venerdì
20 Marzo 2026

Tre concerti a lume di candela alla Domus dei tappeti di pietra

La Domus dei Tappeti di Pietra si conferma luogo di spettacolo dal vivo ospitando, in un’atmosfera particolarmente suggestiva, “Tappeti di Musica”: concerti a lume di candela accompagnati da visite guidate. La rassegna vedrà tre serate, tutte anticipate da una visita guidata alla scoperta dei mosaici della Domus, tra pavimentazioni in marmo e mosaico. Seguirà l’ascolto della musica nella cornice della chiesa di Sant’Eufemia, creando un dialogo tra antico e contemporaneo.

Si parte il 20 dicembre con le Arie Barocche e Rock Ballads del Ten String Duo, formato dal violinista Denis Zannani e dal chitarrista Andrea Candeli. Il duo creerà un ponte immaginario tra Bach e i Beatles, tra Pachelbel e gli Aerosmith. La seconda serata il 26 dicembre sarà Non Solo Cinema, un incontro inatteso tra sacro, classico, contemporaneo e cinema, che si fondono grazie al sax di Isabella Fabbri e all’arpa di Floraleda Sacchi. Dalla monumentalità del barocco a Michael Nyman, da Max Richter alle colonne sonore di Nino Rota ed Ennio Morricone, il concerto diventa un viaggio emotivo amplificato dalla nuova e suggestiva illuminazione a lume di candela. Il nuovo anno si apre con un concerto che celebra la contaminazione tra generi, il 2 gennaio con Da Bach ai Led Zeppelin. Il quartetto composto da Aldo Capicchioni, Aldo Zangheri, Matteo Salerno e Anselmo Pelliccioni attraversa Bach, Gershwin, i Beatles, Piazzolla, i Queen e i Led Zeppelin con arrangiamenti sorprendenti.

La rassegna è curata da Ensemble Mariani, con il sostegno dell’assessorato al Turismo del Comune di Ravenna e la collaborazione della Fondazione RavennAntica.

Ogni serata prevede due turni da 48 partecipanti (visita alle 18 e concerto alle 18.30 oppure visita alle 20.30 e concerto alle 21). Il biglietto di ingresso ha un costo unico di 25 euro ed è disponibile anche su Vivaticket.

A Ravenna e Faenza il concerto “Quasi Barocco” degli archi della Cherubini con Albonetti e Seidenberg

È “Quasi Barocco” il concerto in programma a Ravenna e Faenza che gli archi dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini collaborare con i virtuosi del sax e della viola Marco Albonetti e Danny Seidenberg. In città l’appuntamento è mercoledì 17 dicembre alle 21, all’Auditorium di San Romualdo, mentre a Faenza il concerto è in programma per sabato 20, (sempre alle 21) al Teatro Masini, nell’ambito di SaxArts Festival 2025.

L’idea è quella di un “classical crossover” che spazia tra epoche e linguaggi: dai veneziani Alessandro Marcello e Antonio Vivaldi alla musica per film di Cipriani e Morricone, dalle improvvisazioni jazz di Seidenberg alle atmosfere di Villa-Lobos e Piazzola. La collaborazione fra gli archi della Cherubini e due solisti di calibro come Albonetti e Seidenberg continua anche fuori scena, con l’incisione di Quasi Barocco al Teatro Masini per l’etichetta londinese Chandos Records.

«Quasi Barocco sarà il primo di quattro album che seguono il rinnovo della mia collaborazione con Chandos Records, con la quale ho già inciso tre dischi di successo dal 2021 – spiega il faentino Marco Albonetti – e desideravo tanto poter coinvolgere in questo progetto un gruppo di giovani musicisti del mio territorio. Grazie al sostegno di tanti amici, questo sogno si realizza in due concerti e un’incisione al Teatro Masini. Credo moltissimo in questo progetto classical crossover e avrò a disposizione il meglio che potessi sperare».

