Presi d’assalto nella “fase due”, i parrucchieri temono un nuovo lockdown

Fatturati in calo nel settore, derivati dai costi più alti. Cna chiede controlli per ridurre l’abusivismo

Parrucchieri Coronavirus Inail IssSono state tra le attività di cui i clienti hanno sentito più la mancanza durante i mesi più bui della pandemia, nonché quelle prese maggiormente d’assalto al termine del lockdown. Ora parrucchieri ed estetisti hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, dopo che si era tornati a parlare di una loro possibile chiusura prima del Dpcm del 18 ottobre, che invece li ha totalmente ignorati. Forse grazie anche alla protesta “preventiva” delle associazioni di categoria, Cna in primis, anche nel Ravennate, che avevano puntato il dito piuttosto contro chi esercita in maniera abusiva nei settori di acconciatura ed estetica.

«La piaga dell’abusivismo – afferma Roberto Zattini, presidente dell’Unione Benessere e Sanità di Cna Ravenna – è in continua espansione nel settore dei servizi alla persona: nel 2018 il tasso di irregolarità di acconciatori e centri estetici risultava, secondo dati del centro studi Cna, intorno al 20 percento del mercato. Infatti è proprio nell’abusivismo che vanno individuati i pericoli della diffusione del virus, vanificando lo sforzo collettivo di contenimento del contagio; ed è per questo, oltre che per la tutela del mercato, che chiediamo un’intensificazione dei controlli».

«In questi mesi – continua Nevio Salimbeni, responsabile Cna Benessere e Sanità di Ravenna – la grande maggioranza delle imprese del benessere si è sacrificata fino in fondo, promuovendo ed accettando un protocollo rigidissimo, per garantire la sua parte di sicurezza contro la pandemia e fornire al meglio (con il sorriso, nonostante la fatica) un servizio di qualità. Nuove restrizioni non avrebbero senso per questo settore specifico e rischierebbero di compromettere la sopravvivenza delle imprese».

Secondo Salimbeni la clientela ha cominciato a risparmiare, rinuncia a quello che può rinunciare. Complessivamente il fatturato è in calo, nonostante un primo boom post-lockdown. «Chiuderanno l’anno mediamente almeno con un 10% in meno rispetto al 2019 e il ristoro dello Stato si è rivelato molto parziale; ad esempio, in riferimento al credito d’imposta sulle spese di sanificazione e sicurezza, è stato fortemente ridotto dal 60% al 9% (e al massimo, grazie alla forte azione di Cna arriverà al 28% con la conversione del “Decreto Agosto”).

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