sabato
09 Maggio 2026

Torna la festa di Carnevale all’Almagià: laboratori, spettacolo, merenda e balli in maschera

Dalle 15.30 laboratori e attività per bambini a tema carnevalesco; dalle 16.30 lo spettacolo e poi il “gran ballo di Carnevale” con coriandoli, stelle filanti e musica. Una grande festa in maschera, quella in programma all’Almagià di Ravenna sabato 6 febbraio nell’ambito della rassegna teatrale “Le arti della marionetta”, a cura del Teatro del Drago.

Sul palco “Pulcinella mon amour” del Collettivo Teatrale Bertolt Brecht di Formia (Lazio), uno spettacolo di teatro popolare per bambini a partire dai 5 anni (con Pompeo Perrone, Chiara Ruggeri, Francesca De Santis, Dilva Foddai, Salvatore Caggiari, Maurizio Stammati, Margherita Vicario). Strutturato come fosse un gran carnevale di maschere e tamburi, coriandoli e bandiere, si narra l’arte difficile del sopravvivere di Pulcinella Cetrulo, maschera dai mille volti sempre in fuga da qualcuno, sempre in cerca di qualcosa. L’obiettivo: portare il pubblico a compiere un viaggio, al di là dei facili stereotipi, autentico, ironico, amaro e grottesco nel mondo variopinto di Pulcinella.

Al termine dello spettacolo, una piccola merenda accompagnerà il pubblico nella seconda parte della festa che vedrà protagonisti i presenti che saranno coinvolti in balli, danze, giochi, sotto lo sguardo vigile di una giuria di esperti che decreterà la maschera più bella.

Per informazioni e prenotazioni: 392 6664211 e info@teatrodeldrago.it.

Sarà possibile acquistare i biglietti per lo spettacolo direttamente il giorno stesso all’Almagià dalle 10 alle 12 e a partire dalle 15. Adulti 7 euro; bambini 5; famiglia (2 adulti e 2 bambini) 20 euro; gratis sotto i 3 anni.

Gli appuntamenti di Carnevale del Teatro del drago proseguono al Museo La Casa delle Marionette di vicolo Padenna, in centro a Ravenna: domenica 7 febbraio alle ore 11 “Giù la maschera”, racconto per sensi interattivi a cura di Silvia Rastelli per bambini a partire dai 4 anni; martedì 9 febbraio alle ore 17 narrazione e laboratorio de I Lumini.

Inoltre è attivo il progetto Riuso Urbano- i costumi di Carnevale: i bambini e gli adulti che desiderano dare il loro vecchio costume di Carnevale, o noleggiarne uno nuovo, potranno portarlo o sceglierlo direttamente alla Casa delle Marionette prenotando al 392 6664211.

L’innovazione in darsena: in aprile startup e coworker all’ex dogana. Ecco il progetto

Ogni azienda potrà restare nell’incubatore un anno: bando per fare
richiesta aperto fino al 15 febbraio. Investimento da 600mila euro

L’obiettivo è quello di far finalmente partire il progetto – di cui si parla da tempo – in aprile, negli spazi affacciati sul canale Candiano dell’ex dogana di Ravenna, nel cuore della darsena di città. L’ex magazzino diventerà infatti il cuore di “Colabora”, l’incubatore messo a disposizione dal Comune e in cui verranno ospitate quattro startup selezionate tramite un bando pubblico (che scade il 15 febbraio e che vedeva a una dozzina di giorni dal termine quattro partecipanti) e 14 postazioni di coworking.

Possono partecipare alla selezione startup già costituite o meno in forma di impresa, la cui mission sia improntata ad un alto carattere innovativo e legata alle vocazioni tipiche del territorio – è specificato nel bando – «quali arte e cultura, mare ed energia, turismo e altre».