Nel programma, il celebre Concerto per oboe in do minore di Marcello, trascritto per sax soprano e archi da Albonetti, si intreccia con la struggente pagina di Stelvio Cipriani per il film Anonimo veneziano. Attorno a Vivaldi si apre un gioco di specchi: per il film Revolver, Morricone scrive un brano quasi vivaldiano”, evocando con modernità il ritmo e la vitalità del Prete Rosso; con la prima assoluta della sua suite Winter Variations from Vivaldis Four Seasons Danny Seidenberg trasforma il tema dell’Inverno vivaldiano in sorprendenti visioni, tra improvvisazioni jazz e sonorità contemporanee; e Daniele Di Bonaventura, nel suo intenso Preludio d’inverno, rende omaggio a Vivaldi attraverso il respiro del sax soprano. Il viaggio prosegue con Bach e le sue metamorfosi. Per Il clan dei siciliani, Morricone costruisce un ostinato sulle quattro note del nome B-A-C-H, intrecciandolo con un tema popolare; è di Bach il Doppio concerto in do minore BWV 1060R, in trascrizione originale firmata da Albonetti e Seidenberg; e Villa-Lobos celebra il maestro tedesco con la sua Bachianas Brasileiras n. 5, arrangiata da Seidenberg. La serata si chiude con la forza travolgente di Astor Piazzolla e la sua Fuga y Misterio, tratta dalla tango operita Maria de Buenos Aires. Qui il compositore argentino fonde la forma bachiana della fuga con il linguaggio del tango, unendo così rigore e passione.

I biglietti per i due appuntamenti sono in vendita su Vivaticket e nelle biglietterie dei rispettivi teatri. Posto unico 15 euro, e 5 euro per under 18.

«Sbagliato demonizzare l’alcol: è parte del nostro codice culturale»

È in libreria da qualche settimana In vino felicitas – Manifesto per una vita larga (e felice) (Wingsbert House), scritto dal ravennate Andrea Casadio (medico, giornalista, autore tv, ex docente universitario e ed ex ricercatore di neuroscienze alla Columbia University di New York) insieme ad Alberto Grandi (scrittore e professore associato di Storia del cibo all’Università di Parma). Un libro godibilissimo e di grande interesse, che non promuove l’abuso né l’irresponsabilità ma difende invece la cultura del bere consapevole, moderato, gioioso. Ne abbiamo parlato con Andrea Casadio.

Qual è stata la molla che l’ha portata a questo libro?
«Dopo aver letto nel tempo tante cose prive di fondamento scientifico, la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia pazienza è arrivata il 17 giugno di quest’anno, quando sul Corriere della Sera è apparso un articolo dal titolo Trenta giorni senz’alcol: cosa succede al corpo (e alla mente). Ho deciso di controllare i dati, visto che nell’articolo era citata la fonte, ossia una rivista scientifica di bassissimo livello, il British Medical Journal Open. Io sono stato uno scienziato, di queste cose me ne intendo, e posso dire con tranquillità che quella pubblicazione è spazzatura. Chi ha in mano ricerche scientifiche buone prova a farsele pubblicare da testate come Science, Nature o Sel, le più importanti del mondo, importanza che si calcola tramite il cosiddetto Impact factor, ossia la misura del numero di volte in un anno che in media un dato articolo viene citato da altri scienziati in riviste prestigiose. Ad esempio, la più importante pubblicazione medica è Lancet, che in certi anni ha un Impact factor superiore addirittura a 200, il che significa che se pubblichi un articolo lì la tua ricerca è importantissima. Il British Medical Journal ha un Impact factor minore di 3, il che è imbarazzante, inoltre la dicitura Open significa che chiunque può mandare un articolo pagando, venendo pubblicato dopo un’analisi molto alla buona. Insomma, premesse pessime per una ricerca scientifica, ma poi leggo l’articolo facendo attenzione alla sezione “materiali e metodi”, che spiega come è stata fatta la ricerca».

