Rinviati a giudizio i 9 indagati per il crollo della diga che uccise un tecnico

Omicidio e disastro colposi. L’incidente nel 2018 con il cedimento di una campata della chiusa sul fiume Ronco dove era in costruzione una centrale idroelettrica. Perse la vita il 52enne Danilo Zavatta. La Ravegnana rimase chiusa dieci mesi: tra le parti civili anche un ristorante

Per il crollo parziale della chiusa sul fiume Ronco a San Bartolo, che il 25 aprile 2018 causò la morte di un tecnico della protezione civile impegnato in un sopralluogo, sono stati rinviati a giudizio tutti gli indagati. Si tratta di nove persone: tutte dovranno rispondere di disastro colposo, in cinque anche di omicidio colposo per il decesso del 52enne Danilo Zavatta di Savio. Il processo comincerà a ottobre 2022. Lo si apprende dalla lettura dei quotidiani locali, Resto del Carlino e Corriere Romagna.

Gli imputati sono figure coinvolte con ruoli diversi nell’esecuzione dei lavori, e nell’iter autorizzativo preliminare, per la realizzazione di una centrale idroelettrica che avrebbe sfruttato la presenza della chiusa. Per l’accusa (pm Lucrezia Ciriello) ci sarebbero carenze su entrambi i fronti.

Di fronte al giudice monocratico compariranno Daniele Tumidei e Angelo Sampieri della ditta forlivese Gipco che aveva la concessione per la centrale (un mese dopo il crollo intervistammo Tumidei); il progettista Franco Frosio, il responsabile dell’esecuzione dei lavori Silvano Landi, il legale rappresentante della ditta esecutrice Massimo Casanova. Sul fronte delle autorizzazioni invece in aula andranno quattro esponenti dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e protezione civile: il dirigente Claudio Miccoli, il collega Andrea Bezzi che seguì la conferenza dei servizi, Davide Sormani che firmò un parere favorevole e il responsabile dell’area Romagna Mauro Vannoni.

Ci sono poi le citazioni di sette responsabili civili, chiamati a concorrere in solido nei risarcimenti in caso di condanne: le ditte Gipco, Go4it, Casanova Service, la Regione, la protezione civile regionale, le agenzie per la sicurezza territoriale di Ravenna e Forlì-Cesena.

Tre le parti civili ammesse: gli eredi di Zavatta (genitori, moglie e figlia); l’agriturismo “La Ravegnana” che lamenta un danno da 130mila euro per mancati incassi nei dieci mesi di chiusura della statale per il ripristino dell’argine; l’associazione italiana esposti sostanze cancerogene e infortuni sul lavoro. Zavatta era un tecnico della protezione civile e si trovava sulla passerella della diga perché stava svolgendo un’ispezione con alcuni colleghi dopo la segnalazione di alcuni smottamenti dell’argine conseguenti ai lavori per la centrale.

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