Partirà a fine maggio 2026 in tribunale a Ravenna un processo per omicidio colposo, contestato in cooperazione, per la morte della nota gioielliera ravennate Maria Antonietta Ancarani, 76 anni, deceduta il 24 novembre 2022 all’ospedale di Cesena dopo sei giorni di ricovero in seguito a una caduta accidentale avvenuta nella boutique Gaudenzi in via Diaz a Ravenna.
Come si apprende dai quotidiani locali, Resto del Carlino e Corriere Romagna, il rinvio a giudizio è stato disposto per Attilio Meletti, legale rappresentante della Gaudenzi; Matteo Croci, legale rappresentante della Albama proprietaria dello stabile; e Gino Domini, direttore dei lavori di manutenzione straordinaria della struttura. La parte offesa, la sorella della 76enne, non si costituirà parte civile: secondo quanto emerso in udienza preliminare, le trattative per il risarcimento si sono concluse nei giorni scorsi.
La caduta risale al 18 novembre 2022. Ancarani stava partecipando a un evento pubblicitario quando, scendendo le scale interne che collegano il ballatoio al piano terra, è scivolata sugli ultimi gradini: ha riportato un grave trauma cranico e, dopo alcuni giorni, è morta in ospedale. Nell’informativa della polizia di Stato (squadra mobile e polizia scientifica) vengono richiamati i racconti dei presenti e i fotogrammi di una telecamera interna che riprendono la donna mentre imbocca la scala e perde l’equilibrio. La relazione dell’Ausl aggiunge che l’episodio sarebbe avvenuto intorno alle 20.10: la 76enne avrebbe avuto in mano un bicchiere e una modesta quantità di alcol è stata ritenuta ininfluente.
Le indagini si sono concentrate sulle condizioni di sicurezza della scala. Una perizia disposta dal tribunale ha evidenziato che, così come progettata, la scala non avrebbe rispettato appieno la normativa in materia di sicurezza e antinfortunistica: tra le criticità indicate, la mancanza del parapetto e la scivolosità del rivestimento. La relazione della medicina del lavoro dell’Ausl è intervenuta in particolare sull’assenza del corrimano nella rampa rivestita di metallo, «installato successivamente». Per l’assenza del corrimano, all’epoca, l’Ausl aveva elevato anche una sanzione amministrativa.