E qui arriva il bello.
«Eh sì, perché se leggo che “il consumo abituale di alcol fa invecchiare precocemente il cervello, aumenta il rischio di tumori e malattie neurodegenerative, peggiora la qualità del sonno e altre cose”, uno si preoccupa e vuole capire. Dunque, questo studio ha preso due gruppi di oltre settanta persone, uno che non beve, l’altro che normalmente beve, ma beve quanto? Loro dicono che hanno scelto persone che consumavano come minimo 64 grammi di alcol alla settimana, ossia otto unità alcoliche, ossia una birra media o un bicchiere abbondante di vino al giorno, dunque bevitori medi, il che andrebbe bene per la ricerca. Poi uno va a leggere come era composto davvero il gruppo di studio e scopre che il consumo medio dei soggetti era di 260 grammi a settimana, vale a dire cinque birre medie al giorno, che non è esattamente definibile come un consumo moderato. Questa è gente a un passo dall’essere alcolista santi numi, è ovvio che se li tieni in astinenza per un mese i fattori di rischio si abbassano tutti radicalmente. La diminuzione dei fattori di rischio in questa popolazione di quasi alcolisti non è sicuramente rappresentativa della popolazione media, che è fatta di persone come me e te che probabilmente beviamo uno o due bicchieri di vino e neanche tutte le sere».

Certo l’alcol è sempre più demonizzato, ma ci sono dei motivi.
«Attenzione, io non dico che due bicchieri di vino al giorno non fanno male, ma che la quantità fa assolutamente la differenza. Prendiamo la questione più grave, ossia che l’alcol è un cancerogeno, e prendiamo nello specifico il cancro al colon retto. Premesso che sotto i 60 anni le percentuali sono ugualmente inferiori all’1% nel range che va da astemio a bevitore forte, sopra i 70 anni vediamo che gli astemi e i bevitori leggeri hanno la stessa probabilità del 2% di sviluppare il cancro al colon retto, i bevitori moderati il 3% (quindi una persona in più) e i bevitori forti il 4%. Sopra gli 80 anni le percentuali aumentano leggermente (si va dal 5 al 7%). Quindi il rischio è molto basso, per questa patologia, però se invece di dire che 4 persone su cento, tra i bevitori forti, invece che 2 tra i non bevitori, dici 50% in più, fa tutto un altro effetto. Quindi, l’alcol è sicuramente un cancerogeno, così come lo è anche l’aria della Pianura Padana o l’esposizione ai raggi solari. Non esiste il rischio zero che sbandierano le teorie salutiste. Vogliamo un altro dato? In Italia ogni anno l’inquinamento atmosferico causa circa 70mila morti, mentre l’alcol (considerando anche gli incidenti correlati) 17mila».

C’è poi un’imprescindibile questione antropologica legata all’alcol.
«Esattamente, da almeno 10mila anni l’alcol è parte del nostro codice culturale. Non serve glori carlo, certo, ma nemmeno demonizzarlo come fosse Satana in bottiglia. È un rito, un linguaggio, un’arte liquida che da millenni accompagna l’uomo nella festa, nel lutto, nella trattativa, nella seduzione e nella disperazione post-rottura. L’alcol, insomma, è umano. Troppo umano».

Un cervese in finale a “The Voice Senior”, in ricordo delle figlie scomparse

Il 64enne cervese Pierluigi Lunedei è tra i finalisti dell’edizione 2025 del talent show musicale di Rai 1, “The Voice Senior“, nel team dei coach Clementino e Rocco Hunt. La finale – condotta come sempre da Antonella Clerici – andrà in onda venerdì 19 dicembre in prima serata, quando il pubblico da casa, tramite il televoto, decreterà il vincitore della sesta edizione del programma.

