Nessuno degli otto medici dell’ospedale di Ravenna indagati per presunti falsi certificati di non idoneità ai centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) ha presentato istanza al tribunale del Riesame contro la decisione del giudice per le indagini preliminari di sospenderne tre per dieci mesi e interdire i restanti cinque all’attività di certificazione. La notizia è riportata dal quotidiano Il Corriere Romagna in edicola oggi, 24 marzo.
L’inchiesta della procura di Ravenna è partita a luglio 2025 e contesta l’emissione di certificati compilati in maniera arbitraria nei confronti di 34 stranieri irregolari su 64 destinatari di decreto di espulsione (nel periodo da settembre 2024 a gennaio 2026) e portati in ospedale per la visita medica propedeutica al trasferimento nei Cpr (20 sono stati dichiarati idonei e 10 hanno rifiutato di sottoporsi alla visita tornando quindi in libertà come previsto dalla legge, anche per chi non è idoneo).
A giudizio del giudice, sulla base delle chat estrapolate dai cellulari dopo la perquisizione in reparto effettuata dalla polizia di Stato il 12 febbraio, gli otto sanitari sarebbero stati uniti da un «forte coinvolgimento ideologico ed emotivo», animato dal considerare la prassi della detenzione amministrativa in attesa dell’espulsione alla stregua di un “lager” e con carenze notevoli dal punto di vista della salute per le persone.



