mercoledì
22 Aprile 2026

Un’artista giapponese e uno argentino disegnano sui muri la Segavecchia

A Cotignola continuano i progetti dedicati alla street art

Dal 28 febbraio al 5 marzo due street artist di fama internazionale saranno a Cotignola per scrivere (o meglio “pittare”) un nuovo capitolo del progetto “Dal museo al paesaggio”.

Si tratta di Mina Hamada e Zosen Bandido, che avranno il compito di realizzare un murale dedicato alla Segavecchia, la più antica sagra cotignolese, che risale ai tempi degli Sforza e nel 2017 compirà ben 566 anni.

Mina Hamada è una pittrice giapponese e i suoi lavori sono caratterizzati dall’utilizzo di forme astratte e organiche, con colori caldi e accesi, su uno sfondo monocromatico.
Zosen Bandido, di origini argentine, predilige l’utilizzo di colori al neon e forme geometriche, arrivando a creare una propria mitologia nei suoi graffiti, animati da personaggi fantastici.

Mina e Zosen già da tempo lavorano insieme e oggi vivono a Barcellona. Dopo la performance cotignolese, gli artisti andranno in Costa Rica per una conferenza sulla street art e successivamente saranno in Messico per la realizzazione di alcuni murales.

Durante il lavoro di creazione dei murales, saranno coinvolti anche gli studenti dell’istituto comprensivo “Don Stefano Casadio”: saranno infatti loro a raccontare la storia della Segavecchia ai due artisti e lo faranno in lingua spagnola; approfitteranno poi dell’occasione per intervistare Mina e Zosen e chiedergli del loro lavoro.
Gli studenti sono già al lavoro sulla street art, studiandone tecniche e artisti, e sono stati condotti in visita ai diversi murales realizzati a Cotignola, sotto la guida di Massimiliano Fabbri, direttore del museo civico “Luigi Varoli” e della scuola Arti e mestieri.

Diversi sono i muri già dipinti a Cotignola: la Signora K e James Kalinda hanno realizzato sulle facciate di due palazzi omogenei (nella foto) il ritratto di Muzio Attendolo Sforza e della compagna Lucia degli Attendoli, capostipiti del ceppo della nobile famiglia.
Una vecchia cabina Enel è stata trasformata dal Collettivo Fx in un Distributore non automatico di Coraggio, in omaggio al valore di alcuni concittadini durante la guerra.
Su un manufatto di cemento del Canale emiliano-romagnolo, l’artista madrileno Gonzalo Borondo ha realizzato due volti mimetizzati nei colori della campagna circostante.
È stato dipinto un ulteriore murale che raffigura una scena della Segavecchia in tempi di guerra a cura di Micol Lavinia Lundari, nonché due murales dedicati a figure del folklore locale.
L’artista Reve Più ha dipinto una parete di una casa rurale con un murale ispirato alla fauna e flora del fiume Senio.

Il progetto che coinvolge Mina Hamada e Zosen Bandido è organizzato dal Comune di Cotignola in collaborazione con il museo civico “Luigi Varoli”, l’istituto comprensivo “Don Stefano Casadio” di Cotignola e l’associazione Indastria di Ravenna.

Retata contro il clan dei Casalesi Un arresto anche nel Ravennate

Inchiesta della Dda di Napoli: nove misure cautelari. Tra i reati estorsione, rapina e ricettazione con l’aggravante del metodo camorristico

È stato eseguito dalla squadra mobile nel Ravennate uno dei nove arresti (cinque provvedimenti di carcerazione, quattro ai domiciliari) disposti stamani dalla Dda di Napoli nell’ambito di un’operazione contro il clan dei Casalesi, fazione Bidognetti. Si tratta di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli: gli indagati – secondo quanto si legge dai siti nazionali – rispondono a vario titolo di estorsione, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo, rapina aggravata, ricettazione, indebito utilizzo di carte bancomat, favoreggiamento personale e altro, reati commessi con l’aggravante del metodo camorristico. Le misure sono state eseguite nelle province di Napoli, Caserta, Latina, Ravenna e Chieti.

