giovedì
26 Marzo 2026

L’ex scalo merci accanto alla stazione dei treni è il nuovo capolinea degli autobus del trasporto pubblico

Da questa mattina, mercoledì 10 settembre, gli autobus del trasporto pubblico a Faenza hanno un nuovo capolinea. L’area rigenerata dell’ex scalo merci ferroviario tra via Laghi e piazzale Cesare Battisti, adiacente alla stazione dei treni, prende il posto della storica stazione delle corriere di viale delle Ceramiche. È il cosiddetto nuovo hub intermodale che dà avvio a una riorganizzazione complessiva del trasporto pubblico cittadino ed extraurbano.

Per garantire comunque un collegamento diretto con il centro storico e con gli istituti scolastici, in particolare con l’Itis, è stato definito uno schema di fermate che mantiene il servizio nelle zone più frequentate della città. In corso Garibaldi, nella fermata in direzione ferrovia, transitano le linee extraurbane provenienti da Tredozio e Modigliana (189), Casola Valsenio, Riolo Terme e Castel Bolognese (195), San Martino in Gattara e Brisighella (199), prima di raggiungere la stazione ferroviaria. Alcune di queste corse, una volta arrivate in stazione, ripartono entro pochi minuti, rendendo così la fermata di corso Garibaldi utile anche per ripartire verso le stesse destinazioni.

Restano attive anche altre fermate strategiche. In via delle Ceramiche, di fronte a Montevecchi, e in via IV Novembre, presso il “Torrione” (subito dopo piazzale Sercognani e prima di Largo dei Bersaglieri, in direzione Forlì) e Largo dei Bersaglieri, continueranno a fermare la linea 190, le corse di linea 126 e 189 da e per Forlì, e la linea 192 da e per Santa Lucia. La linea 155 da e per Russi e Ravenna, invece, fermerà in corso Garibaldi, scegliendo la fermata a seconda del senso di marcia: in direzione Ravenna utilizzerà la fermata in direzione ferrovia, mentre in direzione Faenza si fermerà nella fermata in direzione centro. Lo stesso schema viene seguito dalla linea 193, che si comporta in modo analogo. Le linee 177 da e per la Bassa Romagna e 188 da e per Solarolo e Bagnara di Romagna fermeranno invece presso le fermate di piazzale Sercognani.

Il nuovo hub comprende sei fermate: due in piazzale Cesare Battisti, davanti alla stazione FS, dedicate alle linee urbane 51, 52 e 53; quattro nell’area ex scalo merci, destinate alle linee del forese (192, 193, 194), alle linee extraurbane e ai servizi sostitutivi ferroviari. Sono inoltre predisposti spazi per la sosta lunga e per i capolinea dei mezzi extraurbani.

La riorganizzazione, coinvolge le linee già operative nel periodo di vigenza dell’orario estivo, e sarà monitorata nei prossimi giorni per garantire la massima funzionalità e eventuali correttivi. La piena operatività scatterà lunedì 15 settembre, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico e con l’entrata in vigore dell’orario invernale. Si ricorda che fino al 31 dicembre 2025 i servizi di trasporto pubblico locale urbano (comprese le linee 51, 52, 53, 192 e GreenGo Bus linee A e C) resteranno gratuiti.

In “Engramma” Felice Nittolo e Giorgia Severi connettono le immagini alle proprie esperienze

A breve chiude la bella mostra a due – con opere di Felice Nittolo e Giorgia Severi -, aperta alla niArt di Ravenna ancora a maggio e ora in chiusura, col finissage previsto per domenica 14 settembre, alle 18.30.

La mostra curata da Diego Galizzi porta il titolo di Engramma, una parola inventata nel 1908 dall’eploratore e biologo tedesco Richard Semon per definire il cambiamento permanente che ogni organismo eredita o acquista a seguito di stimoli nel corso della vita. Nella teoria di Semon, la somma di questi stimoli o engrammi prende il nome di Mneme che si può definire come una sorta di memoria organica in continua modificazione per ogni essere vivente, compresa fra uno stadio di quiete e l’altro. Fuori dall’ambito evoluzionista in cui è nata la teoria, potremmo dire che l’engramma è verificabile anche in altri campi come la psicologia e può considerarsi una cifra metaforica delle esperienze che modificano costantemente l’identità degli umani e per quanto ne sappiamo di molte altre specie. Applicata al mondo dell’arte, l’engramma sembra stabilire una forte connessione fra immagini e le esperienze dell’artista, mettendo in moto anche un coinvolgimento emotivo oltre alla dimensione estetica. Quello che distingue è il campo applicativo di ricerca che nel caso di Nittolo e Severi porta a esperienze lontane ma che – in maniera sorprendente – in mostra creano numerosi rimandi e oscillazioni, in un dialogo non solo formale.