Una settantina di persone, in prevalenza giovani, ha partecipato nei giorni scorsi al palazzo dei congressi alla presentazione del progetto che prevede anche la presenza all’interno dei locali di una società (selezionata in base a una gara pubblica chiusa in queste ore) che presterà consulenza aziendale gratuita agli ospiti di “Colabora”. Consulenti di cui potranno usufruire anche i 6 coworker che resteranno all’ex dogana in maniera praticamente fissa (selezionati anche in questo caso tramite un bando che verrà pubblicato presumibilmente a fine mese), a differenza degli altri 8 posti disponibili per il coworking che verranno invece assegnati tramite prenotazioni on line o direttamente a chi si presenterà sul posto, magari anche professionisti provenienti da altre città.

Per far partire il progetto (compresa naturalmente la ristrutturazione dei locali, da 300 metri quadrati) e finanziare i primi due anni di attività è stato necessario un investimento di 600mila euro, di cui circa la metà proveniente da fondi regionali e per il restante tramite un cofinanziamento di Comune di Ravenna ed Eni, che ha coinvolto nel progetto anche la Fondazione Mattei.

Le startup potranno restare nell’incubatore, usufruendo dell’assistenza dei consulenti, per un anno (poi ne entreranno altre quattro), a titolo totalmente gratuito, mentre per i coworker i gestori dovranno studiare tariffe calmierate.

L’iniziativa. La settimana europea dedicata alle startup si conclude a Ravenna con un il racconto dell’esperienza di chi è già sul mercato e con la presentazione delle opportunità e delle modalità di accesso al credito. L’appuntamento è in programma per oggi, venerdì 5 febbraio, dalle 16 alle 18.30 nella sala ristoro del palazzo dei Congressi.

Cos’è il coworking? Si tratta di un modello lavorativo adottato per lo più da liberi professionisti che usufruiscono di spazi condivisi in cui disporre di postazioni autonome e al tempo stesso interagire con altre persone.

Cos’è una startup? Nuova azienda che basa la propria attività su ricerca e sviluppo, in questo caso intesa come soggetto che cerca anche di innovare il proprio settore di riferimento.

L’innovazione in darsena: in aprile startup e coworker all’ex dogana. Ecco il progetto

Ogni azienda potrà restare nell’incubatore un anno: bando per fare
richiesta aperto fino al 15 febbraio. Investimento da 600mila euro

L’obiettivo è quello di far finalmente partire il progetto – di cui si parla da tempo – in aprile, negli spazi affacciati sul canale Candiano dell’ex dogana di Ravenna, nel cuore della darsena di città. L’ex magazzino diventerà infatti il cuore di “Colabora”, l’incubatore messo a disposizione dal Comune e in cui verranno ospitate quattro startup selezionate tramite un bando pubblico (che scade il 15 febbraio e che vedeva a una dozzina di giorni dal termine quattro partecipanti) e 14 postazioni di coworking.

Possono partecipare alla selezione startup già costituite o meno in forma di impresa, la cui mission sia improntata ad un alto carattere innovativo e legata alle vocazioni tipiche del territorio – è specificato nel bando – «quali arte e cultura, mare ed energia, turismo e altre».

Una settantina di persone, in prevalenza giovani, ha partecipato nei giorni scorsi al palazzo dei congressi alla presentazione del progetto che prevede anche la presenza all’interno dei locali di una società (selezionata in base a una gara pubblica chiusa in queste ore) che presterà consulenza aziendale gratuita agli ospiti di “Colabora”. Consulenti di cui potranno usufruire anche i 6 coworker che resteranno all’ex dogana in maniera praticamente fissa (selezionati anche in questo caso tramite un bando che verrà pubblicato presumibilmente a fine mese), a differenza degli altri 8 posti disponibili per il coworking che verranno invece assegnati tramite prenotazioni on line o direttamente a chi si presenterà sul posto, magari anche professionisti provenienti da altre città.

Per far partire il progetto (compresa naturalmente la ristrutturazione dei locali, da 300 metri quadrati) e finanziare i primi due anni di attività è stato necessario un investimento di 600mila euro, di cui circa la metà proveniente da fondi regionali e per il restante tramite un cofinanziamento di Comune di Ravenna ed Eni, che ha coinvolto nel progetto anche la Fondazione Mattei.