Ex bancario, Lunedei è noto in zona anche per essere il cantante del gruppo I Pitoni, che condivide con Gianni Marchetti (con cui fa musica dal 1987). Durante la trasmissione ha commosso giudici e pubblico, oltre che per la sua voce, per la sua storia personale, ricordando le due figlie tragicamente scomparse e sottolineando come, nella vita, non si possa fare a meno di reagire di fronte alle difficoltà e al dolore.

Anche l’anno scorso in finale fu protagonista la provincia di Ravenna, con Sonia Davis e John Calzolari.

“Babbi Natale in moto”, da Faenza fino ai bambini ricoverati al Bufalini di Cesena – FOTO

Si è rinnovata domenica 14 dicembre la tradizionale manifestazione solidale “Babbi Natale in moto”, organizzata dal gruppo Motor Biker Birrata e Anime Ribelli di Forlì in collaborazione con diverse realtà del territorio. Una carovana pacifica e colorata composta da un centinaio di motociclette, molte delle quali addobbate con temi natalizi, è partita di buon mattino dal piazzale Cesare Battisti di Faenza per portare un sorriso ai piccoli pazienti della Romagna.

La carovana ha seguito un itinerario che ha toccato Forlì e Cesena, facendo tappa al Conad Montefiori prima di raggiungere l’Ospedale Bufalini. Qui, i biker hanno fatto visita ai reparti di Traumatologia pediatrica e Pediatria, consegnando doni e sorrisi in un momento di grande commozione. La giornata si è poi conclusa con un momento conviviale al ristorante Il Portico di Cesena.

La Consar travolge Catania e resta al comando del campionato di A2

Al Pala De André la Consar Ravenna travolge 3-0 Catania (25-16, 25-19, 25-19) e conquista l’ottava vittoria consecutiva nelle prime dieci giornate del campionato di volley di A2.

I ravennati restano così al comando della classifica, con 2 punti in più rispetto a Prata, alla vigilia dello scontro diretto di domenica prossima (21 dicembre) in terra friulana.

Screenshot

Consar Ravenna- Sviluppo Sud Catania 3-0  (25-16, 25-19, 25-19)
Durata parziali: 21’, 25’, 26’. Tot. 1, 12’.
Arbitri: Stellato Giuseppina, Pazzaglini Marco
Consar Ravenna: Russo 2, Zlatanov 8, Bartolucci 9, Dimitrov 17, Valchinov 10, Canella 8, Gottardo, Iurlaro, Ciccolella,  Giacomini, Goi, Bertoncello 1, Gabellini, Asoli. All. Valentini.
Sviluppo Sud Catania: Parolari 4, Gitto 4, Arinze 10, Feri 5, Balestra 2, Cottarelli 1, Carbone(L) Basic, Marshall 3, Volpe,  Pinelli, Caletti (L), Torosantucci, Gasparini 3. All. Montagnani.

I supereroi “volano” sulla basilica di San Francesco

In tanti hanno applaudito nel pomeriggio di domenica 14 dicembre in piazza San Francesco i supereroi in “volo” sulla basilica di San Francesco, in centro a Ravenna. Si tratta di una delle iniziative organizzate per il periodo natalizio dall’Advs, associazione che gestisce il villaggio di piazza San Francesco, per promuovere innanzitutto le donazioni di sangue.

Chiudono altri tre negozi storici del centro di Ravenna

Prosegue il trend negativo per i negozi storici del centro di Ravenna. Nei prossimi giorni su altre tre vetrine con vari decenni di storia si abbasserà per sempre la saracinesca.

Il primo spazio vuoto in ordine di tempo è stato lasciato da Q, negozio di calzature e abbigliamento di via Gordini che ha chiuso il 12 dicembre. «Sono aperta dal 2002 e ho deciso di cambiare lavoro – racconta la titolare Chiara Caldironi –. Dopo 23 anni so che mi mancherà tutto questo, ma negli ultimi nove ho gestito l’attività da sola e non è semplice andare avanti senza mai potersi concedere una pausa». Anche per via della posizione strategica, tra il Teatro Alighieri e la Tomba di Dante, il flusso di clienti non è mai mancato, pure nei periodi più difficili. «Le vendite sono sempre andate bene e anche la liquidazione ha avuto ottimi risultati – prosegue Caldironi -. Ho chiuso qualche giorno prima rispetto al previsto perché la merce è praticamente terminata».

