Un cittadino ha lasciato una casa e un terreno in eredità al Comune di Ravenna dando disposizioni precise per il loro utilizzo e dopo dieci anni nulla è stato fatto, così gli eredi dell’uomo hanno fatto causa alla pubblica amministrazione e la sentenza di primo grado ha dato loro ragione stabilendo che il Comune ha perso il diritto alla casa «per dieci anni di totale inerzia». Il Comune ha deciso di fare appello, come stabilito nei giorni scorsi dalla giunta. La vicenda è riportata dal quotidiano locale Il Corriere Romagna.
L’edificio è in via Landoni, il terreno in via Faentina. Questo un passaggio del testamento riportato dal quotidiano: «Desidero che la casa con il relativo terreno siano destinati ad attività per l’assistenza ai minori. Il podere di via Faentina potrà essere sfruttato anche questo come spazio per i minori, od eventualmente come area di verde pubblico». Era il 2015. Ma oggi tutto è in stato di abbandono.
Il testamento aveva previsto anche lo scenario attuale: «Nel caso in cui questa mia volontà non venisse rispettata la casa e il terreno di via Landoni andranno ai figli della mia defunta cugina». E sono stati loro a fare causa al Comune.
Il tribunale ha disposto che l’immobile di via Landoni passi ai familiari, i terreni di via Faentina restano al Comune: secondo il giudice, pur essendo previsto anche per quell’area un vincolo di destinazione, il testamento non stabiliva in modo espresso la perdita del bene in caso di inadempimento.
Nicola Grandi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, parla di mala gestione del patrimonio pubblico ravennate: «Un bene che, nell’intenzione del defunto, avrebbe dovuto essere destinato a finalità sociali, con particolare riguardo ai minori, e che invece risulta inutilizzato, in stato di abbandono e oggetto di contenzioso su cui pende un pronunciamento del giudice, che evidenzia un “inadempimento intollerabile” che solleva dubbi pesanti sull’operato di un’amministrazione incapace di portare avanti progetti nell’interesse della collettività. Davvero un Comune come Ravenna, con un bilancio strutturato e rilevante, non sia stato in grado di sostenere un investimento nell’ordine di 50mila euro l’anno per rispettare le volontà del testatore? Una cifra di questo tipo, spalmata nel tempo, appare assolutamente sostenibile per qualsiasi amministrazione che sappia dare priorità chiare».



