giovedì
28 Maggio 2026

La Consar torna alla vittoria a Porto Viro e torna a -1 dal primo posto

La Consar torna a vincere. A Porto Viro, nella prima gara del girone di ritorno del campionato di A2, la formazione ravennate si impone 0-3 sfoggiando una prestazione di sostanza e carattere. L’Alva Inox 2 Emme Service, al quarto ko di fila, fa quello che può: se la gioca punto a punto nel primo set, in cui non concretizza due occasioni ai vantaggi, ma poi cede e non trova più il modo di impensierire Ravenna che fa valere la sua superiorità in tutti i fondamentali.

Tra i nerofucsia spiccano Pinali e Magliano, con 13 punti a testa. La Consar, nella quale spicca la coppia bulgara con Dimitrov, mvp con 18 punti e 65% in attacco, 4 muri e un ace, e Valchinov, 12 punti e 56% in attacco, sale così in doppia cifra nel computo delle vittorie e con 31 punti è a -1 dalla coppia di testa formata da Pineto e Prata.

Il tabellino
Porto Viro-Ravenna 0-3 (26-28, 19-25, 19-25)
ALVA INOX 2EMME SERVICE PORTO VIRO: Zonta, Pinali 13, Erati 5, Eccher 4, Chiloiro, Magliano 13, Morgese (lib.), Pedro 2, Brondolo, Mazzon. Ne: Maghenzani, Lamprecht (lib.), Sperandio, Milan. All.: Bologna.
CONSAR RAVENNA: Russo 6, Dimitrov 18, Bartolucci 5, Canella 7, Zlatanov 9, Valchinov 12, Goi (lib.), Gottardo, Bertoncello. Ne: Iurlaro, Ciccolella, Giacomini, Gabellini, Asoli (lib.). All.: Valentini.
ARBITRI: Adamo e Sumeraro di Roma.
NOTE: Durata set: 31’, 24’, 24’, tot. 79’. Porto Viro (3 bv, 10 bs, 3 muri, 11 errori, 42% attacco, 46% ricezione), Ravenna (7 bv, 20 bs, 10 muri, 7 errori, 56% attacco, 54% ricezione). Spettatori: 468. Mvp: Dimitrov.

Muti con la Cherubini in carcere: «Ho trovato molta più emotività, creatività e spiritualità qui che fuori»

La lezione privata di canto, Riccardo Muti al piano, a Mirto, 31enne sopranista e studente del conservatorio di Milano prima di finire in carcere per una drammatica vicenda di qualche anno fa. La standing ovation per il coro dei detenuti al termine del loro “Va’, pensiero”. Molte profonde riflessioni del maestro ma anche qualche battuta spiritosa.

È stata una serata emozionante e di speranza quella di sabato sera nella casa di reclusione di Milano Opera, dove Muti ha diretto l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, che ha suonato con i colorati strumenti del mare, realizzati con il legno di barconi dei migranti. Strumenti che nascono proprio nel carcere milanese, nei laboratori di liuteria accessibili ai detenuti.

«Ho trovato molta più emotività, creatività e profonda spiritualità qui che fuori dal carcere», ha detto alla fine Muti.

L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto “Le vie dell’Amicizia” di Ravenna Festival. Dopo i concerti a Lampedusa e Ravenna nel 2024 ieri Riccardo Muti e la Cherubini hanno portato solidarietà e speranza a Opera. Tra le mani degli orchestrali gli strumenti, tra cui un nuovissimo clavicembalo, realizzati con il legno di barconi. Il primo violino venne benedetto da Papa Francesco nel 2022, ha ricordato Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che offre opportunità di lavoro e rieducazione ai detenuti con i maestri liutai.

Nel teatro del carcere, ristrutturato proprio per questo evento, il programma della serata si è chiuso con la lettura di poesie o testimonianze scritte dai detenuti, prima del pezzo finale, il “Va’, pensiero”. Protagonista il coro La Nave di San Vittore, formato anche da detenuti che hanno cantato abbracciati tra loro e commossi.

Tra gli ospiti il sottosegretario alla cultura Gianmarco Mazzi, Giovanni Bazoli, presidente emerito Intesa Sanpaolo, che ha sostenuto l’evento con Confcommercio, Andrea Rebaglio della Fondazione Cariplo, Maria Milano Franco D’Aragona, provveditore carceri lombarde, Elena Buscemi, presidente consiglio comunale di Milano, monsignor Davide Milani, don Antonio Mazzi e il cantante Achille Lauro. (fonte Ansa.it)

Il sindacato autonomo di polizia lancia l’allarme: «Gravi carenze di organico in provincia»

Il Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) denuncia una «grave carenza di personale in provincia di Ravenna e in particolare in questura».

«Come già lamentato in passato – si legge in una nota inviata alla stampa -, il problema riguarda tutti i settori, compresi i due commissariati distaccati: Faenza, dove l’esiguo numero di ufficiali di Pg attualmente in servizio comporta maggiori carichi di lavoro con ricadute sull’organizzazione dei servizi, e Lugo, dove, nonostante il ripristino del controllo del territorio h 24, permangono ancora carenze di organico».