Secondo la titolare di Q, il progressivo svuotamento del centro storico non è legato alla questione dei parcheggi, ma al cambiamento delle abitudini di consumo: «È un fenomeno nazionale. Personalmente renderei tutto pedonale, quindi non credo che il problema sia il parcheggio. Piuttosto, i giovani acquistano sempre più online e non sono più abituati ai negozi fisici; spesso, quando entrano, faticano persino a salutare».

A pochi passi di distanza chiuderà anche la Drogheria San Domenico, attiva in via Mentana dal 1987, dopo lo spostamento dalla sede originaria di via Cavour. «Dopo 44 anni di lavoro è arrivato il momento di riposare – sono le parole di Cristina Casadio, prima socia e poi titolare dal 2017 –. Sono cresciuta tra le vie del centro e mi addolora dover chiudere. Mi sarebbe piaciuto che l’attività restasse in famiglia, ma nel giro di poco tempo ho perso sia mio marito che mia nipote». La drogheria, specializzata in spezie, aromi, prodotti sfusi e di nicchia, si è distinta a lungo per la ricerca della qualità anche all’estero. «Prima chi mi ha preceduto e poi io personalmente abbiamo sempre selezionato prodotti particolari dalla Francia, dalla Germania e dall’Inghilterra. Ma tra i giovani il concetto di drogheria si è perso, e di conseguenza c’è anche poco interesse per rilevarla».
L’attività cesserà il 14 dicembre, infatti, senza aver ricevuto proposte concrete, ma con molti attestati di stima: «Una cliente di Vicenza mi ha appena inviato una lettera splendida, con tanto di foto – sottolinea Casadio -. La clientela è dispiaciuta, e anche a me mancherà molto il rapporto costruito in tutti questi anni».

Il 18 gennaio calerà il sipario anche su Al Cappuccetto Rosso, storico negozio di abbigliamento per bambini sotto i portici di via Diaz, attivo dal 1963. «A 70 anni sento che è il momento giusto per fermarmi – spiega Daniela Errani, subentrata nel 1981 alla precedente titolare –. Siamo tuttora un punto di riferimento per tanti genitori, ma le nostre energie non sono più quelle di un tempo, e un negozio per bambini richiede molta dedizione». Un certo interesse per rilevare l’attività c’è stato, ma l’affitto elevato e il centro storico poco valorizzato rappresenterebbero un ostacolo per i possibili acquirenti: «A differenza di altri mondi, quello dell’infanzia è poco percorso dalla compravendita online – continua Errani –. Il problema è che oggi non è semplice gestire un negozio in un centro storico sempre più vuoto: come si può notare, le attività a gestione familiare lasciano spazio alle catene». Sul tema, la commerciante esprime anche critiche verso associazioni di categoria e amministrazione comunale: «Il centro sta pian piano morendo. Lo abbiamo segnalato più volte, ma sembra non interessare a chi dovrebbe occuparsene. La gente cerca comodità, e senza parcheggi è difficile venire in centro a fare acquisti».

Il Ravenna con 500 tifosi a Pesaro: «Sarà uno stimolo in più. Come una finale»

Alla vigilia dell’ultima partita dell’anno solare per il Ravenna, mister Marco Marchionni carica i suoi ragazzi, che con una vittoria a Pesaro nel posticipo di domani sera (lunedì 15 dicembre) avrebbero la certezza di chiudere al primo posto il girone d’andata del campionato (nella peggiore delle ipotesi a pari merito con l’Arezzo, che ha ancora due gare a disposizione). «Dobbiamo affrontare la partita come una finale – ha detto Marchionni in conferenza stampa – consapevoli che con una vittoria potremo avere una settimana per staccare un po’ la spina (come noto, la partita con il Rimini inizialmente in programma domenica prossima è stata annullata a causa dell’esclusione dei biancorossi dal campionato, ndr) e festeggiare un Natale che in pochi questa estate avevano sognato…».