In mostra libri per l’infanzia contro gli stereotipi e su famiglie e ruoli di genere

Dal 6 marzo alla biblioteca Oriani la casa editrice Lo Stampatello

«Decostruire gli stereotipi, educare alle differenze, promuovere una cultura inclusiva e riconoscere nei disegni e nelle parole il forte ruolo che questi possono esercitare nella formazione di identità libere e rispettose». Sono questi gli obiettivi del progetto “Libro libera tutt≠”, organizzato in collaborazione tra Comune di Ravenna (assessorato Politiche e cultura di genere, Pubblica istruzione e Istituzione Biblioteca Classense) e associazioni Maschile Femminile Plurale, Dock 61, Lucertola Ludens, volontari Nati per Leggere, Casa delle donne e Movimento cooperazione educativa.

L’intero programma, iniziato con un percorso formativo rivolto a insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia e susseguitosi con la lettura di albi illustrati nelle librerie e nelle biblioteche di Ravenna e del forese, culminerà lunedì 6 marzo alle 17 con l’inaugurazione della mostra “Ci sono anch’io”, nella sala mostre della biblioteca Oriani, alla presenza dell’assessora alla Pubblica istruzione Ouidad Bakkali, che saluterà le famiglie e i bambini partecipanti.

La mostra, curata dalla nota casa editrice Lo Stampatello (www.lostampatello.it), in collaborazione con l’associazione di promozione sociale Scosse, ospita una raccolta di albi illustrati «che incentivano – spiega l’assessora Bakkali – un’espressione e un confronto lontani dagli stereotipi, con l’obiettivo di interpretare il mondo liberamente senza farsi influenzare dalle diversità che il quotidiano ci pone davanti, e di stimolare scelte, sogni e ambizioni a prescindere dalla propria cultura e dai modelli cui si fa riferimento».

Verranno esposti libri per l’infanzia su quattro ambiti della diversità: le famiglie, i ruoli di genere, culture altre e le differenti abilità-disabilità, oltre che alcune elaborazioni creative realizzate nelle scuole dagli alunni.
Nel corso del pomeriggio sarà possibile, sempre negli spazi della mostra, partecipare a laboratori per tutta la famiglia. Altri laboratori sono previsti nelle giornate del 11, 12, 18 e 26 marzo dalle 16.30 alle 18.
La mostra durerà fino al 26 marzo e sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e il mercoledì e il giovedì anche dalle 15.30 alle 18.30. Per informazioni sulle visite guidate, scrivere a: visiteguidate@femminilemaschileplurale.it.

Sono previsti, inoltre, altri appuntamenti all’interno del programma di letture di albi illustrati:
– martedì 28 febbraio alle 17 alla libreria Dante in via Diaz 39;
– sabato 4 marzo alle 16.30 alla biblioteca Manara Valgimigli di S. Stefano;
– martedì 14 marzo alle 17 all’Albero dei libri in via Romolo Conti 1;
– sabato 18 marzo alle 10.30 alla biblioteca Celso Omicini di Castiglione di Ravenna;
– domenica 19 marzo alle 17 al Dock 61 in via Magazzini posteriori 61;
– martedì 21 marzo alle 17 alla Casa delle Culture in piazza Medaglie d’Oro 4;
– sabato 25 marzo alle 16.30 alla libreria Momo di via Mazzini 36.

Inoltre venerdì 3 marzo alle 17.30 alla libreria Dante di via Diaz 39 è in programma l’incontro “Di pari passo”, con la casa editrice Settenove; e sabato 4 marzo alla Classense (sala Muratori, via Baccarini 5) l’incontro “La donna che dipinge la poesia”, con Sonia Maria Luce Possentini.
Tutte le attività sono gratuite.

Sospetto esplosivo al bancomat ma gli artificieri non trovano nulla

La direzione della filiale ha scoperto le telecamere oscurate e una fessura manomessa: si ipotizza un tentativo di spaccata

La manomissione della fessura per l’erogazione di banconote allo sportello bancomat Unicredit in piazza Dora Markus a Marina di Ravenna ha fatto scattare l’intervento degli artificieri dei carabinieri temendo la presenza di esplosivo. Il controllo ha dato esito negativo.

Il controllo dei militari è cominciato nel primo pomeriggio quando la direttrice della filiale si è accorta che le telecamere sopra lo sportello erano state oscurate. Il tecnico chiamato per ripulire la telecamera constatava che l’interstizio da dove in genere escono le banconote era stato manomesso. È quella che nel gergo è nota come tecnica della marmotta.