Nella constatazione delle differenze fra le opere va ricordato che l’ambito da sempre privilegiato da Felice Nittolo è il mosaico. Nel corso della sua lunga carriera, l’artista ha incontrato il linguaggio musivo precocemente, al momento del suo trasferimento a Ravenna. Ed è stato amore a prima vista. Convinto fin da subito della forte autonomia linguistica della tecnica, Nittolo ha praticato per anni un’indagine che raramente si è soffermata su aspetti di resa tradizionale del mosaico: spesso la sua è stata una ricerca fortemente sperimentale che si è soffermata sulle possibilità di ibridazione fra questo e altri linguaggi come la performance, la musica, la poesia, con esiti talvolta dirompenti e fortemente anticipatori di esperienze riprese da alcuni giovani artisti in anni più recenti. La radicalità di alcune scelte l’ha portato inoltre a indirizzare la ricerca verso la decostruzione del linguaggio musivo fino a spingersi ad approdi concettuali: l’interesse verso lo stesso supporto invisibile delle tessere, verso il calco della tessitura musiva, l’indagine delle tracce fenomeniche una volta tolta di mezzo la loro materialità, hanno improntato un lavoro spesso intransigente nel suo rigore formale. Molto bella è la serie di opere in cui l’assenza, la traccia, l’orma, sono complici di una pura concentrazione sull’azione della memoria, sul rapporto anche residuale con la storia, considerata nella sua dimensione collettiva e individuale.

Giorgia Severi condivide con Nittolo la stessa formazione sul mosaico, nonostante alcune generazioni di differenza, anzi più sul restauro che sul linguaggio creativo autonomo. Nel tempo, l’evoluzione del lavoro l’ha portata a utilizzare altre tecniche – scultura, disegno, frottage, calchi, video e installazioni – tutto ciò che può meglio adattarsi a ogni campagna di ricerca ed esplorazione su uno stesso focus preciso: il rapporto fra umani e natura, la fragilità degli ecosistemi messi in crisi dall’azione antropica e dal surriscaldamento globale. In azioni appassionate e coinvolgenti, l’artista ha dedicato tempo a viaggi che l’hanno portata in vari continenti per testimoniare le forme residuali e in estinzione del nostro mondo: foreste, ghiacciai, specie vegetative, laghi glaciali e altre forme silenti di vita sono i capisaldi della sua azione di testimonianza e di oggettiva denuncia. Con una pietas che non sborda mai nel sentimentalismo, Severi prende in carico il mondo che scompare sotto agli occhi, raccoglie gli amabili resti di una vita la cui età si conta non in secoli ma in ere. Nonostante il lavoro si basi su una prima fase documentaristica ed esplorativa, le opere superano la soglia del documento reale e si trasformano in testimonianze asciutte, rigorose, solidamente ancorate ad aspetti formali da cui traspare una profonda poesia. Anche qui, traccia e orma sono gli stipiti di una soglia che costringe a confrontarsi con quello che è, con quello che sarà del nostro mondo.
In sintesi, i lavori dei due artisti a confronto trovano alleanze nel definire una congiunzione di interessi sui tempi della memoria e sul rapporto fra esseri umani e storia, presente e futura. Ma oltre ai temi, in modo sorprendente sono gli aspetti formali a creare continui rimandi: siano le texture dei materiali inerti, vegetali, o quelle dei supporti musivi, siano i calchi di tronchi e massi oppure dei materiali extra-artistici, la rarefazione e la purezza dei risultati diventa il territorio in comune su cui viene ritmato un dialogo poetico continuo.

 

Felice Nittolo e Giorgia Severi. Engramma – fino al 14 settembre 2025 – Ravenna, NiArt artgallery, via Anastagi 4a/6 – ingresso libero e apertura su appuntamento: prenotare al 338 2791174 – finissage 14 settembre: ore 18.30

 

La Regione investe 200mila euro per tutela e conservazione della riserva Ortazzo-Ortazzino

La Regione Emilia-Romagna investe 200mila euro per la tutela e la conservazione della riserva naturale protetta Ortazzo-Ortazzino nel comune di Ravenna. Con un finanziamento di 100mila nel 2025 e 100mila nel 2026, l’area che si estende per circa 480 ettari tra la foce del torrente Bevano e l’abitato di Lido di Classe potrà contare sulle risorse necessarie per realizzare interventi urgenti di conservazione e gestione attiva a tutela degli habitat e delle specie presenti, salvaguardando al tempo stesso l’equilibrio tra uomo e natura.

I contributi regionali, a favore del Parco del Delta, saranno utilizzati in particolare per realizzare le misure previste dal piano di gestione approvato nel 2024: dagli interventi di messa in sicurezza alla regolazione degli accessi, dalla gestione idraulica al contenimento delle pressioni antropiche. «Rafforziamo il nostro impegno per la tutela della biodiversità e delle aree naturali di pregio – sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora a Parchi e Forestazione, Gessica Allegni -, a conferma della volontà di dare piena attuazione alle politiche ambientali, in coerenza con la strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, la strategia nazionale per la biodiversità e gli indirizzi dell’Unione Europea 2030. L’intervento su Ortazzo-Ortazzino rappresenta per noi una priorità, sia per il valore intrinseco dell’area, sia per il contributo che offre al raggiungimento degli obiettivi globali di tutela ambientale. Investire in questi luoghi significa non solo proteggere ecosistemi fragili, ma anche valorizzare un patrimonio naturale che appartiene a tutte e tutti, da difendere e preservare anche per le generazioni future».

Oggetto di numerose compravendite tra privati, l’ultima a marzo del 2023, l’area Ortazzo-Ortazzino è stata ufficialmente acquisita il 2 aprile 2024 dal Parco del Delta del Po al prezzo di 516mila euro, grazie al finanziamento congiunto di Regione (255mila euro), Parco (166mila euro) e Comune di Ravenna (95mila euro). La riserva rappresenta un unicum a livello regionale e nazionale per la presenza di una successione di habitat litoranei intatti e di elevata naturalità. L’area comprende zone umide salmastre, i meandri della foce naturale del torrente Bevano, ampie praterie umide e aride, nonché sistemi dunali consolidati con macchia mediterranea e pineta costiera. Un sito di straordinaria importanza ambientale, inserito nella Rete Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS). L’area ospita numerose specie di interesse comunitario e conservazionistico: dagli uccelli migratori agli anfibi, dai rettili a specie vegetali rare. Inoltre, riveste un ruolo fondamentale per la connettività ecologica delle zone umide costiere e retro-dunali dell’Emilia-Romagna.

Torna Urban Fair: la tre giorni di sport, musica e cultura che accorcia le distanze tra giovani e istituzioni

Il percorso triennale di Urban Fair (acronimo di Festival, Arte, Immagine e Rumore, quello dei giovani desiderosi di fare sentire la propria voce) torna a Faenza per la terza tappa. Il progetto, promosso dall’Unione della Romagna Faentina e realizzato con il contributo della Regione, nasce per costruire un ambiente condiviso attraverso linguaggi multiculturali e creativi, dove i più giovani possano contribuire con idee e progettualità al dialogo con le istituzioni.

Il programma spazierà tra musica, cultura, sport, food e sociale ed è stato progettato e promosso da un team di venti giovani tra i 18 e 25 anni, in collaborazione con l’amministrazione comunale e il Servizio Politiche Giovanili.
Si parte venerdì 12 settembre nell’ex complesso dei Salesiani. La giornata sarà interamente dedicata alla musica elettronica, con Dj del territorio a partire dalle 20 e fino a notte inoltrata. Alle 18 è previsto un talk con produttori romagnoli di musica, alla scoperta del panorama locale.

Sabato 13, sempre nell’ex complesso dei Salesiani, dalle 14.30 alle 18.30 si svolgerà il torneo di basket, accompagnato dai dj set rap, e dal talk della “Giornata Tipo” di Don Burgio. La serata proseguirà con le esibizioni di rapper locali alle 19.30, il Contest di Freestyle dalle 20.30, e dalle 22.30 fino a tarda notte con il live Diss Gacha.

Gran finale domenica 14, con partenza dalle 9.30 per i tornei di pallavolo e calcio, accompagnati per tutta la giornata da dj set. Dalle 14.30 apertura del Mercatino urbano che comprende anche mostra del Gruppo Fotografia “Aula 21”. A seguire performance di breakdance e live writing/graffiti.
Nel tardo pomeriggio, dalle 19.30, ci sarà il talk con Marco Evangelisti e saliranno sul palco i giovani artisti locali, seguiti dalle animazioni del gruppo Flower e del dj bresciano Battart a partire dalle 21. La chiusura del festival sarà affidata all’attesissimo live di Fasma, doppiamente partecipe al festival di Sanremo negli anni scorsi, dalle 22.30 fino a notte inoltrata.

«L’Urban Fair – spiega l’assessore con delega al Welfare Davide Agresti – vuol essere molto più di un festival. Da quasi un anno lavoriamo a questo progetto a stretto contatto con i giovani, arrivando a costruire l’iniziativa mattone dopo mattone. Proprio ai giovani loro abbiamo voluto lasciare carta bianca, facendone decidere i contenuti, le modalità e i dettagli organizzativi dell’evento; il nostro compito è invece stato quello di supportarli nelle fasi di realizzazione della costruzione del progetto proprio e questo perché volevamo fossero loro a creare sia il contenitore che i contenuti, in piena autonomia».

Rissa fuori dal locale notturno: emessi tre daspo e un divieto di ritorno nel Comune

Quattro ragazzi, tutti di età compresa tra i 21 e i 24 anni sono stati denunciati dai Carabinieri della stazione di Marina di Ravenna come presunti autori di una rissa avvenuta all’esterno di un noto locale di Punta Marina.

I quattro, tre emiliani e un toscano, sono stati sorpresi negli scorsi giorni nel mezzo di una rissa notturna, durante un controllo straordinario del territorio volto a contrastare degrado e microcriminalità. Alla vista della pattuglia, alcuni ragazzi si sono dati alla fuga.

I militari sono intervenuti separando le fazioni e, una volta riportata la calma, hanno identificato i soggetti, alcuni già noti alle forze dell’ordine. Anche durante l’identificazione, due dei ragazzi hanno continuato a minacciarsi e colpirsi a vicenda. Dopo aver verificato che nessuno necessitasse di cure mediche, i quattro sono stati sono stati denunciati alla Procura per rissa.

Iil Questore di Ravenna, valutata la gravità dell’episodio e la pericolosità sociale dei soggetti (uno in particolare) ha emesso le relative misure di prevenzione. Per un 22enne con precedenti per reati contro la persona, già destinatario del divieto di accesso a due locali pubblici nel territorio di residenza è stato emesso un foglio di via con divieto di ritorno nel comune di Ravenna per quattro anni. Nei confronti degli altri tre giovani è stato invece emesso il “Daspo Willy”, provvedimento finalizzato a contenere gli episodi di violenza, con divieto per un anno di accedere o stazionare nelle vicinanze del medesimo locale.

Sono tutt’ora in corso indagini per cercare di identificare gli altri partecipanti alla rissa, anche con l’ausilio di testimonianze e delle immagini dei vari circuiti di videosorveglianza.

L’orario invernale di Start Romagna in vigore dal 15 settembre

Insieme all’avvio delle scuole, lunedì 15 settembre entrerà in vigore anche il servizio invernale di Start Romagna. Tutti gli orari, differenziati per bacini, sono già disponibili sul sito di Start e degli altri vettori privati, mentre sono in corso le sostituzioni delle tabelle alle fermate.

Rispetto allo scorso anno scolastico ci saranno alcune novità per gli studenti: a Faenza è in funzione da oggi (10 settembre) il nuovo hub intermodale, situato nell’ex scalo merci adiacente a piazzale Cesare Battisti (piazzale stazione ferroviaria), che sostituisce la storica stazione delle corriere di viale delle Ceramiche.

Le nuove tabelle orarie contengono inoltre il Qr Code per accedere al servizio Start In Time, attivo dallo scorso giugno, che consente di visualizzare in tempo reale l’arrivo o la partenza dei bus, fornendo una stima precisa del tempo di attesa, con aggiornamenti in tempo reale su eventuali soppressioni o modifiche del servizio. Prosegue anche l’inserimento dei nuovi biglietti Qr Code di Start Romagna, in sostituzione dei titoli di viaggio magnetici tradizionali. Il titolo a lettura QR code è disponibile in ogni Punto Bus e nelle rivendite autorizzate ed è possibile acquistare biglietti anche tramite Whatsapp grazie al servizio Chat&Go.

Secondo le prime stime, saranno oltre saranno oltre 70mila gli abbonamenti sottoscritti quest’anno, in costante incremento anche per le niziative a sostegno, come la campagna Salta Su della Regione e i contributi delle Amministrazioni per promuovere l’uso dei bus.

 

Torna la Vetrina: una tre giorni dedicata ai talenti emergenti della danza d’autore

Torna a Ravenna la Vetrina della giovane danza d’autore del Network Anticorpi XL, la sezione del Festival Ammutinamenti dedicata alla valorizzazione delle nuove generazioni di artisti della danza contemporanea e di ricerca. L’appuntamento è da giovedì 11 a sabato 13 settembre, per una tre giorni di incontri, confronti e scoperte sulle tendenze e poetiche della nuova scena italiana. I luoghi protagonisti della rassegna spazieranno tra Artificerie Almagià, il Mar, Fondazione Sabe per l’Arte e Teatro Rasi.

Sono quattordici le creazioni scelte quest’anno tra 125 candidature pervenute. Ad occuparsi della selezione, una commissione artistica composta dai partner del Network Anticorpi XL. «L’idea è quella di riflettere la pluralità delle influenze culturali e la molteplicità delle visioni artistiche del nostro presente, delineando una mappa sensibile delle urgenze poetiche, estetiche e politiche che attraversano le nuove generazioni di autori – comunicano le organizzatrici -. Le opere individuate spaziano da pratiche performative e installative a proposte di matrice più propriamente coreografica, abbracciando linguaggi ibridi che intrecciano danza, arti visive, drammaturgia e nuove tecnologie».

La Vetrina inaugura giovedì 11 settembre, alle 17.30 all’Almagià, con Davide Tagliavini che presenta la performance That’s all: fisicità, cambiamenti di stato e colore, diversi sfidanti in lizza per conquistare un posto innescano un gioco fatto di guizzi e inviti, aperto alla trasformazione e all’imprevedibilità.

A seguire (ore 19 e 19.30) le sale del Mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna ospitano Dive di Nanouk: «La maggior parte di noi è affetta dalla sindrome del pesce rosso – spiega Nanouk -, rimaniamo nella nostra graziosa boccia di vetro, escludendo il diverso e limitando la percezione del mondo in cui viviamo». Alle ore 20.45 la Vetrina si sposta al Teatro Rasi, per la performance Graziosissimo di Laura Gazzani. Il lavoro prende ispirazione dal metodo del maestro di balletto Enrico Cecchetti, che esplora il “port de bras”, gesto codificato della danza classica (nello specifico, il passaggio delle braccia per le posizioni di base della danza classica), mostrando come possa integrarsi nella nostra esperienza quotidiana.

A seguire, sempre al Teatro Rasi, il coreografo Pietro Angelini presenta RMX, creazione che nasce da una riflessione sul mito di Narciso e indaga la relazione tra l’essere umano e la propria immagine rappresentata, una metafora della società della performance, in cui siamo tutti autori e fruitori, produttori e consumatori. La prima giornata di Vetrina si conclude proprio al Rasi con la perfomance Superstella di Vittorio Pagani. «Cosa vuol dire creare danza al giorno d’oggi? L’atto creativo può̀̀ veramente ignorare giudizio esterno ed esperienza personale?» continuando le ricerche iniziate con A Solo in the Spotlights, Pagani si interroga sui meccanismi di produzione e diffusione delle opere di danza mettendo in scena il processo creativo del suo nuovo spettacolo.

La giornata di venerdì 12 si apre alle 16.45, sempre all’Almagià, con Lemmy B. di Nunzia Picciallo: «Uno stravolgimento di prospettiva nel definirsi, una decisione radicale nel pensarsi». Alle ore 18 e 19.15 la Fondazione Sabe per l’Arte accoglie Everybody has a fate (primo studio) di Riccardo De Simone, performance che invita a riflettere sulla natura del tempo, sul significato del presente e sulla speranza di un futuro che, per quanto incerto, ci chiede di raggiungerlo.

Dalle ore 18.30 la Vetrina si sposta al Teatro Rasi: si inizia con The Garden di Gaetano Palermo, una sorta di danza immobile, un fermoimmagine vivente. A seguire (ore 20.45) la danzatrice e coreografa Francesca Santamaria è in scena con la Good vibes only (beta test) che si articola come un beta test, ovvero la prima fase di verifica di un software in condizioni di utilizzo reali da parte di utenti reali. La serata si conclude con Violetta Cottini che presenta Do fairies have a tail?, lʼevocazione di un posto segreto, il tentativo di creare un ́esperienza percettiva oltre la dimensione umana. Il titolo stesso, come una formula magica, cerca di lasciar entrare, chi lo desidera, tra le pieghe di qualcosa di misterioso che non è dato sapere.

Sabato 13 settembre ultima giornata dedicata alla Vetrina. Si inizia al Teatro Rasi (dalle ore 18.30) con il lavoro dal titolo Sex.Exe (primo studio) di Pablo Ezequiel Rizzo/Voluptas. L’indagine coreografica intende creare una dimensione simbolica attraverso la costruzione di immagini archetipiche, tra danza, arte visiva, parola e tecnologia.

A seguire Gherminella_studio di voci inarticolate di Miranda Secondari, una pratica coreografica, un lavoro sul suono e sulla voce confusa. Vidavè Company andrà invece in scena con Coraggio. La sfortuna non esiste, che sviluppa una riflessione artistica intorno al concetto del Sé, attraverso una composizione coreografica surrealista ricca in movimento e musica. La Vetrina si conclude all’Almagià, alle 21.30 con lo spettacolo En retrait (primo studio) della coreografa e danzatrice Laura Simonet.

Ravennati in scena a Matera. Giorno 2, Murgia: dalla visita guidata fino al liberatorio “Ballo di San Vito”

Terza puntata (qui si può leggere la prima, qui invece la seconda) del diario di viaggio del nostro appena ventenne collaboratore Ernesto Moia da Matera, città che ospita la prima tappa del Progetto Hamelin di Ravenna Teatro-Teatro delle Albe. Per tre giorni, la celebre città in Basilicata sarà attraversata da riprese cinematografiche e azioni performative nei luoghi pubblici, con protagonisti oltre 200 bambini e ragazzi dai 7 ai 17 anni provenienti da Basilicata, Emilia-Romagna e Lazio, di cui la maggioranza dalle scuole di Ravenna. Il racconto guida è la fiaba de Il Pifferaio di Hamelin, riletta come metafora di una società che tradisce le nuove generazioni e ne paga il prezzo. 

Giorno 2, Murgia
Foto di Luca Centola

Oggi la partenza è programmata per le 8 e 30, in mattinata abbiamo la visita guidata del centro. Partiamo in piazza Vittorio Veneto, esattamente di fronte al razionalismo fascista del banco di Napoli, ora Intesa San Paolo, scendiamo dunque tra i sassi limitrofi all’antica cisterna del “Palombaro Lungo”. Negli spostamenti chiacchiero con i ragazzi, ma ascolto la guida in religioso silenzio mentre mi spiega che a causa della porosità della calcarenite Matera aveva enormi problemi di  approvvigionamento idrico o quando racconta che alcune zone fino agli anni ’50 avevano fogne a cielo aperto e la città aveva il 46-48% di mortalità infantile. Ora esattamente tra le stesse mura dove si usava far fermentare il letame come riscaldamento ci sono alberghi e B&B da 3 stelle in su. La passeggiata si conclude tra un sole cocente, turisti dall’incarnato nordeuropeo e storie dei punti in cui Mel Gibson girò la Passione di Cristo.

Pranziamo nella pineta del Brancaccio, alle 15 circa siamo in cima alla Murgia, dall’altro lato della gola rispetto al giorno prima. Qui alcuni minuti di ascolto della “preghiera” di Mariangela Gualtieri e cori con corifei in pieno stile Albe per preparare i giovani, che stimo in un numero tra 120 e 200, alle tre ardue scene pomeridiane. Per la prima, la regia è quasi in cima, guardiamo i ragazzi dall’alto apparire da dietro una roccia; per la seconda li vediamo scendere invece attraverso una simbolica porta di pietra; nell’ultima (la vera ultima scena del film) siamo a metà, loro arrivano da più in alto, passano il punto macchina sul nostro livello, e iniziano la discesa, che li porta a scomparire seguendo il pifferaio un’ultima volta.

Il regista Penta e il direttore artistico Argnani si scambiano informazioni, le guide raccolgono i giovani, “Fagio”, il capo tecnico, distribuisce ricetrasmittenti, i ragazzi sono tutti in fila indiana, servono circa un paio di ciak per scena, un’orchestra silente. Osservando la situazione noto una curiosa coincidenza, o forse no? Ci si sente come a essere di fronte al San Giorgio di Donatello verniciato da Andy Warhol mentre queste scene prendono vita: l’antica favola del pifferaio con bambini vestiti di Nike e Adidas a caratteri cubitali, sullo sfondo il dipinto dei sassi di Matera che cedono il passo a ecomostri di una cinquantina di anni fa costruiti esattamente dove il terreno si fa pianeggiante a sufficienza, la leggendaria “Ronda” a tutto volume sparata da un furgone con quattro amplificatori da non so quanti watt che ricopre la vallata. Che ironia.

Il lungo pomeriggio arriva a conclusione dopo un breve ascolto di Thomas Emmenegger, e un altro grande momento: per volere di Argnani dal furgone parte “Il ballo di San Vito”, con un oceano di ragazzi e bambini che saltano al ritmo della Taranta.

La cena e le chiacchiere sono fondamentali a decomprimere e rilassare, domani avremo un’altra scena kolossal, con anche videomaker e genitori in scena, andiamo quindi a dormire, in quello che alla fine sono contento non sia un facile B&B ricavato tra i sassi ma un meraviglioso Santuario in cima a un colle a 20 minuti di macchina.

Caritas: l’emporio aiuta 30 famiglie e la mensa distribuisce cento pasti

Aumentano le famiglie che si rivolgono alla Caritas di Ravenna per usufruire dei servizi a bassa soglia. Dopo una fase di contrazione tra 2016 e 2017, a partire dal periodo post-Covid si è verificato un nuovo incremento di circa il 5 percento, riportando i numeri ai livelli di oltre dieci anni fa. Attualmente circa 30 nuclei familiari si recano regolarmente all’emporio alimentare di via Narsete, inaugurato nel 2022 proprio per far fronte alla domanda crescente e sostituire la distribuzione del pacco mensile destinato agli indigenti. Il servizio mensa in via De Gasperi, invece, è attivo tutti i giorni nel mese di agosto e ogni domenica dell’anno, accogliendo a ogni apertura tra le 90 e le 110 persone.

Per accedere ai servizi è necessario rivolgersi al centro di ascolto diocesano di piazza Duomo che da inizio anno raccoglie una media di dieci richieste al giorno. Dopo un primo colloquio conoscitivo, viene definito un percorso di accompagnamento personalizzato, che comprende l’abilitazione per l’accesso alla mensa e all’emporio e può includere anche supporti trasversali per l’acquisto di farmaci o il pagamento delle bollette. «L’età media dell’utenza parte dai 45 anni e ad aumentare nell’ultimo periodo è anche il numero degli italiani, che oggi è pari ai due terzi dei richiedenti aiuto – spiega Daniela Biondi, vicedirettrice della Caritas di Ravenna –. Gli stranieri che riscontrano situazioni di precarietà sul territorio tendono ad allontanarsi. Per gli italiani è diverso, perché più radicati nel loro territorio d’origine».

Nel 2025 sono circa cento i volontari impegnati nell’assistenza ai bisognosi nella realtà diocesana, ma per rispondere adeguatamente alle richieste di aiuto il numero dovrebbe essere maggiore: «Diventa sempre più difficile rispondere all’aumento della domanda, ed è fondamentale lavorare in sinergia con tutte le realtà caritative della città per affrontare le problematiche più urgenti, a partire dall’emergenza abitativa – continua Biondi –. Molte delle persone che si rivolgono a noi hanno un reddito e sarebbero disposte a pagare per un affitto, ma a causa dell’assenza di immobili o i prezzi proibitivi dei pochi disponibili sono costrette a soluzioni di fortuna».
Il centro diocesano non dispone di alloggi, ma collabora con i quattro dormitori della città (Re di Girgenti in via Mangagnina (ne parliamo qui), l’asilo di via Torre, il Buon Samaritano al quartiere San Rocco e la Casa della Carità di Santa Teresa).

Dormitorio Buon Samaritano San Rocco

L’allarme per la crisi immobiliare arriva anche dalla casa di accoglienza notturna Buon Samaritano San Rocco, storica realtà ravennate che mette a disposizione 21 posti letto per periodi di permanenza limitati: «Molti dei nostri ospiti sono lavoratori – spiega la responsabile, suor Rosalba Scaturro –. Ma non possono permettersi una vita normale a causa del costo degli affitti o, nel caso di stranieri, dei pregiudizi che ostacolano la stipula di un contratto». Le stanze e i servizi igienici della struttura non sono pensati per essere abitati, ma per un’accoglienza prettamente notturna, e sono fruibili solo dalle 19.30 alle 7.30. «Tempistiche che possono creare un disagio al lavoratore, mettendo in difficoltà anche l’organizzazione – prosegue la responsabile –. I periodi di permanenza dovrebbero infatti limitarsi a pochi mesi, ma spesso è difficile mandare via chi ha un impiego, rischiando di compromettere ulteriormente la sua situazione».

Il servizio, nato vent’anni fa e destinato principalmente a un’utenza maschile e ravennate, ha cambiato negli anni la formula di accoglienza. Oggi ospita, in parti pressoché uguali, utenti inviati dai servizi sociali in convenzione con il Comune, principalmente provenienti da percorsi terapeutici o seguiti dal servizio Dipendenze dell’Ausl, persone che arrivano spontaneamente e migranti con permesso di soggiorno temporaneo regolarmente rilasciato dalla questura, ma ancora in attesa in un posto libero in Cas. «Abbiamo dovuto porre un limite all’accoglienza dei migranti, che non supera mai le 8 o 9 presenze in contemporanea. La richiesta è elevatissima, ma il nostro dormitorio non nasce per protezione internazionale – spiega suor Rosalba –. Non è comunque accettabile per noi lasciare dei giovani in strada, alla mercé della malavita, e cerchiamo di accoglierli come possiamo». Negli ultimi dieci anni il dormitorio ha iniziato ad accogliere anche un piccolo numero di donne, fino a un massimo di tre ospiti. «Tuttavia, di fronte all’aumento delle richieste, soprattutto da parte di badanti o donne che hanno intrapreso percorsi di emancipazione, ci stiamo interrogando seriamente sul tema dell’accoglienza femminile, con l’obiettivo di ampliare l’offerta».

Tra gli obiettivi principali c’è anche l’umanizzazione dei servizi di accoglienza. Il dormitorio si trova all’interno di uno stabile abitato anche da diverse famiglie straniere radicate ormai da anni nel territorio: «Vogliamo evitare l’effetto ghetto e offrire uno spazio dignitoso, con una dimensione quasi familiare, grazie anche al ruolo dei volontari, che aiutano a creare un ambiente accogliente, offrendo ogni sera una tazza di tè e le indicazioni necessarie agli ospiti».
Anche i servizi di San Rocco si fondano infatti sul contributo fondamentale dei volontari: circa quindici quest’anno, che si alternano per un paio d’ore a settimana tra servizi di accoglienza e mensa. Quest’ultima garantisce ogni giorno circa 200 pranzi e distribuisce una cinquantina di “sportine” per la cena. Proprio per la carenza di volontari nel periodo estivo, sia il dormitorio che la mensa restano chiusi per tutto il mese di agosto (la mensa ha riaperto martedì 2 settembre, a regime ridotto, mentre il dormitorio riprende le sue attività giovedì 4). «Una scelta per cui siamo stati spesso criticati – conclude suor Rosalba – ma che portiamo avanti nel rispetto degli impegni personali dei nostri volontari e credendo fortemente nel valore pedagogico della chiusura. Durante questo mese di pausa, molti dei nostri cercano soluzioni alternative: si aiutano tra loro, trovano nuove sistemazioni temporanee, oppure colgono l’occasione per avviare un percorso lavorativo. Spesso gli utenti restano in attesa di soluzioni che vengano da noi, ma questa interruzione temporanea vuole essere anche uno stimolo all’autonomia».

Santa Teresa: in arrivo 18 letti per chi è senza tetto

Tra le realtà di Ravenna che offrono accoglienza alle persone senza casa c’è l’Opera di Santa Teresa, l’ente ecclesiastico al servizio della carità fondato nel 1928 da don Angelo Lolli. Fino ad oggi l’ospitalità era garantita grazie allo spazio noto come Casa della Carità: 25 posti in un contesto protetto, strutturato con camere indipendenti pensate per famiglie e persone in difficoltà che possono restare anche per periodi lunghi, in collaborazione con Caritas e i servizi sociali del Comune. Nel 2024 sono state accolte 44 persone. Nel primo semestre di quest’anno, 16 nuovi ingressi a fronte delle 53 richieste ricevute dalle singole persone, da associazioni e cooperative del territorio. Sono in aumento i casi di uomini soli che hanno redditi – da pensione o da lavoro – troppo passi per coprire un canone di affitto di chi preferisce le locazioni turistiche. Il prossimo 2 ottobre verrà inaugurato – alla presenza del cardinale Matteo Zuppi – il risultato di un lavoro di ampliamento durato un anno e mezzo e costato quasi 500mila euro. La Casa della Carità avrà 48 posti e verrà aperto un nuovo dormitorio da 18 letti, intitolato al cardinale Ersilio Tonini, con prevalenza per le donne.

Gli spazi di Santa Teresa accolgono chi vive in povertà anche per fare una doccia, procurarsi vestiti puliti e consumare una piccola colazione in compagnia dei volontari e degli operatori. Nel 2024 sono state offerte 6.443 colazioni, 3.257 docce e distribuiti oltre 6.400 capi di vestiario. I dati del primo semestre 2025, confrontati con lo stesso periodo dell’anno scorso, dicono che le colazioni sono state 2.200 in più, le docce 49 in meno e in cambi di vestiti 8 in meno.
Nel tentativo di favorire il ritorno nella società, è presente un centro di ascolto che supporta gli ospiti nella compilazione di un curriculum vitae, in attività di orientamento ai servizi che offre il territorio e di ricerca di un lavoro o di una casa, nella regolarizzazione di pratiche di residenza o di documenti di soggiorno (nel 2024 su 120 persone prese in carico, quasi la metà ha trovato un lavoro).