Il mister giallorosso si è poi sperticato in complimenti per il collega Stellone, che sta guidando la Vis Pesaro verso un campionato tranquillo di medio-alta classifica. «Sono una squadra con giocatori importanti, ma sono rimasto impressionato dal lavoro di Stellone, in questo caso l’allenatore ha inciso molto. Ha saputo creare un gruppo seguendo il concetto del gioco, è sempre bello confrontarsi con squadre del genere, come Ascoli e Arezzo».

La Vis Pesaro è inoltre ancora imbattuta sul proprio terreno di gioco (sintetico), dove anche l’Ascoli è stato fermato sul pareggio. «Vuol dire che sono un’ottima squadra. Ma sarebbe ancora più bello riuscire a essere i primi a vincere. Ce la metteremo tutta, consapevoli che per noi sarà l’ultima gara dell’anno».

Marchionni ringrazia poi i tifosi per il sostegno (saranno circa 500 i ravennati nel settore ospiti a Pesaro – la prevendita è aperta fino alle 19): «Da quando sono qui non ci hanno mai fatto mancare il loro supporto. Per i giocatori è importante vederli anche in trasferta, è uno stimolo in più, perché sappiamo che fanno chilometri, magari prendono delle ore di permesso dal lavoro, e vogliamo regalare loro una soddisfazione. Come siamo riusciti in altre occasioni».

Per quanto riguarda il campo, da segnalare l’indisponibilità di Okaka, che tornerà solo nell’anno nuovo a causa di un leggero infortunio.

Donati spinge il Ravenna verso la B: «Dobbiamo essere un treno che travolge tutto»

Un punto fermo della formazione titolare del Ravenna capolista in serie C è un 36enne che ha fatto l’esordio in categoria quest’anno. Ma nella carriera di Giulio Donati ci sono 114 gettoni in B, 46 in A (con 2 gol), 124 in Bundesliga e 16 in Champions League (un gol). Il difensore toscano è arrivato in giallorosso in estate, dopo un anno da svincolato al seguito della scadenza del contratto con il Monza in A.

Nelle prime due giornate Donati è entrato solo a partita in corso perché doveva ancora raggiungere la condizione fisica sufficiente, poi sempre nell’undici di partenza scelto dall’allenatore Marco Marchionni (tranne a Pineto perché squalificato). Per questo il difensore è da considerare a tutti gli effetti un protagonista dei 41 punti in 17 gare che valgono il primato nel girone B. Ma anche per l’atteggiamento che lo ha reso da subito uno dei giocatori preferiti dalla tifoseria.

Donati, 15 anni fa era un giovane della Primavera dell’Inter aggregato alla prima squadra del Triplete, nel 2013 ha esordito in Champions al’Old Trafford con la maglia del Leverkusen. Dove trova la voglia di dare tutto anche in un Ravenna-Pontedera di serie C a due mesi dal 36esimo compleanno?
«Posso spiegarlo con due parole. Una è disciplina, quella che vedevo in Del Piero che era il mio idolo da bambino e quella che ho visto in campioni dell’Inter come Zanetti e Materazzi quando mi allenavo con loro. La seconda è passione: ho piacere di giocare e lavoro per raggiungere l’obiettivo della squadra in cui sono. Ho sofferto tanto a stare fermo l’anno scorso e la proposta del Ravenna mi è piaciuta».