Il Sap sottolinea che il peggioramento della situazione è «senza soluzione di continuità e nei prossimi mesi, con le nuove uscite dovute ai pensionamenti, senza adeguati interventi correttivi, le condizioni degli uffici di polizia di questa provincia diverranno ancora più gravi. Il personale è sempre più impegnato nelle quotidiane attività di prevenzione e controllo del territorio, nelle attività di natura amministrativa, come la delicata ed onerosa gestione del settore immigrazione, oltre a condurre indagini di polizia giudiziaria, anche di ampio respiro».

Inoltre, ad aggravare il tutto si aggiungerebbero le reiterate richieste del Ministero dell’Interno di aggregazione di personale, anche della questura di Ravenna. Si tratta degli spostamenti temporanei (talvolta della durata di diverse settimane) in altre città per la gestione di eventi eccezionali (come ad esempio per ripristinare i controlli di polizia di frontiera nel nord-est o gestire l’emergenza sbarchi in Sicilia, oppure per le esigenze connesse al Giubileo della Chiesa Cattolica, appena terminato, o per la gestione della sicurezza in occasione delle prossime Olimpiadi invernali), «con inevitabili ricadute negative sulla gestione dei vari servizi in ambito locale, visto che anche adesso ci sono appartenenti alla nostra questura aggregati in giro per l’Italia. A tal proposito sarebbe il caso che l’amministrazione centrale, invece di scaricare il problema sui questori, valutasse con favore e urgenza l’opportunità di assegnare personale agli uffici periferici che versano in condizioni di acclarato sotto organico, proprio come il nostro».

Il geologo Claudio Miccoli si candida a sindaco di Faenza per Lega e Forza Italia

Claudio Miccoli – geologo e dirigente regionale in pensione, salito alla ribalta in questi anni post alluvione del 2023 per le sue posizioni critiche sulla gestione del territorio – è il candidato a sindaco di Faenza per Lega e Forza Italia.

Ne danno notizia Roberta Conti,  segretaria comunale della sezione Lega di Faenza, e Francesco Martelli, consigliere provinciale della Lega, insieme a Fabrizio Dore, coordinatore provinciale di Forza Italia, e Bruno Fantinelli, segretario comunale di Forza Italia.

«Siamo convinti della estrema qualità di questo professionista – commentano in una nota inviata alla stampa -: il candidato giusto al posto giusto. Competenza, esperienza e conoscenza sia nel settore amministrativo che del territorio rappresentano un vantaggio aggiuntivo per Faenza. Siamo certi che Miccoli sarà un sindaco eccezionale e indispensabile anche per la tutela dell’area faentina vulnerabile sul piano del rischio idrogeologico, ambito che da anni è privo di una guida autorevole e affidabile».

Miccoli è stato responsabile della sicurezza del territorio per l’Area Reno e Po di Volano in settori quali la difesa del suolo, la protezione civile e la gestione dei bacini idrografici.

In attesa di conoscere le mosse di Fratelli d’Italia, sarà lui il principale avversario del sindaco uscente Massimo Isola, ricandidato dalla coalizione di centrosinistra.

Gli ambientalisti e il Venezuela: «Contestare Trump non significa condividere tutto quanto fatto da Maduro. Il problema è sempre il petrolio…»

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Pippo Tadolini della campagna “Per il Clima – Fuori dal fossile”, una riflessione partita da una nostra piccola provocazione.

La fotonotizia comparsa a pagina 5 del settimanale Ravenna & Dintorni di giovedi 8 gennaio (che abbiamo pubblicato anche come Bombolone a questo link, ndr), relativa al presidio tenuto a Ravenna di condanna dell’operazione americana contro il Venezuela, che ha portato al sequestro del Presidente Maduro e della moglie Cilia Flores, apre una riflessione che è bene approfondire, e che dovrà necessariamente protrarsi nel tempo dal momento che – ahinoi – la situazione che ne deriva non avrà una risoluzione a breve.

Il commento che accompagna l’immagine, pur esprimendo una critica netta nei confronti della “dottrina Trump” e della sua prova di forza, forse liquida in maniera un po’ semplicistica con il titolo “In piazza per Maduro” il significato della protesta. Infatti, scegliere di stare con chi contesta un’aggressione del tutto illegittima e foriera di altre e forse peggiori sequele, non vuol dire sposare tout court le ragioni, le scelte e la postura dell’aggredito. Vuol dire, nettamente, affermare la convinzione che non si può ammettere che le ragioni della prepotenza abbiano la liceità di prevalere su quelle del diritto.

Tutto ciò detto e riaffermato, deve assolutamente svilupparsi, anche fra coloro che manifestano contro il progressivo dilagare della “legge del più forte”, una riflessione sull’insieme dell’esperienza venezuelana, nonché sul dato di fondo che – guarda caso – emerge dalle ventisei volte in cui il Presidente Trump ha pronunciato la parola petrolio nel giustificare l’aggressione.

