I centri antiviolenza, le realtà femministe e transfemministe, le associazioni, le organizzazioni sindacali e le reti alleate scendono nelle piazze della provincia di Ravenna per aderire alle iniziative contro il Ddl Bongiorno. Dalle ore 11 di domenica 15 febbraio a Ravenna (Piazza del Popolo), Faenza (Piazza della Libertà) e Lugo (Piazza davanti alla Rocca) sono previsti incontri e flash mob che intendono contrastare la proposta di modifica dell’art. 609 bis del Codice penale a firma della presidente Giulia Bongiorno. Il provvedimento interviene sul concetto di consenso e sul modo in cui viene valutata la violenza sessuale in sede giuridica.
«L’obiettivo è chiaro: bloccare il Ddl Bongiorno che interviene sulla disciplina della violenza sessuale – si legge dalla nota stampa inviata dalla Casa delle Donne di Ravenna -. Non si tratta di una questione tecnica. Riguarda la libertà, la sicurezza e l’autodeterminazione di tuttə. Nel 1996 la legge italiana ha riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona. Negli anni successivi, le sentenze hanno chiarito sempre meglio un punto fondamentale: il consenso non è una parola formale, ma una condizione reale di libertà. Perché ci sia consenso deve esserci la possibilità concreta di scegliere, senza paura, senza pressioni, senza ricatti. Negli ultimi anni la giurisprudenza è andata avanti in questa direzione. Oggi il rischio è che il DDL produca un arretramento, riportando la violenza sessuale su un terreno che chiede prove sempre più difficili a chi subisce violenza. In molti casi il dissenso esplicito che si vorrebbe dimostrare non è possibile esprimerlo».
«Il rischio è che le donne tornino a essere costrette a dimostrare di aver resistito, di aver detto no – affermano gli organizzatori dell’iniziativa -. Le scelte legislative, culturali e simboliche che si stanno producendo negli ultimi anni in Italia incidono direttamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate, libere. Il Ddl proposto da Bongiorno rischia di complicare ulteriormente l’iter legale, rendendolo più oneroso e difficile da affrontare per le persone vittime di abusi, perché trasferisce il focus dall’accertamento di un consenso autentico e informato alla necessità di provare una chiara e manifesta resistenza».



