Pace fatta tra il turista modenese e il titolare del bagno Bicio Papao di Milano Marittima che non vuole bambini nel ristorante dello stabilimento. I due, Andrea Mussini e Walter Meoni, si sono incontrati ieri, 30 agosto, e si sono stretti la mano per chiudere la vicenda cominciata il 25 agosto quando Mussini ha provato a prenotare un tavolo per un pranzo con moglie e figlio di 5 anni e mezzo e si è sentito rispondere il locale non accoglie bambini.
Le origini dell’episodio sarebbero da individuare in un «fraintendimento». Questa è la parola usata nella nota congiunta inviata alla stampa con le firme dei due protagonisti, ma anche di Danilo Piraccini, consigliere della cooperativa bagnini di Cervia che ha promosso l’incontro e ha fatto da mediatore, e di Mattia Missiroli, sindaco di Cervia.
La nota però non specifica quale sarebbe stato il fraintendimento, considerando che a più riprese, quando il fatto è arrivato sui media locali e nazionali, il titolare del bagno ha ribadito fermamente la sua politica “no bambini” rivendicandone l’applicazione convinta da oltre trent’anni: «Non odiamo i bambini – è un passaggio del virgolettato riportata da Il Corriere Romagna del 27 agosto –. Da 33 anni facciamo così. All’inizio venivano solo giovani, ed erano le famiglie a puntare su altri bagni. Ora vengono persone di tutte le età, e se scelgono noi è perché vogliono stare più serene, sapendo che qui non ci sono bambini piccoli, perché solitamente li prendiamo dai 10 anni in su, sia in spiaggia che al ristorante, con eccezioni che possono riguardare particolari momenti della settimana o persone con le quali abbiamo un particolare rapporto di fiducia».
I soggetti coinvolti hanno poi concordato che «la questione sia stata esageratamente amplificata dai media, forse strumentalizzata in questo periodo storico durante il quale la diffamazione dell’intera categoria degli imprenditori balneari italiani, è all’ordine del giorno». La nota poi sottolinea la divergenza è stata ingigantita «ottenendo come conseguenza, l’effetto di ferire anche se involontariamente le persone coinvolte. Dall’incontro è emerso quanto sia importante confrontarsi con umiltà e rispetto reciproco».
Le voci protagoniste di questo incontro rappacificatore, però, non specificano in cosa sarebbe stata l’amplificazione mediatica. Si consideri che il turista, parlando ai giornalisti, si era definito «infuriato» e aveva annunciato persino l’intenzione di rivolgersi a un avvocato per procedere per vie legali: «Sono già andato dai carabinieri per sporgere denuncia, ma mi hanno detto che non possono riceverla loro – si leggeva sempre su Il Corriere Romagna –. Allora invierò una segnalazione formale al Comune di Cervia, contattando anche la polizia locale. Voglio andare fino in fondo con questa storia: ci metterò avvocati, tempo, denaro. Cosa avrei dovuto dire quelle volte in cui al ristorante mi sono ritrovato praticamente sotto il tavolo cani puzzolenti? I cani vanno bene e i bambini no?».
Il presidente dei bagnini, Piraccini, è soddisfatto dell’esito della mediazione: «Gli incontri non servono solo a chiudere una polemica ma a rafforzare la comunità, la capacità di riconoscere gli errori, le incomprensioni, rimediare e ripartire insieme è ciò che rende migliore la nostra convivenza. Il confronto riconduce sempre a una finalità comune: ristabilire la fiducia, tutelare il benessere di tutti e mantenere viva la collaborazione tra cittadini, turisti, operatori e la cooperativa stessa».
Nei giorni caldi della polemica, diverse associazioni di consumatori avevano chiesto che ci fossero sanzioni per lo stabilimento che svolge l’attività in forza di una concessione demaniale su suolo pubblico. Non ci sarà nulla di tutto questo. Il turista infatti ha deciso di non presentare segnalazioni ufficiali che era la condizioni sottolineata dal sindaco Missiroli: «Non escludo che possano scattare verifiche, ma è necessario che il genitore decida di segnalare formalmente l’accaduto».