Come Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile, nel comunicare la nostra partecipazione all’iniziativa del 5 gennaio avevamo scritto:

«Come realtà che si battono contro il dominio del fossile abbiamo perso il fiato a forza di ripetere che il petrolio e le altre fonti fossili sono la causa dei conflitti in tutto il mondo, e che solo l’uscita dall’era fossile, e il passaggio ad un modello completamente diverso, può rendere i paesi liberi di autodeterminarsi. Solo iniziare ad abbandonare la dipendenza dal fossile può contribuire ad interrompere l’escalation verso la generalizzazione della guerra. Noi ne abbiamo la possibilità, questo è il momento di rendercene conto e agire concretamente di conseguenza».

Oggi, di fronte alla velocità vertiginosa con cui si disegnano ulteriori pericolosissimi scenari (in cui l’unico elemento di speranza è che si risolva la questione di Alberto Trentini e delle altre persone detenute), non possiamo che ribadire la nostra convinzione, ricordando però che essa non riguarda soltanto l’operato di Trump, o quello delle altre grandi potenze, ma anche quei Paesi e quei Governi che, in quanto possessori delle riserve di materie prime e fonti di energia, continuano a basare le proprie politiche esclusivamente sul loro sfruttamento, al prezzo non solo della distruzione dell’ambiente, ma anche di danni irreparabili per le popolazioni che in esso vivono in relativa armonia con la natura, di un forte contributo alla catastrofe climatica, della rinuncia ad affrancarsi dalla dipendenza dal sistema fossile e – last but not least – della mortificazione della democrazia e della partecipazione, fino alla persecuzione di chi manifesta dissenso.

Il caso venezuelano è emblematico. Tutta la galassia di organizzazioni popolari, indigene, intellettuali, ecologiste, femministe fortemente legate ai territori, e che hanno forgiato la loro ragion d’essere nelle lotte contro l’estrattivismo, le deforestazioni, il razzismo e per l’uguaglianza sociale, e attinto alla storica tradizione del legame con Madre Terra, assai forte nella cultura dei movimenti latinoamericani, a suo tempo aveva sostenuto il movimento bolivariano e contribuito all’ascesa di Hugo Chavez, come speranza di riscatto dai secolari scenari di sfruttamento. Poi però si era amaramente scontrata, soprattutto con l’avvento di Maduro dopo la scomparsa di Chavez, con l’incapacità di percorrere una strada diversa e con la scelta di continuare nella politica estrattivista come asse principale della prospettiva nazionale. E in conseguenza di ciò, con la determinazione a prendere di mira l’attivismo ecologista, al pari di svariate componenti sociali, con la repressione e la marginalizzazione.

In questi giorni ci sono state – ma hanno trovato ben poco spazio nella nostra informazione – le prese di parola della Marea Socialista, rete di opposizione da sinistra al governo Maduro, del gruppo di difesa dei diritti umani Surgentes, del Partito Comunista Venezuelano e di altre realtà della sinistra e del chavismo critico, che hanno denunciato le infami pretese di Trump ma non hanno rinunciato a indicare limiti, errori e responsabilità del Governo. Per esempio, l’avvocata costituzionalista Maria Alejandra Diaz, del Frente Democratico Popular, chavista quasi della prima ora e già esponente dell’Assemblea Costituente, ora in esilio dopo essere stata sospesa dalla professione per aver presentato ricorso sulla mancata presentazione dei risultati elettorali, denuncia come “gli USA si sentano autorizzati ad agire come fossero lo sceriffo del mondo”, e però aggiunge: “Da molto tempo dicevamo che il madurismo aveva perso l’appoggio del popolo. Lo ha perso per gli errori commessi, abbassando i salari, smontando le leggi sul lavoro, amministrando in maniera non trasparente le risorse del Paese. Per non parlare della corruzione e della persecuzione di tutti quelli che la pensano diversamente. Io vengo dalle fila del chavismo e mi trovo in esilio per aver difeso i diritti dei lavoratori (….)”. Dal canto suo, il professor Alonso David Ojeda Falcòn, del Comitato Centrale del Partito Comunista Venezuelano (nonché docente di ecologia all’Università Centrale del Venezuela), ha recentemente sottolineato come la lotta in difesa dell’ambiente richieda un grande sforzo di democrazia, e denunciato come negli ultimi dieci anni nel Paese si sia assistito a una forte involuzione in materia ambientale, con un grave deterioramento degli ecosistemi, disboscamento per la produzione di carbone con gravi danni alla vegetazione, all’avifauna, alla qualità dell’acqua, frutto di politiche pubbliche sbagliate nonché della corruzione e della cessione di sovranità a imprese multinazionali. E d’altronde, le attiviste e gli attivisti delle organizzazioni indigene della fascia amazzonica da sempre (pagandone prezzi molto alti in termini di marginalizzazione, minacce, repressione) si oppongono all’estrattivismo senza alternative, in un Paese che già sta pagando prezzi altissimi al cambiamento climatico con un declino ecologico costante e direttamente proporzionale all’espansione dell’estrazione mineraria, con deforestazione massiccia, siccità crescente, inquinamento di fiumi e falde acquifere, fuoriuscite di greggio, scomparsa progressiva dei ghiacciai. Una parte significativa degli oltre sette milioni di venezuelani fuggiti dal Paese, secondo molti esperti, è costituita da rifugiati climatici e ambientali. Certo, tutto questo – in presenza di una politica statunitense che ha persino deciso di ridurre l’Agenzia Federale per la Protezione dell’Ambiente ad una sigla totalmente insignificante – ora probabilmente andrà aggravandosi ulteriormente, e non è un problema che riguarda “solo” il Venezuela, ma l’equilibrio climatico e ambientale dell’intero Pianeta.

