Il Tavolo dell’Imprenditoria in campo per salvare la Camera di Commercio

Chiesto al ministro di attivarsi per rivedere la riforma. Brunelli, coordinatore del Tavolo: «Si permetta l’esistenza di quelle in equilibrio finanziario»

Camera Di CommercioLa riforma del governo Renzi ne fissava la diminuzione da 105 a 60, con accorpamenti in tutte le regioni. Ma le Camere di commercio sono ancora oggi 82, con tante che continuano a dire no a una riforma che considerano «sbagliata, calata dall’alto e che mette solo in crisi territori e imprese».

Dopo la lettera del sindaco Michele de Pascale, ora arriva anche il Tavolo dell’Imprenditoria della provincia di Ravenna (al quale partecipano tutte le associazioni di rappresentanza delle categorie economiche del territorio) a chiedere al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli di attivarsi per rivedere alcuni aspetti della riforma «in modo da raggiungere una modifica condivisa»
In sostanza, le imprese della provincia di Ravenna chiedono che vengano resi volontari i processi di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, in modo da evitare la creazione di Camere di Commercio con assetti istituzionali e relazionali diversi e, soprattutto, con sistemi produttivi non allineati in termini di settori, numero imprese e di dimensione: «per ottenere questo basterebbe derogare il limite stabilito dalla riforma di legge di 60 Camere di commercio e invece permettere l’esistenza di tutte quelle che posseggano i requisiti di equilibrio finanziario e manifestino o abbiano manifestato la volontà di restare autonome», si legge nella nota del Tavolo.
Inoltre, al titolare del dicastero viene chiesto di confermare la volontà di attribuire alle Camere di commercio importanti competenze in materia economica, garantendo adeguate risorse economiche.

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Alessandro Brunelli

Alessandro Brunelli, coordinatore del Tavolo per l’Imprenditoria di Ravenna

«Non chiediamo lo smantellamento della Riforma – commenta il coordinatore del Tavolo, Alessandro Brunelli – ma il suo miglioramento e la sua reale efficacia rispetto ai differenti contesti locali. Questo rispettando i contenuti della legge n. 580 del 1993, che valorizzava le Camere come enti di “prossimità” rispetto ai temi dello sviluppo economico locale e che per questo erano organizzate su territori omogenei dal punto di vista economico e sociale, fondamentali per la tenuta anche sociale delle comunità. Noi crediamo che la ripresa e la modernizzazione dell’Italia non possa prescindere da una Riforma delle Camere di commercio che sappia rafforzarne il ruolo di presidio permanente sui territori a sostegno delle imprese».

Mentre il Governo ha proposto un bozza di emendamento che, confermando l’obbligatorietà degli accorpamenti, prevede il commissariamento delle Camere che non procederanno alle unificazioni e assegna loro funzioni che, in alcuni casi, sono sovrapposizioni all’attività svolta dalle Associazioni di categoria, la Commissione politiche economiche della Regione, il 16 ottobre, ha impegnato la Giunta ad attivarsi col Governo per portare in sede di Conferenza Stato-Regioni il tema del riordino delle Camere di commercio. L’obiettivo è difenderne la peculiarità come strumento delle politiche regionali di sviluppo del territorio, sia in tema di progetti e servizi per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, sia concertando tra Camere e Regione opportunità e destinazione del gettito dell’incasso dell’aumento fino a un massimo del 20% dei diritti camerali.

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