Le startup potranno restare nell’incubatore, usufruendo dell’assistenza dei consulenti, per un anno (poi ne entreranno altre quattro), a titolo totalmente gratuito, mentre per i coworker i gestori dovranno studiare tariffe calmierate.

L’iniziativa. La settimana europea dedicata alle startup si conclude a Ravenna con un il racconto dell’esperienza di chi è già sul mercato e con la presentazione delle opportunità e delle modalità di accesso al credito. L’appuntamento è in programma per oggi, venerdì 5 febbraio, dalle 16 alle 18.30 nella sala ristoro del palazzo dei Congressi.

Cos’è il coworking? Si tratta di un modello lavorativo adottato per lo più da liberi professionisti che usufruiscono di spazi condivisi in cui disporre di postazioni autonome e al tempo stesso interagire con altre persone.

Cos’è una startup? Nuova azienda che basa la propria attività su ricerca e sviluppo, in questo caso intesa come soggetto che cerca anche di innovare il proprio settore di riferimento.

L’innovazione in darsena: in aprile startup e coworker all’ex dogana. Ecco il progetto

Ogni azienda potrà restare nell’incubatore un anno: bando per fare richiesta aperto fino al 15 febbraio. Investimento da 600mila euro

L’obiettivo è quello di far finalmente partire il progetto – di cui si parla da tempo – in aprile, negli spazi affacciati sul canale Candiano dell’ex dogana di Ravenna, nel cuore della darsena di città. L’ex magazzino diventerà infatti il cuore di “Colabora”, l’incubatore messo a disposizione dal Comune e in cui verranno ospitate quattro startup selezionate tramite un bando pubblico (che scade il 15 febbraio e che vedeva a una dozzina di giorni dal termine quattro partecipanti) e 14 postazioni di coworking.

Possono partecipare alla selezione startup già costituite o meno in forma di impresa, la cui mission sia improntata ad un alto carattere innovativo e legata alle vocazioni tipiche del territorio – è specificato nel bando – «quali arte e cultura, mare ed energia, turismo e altre».

Una settantina di persone, in prevalenza giovani, ha partecipato nei giorni scorsi al palazzo dei congressi alla presentazione del progetto che prevede anche la presenza all’interno dei locali di una società (selezionata in base a una gara pubblica chiusa in queste ore) che presterà consulenza aziendale gratuita agli ospiti di “Colabora”. Consulenti di cui potranno usufruire anche i 6 coworker che resteranno all’ex dogana in maniera praticamente fissa (selezionati anche in questo caso tramite un bando che verrà pubblicato presumibilmente a fine mese), a differenza degli altri 8 posti disponibili per il coworking che verranno invece assegnati tramite prenotazioni on line o direttamente a chi si presenterà sul posto, magari anche professionisti provenienti da altre città.

Per far partire il progetto (compresa naturalmente la ristrutturazione dei locali, da 300 metri quadrati) e finanziare i primi due anni di attività è stato necessario un investimento di 600mila euro, di cui circa la metà proveniente da fondi regionali e per il restante tramite un cofinanziamento di Comune di Ravenna ed Eni, che ha coinvolto nel progetto anche la Fondazione Mattei.

Le startup potranno restare nell’incubatore, usufruendo dell’assistenza dei consulenti, per un anno (poi ne entreranno altre quattro), a titolo totalmente gratuito, mentre per i coworker i gestori dovranno studiare tariffe calmierate.

L’iniziativa. La settimana europea dedicata alle startup si conclude a Ravenna con un il racconto dell’esperienza di chi è già sul mercato e con la presentazione delle opportunità e delle modalità di accesso al credito. L’appuntamento è in programma per oggi, venerdì 5 febbraio, dalle 16 alle 18.30 nella sala ristoro del palazzo dei Congressi.

Cos’è il coworking? Si tratta di un modello lavorativo adottato per lo più da liberi professionisti che usufruiscono di spazi condivisi in cui disporre di postazioni autonome e al tempo stesso interagire con altre persone.

