giovedì
09 Aprile 2026
Sanità

Farmacie private, sciopero del personale per il rinnovo del contratto scaduto da agosto 2024

In provincia 350 addetti. Il personale incrocia le braccia il 13 aprile. I sindacati: «La proposta di Federfarma inadeguata»

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Il personale delle farmacie private italiane è pronto a scioperare il 13 aprile. Lo sciopero nazionale è stato proclamato dai sindacati di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs) come risposta allo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro scaduto il 31 agosto 2024. Il settore conta oltre 76mila lavoratrici e lavoratori in Italia con circa 350 addetti in provincia di Ravenna.

«La decisione dello sciopero – si legge in una nota firmata dai segretari provinciali di categoria dei tre sindacati – è maturata al termine dell’ennesimo nulla di fatto al tavolo di trattativa nazionale: la proposta economica ribadita da Federfarma anche nell’ultimo incontro è stata unanimemente definita dalle rappresentanze sindacali come insufficiente e lontanissima dalla realtà quotidiana vissuta da chi lavora in farmacia».

I sindacati lamentano che l’aumento delle responsabilità e l’impegno quotidiano restano invisibili nei fatti e ignorati nel merito «nonostante la mobilitazione di luglio e il riuscito sciopero del 6 novembre, che a Ravenna ha visto una straordinaria adesione».

Le organizzazioni sindacali sottolineano come la proposta di Federfarma, pur oggetto di alcune modifiche, resti inadeguata sia rispetto al necessario recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione, sia sul versante della valorizzazione di tutte le figure professionali che operano nelle farmacie. «Il rinnovo del contratto deve garantire risposte concrete sul salario, sul riconoscimento delle responsabilità, sulla qualità del lavoro e sulla dignità professionale».

C’è poi un problema che rischia di diventare strutturale: «Trovare farmacisti è sempre più difficile. Se il contratto non diventa attrattivo, la carenza di professionisti, già oggi una realtà concreta in molte zone d’Italia, si aggraverà, con ricadute dirette sulla qualità e sulla continuità del servizio per i cittadini: è un grave segnale d’allarme per l’intero sistema della sanità di prossimità».

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