A Santa Teresa si tiene anche la mensa gestita dai volontari della Caritas e dell’Opera: circa 130 pasti ogni domenica, tra pranzo e cena (nel 2024 i pasti offerti sono stati 10.746); solo nel mese di agosto è aperta tutti i giorni per coprire il periodo di chiusura della mensa alla parrocchia di San Rocco.

Un faentino a Doha durante il bombardamento israeliano: «Mio figlio si allena vicino a dove è avvenuto l’attacco»

Il 42enne faentino Filippo Sassi è tra i testimoni dell’attacco israeliano a Doha, in Qatar, dove vive da alcuni anni e lavora come istruttore di tennis. L’attacco aereo dell’esercito israeliano è avvenuto martedì, con una dozzina di missili contro i vertici dell’organizzazione palastinese Hamas che si trovavano a Doha (sarebbero sei i morti), in una zona comunque densamente popolata.

Filippo Sassi
Filippo Sassi

«L’attacco è avvenuto in una zona limitrofa a casa mia – scrive sui social Sassi, che a Faenza dirige il museo intitolato al padre Ivo, maestro ceramista – dove quotidianamente si reca mio figlio (di 12 anni, ndr) per i suoi allenamenti di calcio. Per fortuna oggi aveva dei compiti da fare e non è andato. Stiamo bene, ma abbiamo tanta paura». Sassi (che avrebbe confidato ad alcuni amici di non voler più restare a Doha) sottolinea come Israele abbia di fatto attaccato il Qatar, «un Paese sovrano che non ha mai aggredito o messo in pericolo nessuno, tanto meno lo Stato di Israele…».

La madre di Filippo ha rilasciato una testimonianza al Corriere Romagna in edicola oggi, 10 settembre. «L’aeroporto è intasato. Noi restiamo in costante contatto con l’ambasciata che sta monitorando la situazione e ci dice di stare calmi: ci rimettiamo a quello che ci raccomandano. Sono fiduciosa, spero che riescano a tornare presto anche se trovare un volo adesso è difficilissimo».

Anziano fuori casa trovato dalla polizia locale: «Vado a Venezia a piedi». Affidato a un nipote

Un uomo di 88 anni da solo a piedi in via Sant’Alberto a Ravenna verso le 12 ieri, 9 settembre: una pattuglia della polizia locale lo ha visto e si è accorta del suo stato confusionale, confermato dalle sue prime parole: si stava dirigendo a Venezia a piedi. Rilevata la necessità di aiuto, sono stati svolti immediati accertamenti per risalire all’identità e alle persone affidatarie dell’anziano, munito soltanto di un abbonamento al trasporto pubblico di linea. Risolutiva, al riguardo, è stata la mediazione telefonica svolta da uno dei dipendenti amministrativi in servizio alla Polizia Locale di Ravenna, madrelingua albanese, stessa nazionalità dell’anziano. In pochi minuti è stato così possibile contattare il nipote dell’anziano e riaccompagnarlo alla residenza.

Agente immobiliare e mediatore finanziario abusivo: sequestrati 260mila euro di profitti illeciti

Da almeno un lustro esercitava abusivamente le professioni di agente immobiliare e mediatore creditizio-finanziario. Il sedicente professionista – cittadino italiano – si presentava ai clienti come consulente con una regolare partita Iva, sottoscrivendo contratti ed emettendo documenti fiscali. Ma le operazioni effettuate (acquisti di immobili o accensioni di mutui o finanziamenti) possono essere rese solo da persone abilitate appositamente dalle autorità, deputate anche alla vigilanza su eventuali comportamenti irregolari.

A incastrarlo, un’indagine della guardia di finanza di Ravenna, da cui è emerso, che il “mediatore” si rivolgeva prevalentemente a una clientela composta da cittadini stranieri con scarsa padronanza della lingua italiana e, a fronte di parcelle per diverse migliaia di euro, facilitava richieste di finanziamento che i clienti, sebbene in condizioni economiche talvolta precarie, avrebbero potuto comunque ottenere rivolgendosi direttamente agli istituti di credito o finanziarie.

Un mercato redditizio, se si pensa che nel periodo di indagine l’intermediario ha curato finanziamenti per circa 5 milioni di euro, fruttando proventi per circa 260.000 euro, parte dei quali oggetto di reimpiego in acquisti immobiliari a nome della coniuge, indagata conseguentemente per riciclaggio, oltre che per concorso nell’attività abusiva di mediazione creditizia.

Contestata anche la sanzione amministrativa per l’abusiva attività di mediazione immobiliare, la cui irrogazione è a cura della Camera di Commercio dell’Industria e dell’Artigianato di Ferrara e Ravenna.

Sulla base degli elementi raccolti, pertanto, il Gip del tribunale di Ravenna ha accolto la richiesta della procura, emettendo apposito provvedimento di sequestro preventivo dei profitti.

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