Poco prima delle 18 dopo l’attenta ispezione del carabiniere specializzato in esplosivo, è stata accertata l’assenza di esplosivo. I militari ipotizzano un tentativo andato a monte durante l’ultimo fine settimana. Proseguono le indagini.

Dopo l’abbraccio della ragazza sparisce il Rolex da 5mila euro: denunciata una 18enne

Ma nessuna traccia dell’orologio

L’accento spagnolo, qualche carezza, un abbraccio, un paio di sorrisi maliziosi poi la ragazza si è allontanata e lui si è accorto che al polso non aveva più il Rolex da 5mila euro. Cinque mesi dopo la polizia ha individuato l’autrice del furto di cui è stato vittima un faentino a Prato: una 18enne rom di origini spagnole, minorenne all’epoca dei fatti, con molti precedenti per furto con destrezza. La vittima aveva immediatamente richiesto l’intervento della questura di Prato ma le ricerche non erano servite a rintracciare la ladra. Rientrato a Faenza, l’uomo si è rivolto al commissariato: le indagini effettuate dai poliziotti di Faenza e della questura di Prato sono giunte all’individuazione di una serie di giovani donne che nel recente passato sono state indagate per episodi simili in quella zona della Toscana. Gli investigatori hanno invitato la vittima alla visione di un album fotografico contenente i volti delle giovani e la parte offesa ha identificato la presunta ladra.

Fumano al ristorante: il cliente si lamenta e i carabinieri multano il proprietario

In un locale «lussuoso ed esclusivo» di Milano Marittima

Nel tavolo accanto al suo stavano fumando e così lo ha riferito al proprietario del locale, che lo ha però liquidato con indifferenza. Così un cliente di quello che i carabinieri definiscono come «un lussuoso ed esclusivo» ristorante di Milano Marittima ha chiamato i carabinieri. Che, giunti sul posto, hanno constatato la presenza di fumatori e di posacenere pieni di mozziconi all’interno del ristorante. Al titolare è stata quindi elevata una multa di 440 euro, in quanto la legge impone che debba essere lui a vigilare sulla corretta applicazione del divieto di fumo.

Padre e figlio gli spaccano il naso per un vecchio debito: arrestati

L’aggressione vicino al parco di via Vicoli, a Ravenna

Padre e figlio spaccano il naso a un connazionale per un vecchio debito evidentemente mai saldato ma vengono arrestati poco dopo dai carabinieri. Il fatto è avvenuto nella tarda serata di domenica in via Liverani, una traversa di via Vicoli di fronte al parco Strocchi, a Ravenna. Ad avere la peggio un cittadino rumeno, che i carabinieri hanno trovato con il volto tumefatto e il naso sanguinante. Portato al pronto soccorso, è stato dimesso con una prognosi di 20 giorni per la “frattura scomposta delle ossa nasali”.

I militari, anche grazie a un testimone, sono riusciti a risalire ai due autori dell’aggressione, sorprendendoli nelle loro abitazioni. Padre e figlio, di 30 anni, sono stati così arrestati per lesioni aggravate in concorso e sottoposti agli arresti domiciliari.

Padre e figlio gli spaccano il naso per un vecchio debito: arrestati

L’aggressione vicino al parco di via Vicoli, a Ravenna

Padre e figlio spaccano il naso a un connazionale per un vecchio debito evidentemente mai saldato ma vengono arrestati poco dopo dai carabinieri. Il fatto è avvenuto nella tarda serata di domenica in via Liverani, una traversa di via Vicoli di fronte al parco Strocchi, a Ravenna. Ad avere la peggio un cittadino rumeno, che i carabinieri hanno trovato con il volto tumefatto e il naso sanguinante. Portato al pronto soccorso, è stato dimesso con una prognosi di 20 giorni per la “frattura scomposta delle ossa nasali”.

I militari, anche grazie a un testimone, sono riusciti a risalire ai due autori dell’aggressione, sorprendendoli nelle loro abitazioni. Padre e figlio, di 30 anni, sono stati così arrestati per lesioni aggravate in concorso e sottoposti agli arresti domiciliari.