A proposito, che partita è stata con il Pontedera? All’inizio del recupero stava 0-1 per gli ospiti ed è finita 2-1.
«Una partita pesantissima, con il risultato deciso a nostro favore ancora una volta nei momenti finali. È la dimostrazione che la squadra ci crede e poi ci crede ancora di più dopo queste partite. Bisogna fare anche i complimenti allo staff che ci mette in condizione di avere energie  no alla fine».

Dal campo è uscito arrabbiato all’85’, con chi ce l’aveva?
«Ero molto arrabbiato con l’arbitro. Non è questione di errori, perché quelli li facciamo tutti e fanno parte del gioco. Ma non accetto che non venga applicato correttamente il regolamento. Con una richiesta all’Fvs sono stati cancellati due eventi (un rigore per il Ravenna e un’espulsione ai danni di un giocatore del Pontedera, ndr), questo non è possibile».

Quindi non ce l’aveva con il mister per la sostituzione?
«Ma figuriamoci. Diverse volte i cambi sono stati protagonisti delle giocate che hanno deciso le partite, il mister è bravo a leggere la gara. Siamo un gruppo di 25 titolari e a volte c’è qualcuno che ha proprio piacere di entrare dopo perché sa che può spaccare la partita».

Che livello ha trovato in C?
«Le partite sono equilibrate, non ci sono goleade, anche con le squadre più in basso in classifica bisogna essere attenti per non sbagliare. Ci sono stadi e tifoserie di alto livello, a partire dalla nostra: non sembra di giocare in C».

Tra le squadre affrontate finora c’è un singolo che l’ha colpita più di altri?
«Tavernelli dell’Arezzo e gliel’ho detto anche di persona quando ci siamo affrontati. In certe categorie capita di trovare quello che si crede un fenomeno senza aver dimostrato ancora nulla, invece lui mi è sembrato davvero un giocatore concentrato e capace».

Come si sta in vetta alla classifica?
«Non ci nascondiamo, ma non stiamo tanto a guardare la classifica. Siamo una squadra nuova che sta riuscendo a realizzare il percorso impostato a luglio. Se ci alleniamo e giochiamo come sappiamo, possiamo vincerle tutte. Questo è quello che abbiamo in testa».

L’unica promozione vissuta in carriera, finora, è stata dalla B alla A con il Monza nel 2022. Vede qualche analogia?
«A Monza siamo saliti in A al secondo anno di B, quindi un gruppo più coeso. A Ravenna il gruppo è più nuovo, ma rivedo coesione e serenità».

Vittorie e primo posto facilitano questo clima?
«Sicuramente. Faccio l’esempio di un mio vecchio allenatore: dobbiamo essere un treno che prende velocità e a quel punto un ramo o un ostacolo sul percorso lo porta via senza accorgersene. Stiamo prendendo questa velocità».

Spesso il mister Marchionni ha sottolineato il ruolo dei più esperti, come lei e Okaka, nello spogliatoio. Ci fa un esempio?
«Posso dire quello che ho visto io quando ero giovane. Nell’Inter del triplete vedevo campioni straordinari che non mollavano un centimetro in allenamento. Io ero giovane e mi veniva spontaneo pensare che dovevo fare altrettanto perché lo facevano loro. Questo credo sia l’esempio più efficace».

Come sta andando l’ambientamento in città?
«Bene, Ravenna è molto carina, ho trovato una bella casa e mi piace ogni tanto fare un giro in centro, anche per mangiare fuori, visto che ho la passione per la cucina. E poi ci sono molte cose da fare, per esempio è stato molto bello andare con la società al museo d’arte».

Mosaico contemporaneo, ecco i vincitori del Premio internazionale Gaem

Sabato 13 dicembre – negli spazi della Sala Martini del Mar-Museo d’Arte della città di Ravenna – si è tenuta la cerimonia di premiazione del VII Premio Internazionale GAeM – Giovani Artistə e Mosaico, un appuntamento che da oltre tredici anni racconta e sostiene le nuove traiettorie del mosaico contemporaneo.

