giovedì
02 Aprile 2026
Milano Marittima

2,5 milioni per il recupero del bosco della Colonia Varese. Poi, la riqualificazione della struttura

Presentato un protocollo d'intesa: i lavori partiranno dalla pineta, ma non ci sono ancora progetti certi per la destinazione d'uso dell'edificio

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La Regione Emilia-Romagna e il comune di Cervia si avviano verso la riqualifica della Colonia Varese di Milano Marittima, uno degli esempi più significativi di architettura razionalista della fine degli anni Trenta, oggi in stato di abbandono da oltre settant’anni. Per lungo tempo la Regione, proprietaria dell’area, ha cercato un acquirente privato disposto a farsi carico del recupero della struttura. Oggi, però, arriva un cambio di rotta: «Non possiamo più aspettare – afferma il presidente della Regione, Michele de Pascale -. Siamo di fronte a uno degli interventi di riqualificazione più complessi del Paese. La sfida sarà restituire ai cittadini un patrimonio naturale e storico di grande valore».

Il protocollo di intesa della durata di cinque anni è stato firmato oggi (2 aprile) insieme alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, all’Università degli Studi di Ferrara e all’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità-Delta del Po. L’area infatti, oltre ad essere di particolare interesse storico e architettonico, si trova all’interno di un habitat costiero e forestale protetto, inserito abche nel sistema Rete natura 2000 e gestito dal Parco Delta del Po. I lavori dovranno quindi garantirne la tutela.

I primi interventi riguarderanno proprio la zona boschiva antistante la colonia, per i quali la Regione ha già stanziato un investimento di 2,5 milioni di euro, considerati un primo «investimento 0 per la messa in sicurezza dell’area». I lavori, in programma nei prossimi mesi, dovrebbero permettere la fruibilità della pineta al pubblico già dalla prossima stagione. L’idea è quella di valorizzare l’area verde come parco e come naturale prosecuzione del lungomare di Milano Marittima.

Più complessa, invece, la situazione della colonia: a seguito delle analisi tecniche condotte dall’Università di Ferrara e dei sopralluoghi effettuati dalla Soprintendenza e dai Vigili del fuoco sono emerse diverse cricità strutturali, aggravate anche dagli eventi climatici estremi che si sono abbattuti negli scorsi anni sulla cittadina. Le verifiche hanno evidenziato l’urgenza di intervenire per arrestare il processo di deterioramento e garantire le condizioni di sicurezza dell’area. «La situazione rimane tuttavia meno grave di quanto possa sembrare dall’esterno – rassicura la soprintendente Federica Gonzato -. con maggiori criticità riscontrate nei piani superiori e nei solai ma una struttura in parte ancora solida».

Ora bisognerà attendere l’esito degli ulteriori studi in corso da parte dell’Università, indispensabili per poter ipotizzare destinazioni d’uso realistiche per l’ex colonia. «È impossibile fare progetti in questa fase: abbiamo bisogno di dati certi su cui basare le valutazioni relative alla capacità portante e alla tenuta della struttura – prosegue la soprintendente Federica Gonzato -. Per il momento possiamo solo parlare di sogni: immaginare, ad esempio, un centro di ricerca e di studi sul territorio, aperto al pubblico e a un turismo culturale interessato ad approfondire la conoscenza di questo patrimonio, a cui potrebbero aggiungersi servizi di ristorazione e turistici. Ma è troppo presto per parlare di progetti certi».

Anche l’investimento totale del progetto è attualmente impossibile da stimare. Nel frattempo, l’imponente struttura di Viale Giacomo Matteotti diventerà un laboratorio “vivo” per gli studenti di architettura dell’Università di Ferrara, dove sperimentare e mettere a punto sistemi di riqualifica mirata. «Il contributo dei laboratori di ricerca del Dipartimento di Architettura ha reso possibile la messa a disposizione di una conoscenza profonda dello stato di fatto, primo passo per ogni azione di tutela, riqualificazione e valorizzazione, attraverso un rilievo digitale integrato metrico-morfologico dell’intero complesso e del contesto immediatamente circostante, unitamente a indagini diagnostiche, valutazioni dello stato conservativo e analisi strutturali – commenta il Direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara Marco Mulazzani -. Il protocollo d’intesa concretizza l’impegno dell’Università nella messa a disposizione di competenze specialistiche interdisciplinari per proseguire le indagini e le attività tecnico-scientifiche, inserendo inoltre la ex Colonia Varese in una più ampia attività di ricerca e didattica».

La storia della Colonia Varese:

Progettata dall’architetto Mario Loreti, la colonia fu costruita tra il 1937 ed il 1938 per iniziativa della Federazione dei Fasci della Provincia di Varese, con lo scopo di offrire ai bambini assistiti una colonia marina. Complessivamente, l’edificio, rigidamente simmetrico, si sviluppa su un lotto di 60.928 metri quadrati compresi pineta e spiaggia a nord del viale A. Mussolini (ora Matteotti)., per un volume complessivo di 62.176 metri cubi distribuiti su cinque piani. Il corpo centrale è costituito da una monumentale griglia in cemento armato che sorregge le rampe; ai lati si articolano corpi di servizio su due livelli e, in continuità con il nucleo centrale, due ali di cinque piani destinate in origine ai dormitori. Con una forma architettonica simile ad un idrovolante in atterraggio sull’arenile ed era in grado di ospitare circa mille bambini tra maschi e femmine.

Fu inaugurata nel 1939 con il nome di Colonia Costanzo Ciano. Il progetto era di Mario Loreti del 1937, e l’edificazione fu affidata alla Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna. Dal giugno del 1940 per un anno intero, la colonia ospitò un gruppo di figli di italiani residenti a Tripoli e costretti al rimpatrio a causa dell’emergenza bellica. Dal 1940 al 1943 dai tedeschi fu adibita a ospedale da guerra per le truppe tedesche e a prigione come campo di raccolta per prigionieri. Nel 1944 durante la ritirata, le truppe tedesche la minarono e fu parzialmente danneggiata durante il conflitto.

Ha subito un piccolo restauro nell’immediato dopoguerra quando furono ricostruite le rampe centrali. Utilizzata anche come set nel film La ragazza di latta di Marcello Aliprandi (1970) e in Zeder di Pupi Avati del 1983, giace in stato di abbandono dagli anni 1950 circa, ma è tutelata e vincolata per la forma e le sue caratteristiche costruttive. Il suo ultimo inquilino è stato il senzatetto “Josè”, che per oltre dieci anni ha abitato nell’ex colonia, ricavando al suo interno una sorta di abitazione attrezzata e rifiutando di andarsene nonostante le numerose proposte. Dal 2024 è stato trasferito in una casa protetta di Ravenna.

«La riqualificazione guarda anche, e soprattutto, al contrasto delle situazioni di degrado e di pericolo per le persone – commenta il commissario straordinario di Cervia, Michele Formiglio -. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le intrusioni non autorizzate all’interno dell’area, con evidenti rischi per l’incolumità di chi vi accede e per la sicurezza complessiva del sito».

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