Com’è difficile la vita per Start I sindacati lanciano l’allarme

All’azienda romagnola dei bus mancano 10 milioni di indennizzi dagli enti pubblici: a rischio i premi di risultato e il rinnovo del bando

Sono mesi agitati in Start Romagna, l’azienda dei trasporti pubblici che gestisce il servizio di autobus a Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Proprio da Rimini nasce il caso che secondo i presagi più funesti dei sindacati potrebbe portare addirittura alla perdita della gara d’appalto che sarà bandita tra il 2017 e il 2018. Per ora a pesare sulla vertenza è il premio di risultato di tutti i dipendenti di Start, messo in dubbio a causa del mancato riconoscimento da parte dell’Agenzia della mobilità riminese degli indennizzi chilometrici all’azienda.

La questione è molto complicata e al centro di una discussione che, per ora, è soprattutto politica: ogni Agenzia della mobilità provinciale (dal primo marzo ce ne sarà una unica romagnola, vedi pagina accanto) riconosce all’azienda di trasporto un’indennità chilometrica. Quella di Rimini era la più alta: 4,2 euro al chilometro. Troppo, per l’Agenzia riminese che ha deciso di non riconoscere all’azienda di trasporti questa cifra, secondo Start giustificata – tra le altre cose – dal servizio filobus, una particolarità della provincia malatestiana. Si è aperto un contenzioso che ha trovato una prima mediazione nel 2016, davanti al prefetto, quando la cifra era stata abbassata a 3,96 euro al chilometro per quanto riguarda lo scorso triennio. Alla fine dell’anno l’Agenzia riminese ha però smussato ancora, portandola a 3,6 euro (la cifra che la stessa ritiene congrua per il servizio) al chilometro per il 2017. Inoltre – secondo quanto dicono i sindacati – non si starebbero concretizzando gli accordi presi davanti al prefetto. Spalmando le minori entrate sui quattro anni, Start si trova una decina di milioni in meno a bilancio rispetto a quanto preventivato.

Le mancate entrate, come detto, mettono in allarme i sindacati in tutta la Romagna. In particolare a Ravenna, dove non ci sono problemi tra Ambra (l’agenzia ravennate) e Start. La situazione è figlia di un paradosso: avere tre agenzie della mobilità (quella unica nascerà soltanto dal primo marzo) ma una sola azienda dei trasporti. I lavoratori ravennati hanno già chiesto al Comune di prendere posizione nel dibattito ma da Palazzo Merlato tutto tace. La prima volta che gli enti locali si sono messi attorno ad un tavolo per discutere la situazione è stata lo scorso 16 febbraio, in Regione. In seguito, martedì 21 febbraio, si è tenuta un’assemblea tra sindacati e azienda per discutere dei premi di risultato: al momento ci sarebbero le risorse per pagarne solo una parte, proposta respinta al mittente dalle organizzazioni sindacali.

Da parte sua, il responsabile del personale di Start, Stefano Fiori per ora non è preoccupato: «L’argomento dei premi di risultato per quanto riguarda il 2016 e il 2017 verrà discusso nei prossimi giorni. Siamo lontani dalla rottura, il confronto procede tranquillo». A proposito della situazione più generale, «stiamo continuando a discutere con gli enti locali, è una questione delicata». A inizio marzo sono già calendarizzati altri incontri.

Fiori non dice di più ma i sindacati temono che si arrivi ad una situazione di debolezza dell’azienda tale da mettere in dubbio le possibilità di vittoria della gara pubblica per il rinnovo dell’appalto che dovrà essere bandita entro la fine del 2018. Certo, i tempi per raddrizzare la rotta ci sono, ma la sconfitta di Start in quella gara apparirebbe clamorosa. In una nota unitaria già a gennaio i sindacati parlavano di «caos ordinato in cui si sta spingendo tutto il sistema del trasporto pubblico locale». Non solo: «Gli enti locali dell’area romagnola devono palesare in modo non equivocabile qual è il loro pensiero sul futuro di Start e se pensando di cambiare cavallo da corsa a competizione in corso». Tradotto: gli enti locali vogliono andare avanti con l’azienda che hanno creato o all’orizzonte può esserci un’altra società? La richiesta nei prossimi mesi sarà quella di firmare clausole di salvaguardia per i dipendenti nel caso un’altra azienda, come avvenuto a Parma, vinca l’appalto. In sostanza: si vuole evitare un altro “caso Hera” con persone che perdono il lavoro al cambio di gestione nella raccolta rifiuti. In generale, dicono i dipendenti, gli enti locali con questa vicenda si stanno giocando la «solidità del progetto Start Romagna».