Cos’è una startup? Nuova azienda che basa la propria attività su ricerca e sviluppo, in questo caso intesa come soggetto che cerca anche di innovare il proprio settore di riferimento.

Torna la domenica ecologica Ecco le limitazioni al traffico

A Ravenna dalle 8.30 alle 18.30 del 6 febbraio

Il 7 febbraio, prima domenica del mese, sarà domenica ecologica anche a Ravenna, in applicazione dei provvedimenti di limitazione della circolazione contenuti nel Piano aria integrato regionale per il contrasto all’inquinamento atmosferico vigenti fino al 31 marzo.

Dalle 8.30 alle 18.30 sarà in vigore il divieto di transito per le stesse tipologie di veicoli per le quali è previsto dal lunedì al venerdì: a benzina precedenti all’Euro 2; diesel precedenti all’Euro 4; diesel di tipo M2, M3, N2 o N3 precedenti all’Euro 4; diesel di tipo N1 precedenti all’Euro 3; ciclomotori e ai motocicli precedenti alla normativa Euro 1.

Potranno invece circolare liberamente i seguenti veicoli: alimentati a gas metano o GPL; con almeno 3 persone a bordo (car pooling), con almeno 2 persone se omologati a 2 posti; autoveicoli elettrici e ibridi; ciclomotori e motocicli elettrici; autoveicoli per trasporti specifici e per uso speciale, così come definiti dall’articolo 54 del codice della strada e altri veicoli ad uso speciale.

L’area cittadina in cui sono in vigore i provvedimenti è delimitata dalle seguenti strade, non sottoposte alle limitazioni: Via Faentina (tratto Via G. Fuschini – Rotonda Spagna), Rotonda Spagna, Viale S. Allende, Rotonda Andorra, Viale G. Saragat, Rotonda Portogallo, Rotonda Olanda, Via Fiume Montone Abbandonato (tratto Rotonda Olanda – Via A. Missiroli), Via A. Missiroli, Viale V. Randi (tratto SS. 16 Adriatica – Via A. Missiroli), Rotonda Lussemburgo, Viale L. B. Alberti, Rotonda Croazia, Rotonda Slovenia, Viale G. Galilei (tratto Rotonda Slovenia – Rotonda Gran Bretagna), Rotonda Gran Bretagna, Viale Europa, Rotonda Germania, Rotonda Francia, Via Destra Canale Molinetto (tratto ingresso al parcheggio del Pala de André – Rotonda Francia), Rotonda Danimarca, Via Trieste (tratto ingresso al parcheggio del Pala de André – Rotonda Danimarca), Rotonda Finlandia, Via A. Monti, Rotonda Belgio, Via della Chimica, Rotonda Montecarlo, Viale E. Mattei, Rotonda dei Mosaicisti, Rotonda Svezia, Via Fosso Dimiglio, Via S. Alberto (tratto Linea ferroviaria Ravenna-Ferrara – Via Fosso Dimiglio), Via Naviglio, Via Rotta (tratto Linea ferroviaria Ravenna-Ferrara – Via Naviglio), Via Canalazzo (tratto Linea ferroviaria Ravenna-Bologna – Via Naviglio), Rotonda Polonia, Via G. Fuschini e Rotonda Malta.

Vanoli e il sentimento del Mediterraneo

Nel saggio uscito per il Mulino una navigazione tra epoche e geografie
che porta il lettore fino alla Ravenna dei giorni nostri

Un viaggio sentimentale promette di essere fin dal sottotitolo, e un viaggio sentimentale è ciò che effettivamente è questo libro di Alessandro Vanoli (Quando guidavano le stelle) uscito per Il Mulino. Una navigazione, anzi quattro navigazioni, che portano il lettore a scoprire con l’autore il Mediterraneo in un sovrapporsi di epoche e geografie.