Durante il pomeriggio sono stati annunciati i vincitori delle due sezioni del Premio, che anche quest’anno ha visto un altissimo numero di candidature. A introdurre l’incontro sono stati i due curatori della manifestazione, Sabina Ghinassi e Antonio Rocca, che hanno raccontato al pubblico il percorso di selezione e gli orientamenti critici che hanno guidato l’edizione 2025.

Per la sezione dedicata al mosaico tradizionale, realizzata in collaborazione con la storica fornace Orsoni Venezia 1888, il premio è stato assegnato a Sofia Liapis con l’opera Madonna (2024) che ha segnato l’incontro virtuoso tra la filologia musiva e contenuti contemporanei, quali la riflessione critica sull’immagine della classica Maternità.

Per la sezione dedicata ai linguaggi non convenzionali e sperimentali – sviluppata insieme alla Fondazione Cingoli – il premio è andato a Luca Federico Ferrero con Bordo Mare (2025), opera concettuale, riflessione raggelata sul nostro desiderio di dominio/coercizione su ciò che è la Natura.

Entrambe le opere entreranno a far parte della Collezione di Mosaici Contemporanei del Mar, a testimonianza del ruolo del Premio nella costruzione di un archivio vivo e in continua evoluzione.

Menzione speciale a Silvia Mantellini Faeti che, con l’installazione site-specific Sidus è entrata in dialogo immersivo con gli spazi del Chiostro della Manica Lunga, attraverso un intreccio di memorie personali e suggestioni della storia di Ravenna.

L’edizione di quest’anno della mostra di GAeM, inaugurata lo scorso 18 ottobre nella Manica Lunga della Biblioteca Classense e visitabile fino al 18 gennaio 2026 (a ingresso gratuito), raccoglie 38 opere scelte tra 136 candidature provenienti da contesti molto diversi, a testimonianza di come il mosaico continui ad attrarre e ispirare le nuove generazioni. Il percorso espositivo si muove tra materiali tradizionali e sperimentazioni radicali, tecniche classiche e pratiche ibride. Le opere dialogano con il tema della Biennale di Mosaico Contemporaneo 2025, “Luogo Condiviso”, riflettendo sui concetti di comunità, identità, relazione con i territori e con il tempo.

Accanto alla mostra prosegue il progetto delle Residenze Musive, che nel 2025 ha coinvolto Lisa Martignoni e Dalia Tvardauskaite nei laboratori ravennati di Pixel Mosaici e Dimensione Mosaico, affiancate dai curatori Viviana Piraneo e Giorgio Vernuccio. Un’esperienza formativa che permette alle giovani generazioni di lavorare sul campo, a contatto diretto con la tradizione viva del mosaico ravennate.

L’Olimpia Teodora da 10 in pagella: arriva una vittoria (3-2) anche a Campagnola Emilia

Decima vittoria su dieci partite per l’Olimpia Teodora che lascia un punto alla Osgb di Campagnola Emilia (2-3 il finale), quarta in classifica e ora a 7 punti di distanza dalle ravennati, prime nel girone B del campionato nazionale di B1 di volley. Decisivo il tie-break finale vinto 15-13 dalla squadra di coach Rizzi, che in precedenza si era agevolmente imposta nel primo e terzo set (rispettivamente 25-14 e 25-20), perdendo ai “vantaggi” invece la seconda e la quarta frazione (con un doppio 27-25).

Mentre continua la ricerca di sponsor in grado di aiutare la proprietà a trattenere i pezzi pregiati della squadra fino a fine stagione, l’Olimpia Teodora continua così nella propria cavalcata verso la nuova A3 (saranno promosse le prime tre squadre di ogni girone, senza playoff).

L’ultima partita del 2025 è in programma al Pala Costa di Ravenna sabato prossimo, 20 dicembre (ore 17), contro un’altra squadra che sta cercando di inseguire i primi tre posti, la Volley Team Bologna, quinta.

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