Com’è difficile la vita per Start I sindacati lanciano l’allarme

All’azienda romagnola dei bus mancano 10 milioni di indennizzi dagli enti pubblici: a rischio i premi di risultato e il rinnovo del bando

Sono mesi agitati in Start Romagna, l’azienda dei trasporti pubblici che gestisce il servizio di autobus a Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Proprio da Rimini nasce il caso che secondo i presagi più funesti dei sindacati potrebbe portare addirittura alla perdita della gara d’appalto che sarà bandita tra il 2017 e il 2018. Per ora a pesare sulla vertenza è il premio di risultato di tutti i dipendenti di Start, messo in dubbio a causa del mancato riconoscimento da parte dell’Agenzia della mobilità riminese degli indennizzi chilometrici all’azienda.

La questione è molto complicata e al centro di una discussione che, per ora, è soprattutto politica: ogni Agenzia della mobilità provinciale (dal primo marzo ce ne sarà una unica romagnola, vedi pagina accanto) riconosce all’azienda di trasporto un’indennità chilometrica. Quella di Rimini era la più alta: 4,2 euro al chilometro. Troppo, per l’Agenzia riminese che ha deciso di non riconoscere all’azienda di trasporti questa cifra, secondo Start giustificata – tra le altre cose – dal servizio filobus, una particolarità della provincia malatestiana. Si è aperto un contenzioso che ha trovato una prima mediazione nel 2016, davanti al prefetto, quando la cifra era stata abbassata a 3,96 euro al chilometro per quanto riguarda lo scorso triennio. Alla fine dell’anno l’Agenzia riminese ha però smussato ancora, portandola a 3,6 euro (la cifra che la stessa ritiene congrua per il servizio) al chilometro per il 2017. Inoltre – secondo quanto dicono i sindacati – non si starebbero concretizzando gli accordi presi davanti al prefetto. Spalmando le minori entrate sui quattro anni, Start si trova una decina di milioni in meno a bilancio rispetto a quanto preventivato.

Le mancate entrate, come detto, mettono in allarme i sindacati in tutta la Romagna. In particolare a Ravenna, dove non ci sono problemi tra Ambra (l’agenzia ravennate) e Start. La situazione è figlia di un paradosso: avere tre agenzie della mobilità (quella unica nascerà soltanto dal primo marzo) ma una sola azienda dei trasporti. I lavoratori ravennati hanno già chiesto al Comune di prendere posizione nel dibattito ma da Palazzo Merlato tutto tace. La prima volta che gli enti locali si sono messi attorno ad un tavolo per discutere la situazione è stata lo scorso 16 febbraio, in Regione. In seguito, martedì 21 febbraio, si è tenuta un’assemblea tra sindacati e azienda per discutere dei premi di risultato: al momento ci sarebbero le risorse per pagarne solo una parte, proposta respinta al mittente dalle organizzazioni sindacali.

Da parte sua, il responsabile del personale di Start, Stefano Fiori per ora non è preoccupato: «L’argomento dei premi di risultato per quanto riguarda il 2016 e il 2017 verrà discusso nei prossimi giorni. Siamo lontani dalla rottura, il confronto procede tranquillo». A proposito della situazione più generale, «stiamo continuando a discutere con gli enti locali, è una questione delicata». A inizio marzo sono già calendarizzati altri incontri.

