna quella estetica derivante da una generalizzata applicazione delle norme, limitata a freddi e anonimi indici quantitativi i quali non possono che generare nuove parti di città di pari anonimato.L’idea del Comune di Faenza, come spiega l’architetto Ennio Nonni, tra i principali promotori del Map, è quello «di innescare l’arte urbana, quale fattore identitario di rilevante interesse pubblico», scardinare la successione di strutture urbane silenziose e restituire ai luoghi la capacità di generare nuovamente identificazione collettiva. Il Map, istituito ufficialmente nel giugno del 2014 e inserito nel Sistema Museale della Provincia di Ravenna, è un organismo vivo, in costante crescita e adattamento, che può già contare circa 70 opere che caratterizzano lo spazio pubblico attraverso il racconto di altrettante storie, dalla celebrazione della Resistenza, all’arte informale, alla pop art, all’arte povera e minimale, fino alla street art. Folto e di altissimo livello l’albo degli artisti – italiani e provenienti da altri paesi d’Europa – che a Faenza hanno lasciato le loro opere: Rambelli, Matteucci, Biancini, Spagnulo, Nagasawa, Sottsass, Zauli, Sartelli, Stahler, Bombardini, Etnik… in un elenco ovviamente parziale.

 Il tema di creare nuove porte di accesso alla città; Anfore in ceramica di Franz Stahler (2012, rotonda Strada dei Vini e dei Sapori)./ Spirale di ceramiche di Germano Sartelli (2011, rotonda I° Maggio su via Emilia Ponente)./Il tema di dare identità alle infrastrutture urbane;Gaia e la balena di Stefano Bombardieri(2003, rotonda su via Granarolo)

Sculture, installazioni, edifici e persino cabine elettriche contribuiscono a ridisegnare la geografia urbana, creando dei nuovi punti di riferimento. Il Map, infatti, non è una “collezione di opere all’aperto” o la somma di tanti piccoli e scollegati interventi di microrigeneazione urbana, come sempre più spesso di vede in giro per l’Italia. Il Museo faentino, unico nel suo genere, è piuttosto la realizzazione di una precisa strategia culturale che vede la città attenta all’arte e al decoro urbano fin dai primi anni del ‘900; il Map si impernia in questo percorso e rende strutturale questa idea di arte urbana.
È significativo che la notizia del Premio Urbanistica 2017 al MAP giunga quasi in contemporanea con il dibattito sorto nelle grandi e piccole città europee a seguito degli attentati terroristici di Nizza, Berlino, Londra e Barcellona e che hanno spinto a “proteggere” i centri storici e le aree pedonali, attraverso new jersey stradali, fioriere (come nel caso della stessa Ravenna) e altri improvvisati dissuasori travestiti da arredo urbano. Il Comune di Firenze, a questo proposito, ha indetto lo scorso 6 settembre una consultazione pubblica “per la progettazione di elementi di arredo urbano atti a migliorare la sicurezza del centro storico delle nostre città”, trasformando – come ha commentato l’architetto Stefano Boeri – l’ansia in creatività.
In questo clima di scomposte risposte urbane, il Museo all’Aperto della città di Faenza e il riconoscimento ottenuto, rappresentano l’ideale della città aperta che non vuole cedere alla paura ma farsi supporto di creatività e dialogo.

Il Premio Urbanistica 2017 sarà ufficialmente consegnato nel corso della XIV edizione di Urbanpromo che si terra alla Triennale di Milano nel prossimo mese di novembre.

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