Docente universitario, Vanoli (a Casa Melandri, in via ponte Marino, a Ravenna, il 5 febbraio alle 18), già autore di altri volumi come Andare per l’Italia araba, qui sfodera una penna da vero narratore e divulgatore tanto da usare anche i grandi eventi storici come fondali per dar la parola a personaggi, che siano personaggi reali o inventati poco importa, che diventano di volta in volta altrettanti “virgili” per il lettore, ovverosia guide per capire appunto il sentimento di un luogo in un dato momento storico.

E così si parte con Platone e l’Egeo al tempo di Ulisse per approdare all’Alessandria di Tolomeo e poi a Cartagine, negli ultimi suoi giorni da capitale, prima di approdare a Ostia. E poi, ancora, da Betlemme per attraccare nella Costantinopoli erede di Roma e alle Colonne d’Ercole, mentre le nuove religioni monoteiste conquistano le terre che si affacciano sul mare e si arriva fino all’Andalusia di Cid El Campeador e alla Genova delle Repubbliche marinare. A Venezia si approda nel 1495 e ad Ancona ci fermeremo ad ascoltare i presunti racconti di un mercante bolognese in attesa di imbarcarci per Cipro. Palermo, Napoli, i bastimenti da Genova diretti negli Stati Uniti sono le tappe del declino del Mediterraneo, durante la quarta navigazione che si chiude ai giorni nostri, a Ravenna.

In questo solcare mari ed epoche scopriamo colori, odori, sapori, parole, sogni, aspettative, scontri filtrati attaverso secoli di storia. Ad accompagnarci è un narratore che è anche uno studioso e che non lesina i ricordi personali e reclama un suo spazio, rifiutandosi di scomparire dietro le storie che racconta. Questa sua presenza funge anche da ponte per il continuo spostamento tra ciò che fu e ciò che è e rende quasi tangibile come sia oggi impossibile scindere i nodi che legano al passato questo mare di cui ora spesso parliamo soprattutto per raccontare di fughe, profughi, morti, naviganti della disperazione. Di questo mare che oggi tanti vogliono trasformare in una barriera lì a dividere Oriente da Occidente, più ancora che il Sud dal Nord. Eppure c’è un faro che Vanoli offre per rileggere la storia e soprattutto affrontare l’oggi: Oriente e Occidente non sono due entità delineate e separate, anzi di più, in questo mare Oriente e Occidente non esistono.

Ma forse abbiamo perso consapevolezza di ciò, così come di ciò che questo mare ha dato e può dare. O questo sembra dire l’approdo finale nell’unica città della costa romagnola che viene toccata, quella Ravenna contemporanea che ha ormai però girato le spalle al mare pur custodendo i tesori venuti dall’aldilà dell’Adriatico e oltre. Un finale amaro per un libro capace di stimolare riflessioni su questioni come identità, cultura, appartenenza e allo stesso tempo di regalare il piacere di una fuga dal qui e ora (almeno per le prime tre navigazioni) senza concessioni al nostalgico o al retorico ma senza rinunciare, appunto, al sentimento.

Vanoli e il sentimento del Mediterraneo

Nel saggio uscito per il Mulino una navigazione tra epoche e geografie che porta il lettore fino alla Ravenna dei giorni nostri

Un viaggio sentimentale promette di essere fin dal sottotitolo, e un viaggio sentimentale è ciò che effettivamente è questo libro di Alessandro Vanoli (Quando guidavano le stelle) uscito per Il Mulino. Una navigazione, anzi quattro navigazioni, che portano il lettore a scoprire con l’autore il Mediterraneo in un sovrapporsi di epoche e geografie.

Docente universitario, Vanoli (a Casa Melandri, in via ponte Marino, a Ravenna, il 5 febbraio alle 18), già autore di altri volumi come Andare per l’Italia araba, qui sfodera una penna da vero narratore e divulgatore tanto da usare anche i grandi eventi storici come fondali per dar la parola a personaggi, che siano personaggi reali o inventati poco importa, che diventano di volta in volta altrettanti “virgili” per il lettore, ovverosia guide per capire appunto il sentimento di un luogo in un dato momento storico.