Fiori non dice di più ma i sindacati temono che si arrivi ad una situazione di debolezza dell’azienda tale da mettere in dubbio le possibilità di vittoria della gara pubblica per il rinnovo dell’appalto che dovrà essere bandita entro la fine del 2018. Certo, i tempi per raddrizzare la rotta ci sono, ma la sconfitta di Start in quella gara apparirebbe clamorosa. In una nota unitaria già a gennaio i sindacati parlavano di «caos ordinato in cui si sta spingendo tutto il sistema del trasporto pubblico locale». Non solo: «Gli enti locali dell’area romagnola devono palesare in modo non equivocabile qual è il loro pensiero sul futuro di Start e se pensando di cambiare cavallo da corsa a competizione in corso». Tradotto: gli enti locali vogliono andare avanti con l’azienda che hanno creato o all’orizzonte può esserci un’altra società? La richiesta nei prossimi mesi sarà quella di firmare clausole di salvaguardia per i dipendenti nel caso un’altra azienda, come avvenuto a Parma, vinca l’appalto. In sostanza: si vuole evitare un altro “caso Hera” con persone che perdono il lavoro al cambio di gestione nella raccolta rifiuti. In generale, dicono i dipendenti, gli enti locali con questa vicenda si stanno giocando la «solidità del progetto Start Romagna».

Vento e mare molto mosso: nuova allerta meteo per 24 ore

Il Comune di Ravenna raccomanda ai gestori di attività all’aperto di sistemare e fissare gli oggetti potenzialmente pericolosi

L’allerta numero 18 dell’Agenzia regionale di protezione civile, diffusa poco fa, attiva una fase di attenzione di livello 1 che per il nostro territorio è relativa a vento e stato del mare, dalla mezzanotte di oggi, lunedì 27 febbraio, alla mezzanotte di domani, martedì 28 (24 ore).

Il Comune raccomanda ai gestori di attività all’aperto di sistemare e fissare gli oggetti sensibili agli effetti del vento o suscettibili d’essere danneggiati. Viene raccomandato inoltre di non accedere a moli e dighe foranee, nonché di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione.

Per eventuali aggiornamenti si possono consultare le “Allerte di protezione civile” al link http://bit.ly/allerte-emilia-romagna e il sito del Comune www.comune.ra.it

Anche Miro Fiammenghi lascia il Pd «Non è un addio, ma un arrivederci»

La lettera con cui l’ex consigliere regionale bersaniano spiega le ragioni della sua scelta al segretario di Cervia e del suo circolo

E insieme a Vasco Errani, come era ormai chiaro, anche Miro Fiammenghi, ex consigliere regionale ed ex segretario Ds della provincia e soprattutto persona molto vicina da sempre sia all’ex presidente della Regione che all’ex segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani, ufficializza l’intenzione di uscire dal Pd, ma di voler continuare a militare per «costruire una nuova sinistra riformista e di governo».

In linea appunto con Errani e Bersani elenca e cita una serie di questioni economiche da affrontare e denuncia la mancata discussione interna al partito dopo l’esito referendario che ha visto prevalere il no, per cui lui stesso ha votato. Di seguito pubblichiamo integralmente la lettera in cui Fiammenghi comunica al segretario comunale di Cervia (Mattia Missiroli) e alla sua segretaria di circolo (Federica Bosi) la decisione presa e le sue ragioni. Da notare come anche Fiammenghi, così come Errani, ci tenga a precisare che si tratta non di un addio, ma di un «arrivederci».

Cara Federica, Caro Mattia,

non avrei mai pensato fino ad un mese fa di poter scrivere questa lettera, credetemi per me è molto difficile scriverla, nonostante la mia scelta sia sofferta ma assolutamente convinta. La mano mi trema e la testa mi frulla e cerco dentro di me qualche ragione per rinviare.

Ho deciso di non rinnovare la tessera del Partito Democratico del quale sono stato fondatore insieme a centinaia di migliaia di compagni/e e amici/e, molti dei quali in questi 10 anni si sono persi per la strada, per ragioni diverse. Io per parte mia provo un dolore profondo, una sofferenza interiore che non sono in grado di descrivere, ma penso sia ciò che hanno provato e provano molti militanti ed elettori del P.D. in questo momento.

Dopo 46 anni non rinnovo la tessera, la prima volta nel ’71 alla F.G.C.I., poi a organizzazioni e partiti che sempre hanno generato qualcosa di nuovo senza perdere o dimenticare le proprie radici. Così, per me, è anche oggi, non rinnovo la tessera del PD ma continuerò ad essere militante della sinistra e perciò nel centro sinistra a Cervia e Ravenna, in Italia e in Europa.