Pertanto, al pari della necessità di insistere perché davvero inizi la fuoriuscita dal dominio del fossile, l’attenzione nei confronti di quella parte del Pianeta dovrà molto a lungo rimanere alta, oltre che per ripristinare il minimo accettabile di diritto internazionale, anche per sperare in un futuro vivibile per le giovani generazioni di tutto il mondo.

Anche a partire da Ravenna, dalla realtà di casa nostra.

Pippo Tadolini (“Per il Clima. Fuori dal fossile”)

Prima sconfitta stagionale per l’Olimpia Teodora

Prima sconfitta stagionale dell’Olimpia Teodora che, dopo 11 vittorie consecutive, perdono 3-2 al tie-break (25-17, 25-23, 19-25, 22-25, 15-9) a Ostiano, in provincia di Cremona, contro la sesta in classifica.

Il punto comunque conquistato permette alle ravennati di consolidare il primato nel girone B del campionato nazionale di B1, a una giornata dal termine del girone d’andata, che si chiuderà sabato prossimo, 17 gennaio, al Pala Costa, con il derby contro l’Angelini Cesena, penultima.

Chiude il Fenicottero Rosa Gourmet, ristorante che inseguiva la Stella Michelin

Chiude il Fenicottero Rosa Gourmet, ristorante faentino che inseguiva la Stella Michelin, tra i più premiati dalla critica in provincia negli ultimi anni. Il locale (da 20 coperti) si trovava nel resort Villa Abbondanzi di proprietà della famiglia Bucci, dove resterà operativo l’altro ristorante, il Cinque Cucchiai.

«Gli anni passati insieme a voi sono stati un viaggio straordinario – si legge in una mail inviata dal ristorante agli iscritti alla newsletter -. Ogni vostro sorriso, ogni recensione entusiasta e ogni vostro ritorno è stato il motore della nostra passione e il più bel riconoscimento che potessimo desiderare. Grazie di cuore per aver creduto in noi».

In questi giorni sui social è arrivato anche il saluto dello chef, il talentuoso 37enne Alessandro Giraldi (qui la nostra intervista di tre anni fa): «Non tutte le storie possono avere un lieto fine, questa purtroppo è una di quelle. È stato un progetto in cui ho profuso ogni parte di me senza riserve. Una crescita che porterò sempre con me. Un grazie non basta ma per il momento è ciò che emotivamente mi resta. Grazie alla famiglia Bucci che ha creduto per anni in quest’idea. Grazie a chi è stato al mio fianco ogni giorno nel voler caratterizzare Villa Abbondanzi di un tratto distintivo che ci ha portato a bellissimi riconoscimenti. Grazie a mia moglie e ai miei due splendidi bimbi per non avermi mai fatto pesare l’assenza che un progetto ambizioso richiede. Grazie a tutti i giornalisti».

In questi cinque anni di apertura, il Fenicottero Rosa era entrato con segnalazioni e articoli nella guida Michelin, su Identità Golose, Report Gourmet e nella guida dell’Espresso, che ha assegnato al locale anche il prestigioso riconoscimento del Cappello. La chiusura è un segnale delle difficoltà che sta attraversando anche il cosiddetto modello del “fine dining”.

Le pagelle del Ravenna che ha pareggiato con il Forlì: (quasi) tutti si limitano al compitino…

Le pagelle del Ravenna che ha pareggiato 0-0 contro il Forlì (qui cronaca e tabellino).

ANACOURA 6: un solo tiro nello specchio, su punizione, controllato a terra senza patemi. Per il resto giornata tranquilla. Rischia grosso con i piedi in un’occasione che poteva costare cara.

DONATI 6: da braccetto controlla piuttosto agevolmente Coveri nel primo tempo, meno propositivo del solito, qualche imprecisione nei passaggi (20′ st SCARINGI 6).

ESPOSITO 6,5: esagera in un paio di occasioni, rischiando molto, ma è da premiare perché resta uno dei pochi a provare la giocata, a cercare di andare oltre il compitino.

SOLINI 6: poco impegnato, dovrebbe cercare di spingere un po’ di più in avanti, invece si limita a gestire la normale amministrazione.

CORSINELLI 6: nel primo tempo è tra i più intraprendenti, arriva un paio di volte al cross e prova anche un tiro al volo che termina a lato. In calo nella ripresa (20′ st DA POZZO 6: non riesce a dare qualcosa in più con il suo ingresso, come capitato invece in altre occasioni).

