Il rigassificatore previsto a 8,5 km dalla costa, più vicino di tutte le piattaforme

Il progetto di Snam, su richiesta del Governo, per la nave appena acquistata per 400 milioni di dollari: dovrebbe entrare in funzione entro settembre 2024, ormeggiata a un impianto esistente del gruppo Pir. Sarà costruito un metanodotto di 40 km, in parte in mare e in parte a terra

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La nave rigassificatrice Bw Singapore acquistata da Snam per 400 milioni di euro (foto Bw Group)

Il progetto presentato dalla Snam, su richiesta del Governo, per l’installazione di un rigassificatore in mare al largo di Ravenna prevede l’ormeggio della nave Bw Singapore (300 metri di lunghezza, 43 di larghezza e 44 di altezza) a circa 8,5 km dalla costa in corrispondenza di una piattaforma offshore esistente di Petra (gruppo Pir) che sarà adeguata e ammodernata. L’entrata in esercizio è prevista entro settembre 2024. La nave, acquistata a inizio luglio per 400 milioni di dollari, sarà rifornita a intervalli regolari, al massimo una volta alla settimana, da navi metaniere e dovrà trasformare il metano in arrivo allo stato liquido (Gnl) in metano da immettere nella rete di consumo nazionale. La capacità di rigassificazione annua è di circa 5 miliardi di metri cubi, equivalente al 7 percento del fabbisogno italiano nel 2021 e a circa un sesto della quantità di gas naturale oggi importata dalla Russia.

Le informazioni dell’operazione che sulle carte prende il nome di Fsru, (acronimo della definizione inglese floating storage and regassification unit), sono state rese note dalla Regione Emilia-Romagna con una nota per la stampa dopo che stamani, 15 luglio, si è riunito a Bologna il Patto per il Lavoro e per il Clima – siglato da tutte le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali della regione – sul tema emergenza gas e incremento della capacità di rigassificazione italiana.

20210426 102207Il progetto di Snam, trasmesso la settimana scorsa a Stefano Bonaccini in veste di commissario di Governo per il rigassificatore e da lui ai ministeri competenti, prevede anche la realizzazione di un metanodotto per convogliare il gas verso il punto di interconnessione con la rete nazionale dei gasdotti, posto a circa 42 km dal punto di ormeggio, a nord-ovest della città. Snam propone di realizzare un collegamento composto da un tratto di metanodotto a mare (sealine) di circa 8,5 km e uno onshore, completamente interrato, di circa 34 km, «progettato – si legge nel comunicato della Regione – privilegiando aree non antropizzate, rispettando quelle protette e minimizzando l’uso di suolo, in modo compatibile con le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche e sismiche del territorio, nonché con gli strumenti di pianificazione vigenti».

A tenere banco, in particolare tra l’opinione pubblica, la questione sicurezza. «Nella nave rigassificatrice – si legge sempre nella nota di Via Aldo Moro – non saranno effettuati processi chimici, ma solo operazioni funzionali al processo di vaporizzazione. L’impianto di stoccaggio e rigassificazione sarà completamente installato a bordo della nave. È essenziale che l’impianto e le operazioni a bordo della nave abbiano poi impatti minimi, che Snam si impegna a contenere entro limiti significativamente inferiori a quelli previsti dalla legge. Dal punto di vista paesaggistico, il progetto dovrà rispettare invece le aree di tutela biologica. Sono già stati condotti per Snam alcuni studi specialistici, tra cui un modello delle ricadute in atmosfere, la valutazione di impatto sanitario, la valutazione del traffico navale nell’area di progetto e un modello di dispersione termica e chimica in ambiente marino in fase di esercizio».

A proposito di impatto paesaggistico, vale la pena segnalare un dato. Al largo di Ravenna oggi si trovano 35 piattaforme offshore (fonte ministero per lo Sviluppo economico): escludendo il caso limite dell’Angela Angelina collocata appena a due km da Lido di Dante, tra tutte le altre solamente quattro si trovano a una distanza di 7-8 km. Le altre sono più lontane dalla costa, la maggior parte a 18-20 km e un paio oltre i 50.

L’istanza di realizzazione sarà portata ora all’esame degli oltre 40 enti direttamente coinvolti dal processo autorizzativo. L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio delle opere dovrà essere rilasciata dal commissario stesso entro 120 giorno dal ricevimento.

«È un investimento vitale per il Paese – afferma Bonaccini -, di primaria grandezza e di massima urgenza, per il quale sono previste modalità e procedure inedite con cui dobbiamo misurarci. Anzitutto per conciliare interessi primari come quello di avere energia, ma di farlo in piena sicurezza per l’uomo e l’ambiente. Io aggiungo in massima trasparenza e ricercando il più possibile il confronto e la condivisione: per questo non abbiamo atteso un minuto per portare il progetto all’attenzione delle rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, ma anche delle università, dell’associazionismo, delle forze politiche del sistema regionale. Abbiamo un obiettivo comune: arrivare in tempi ridotti, e con procedure inedite, a un impianto imprescindibile per il fabbisogno energetico dell’Italia; la precondizione, naturalmente, è che l’opera sia sicura e sostenibile, che rispetti tutti gli standard di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio biologico dell’area.

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