A novembre, come sai Federica, ti ho telefonato per prenotare la tessera per i prossimi 10 anni. Sono stato molto ingenuo perché ho pensato che in ogni caso che avesse vinto il SI o avesse vinto in NO al referendum, avremmo dovuto aprire una discussione profonda circa la nostra identità, il nostro profilo, il nostro progetto politico.

Ha vinto il NO (io non ho brindato), si è aperta una fase nuova per il PD e per l’Italia, ma non si è voluto aprire nessuna discussione, come se nulla fosse successo, o meglio come se tutto sia dipeso da un banale difetto di comunicazione.

Per me non è così, dopo l’eccellente 40% preso alle Europee, via via si è incrinato il rapporto fra il PD e il paese. Qualcosa si è rotto come dimostra non solo il risultato del referendum ma anche i deludenti risultati delle varie elezioni amministrative.

Penso che il PD dovrebbe essere rifondato. Il PD avrebbe dovuto avere la forza, il coraggio ma soprattutto la consapevolezza che è necessario riscrivere il proprio manifesto fondativo approvato nel febbraio 2008, perché 10 anni dopo, tutto è cambiato.

L’Italia è un paese che soffre. La crisi non è alle nostre spalle. Soffrono i giovani, i lavoratori, le imprese, le famiglie e il sistema democratico. Il sistema bancario dopo gli anni del bengodi oggi rischia di essere un problema per imprese, famiglie e futuro.

Abbiamo privilegiato i bonus rispetto agli investimenti pubblici che soli possono essere un volano e un moltiplicatore degli investimenti privati e del lavoro. C’è bisogno di ripensare gli strumenti di protezione sociale e dei diritti e noi abbiamo inventato il jobs act che ha prodotto nuova precarietà. Cresce la povertà, anche il ceto medio si è impoverito, la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani, ma per noi l’Italia cresce. C’è bisogno di sicurezza e accoglienza.

Le innovazioni tecnologiche producono meno lavoro, nuove povertà e ingiustizie anche perché la globalizzazione regredisce e produce riflessi autarchici e nazionalisti. In Europa crescono nuovi populismi nazionalisti, con tratti autoritari xenofobi e razzisti. Si discute dell’Europa a due velocità e non è risolto il dibattito fa chi vuole l’Europa dello sviluppo e del lavoro e chi l’Europa dell’austerità.

Trump ha vinto le elezioni negli Stati Uniti nonostante la sua dirompente e pericolosa idea autarchica, auroritaria e protezionista.

Ho pensato ingenuamente che avremmo potuto discutere di tutto questo e ho sbagliato. Ho pensato che avremmo potuto discutere per riscrivere le ragioni politiche culturali e valoriali di un moderno partito della sinistra europea, ma ho sbagliato.

Nel PD ci si può contare ma non si può discutere per scrivere insieme chi siamo e cosa vogliamo. Si vota e chi vince comanda e chi perde deve obbedire. Ma dove sta il pluralismo che produce unità con la discussione e la capacità e volontà di fare sintesi? Dov’è la comunità di donne e uomini?

Ma ancora, dove finisce la vocazione maggioritaria quando si dà per scontata una legge elettorale tutta proporzionale?

Inoltre è possibile ridefinire un nuovo equilibrio fra meriti, pari opportunità, protezioni sociali, diritti, giustizia sociale ed eguaglianza?

Ho chiesto insieme a tanti di discutere; la risposta è stata semplice e chiara: “Si va avanti, punto”. Ho detto ad ogni riunione di partito a cui ho partecipato in questi mesi, del mio circolo, comunale, provinciale che la cosa migliore e giusta sarebbe stata discutere pubblicamente per ridefinire il nostro progetto politico. Ho detto, anche pubblicamente “fermiamoci”, insieme ad altri molto più autorevoli di me (Veltroni ad esempio). Avremmo dovuto coinvolgere in questa discussione cittadini, intelletuali, competenze varie, sindacati e associazionismo vario, sindaci e territori, questo avremmo dovuto fare. NULLA.

Perciò il PD non è più il mio partito. Ma non mi rassegno e vado avanti per costruire una nuova sinistra riformista e di governo. Penso che il governo Gentiloni debba durare fino alla fine della legislatura. Non solo perché sarebbe il terzo governo del PD che lo stesso PD abbatte in soli 4 anni. È un vizio antico nel nostro paese che ci riporta dritti nella prima repubblica. La costituzione di nuovi gruppi allarga la maggioranza che sostiene Gentiloni.