TENKORANG 5: continuano le difficoltà della mezzala che con i suoi inserimenti aveva fatto la fortuna del Ravenna a inizio campionato. Ci prova poco dopo il fischio d’inizio, poi pian piano si perde e con la palla nei piedi sembra fin quasi spaventato (35′ st Spini sv).

ROSSETTI 6: fa il suo soprattutto in interdizione, gioca come sempre con intelligenza, senza riuscire però a cambiare ritmo alla manovra.

DI MARCO 6: suo l’unico tiro nello specchio di tutta la gara dopo un bel movimento in area, entra nelle iniziative più pericolose della squadra, non riesce però a dare continuità alle giocate (35′ st Falbo sv)

RRAPAJ 6: contributo prezioso in ogni zona del campo, manca un po’ di qualità nella metà campo avversaria.

VIOLA 6: giocare seconda punta non lo aiuta, spesso riceve palla girato di schiena e non riesce a entrare quasi mai nel vivo del gioco. Le occasioni più importanti del Ravenna nascono però dai suoi piedi: dalla palla allargata per Di Marco dopo pochi minuti al bel tiro finito fuori di poco nella ripresa, passando per l’imbucata per Tenkorang nel primo tempo e alcune punizioni velenose. Ci si aspetta molto di più, certo, ma ha dimostrato che si può contare su di lui. Magari in una posizione di campo più consona, arretrata di una decina di metri…

LUCIANI 5: altra gara di sofferenza, senza mai riuscire a essere neanche lontanamente pericoloso, nonostante qualche cross in mezzo interessante oggi arrivi. Paga probabilmente anche colpe non sue, ma è la dura vita del centravanti (28′ st Italeng sv).

Un Ravenna senza idee (e poco coraggio) bloccato in casa dal Forlì

RAVENNA-FORLÌ 0-0
RAVENNA (3-5-1-1): Anacoura; Donati (20′ st Scaringi), Esposito, Solini; Corsinelli (20′ st Da Pozzo), Tenkorang (35′ st Spini), Rossetti, Di Marco (35′ st Falbo), Rrapaj; Viola; Luciani (28′ st Italeng). A disp.: Stagni, Borra, Mandorlini, Lonardi, Calandrini, Bianconi, Castellacci, Sermenghi, Karim. All.: Marchionni.
FORLÌ (4-3-3): Veliaj; Manetti (20′ st Mandrelli), Elia, Saporetti, Cavallini (47′ st Palomba); Franzolini (42′ st Giovannini), Menarini, De Risio; Macrì, Petrelli, Coveri (1′ st Farinelli). A disp.: Calvani, Martelli, Ripani, Selvini, Greco, Spinelli, Berti, Scorza, Graziani. All.:Miramari.
ARBITRO: Sacchi da Macerata.
AMMONITI: Saporetti, Esposito, Falbo, Mandrelli.
TIRI (in porta): 9 (3) – 6 (1)

Non fossero bastate le due sconfitte consecutive tra 2025 e 2026, dal derby casalingo contro il Forlì arriva la conferma: il Ravenna è in crisi. E non solo di risultati. Sembra piuttosto non avere un preciso piano per attaccare squadre avversarie che difendono con ordine. Il 3-5-2 riproposto a oltranza da Marchionni è diventato troppo prevedibile, se interpretato in maniera così statica, con un giro palla estenuante e pochissimi guizzi, se non quando Esposito rischia la giocata, Viola (schierato attaccante) riesce a ricevere non girato di schiena o in alternativa si chiude un uno-due sulla fascia.

Lascia perplessi vedere Spini (l’uomo fin qui più performante della squadra) restare in panchina fino al 35′ del secondo tempo, con un Ravenna praticamente obbligato a vincere che gioca per 80 minuti con una sola punta di ruolo (pur tenuto conto dell’emergenza…).

Per quanto riguarda la cronaca, l’unico vero tiro nello specchio della porta è di Di Marco a inizio secondo tempo, respinto da Veliaj, con Viola che invece è pericolosissimo poco dopo, ma il suo sinistro esce di poco. Nel finale di testa ha la palla buona lo stesso Spini, ma sempre Veliaj è attento a respingere. Il Forlì gioca di rimessa, ma nella ripresa può rammaricarsi anche per alcune occasioni potenziali sprecate.

Uno 0-0 sostanzialmente giusto. Domani l’Arezzo (in casa contro il Pontedera) può andare in fuga a +4. E intanto l’Ascoli insegue, a -5 dai giallorossi.

Dopo l’alluvione del 2023, Sant’Agata sul Santerno ora ha di nuovo un palazzetto dello sport

Nel primo pomeriggio di oggi (sabato 10 gennaio) è stato inaugurato il palazzetto dello sport “Giorgio Gadoni” a Sant’Agata sul Santerno, in via Enrico Berlinguer 4. La riapertura della struttura è stata possibile grazie a un importante intervento di ristrutturazione resosi necessario all’indomani dei danni subiti dal Palazzetto a causa dell’alluvione del maggio 2023, che come noto a Sant’Agata sul Santerno ha colpito il 100% degli edifici pubblici, comportando il trasferimento temporaneo di molti servizi.

