Il ravennate Maurizio Rustignoli, imprenditore balneare sulla spiaggia di Punta Marina, è il presidente della Cooperativa Spiagge Ravenna e presidente nazionale di Fiba Confesercenti, la Federazione italiana balneari dell’associazione di categoria.
Concessioni balneari da assegnare entro 16 mesi
Rustignoli, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso di escludere le concessioni balneari dalla Bolkestein e invece ha confermato le gare.
«Il governo ci ha dato un grande sconforto. In campagna elettorale Meloni aveva promesso più di quello che chiedevamo, ostacolandoci nella trattativa col governo Draghi perché era convinta di poter fare di meglio. Invece ci ha lasciato con un pugno di mosche in mano. Draghi aveva imposto le gare entro il 2023 prevedendo il riconoscimento del valore aziendale. Invece l’attuale premier lo ha cancellato e ha dato tre anni di proroga che nessuno aveva chiesto e che hanno provocato ulteriore caos: l’Autorità garante della concorrenza si è messa di traverso e i tribunali amministrativi stanno disapplicando la proroga».
Cosa ne pensa del “bando-tipo” approvato in consiglio dei ministri?
«La montagna ha partorito il topolino. L’idea è apprezzabile, ma la misura è generica e non vincolante per i Comuni. Inutile pensare di uniformare i bandi a livello nazionale, se non si tiene conto di tutte le difficoltà operative che questi comportano».
A quali criticità si riferisce?
«Una su tutte, gli indennizzi per i concessionari uscenti. Manca il decreto attuativo promesso dal governo. La sua prima proposta è stata respinta dalla Commissione Ue e dal Consiglio di Stato, è nel cassetto da un anno e temo che non sarà mai approvata. Senza indennizzi, le gare rischiano di precludere l’offerta balneare per i prossimi anni».
In che senso?
«Non siamo contrari ai bandi pubblici e non vogliamo eludere i principi europei, ma al contempo non possiamo accettare l’esproprio gratuito delle nostre strutture. La spiaggia è del demanio ma quello che c’è sopra è di nostra proprietà. Se il governo non disciplinerà gli indennizzi, saremo costretti a fare ricorso oppure a demolire tutto. Nel primo caso gli affidamenti sarebbero bloccati, nel secondo i nuovi gestori dovrebbero ricostruire da capo. Entrambe le strade comporterebbero gravi ripercussioni sull’intero comparto turistico per i prossimi anni».
Gli indennizzi sarebbero a carico dei nuovi concessionari, perciò sono ritenuti un vantaggio improprio per i gestori uscenti.
«La Commissione Ue e il Consiglio di Stato chiedono parità di condizioni fra i partecipanti, ma senza indennizzo, il titolare uscente è in una posizione di svantaggio. Rischierebbe di perdere tutto senza ricevere l’adeguato riconoscimento di ciò che ha costruito negli anni. Non parlo solo di edifici e impianti, ma anche della clientela e dell’avviamento. Così non è concorrenza né libero mercato. Si tratta di tutelare un patrimonio di interesse generale per l’economia, a prescindere dal fatto che arrivino nuovi gestori o restino i precedenti».
Senza una legge nazionale, gli indennizzi possono essere disciplinati dagli enti locali?
«È ciò che sta cercando di fare l’Emilia-Romagna, che ha avviato un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per elaborare delle linee guida sui bandi. Il dialogo è stato molto costruttivo; il risultato dovrebbe arrivare entro fine mese e ci aspettiamo che introduca un maggiore equilibrio tra uscente e subentrante».
Il Comune di Cervia ha annunciato i bandi entro maggio, mentre a Ravenna tutto tace. C’è un’interlocuzione in corso con Palazzo Merlato?
«Il dialogo c’è stato, ma molto limitato e generico. Ci risulta che la giunta Barattoni voglia attendere le linee guida regionali, per poi adeguarle alla realtà del territorio e avviare le procedure».
Nonostante l’incertezza sul rinnovo delle concessioni, anche quest’anno sui lidi ravennati ci sono state alcune compravendite di stabilimenti balneari.
«Il movimento è stato minimo e ha riguardato soprattutto alcuni affittuari che erano arrivati a fine contratto e hanno deciso di rilevare l’attività. Nel migliore dei casi la loro esperienza professionale sarà riconosciuta in fase di gara e riotterranno la concessione, nel peggiore saranno ristorati della parte di investimento non ammortizzata, che è l’unico aspetto attualmente previsto dalla legge. Sono stati anche sottoscritti dei nuovi contratti di gestione, come per esempio al Bagno Hawaii e al Bagno Carolina a Marina Romea, e c’è una fase di compravendita avanzata per il Bagno Federico di Punta Marina. Chi ha acquistato ha potuto godere di prezzi di mercato molto più bassi rispetto al passato; chi ha venduto era demoralizzato dalla situazione normativa e ha deciso di cambiare lavoro».
Il 19 e 20 febbraio ci sarà la consueta Fiera delle imprese balneari organizzata dalla Cooperativa Spiagge al Pala De Andrè. Gli operatori stanno investendo nonostante l’incertezza?
«Molto poco e col freno a mano tirato. L’incertezza non fa crescere le imprese. Per fortuna in fiera ci saranno oltre 60 fornitori che ci seguono e supportano da anni, soprattutto della filiera del food&beverage. Ma avremo anche attrezzature da spiaggia, arredamenti da interni e prodotti innovativi come il packaging biodegradabile per la ristorazione».



