Posti barca: il Comune vuole 300mila euro di arretrati Ici, chiesti i primi 60mila

Dopo che l’agenzia del territorio ha definito la rendita catastale nel 2015, si sono mossi gli uffici di Palazzo Merlato partendo dal 2010. Contenziosi in corso

Barca Lega NavaleIl Comune di Ravenna ha contestato il mancato pagamento dell’Ici per l’anno 2010 sui posti barca di Marina di Ravenna avviando le procedure per il recupero di circa 60mila euro in totale a cui andranno sommate le sanzioni ancora da calcolare. Da parte dell’assessorato al Bilancio si tratta solo del primo atto: i tecnici pubblici stanno infatti elaborando le richieste per gli anni successivi, con cifre annuali che non si discostano da quella già citata e arrivano a un totale di circa 300mila euro di arretrati.

A scanso di equivoci va precisato che le contestazioni di Palazzo Merlato riguardano svariate tipologie di soggetti: dal singolo cittadino con il proprio ormeggio utilizzato in prima persona fino alla società che affitta i posti ma anche la concessionaria del porto turistico Marinara. «Non c’è differenza in base a chi possiede il posto barca – spiega Valentina Morigi, assessore comunale al Bilancio –. L’unica valutazione da fare riguarda il versamento o meno. Siamo partiti dal 2010 perché la legge non consente di andare più indietro per il recupero».

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IMG 0991L’azione del Comune ha preso le mosse a metà del 2015 dopo che l’agenzia del territorio ha definito la rendita catastale. I posti era stati accatastati nell’autunno del 2014 ponendo fine a una diatriba che si trascinava da tempo sulla necessità o meno della registrazione. Ma si dibatte in modo acceso sulla rendita. Proprio su questo si basano i tanti ricorsi fioccati da Marina dopo le lettere del Comune: «In poche parole – dice ancora Morigi – i proprietari si oppongono alla valutazione dell’agenzia delle entrate e di riflesso quindi si oppongono ai nostri avvisi di accertamento. Attendiamo il pronunciamento delle autorità competenti e nel frattempo andiamo avanti con le notifiche degli anni successivi perché siamo convinti di essere nel giusto».

Abbiamo chiesto a Seaser, società concessionaria del porto turistico, come sta gestendo la partita Ici-Imu per i posti barca di sua competenza (circa 500 sui 1.100 presenti in uno specchio d’acqua da circa 150mila mq): «La società paga 70mila euro all’anno a titolo di Imu sugli immobili e non vi è alcun contenzioso. Delle strutture in acqua sono accatastate solo le banchine in cemento in quanto individuabili tramite riferimenti catastali». Dal Comune confermano che relativamente agli anni 2015 e 2016 risultano i versamenti di Seaser ma proprio in virtù dei contenziosi sul passato verranno attentamente valutati i calcoli fatti tenendo conto che la concessionaria è tenuta al pagamento anche dell’Imu per gli immobili a terra.

FOTO AEREE MARINARAAnni fa era sorta la questione accatastamento sì o accatastamento no. Era stata sollevata in occasione di uno dei tanti passaggi di proprietà delle quote di Seaser, per via di un ragionamento tanto banale quanto logico: posti accastati aumentano il valore del patrimonio in mano alla concessionaria e quindi il valore della società. Fino a pochi anni fa l’accatastamento non era stato fatto. Eppure la concessione del 1998 tra Seaser e l’Autorità portuale, che autorizzava la realizzazione della parte a mare, sembrava piuttosto esplicita: «Al termine dei lavori Seaser dovrà provvedere a propria cura e spese all’aggiornamento dei dati catastali». E se la parte a terra è stata inaugurata nel 2007, quella a mare era stata già completata in precedenza. Il tema era stato sollevato in quell’occasione da Luigi Vitali, l’ex socio che ha impugnato il bilancio del 2011 in una causa civile di fronte al tribunale delle imprese: «Esistono altri temi trattati nella mia denuncia che dovranno essere approfonditi, il primo fra tutti il mancato accatastamento dei posti barca che ha prodotto gravi danni alla cittadinanza che si è dovuta sobbarcare gli oneri per esempio dello smaltimento di rifiuti derivanti dalle barche, cioè il pensionato ravennate paga per i benestanti delle barche. Sulla necessità di accatastare no nci sono dubbi, ci sono anche sentenze della Cassazione che lo confermano».

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