«Ora che il palazzetto dello sport è tornato nelle nostre disponibilità, i bambini e ragazzi di Sant’Agata sono tornati a fare attività motoria nel nostro paese – dichiara il sindaco Riccardo Sabadini -. Si tratta di un altro tassello fondamentale per il pieno ritorno alla normalità di una comunità che in questi anni si è dimostrata tenace e perseverante. Grazie al contributo della Struttura commissariale e al lavoro di Sogesid oggi abbiamo di nuovo un palazzetto dello sport pienamente funzionale e migliorato rispetto al passato. In questi anni, per venire incontro alla famiglie e alla scuola, abbiamo dovuto organizzare dei trasporti a spese del Comune per permettere ai ragazzi di fare attività motoria nelle strutture di Massa Lombarda. Questo capitolo adesso è chiuso e gli alunni e le alunne delle nostre scuola utilizzano la struttura finalmente riaperta nelle ore mattutine. Nei prossimi mesi apriremo un bando per la gestione del palazzetto, al quale diverse società sportive si sono dette interessate».

Le attività di ricostruzione del palazzetto sono state affidate da Sogesid, la società di ingegneria ambientale dello Stato, per un importo complessivo dei lavori di circa 425mila euro, finanziati nell’ambito dell’ordinanza 24 emanata ad aprile 2024 dalla struttura Commissariale.

Nel dettaglio, gli interventi hanno interessato tutte le parti dell’edificio danneggiate dall’alluvione, consentendo il pieno recupero funzionale dell’impianto sportivo. Le opere principali hanno riguardato il campo da gioco omologato Coni, con la sostituzione integrale della pavimentazione in parquet, e la riqualificazione dell’area spogliatoi. Sono stati inoltre eseguiti il ripristino dell’impianto elettrico e della centrale termica, la sostituzione degli infissi interni, la riparazione e sostituzione dei lucernari esistenti e gli interventi sulla copertura. I lavori si sono conclusi con il ripristino degli intonaci ammalorati, le tinteggiature e le sistemazioni esterne.

A conclusione degli interventi, nel mese di ottobre Sogesid ha proceduto alla riconsegna dell’immobile, consentendo la riapertura della struttura e la ripresa delle attività sportive e aggregative a beneficio della comunità.

Al taglio del nastro, insieme al sindaco Riccardo Sabadini, sono intervenute l’assessora regionale allo Sport e Turismo Roberta Frisoni e la consigliera Eleonora Proni in rappresentanza della Regione Emilia-Romagna, il subcommissario Gianluca Loffredo della Struttura Commissariale e il presidente di Sogesid Roberto Mantovanelli.

«È una gioia vedere questa in una palestra recuperata grazie all’intervento post alluvione oggi piena di bambini – ha dichiarato Gianluca Loffredo, subcommissario della della Struttura Commissariale -. Mi preme fare due riflessioni, a partire dal valore fondamentale dello sport, sancito nella nostra Carta costituzionale di recente, nel 2023, che ci ricorda quanto siano fondamentali gli effetti dello sport in termini educativi e sociali, ma aggiungo soprattutto istruttivi per tutti noi. Penso infatti che lo sforzo degli atleti, giovani e meno giovani, nella pratica delle discipline sportive consenta di raggiungere mete sfidanti, come quelle che tutti gli attori istituzionali e non hanno dovuto affrontare per arrivare al risultato che oggi è sotto i nostri occhi. Ringrazio l’amministrazione comunale, Sogesid, il Governo e certamente la Regione, che svolge un ruolo di snodo alla luce della legge speciale che governa i processi di ricostruzione. I bambini che si divertono e giocano sono il segno più bello di una comunità che riparte, in una vera giornata di festa».

Dopo la cerimonia inaugurale, al palazzetto si è giocato torneo quadrangolare di minibasket (annata 2018), che ha coinvolto il Lusa Basket Massa, i Lugo Aviators, il Junior Basket Ravenna e il Basket Russi. Al termine del torneo c’è stato un momento conviviale organizzato dal Lusa Basket Massa.

Il sindaco e il porto, dal secondo bypass sul Candiano alle preoccupazioni per la riforma del Governo

A pochi giorni dalla pubblicazione dei dati 2025 dell’Autorità portuale, che hanno visto per la prima volta il porto di Ravenna superare la soglia di 28 milioni di tonnellate movimentate, il sindaco Alessandro Barattoni analizza sfide, criticità e opportunità del 2026.

