Il 25 ottobre i funerali di don Montanari. Nel 2017 a teatro con le Albe per Inferno

A Santa Teresa è morto all’età di 92 anni il sacerdote che è stato direttore dell’archivio e del museo arcivescovile di Ravenna. Il ricordo di Marco Martinelli e Ermanna Montanari

Img 5932La camera ardente di don Giovanni Montanari, morto il 21 ottobre a 92 anni, è allestita nella cripta di Santa Teresa. I funerali sono in programma lunedì 25 ottobre 2021 alle 11 in Duomo a Ravenna. Una funzione sarà celebrata anche nella chiesa di Longastrino alle 15.45. Don Giovanni riposerà poi nella tomba di famiglia nel cimitero di Longastrino, località di cui era originario. Il sacerdote per anni ha diretto l’archivio e il museo arcivescovile. Gli ultimi dieci è stato ospite di Santa Teresa.

Nel 2017 diede la sua disponibilità al Teatro delle Albe per registrare, per lo spettacolo Inferno, l’invettiva contro i pontefici corrotti. Oggi Ermanna Montanari e Marco Martinelli, fondatori della compagnia, ricordano con affetto il prete: «Solo chi ha una fede autentica, come Dante, come don Giovanni, ha la lucidità di distinguere i tesori immutabili della Chiesa dalle scorie della sua vicenda terrena. A Don Giovanni va il nostro ricordo, pieno di affetto e riconoscenza. Abbiamo sempre avuto grande stima per Giovanni Montanari, uno dei teologi più raffinati che Ravenna ha conosciuto negli ultimi decenni. Ce lo fece incontrare Don Giovanni Buzzoni, nostro maestro di spiritualità al Liceo Classico Dante Alighieri nei primi anni Settanta».

Img 5924La diocesi lo ricorda con le parole di don Alberto Graziani, direttore di Santa Teresa: «La sua passione erano la teologia e la filosofia, e in particolare San Tommaso d’Aquino. Negli ultimi anni a Santa Teresa era accogliente e festoso. Ha celebrato Messa con me finché ha potuto».

Anche il sindaco Michele de Pascale ha speso qualche parola per il sacerdote: «Don Giovanni Montanari percorreva le vie della nostra città con lo stesso amore e rigore con cui s’incamminava nelle profondità della storia, letteratura, teologia, arte, musica. Nulla veniva lasciato intentato e inesplorato tra le carte d’archivio, libri, dipinti, mosaici, architetture e paesaggi. Perdiamo l’uomo affabile e cordiale, sempre prodigo di sapere e gentilezza, ma ci rimane di lui la preziosa biblioteca che ha voluto donare alla Classense, i suoi tanti libri ed articoli – per i quali la città gli ha conferito il Lauro dantesco ad honorem nel 2016 – e soprattutto la sua alta visione culturale che ci rende orgogliosi di essere suoi concittadini».

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