Una vita in viaggio e di studi, alla ricerca di un’umana verità

Conversazione con don Giovanni Montanari, dalle “lezioni americane” al valore dei beni culturali

Giovanni Montanari Mannucci

Don Giovanni Montanari nel suo studio a Ravenna nel 2013, in occasione dell’intervista di Marina Mannucci

Come ricordo del compianto don Giovanni Montanari scomparso recentemente a Ravenna pubblichiamo questa intervista allo studioso che ne coglie la notevole statura intellettuale e umana. L’articolo, comparso sulla rivista della nostra casa editrice “Trova Casa Premium” del dicembre 2013, era inedito sul web.

Giovanni, mi racconta la sua storia?
«Tutto comincia dalla mia maestra della Va elementare che volle che io dessi l’esame per essere ammesso alla Scuola media. E mi portò a quella di Lugo, dedicata a Silvestro Gherardi, scienziato e ministro dell’Istruzione Pubblica della Repubblica Romana. Le medie le frequentai in seminario a Ravenna così come il Ginnasio ed il Liceo. Già in Terza Liceo, prima di partire per Roma, dove mi avviai per cinque anni agli studi teologici all’Università del Laterano, comprai la Summa Theologiæ di Tommaso d’Aquino. A Roma approfondii i miei studi intorno ad una teologia innovativa, avanguardista e modernista, finiti i quali partii per un viaggio in America dove avevo anche dei parenti».

Quanto è stato importante lo studio della dottrina tomistica per una visione “razionale” nelle questioni teologiche? «
Sono sempre stato un tomista anche se considero Dante superiore a san Tommaso. Nella prima pars della Summa, quæstio 1 articulus 9, san Tommaso afferma: «est proprium poeticæ, quæ est infima inter omnes doctrinas», cioè: è proprio dell’arte poetica, che è l’ultima delle discipline. Ma Dante si afferma per la poetica ed io sostengo che Dante superi san Tommaso per intuizione e creatività. Dante è grande perché si ritira di là delle contraddizioni e delle conflittualità; afferma inoltre che la felicità è insidiata dalla criminalità e che la pace universale è possibile solo se si realizza l’impero universale, concetto espresso nel saggio politico in latino De Monarchia. Andando di là dell’orizzonte che conosciamo c’è un mondo divino ed è un mondo diverso».

Riguarda questo studio la sua prossima pubblicazione?
«Sì, discuterò sulla genialità di Dante e di san Tommaso d’Aquino, entrambi i più grandi geni italici nel loro campo ed anche in paragone di colleghi nel mondo. Ma Dante aveva molto da insegnare a san Tommaso. Ho trovato però che anche in san Tommaso c’è molta estetica, ma non è sviluppata perché il bello non si “sviluppa”. L’estetica è la massima espressione del valore della donna e dell’uomo, l’estetica non si sviluppa perché ha origine dalla bellezza dell’universo».

Tornando all’America, questa è stata certamente un’esperienza all’avanguardia per un giovane seminarista di quei tempi.
«Feci la mia prima visita in America nel 1956. A Roma avevo insegnato latino a delle congregazioni di giovani; quest’esperienza lavorativa mi aveva dato l’opportunità di mettere da parte un po’ di soldi che mi permisero di comprare il biglietto per il viaggio sul transatlantico “Cristoforo Colombo”. Mi imbarcai a Napoli e partii per New York con un amico. Al ritorno da questo primo viaggio americano ero già nel corpo insegnante del Seminario arcivescovile per le materie di Filosofia scolastica e Teologia sistematica.
La mia esperienza americana è durata nove anni in università della chiesa e di stato, cioè otto anni nello stato di New York, quattro anni a Rochester e quattro anni nell’Università di Erie in Pennsylvania; poi passai tre anni a Toronto, nel Canada inglese, nell’Istituto pontificio di studi medioevali fondato da Jacques Maritain e Étienne Gilson. Furono anni importanti d’insegnamento e di ricerca all’interno delle biblioteche americane. Negli anni sono tornato diverse volte negli Stati Uniti per semestri d’insegnamento. In un periodo di permanenza a Washington alloggiavo presso il College di Mount St-Mary a Emmitsburg che si trova alle spalle di Camp David. Profittai di questa residenza al College per frequentissime visite al Centro di studi bizantini Dunbarton Oaks della Harvard University, dove il ricordo illustre era che il primo gennaio 1942 i rappresentanti di ventisei nazioni si riunirono per firmare la Dichiarazione delle Nazioni Unite. Un documento che ribadiva gli obiettivi stabiliti dalla Carta Atlantica e nel quale vi appariva per la prima volta l’espressione “Nazioni Unite”, suggerita dal presidente Roosevelt.
Queste importanti esperienze fecero sì che, al mio rientro a Ravenna, l’allora vice presidente della provincia Widmer Mercatali mi chiese di attrezzare una foresteria con annessa biblioteca per ospitare gli studiosi stranieri che venivano in visita a Ravenna. Si sperava in un restauro del palazzo San Giacomo di Russi ed in effetti, in vista di quel progetto, cominciarono i primi lavori di recupero. Fu questa un’occasione che mi permise di raccogliere ulteriori informazioni in campo artistico all’interno delle più prestigiose università, biblioteche, musei e archivi americani. Passai, infatti, un lungo periodo in California e, a Los Angeles, il Jean Paul Getty Museum fu una vera rivelazione.
Per me l’America è importante pur essendo io un critico dell’America e soprattutto del capitalismo selvaggio. L’America è portatrice di una missione. Penso a tal proposito a Jacques Maritain e al suo incontro decisivo con la realtà americana che gli permise di individuare, nei diritti della persona, il nucleo fondamentale delle libertà che preesistono allo Stato e che in nessun modo esso può violare.
Su quest’argomento composi la mia tesi di laurea in Filosofia a Bologna. Gli Stati Uniti rappresentano il caso concreto di una democrazia costruita sui diritti umani, a prescindere da qualsiasi riferimento religioso del singolo».

Mentre rifletto, ecco che ancora una volta Montanari mi obbliga all’attenzione parlandomi all’improvviso della musica di Georg Friedrich Handel e del suo capolavoro Israel in Egypt. Compositore tedesco di età barocca, Handel è specializzato nell’oratorio, una composizione musicale d’ispirazione religiosa, ma non liturgica. Il Messiah è la sua opera più famosa. Provo a dedurre che il riferimento ad Handel è forse dovuto al fatto che la sua musica è la colonna sonora della monarchia inglese: una scelta musicale sostanzialmente obbligata. Parrebbe integrata con la realtà e l’ideologia del Commonwealth. Queste riflessioni sul Commonwealth furono fatte da Montanari con il punto critico di Edward Gibbon – che osservava che, se anche i barbari avessero invaso l’Europa, la Translatio Imperii sarebbe avvenuta con la creazione degli Stati Uniti d’America – e con l’interpretazione di Arnaldo Momigliano che Montanari considera un suo Maestro. Ma, intanto, Giovanni riprende ad espormi i suoi pensieri.
«Tornato a Ravenna nel 1978, per alcuni mesi smisi di dir Messa, pur continuando a credere alla chiesa Cattolica come grande entità storica e culturale. Sono un uomo della chiesa, un ecclesiastico, ma non potevo non tenere in considerazione le contraddizioni della teologia cristiana riguardo alla parousia: il ritorno, mai avvenuto sulla terra, di Gesù. Sono un ecclesiastico sì, ma sono anche un uomo della sinistra politica internazionale».

Chiuderei quest’intervista con alcune importanti e quanto mai attuali riflessioni riguardo i beni culturali del nostro paese, tratte da una video-intervista girata da Giuliana Bonazza, artista ed insegnante di Storia dell’arte, che Giovanni Montanari mi ha consigliato di ascoltare.
«I beni culturali sono ciò che considero con maggiore interesse, non tanto mio, ma come parte della mia cultura, in quanto sono il patrimonio dell’umanità, sono stati creati in tutte le tradizioni, in tutte le culture, in tutte le lingue. I beni culturali sono materia, e sono materia anche la terra, l’acqua, l’aria.
Sono patrimonio, come dicono gli inglesi, heritage, eredità. Il concetto di heritage implica spiegazioni ampie, articolate e con molteplici accezioni, dal momento che esso si riferisce a tutto ciò che riguarda il passato, inteso sia in senso concreto e materiale sia in senso astratto e immateriale, cioè, anche letterario: i monumenta sono monumenti fisici ed anche scritti storico-letterari.
Ne sono un esempio i Rerum Italicarum Scriptores del Muratori e i Monumenta Germaniæ Historica dei tedeschi. Nei secoli passati gli ambiti d’interesse dell’heritage erano principalmente le opere d’arte, i siti storico-archeologici, i monumenti, i palazzi e gli edifici antichi. Oggi, invece, questo concetto abbraccia anche tutto l’insieme delle tradizioni cosiddette immateriali: leggende, miti, usi e costumi, canoni, proverbi, feste popolari, valori etici e morali, quindi la letteratura mondiale sulla storia dell’arte. I beni culturali sono dunque l’intero patrimonio che le nuove generazioni ricevono in eredità da quelle passate, specialmente delle grandi religioni, è tutto ciò che viene conservato, protetto e collezionato per far sì che non vada perso con il trascorrere del tempo.
L’economia nei due termini ecos e nomos, cioè governo della casa, deve essere intesa come governo dell’habitat culturale, della bellezza di tutto quello che l’uomo crea. I valori veri non sono il denaro e nemmeno il lavoro inteso in senso generico, ma il lavoro che le persone producono creando. Nei periodi di crisi bisogna mettere in luce tutto questo e considerare che il patrimonio da salvare, ed anche da tesoreggiare, sono la cultura e i beni culturali. Per far questo bisognerebbe sostenere una federazione mondiale delle università, dei musei, delle soprintendenze, di tutto ciò che ha un tessuto basato sugli studi. È questa la forma di governo che ci vuole e non si può continuare a pensare che sia tempo perso quello dedicato alla cultura‚.

Bibliografia essenziale. Giovanni Montanari è autore di innumerevoli saggi e articoli di genere storico, teologico, filosofico e artistico Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Ravenna patrimonio dell’umanità. Globalizzazione e storia culturale, Ravenna, Longo Editore, 2006; Le copie dei mosaici antichi di Ravenna, foto di Gian Luca Liverani, Giorgio Biserni, Luigi Tazzari, Massimo Carioti, Ravenna, Comune di Ravenna, 2006; Ravenna: l’iconologia. Saggi di interpretazione culturale e religiosa dei cicli musivi, Ravenna, Longo Editore, 2002 (raccolta di saggi dal 1984 al 1991); Socrate, Cristo, Dante e la Bibbia. Saggi di filologia estetica e sull’Ebraismo fondamento della cultura; Ravenna, Edizioni del Girasole, 2002; (con Dante Leoni), Storia di Longastrino in età medioevale e moderna (secoli XI-XVIII), Cesena, Il ponte vecchio, 2002; Mosaico, culto, cultura. La cultura religiosa nei mosaici delle basiliche ravennati, Ravenna, Opera di religione della diocesi di Ravenna, 2000; San Pier Damiano in Dante e Petrarca. Interpretazione storica e teologica, in S. Pier Damiano nel IX centenario della morte (1072-1972), Cesena, Centro studi e ricerche sulla antica provincia ecclesiastica ravennate, 1972, vol. III, pp. 5-178; Determinazione e libertà in San Tommaso d’Aquino, Roma, Libreria editrice della Pontificia Università Lateranense, 1962.

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