«Siamo stabilmente nei primi cinque porti italiani non solo per il totale delle merci transitate, ma anche per le singole voci relative ai materiali – commenta Barattoni – una diversità che ci ha consentito di affrontare e superare momentanee difficoltà di alcuni settori merceologici dovute a specifiche dinamiche di mercato. Gli importanti investimenti infrastrutturali eseguiti negli ultimi anni, in particolare su dragaggi e banchine, potranno essere ancora più valorizzati con l’implementazione di nuove aree di logistica, fondamentali per un rafforzamento dell’intermodalità nave-gomma-treno. Un aspetto, quello degli spazi retroportuali, che rappresenta un elemento di competitività importante, soprattutto se confrontato con altri scali che per ragioni fisiche hanno pressoché esaurito la loro disponibilità di nuove aree per attirare investimenti e lavoro di qualità. A questi nuovi spazi, però, servono infrastrutture stradali e ferroviarie importanti, che consentano alle merci non solo un veloce trasbordo dalla nave ai magazzini, ma anche un migliore collegamento con tutto il nord est produttivo». Per questo, Barattoni rivela che «come amministrazione comunale, stiamo approfondendo con l’Autorità di Sistema Portuale il dossier “secondo bypass sul Candiano” e stiamo ragionando su una manutenzione straordinaria di alcune strade portuali particolarmente ammalorate; insieme alla Regione sollecitiamo Anas a velocizzare gli interventi concordati sulla variante di Voltana e di Mezzano, per migliorare il collegamento verso Ferrara, così come per le varianti alla Ravegnana, utili per meglio potersi connettere a Forlì. Naturalmente, per un porto che ambisce a muovere merci funzionali a tutto il nord est, non è importante solo quello che accade qui, ma influiscono anche interventi quali il quadruplicamento della tratta ferroviaria Bologna-Castel Bolognese, così come il passante di Bologna e l’ampliamento della A14 tra Bologna e la diramazione per Ravenna».

Barattoni esprime poi preoccupazione «per la forte instabilità geopolitica che ha contaminato tutto il 2025 e che, con l’entrata in vigore dei dazi nell’anno nuovo, potrebbe compromettere alcuni risultati e trasferimenti di merci. Le guerre, i conflitti, le bande armate nei mari e le barriere al libero scambio hanno infatti storicamente prodotto tragedie umanitarie e riduzioni degli scambi commerciali. Purtroppo, per molte delle cose elencate sopra, non si vedono soggetti internazionali che investano in maniera decisa su una soluzione politica e diplomatica credibile. Agli elementi di instabilità internazionale, nel nostro caso dobbiamo aggiungere due fattori nazionali che rischiano di essere determinanti per il nostro porto. Un porto che è ormai leader riconosciuto nel settore delle merci rinfuse, che ha nell’import e nello sbarco di queste merci uno dei suoi punti di forza, che vede i piazzali dei terminal come l’ingresso per arrivare all’industria della pianura padana che poi trasformerà queste materie in prodotti finiti o semilavorati. Siamo quindi un porto sul quale pesano, e molto, i 31 mesi consecutivi di calo della produzione industriale nel nostro paese. Trend che purtroppo non sembra destinato ad invertirsi, vista l’assenza di politiche industriali e di filiera nelle strategie di sviluppo degli ultimi tre anni».

Ma c’è un altro aspetto legato alle scelte del governo che «preoccupa notevolmente» Barattoni, quello della riforma della cosiddetta legge sui porti, che tramite decreto intende mettere mano alle L. 84/94 centralizzando molte delle funzioni delle Autorità Portuali, svuotandole di competenze tecniche ed economiche, in vista di una creazione di una Porti d’Italia SpA che dovrebbe definire le strategie di queste infrastrutture nazionali. «Non posso negare – commenta il sindaco – che la riforma di una legge che ormai ha superato i trent’anni – e di un sistema che sempre più tende a far confrontare nei porti in maniera squilibrata grandi potenze oligopolistiche mondiali con strutture locali – necessiti di un aggiornamento anche di pensiero e visione. Sono altresì d’accordo che chi ha una responsabilità di governo a livello nazionale possa auspicare e lavori per un migliore coordinamento delle Autorità, maggiore capacità di indirizzo e strategia a livello nazionale e migliore integrazione della logistica intermodale, ma il rischio che tutto quello che invece abbiamo detto porti a irrigidimenti, rallentamenti e a un blocco degli investimenti nei porti – che negli ultimi anni sono stati capaci di crescere a dispetto delle condizioni internazionali e nazionali – è concreto, se si pensa solo alla struttura e non a meccanismi di funzionamento chiari e leggibili rispetto ai porti. E questo è vero soprattutto per quegli scali, come il nostro, nei quali ci sono alcune caratteristiche specifiche e uniche, come la presenza di terminal privati a ridosso delle concessioni pubbliche, in un meccanismo di valorizzazione reciproca degli investimenti. A questo aggiungiamo anche le forti preoccupazioni di un anello fondamentale della catena della logistica qual è quello degli autotrasportatori, vessati da aumenti del costo del gasolio e dei pedaggi autostradali».

«Per questo – conclude Barattoni -, auspico che ci possa essere una sospensione del provvedimento di riforma volto a garantire un confronto con gli enti locali che finora non c’è mai stato. Per quanto detto, prima di concludere, ci tengo a sottolineare quanto la possibilità di continuare a raggiungere risultati positivi dipenderà anche dalla nostra capacità di continuare a lavorare insieme a tutto il cluster marittimo e agli enti che si occupano quotidianamente di porto. Perché il 2025 è stato l’anno di insediamento non solo della nuova amministrazione comunale, ma anche del  presidente AdSP Benevolo e del comandante della Capitaneria di Porto Tattoli. Professionisti che si sono calati con grande competenza nei  loro ruoli e nella nostra città, che hanno permesso fin da subito a tutto il cluster di proseguire in un lavoro costruttivo su tanti ambiti e anche di dare segnali importanti e concreti, come la sottoscrizione del protocollo sulla sicurezza del lavoro in Porto e l’emanazione dell’ordinanza sui fondali».