Una crisi di Governo è incomprensibile. Indebolisce la Democrazia e le istituzioni, sarebbe un colpo pericoloso alla possibilità di irrobustire la crescita, non permettebbe di fare le riforme di cui il Paese ha bisogno, e colpirebbe ulteriormente i più deboli.

L’Italia ha bisogno di essere governata per correggere alcune delle riforme fatte, (scuola, jobs act), per rilanciare lo sviluppo con investimenti pubblici, per consentire al parlamento di scrivere e votare una nuova legge elettorale maggioritaria che consenta all’elettore di eleggere i propri rappresentanti. Pensa così anche il PD? Intanto il PD eleggerà il suo segretario. Io, di certo, insieme a tanti altri mi impegnerò a costruire una nuova sinistra parte di un centro sinistra più ampio.

Vi rinnovo la mia amicizia e la mia stima sincera e autentica e vi chiedo di trasmettere questa mia breve lettera agli iscritti del circolo G. Fusconi perché lì sono le mie radici, perché nella sinistra di Cervia sono nato e cresciuto. Perché lì ho vissuto anni meravigliosi impregnati di passione, di confronti e battaglie politiche sempre alla ricerca di nuove idee e progetti, di nuove conquiste e di unità. Sono consapevole di avervi fatto penare in questi mesi, perché ho voluto sempre dirvi ciò che penso e penso di averlo fatto con onestà, con il cuore e con la mia testa. Forse non sono stato capace di spiegare le mie ragioni, a volte sono stato molto insistente, ma sempre vi ho guardato negli occhi perché non mi piace piegare la testa. Ho stima in Voi perciò ho e avrò sempre rispetto delle Vostre opinioni e decisioni.

Mi sento un uomo fortunato perché ho condiviso una esperienza straordinaria e unica durante questi 46 anni con persone di straordinario valore e generosità, dentro una comunità solidale impegnata per il bene comune. Quindi ciò che è accaduto in questi giorni non è la rottura fra dirigenti di vario livello che combattono per rivalità personali o per smanie di potere.

Dobbiamo avere più rispetto di noi stessi, delle nostre storie, delle nostre idee, della idea che ciascuno di noi ha di un partito e della funzione che deve svolgere nel sistema democratico e nella società. Io penso che un partito sia una comunità che opera per il bene comune, non uno strumento al servizio di qualcuno.

Non è neppure una disputa sulla data del congresso che ci ha diviso, sarebbe troppo banale e inspiegabile. Peraltro come sapete per il PD il congresso non esiste perché lo statuto non lo prevede. Ciò che prevede è “la scelta dell’indirizzo politico mediante elezione diretta del segretario e dell’assemblea”. Cioè un percorso durante il quale si vota, prima fra gli iscritti e poi fra gli elettori per scegliere chi deve fare il segretario. Cioè una conta che è il contrario di una discussione per costruire l’unità.

Ciò che ci ha diviso sono ragioni politiche, culturali, valoriali diverse che non hanno potuto confrontarsi per poter diventare un progetto comune. Di qui dovremo ripartire tutti, anche se militanti di soggetti politici diversi, dovremo confrontarci ognuno con le proprie idee, per costruire insieme un progetto di governo comune. Questo sarà il mio impegno di qui in avanti.

GRAZIE di tutto, ho dato quello che ho potuto, ho avuto tanto, di più. Ho sentito in questi mesi il Vostro rispetto per me e per le mie idee e la Vostra unanità. Allo stesso modo ho stima e rispetto per il Vostro generoso impegno e per le Vostre idee. Ma non me ne vado lontano. Per me è un nuovo inizio e voglio fare la mia parte per costruire una nuova sinistra. Non pensate di liberarVi di me. Sono convinto che presto ci incontreremo di nuovo in qualche modo, da qualche parte. Anzi sono convinto che non ci siamo mai lasciati, semplicemente ognuno sarà libero di portare il proprio contributo ad un rinnovato centro sinistra capace di convincere e vincere per il bene del nostro amato Paese. L’ho fatta troppo lunga, scusate.

Ciao a presto Miro

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi