La strategia dell’Ausl Romagna per evitare la sospensione dei medici indagati per il caso dei certificati anti-rimpatrio è stata quella di esonerare gli otto professionisti coinvolti (su 11 dell’intero reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna) dall’occuparsi nuovamente degli stranieri extracomunitari inviati dalle forze dell’ordine per ottenere l’idoneità al trasferimento nei Cpr (centri di permanenza per il rimpatrio).
Con un documento depositato in procura e comunicato internamente, l’azienda sanitaria spera così di evitare una sospensione che sarebbe pesantissima per il regolare funzionamento del servizio pubblico. D’altronde – sottolineano dall’Ausl – si tratta di professionisti stimati e fino a poco tempo fa elogiati pubblicamente per il loro lavoro in particolare durante la pandemia, i cosiddetti “eroi” del Covid.
Sulle pagine del quotidiano locale Il resto del Carlino, il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, sottolinea come la prassi voglia che i certificati di idoneità possano essere rilasciati direttamente in pronto Soccorso (in alternativa resterebbero disponibili i tre medici non indagati del reparto di Malattie Infettive). Rispondendo alle domande del giornalista, Carradori rivela anche che l’azienda non ha avviato alcuna indagine interna e non sono stati presi provvedimenti disciplinari. In attesa di capire l’evolversi dell’inchiesta della magistratura.
Il flash mob organizzato all'ospedale di Ravenna in solidarietà ai medici indagati