La nuova scuola di Lugo «a energia quasi zero» con vetrate ad altezza di bambino

È stata inaugurata nella mattinata di sabato 10 gennaio, a Lugo, la nuova scuola dell’infanzia “La Filastrocca”, in via Cardinal Francesco Bertazzoli 70/a. Dopo il taglio del nastro, i presenti sono stati accolti nella scuola dalla sindaca Elena Zannoni: «Abbiamo voluto che le bambine e i bambini fossero i primi a entrare e scoprire questa nuova scuola poiché appartiene a loro, e così è stato con la ripresa delle attività il 7 gennaio – ha sottolineato la prima cittadina -. Quella di oggi è invece una giornata di festa pensata per consentire a tutta la città di conoscere la Filastrocca. Una nuova scuola è sempre un passo avanti per la città e poterla inaugurare è probabilmente la cosa più bella che possa capitare per un amministratore. Vorrei condividere questo grande onore e soddisfazione con il precedente sindaco e la precedente giunta, che hanno fortemente voluto questo progetto, oggi diventato realtà. Voglio ringraziare di cuore anche il personale della scuola, i nostri servizi educativi e tecnici, l’istituto comprensivo e tutti coloro che hanno collaborato all’apertura della materna e alla realizzazione di questa giornata».

Le peculiarità dell’edificio sono state illustrate ai presenti dall’architetto Alessandro Bucci, che ha redatto il progetto.

Le conclusioni della cerimonia sono state affidate al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale: «L’inaugurazione di questa nuova scuola è un passo importante per la città di Lugo, che vede così concretizzarsi il suo primo polo dell’infanzia 0-6, per un’idea di educazione che mette al centro il benessere delle bambine e dei bambini. La bellezza di questi spazi ha valore sia nella forma, sia nel contenuto: in un edificio luminoso, realizzato in ogni dettaglio con cura e nel rispetto della sostenibilità ambientale, i più piccoli possono crescere ogni giorno, stimolando le loro curiosità e acquisendo nuove autonomie, accompagnati al meglio dal personale scolastico. Particolarmente significativo è l’abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche e simboliche. L’accessibilità degli spazi racconta di una comunità che riconosce e accoglie le diversità, offrendo a tutte e tutti le stesse opportunità di scoperta e partecipazione. Un percorso che ci vede impegnati nella costruzione di una scuola sempre più accogliente, moderna e inclusiva dove imparare e diventare grandi».

Dopo gli interventi delle autorità, la scuola ha aperto le sue porte alla cittadinanza per una serie di attività che hanno consentito a famiglie e visitatori di conoscere da vicino la nuova struttura e la sua offerta formativa, tra laboratori musicali, workshop artistico-espressivi, letture animate e altre attività didattiche.

La Filastrocca può ospitare fino a cinque sezioni che possono accogliere fino a 135 bambini, garantendo ulteriori 60 posti rispetto al vecchio edificio di viale degli Orsini. Le sezioni sono dislocate in tre dei quattro blocchi che caratterizzano l’edificio, costruiti attorno a un nucleo centrale, che è invece un ampio spazio gioco comune. Le sezioni sono dotate di ampie vetrate ad altezza di bambino per agevolare lo sguardo sul paesaggio. Il quarto blocco ospita i servizi: la mensa, la sala insegnanti, la lavanderia, la dispensa. Ogni sezione è dotata di uno spazio per l’accoglienza, un ripostiglio e servizi igienici. La scuola è inoltre dotata di due dormitori. Tutti gli ambienti hanno ampie aperture che consentono di usufruire degli spazi esterni e sono privi di barriere architettoniche.

La copertura è stata realizzata «a onda di legno», elemento architettonico di rilievo che ospita l’impianto fotovoltaico.

I lavori sono stati eseguiti da Medea Costruzioni Generali Srl di Reggio Emilia. Gli arredi, non ancora ultimati, sono forniti dal Sogno del Bambino di Lugo, concessionario di zona dell’azienda Gioca Reggio, mentre targhe e insegne sono di Quadra Comunica di Russi.

La realizzazione della scuola, avviata nel 2023, è stata possibile grazie al contributo di 3 milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, finanziato dall’Unione europea attraverso il programma Next generation Eu. È stata costruita in un’area adiacente al nido d’infanzia “Arcangelo Corelli”, con il quale va a costituire il primo polo dell’infanzia 0-6 della città di Lugo.

La classificazione energetica è identificabile nella classe A4, la più performante normativamente prevista: il nuovo fabbricato si configura infatti come edificio «a energia quasi zero», il cui fabbisogno energetico è molto basso o quasi nullo ed è coperto in misura significativa da fonti rinnovabili prodotte sul posto.

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