E così si parte con Platone e l’Egeo al tempo di Ulisse per approdare all’Alessandria di Tolomeo e poi a Cartagine, negli ultimi suoi giorni da capitale, prima di approdare a Ostia. E poi, ancora, da Betlemme per attraccare nella Costantinopoli erede di Roma e alle Colonne d’Ercole, mentre le nuove religioni monoteiste conquistano le terre che si affacciano sul mare e si arriva fino all’Andalusia di Cid El Campeador e alla Genova delle Repubbliche marinare. A Venezia si approda nel 1495 e ad Ancona ci fermeremo ad ascoltare i presunti racconti di un mercante bolognese in attesa di imbarcarci per Cipro. Palermo, Napoli, i bastimenti da Genova diretti negli Stati Uniti sono le tappe del declino del Mediterraneo, durante la quarta navigazione che si chiude ai giorni nostri, a Ravenna.

In questo solcare mari ed epoche scopriamo colori, odori, sapori, parole, sogni, aspettative, scontri filtrati attaverso secoli di storia. Ad accompagnarci è un narratore che è anche uno studioso e che non lesina i ricordi personali e reclama un suo spazio, rifiutandosi di scomparire dietro le storie che racconta. Questa sua presenza funge anche da ponte per il continuo spostamento tra ciò che fu e ciò che è e rende quasi tangibile come sia oggi impossibile scindere i nodi che legano al passato questo mare di cui ora spesso parliamo soprattutto per raccontare di fughe, profughi, morti, naviganti della disperazione. Di questo mare che oggi tanti vogliono trasformare in una barriera lì a dividere Oriente da Occidente, più ancora che il Sud dal Nord. Eppure c’è un faro che Vanoli offre per rileggere la storia e soprattutto affrontare l’oggi: Oriente e Occidente non sono due entità delineate e separate, anzi di più, in questo mare Oriente e Occidente non esistono.

Ma forse abbiamo perso consapevolezza di ciò, così come di ciò che questo mare ha dato e può dare. O questo sembra dire l’approdo finale nell’unica città della costa romagnola che viene toccata, quella Ravenna contemporanea che ha ormai però girato le spalle al mare pur custodendo i tesori venuti dall’aldilà dell’Adriatico e oltre. Un finale amaro per un libro capace di stimolare riflessioni su questioni come identità, cultura, appartenenza e allo stesso tempo di regalare il piacere di una fuga dal qui e ora (almeno per le prime tre navigazioni) senza concessioni al nostalgico o al retorico ma senza rinunciare, appunto, al sentimento.

«Il Comune si riprende Villa Callegari ma non è assolto da 10 anni di danni»

La battaglia di Ancisi (Lpr) per l’edificio in degrado in via Faentina La società concessionaria non pagava il canone dal 2011

Il Comune di Ravenna si appresta a riprendere pieno possesso di Villa Callegari, il complesso in via Faentina costituito da un ettaro di terreno con villa, chiesetta e grande parco acquistato per 842,2 milioni di lire dalla procedura fallimentare della storica omonima impresa ravennate nel 2001 ma di fatto lasciato all’abbandono da allora nonostante la concessione a una società che avrebbe dovuto curare la manutenzione e la fruibilità (le vicende della villa ricostruite in un articolo tra i correlati). Una nota del 21 gennaio scorso del servizio Ambiente di Palazzo Merlato parla di «grave situazione di degrado in cui versa l’immobile». La prossima decadenza della concessione è resa nota da Alvaro Ancisi, capogruppo di Lpr che dal 2011 si sta battendo perché il bene rientri nell’interesse del Comune.

«C’erano tutte le condizioni per revocare la concessione dell’immobile, data ad una società privata fino all’11 giugno 2043 ad un canone di 2.610,69 euro l’anno – dice Ancisi –. Non è mai stato assolto l’obbligo di mantenere gli edifici e il parco in efficienza e ad eseguire la manutenzione ordinaria e straordinaria occorrenti, tenendo aperto gratuitamente il parco al pubblico. I lavori di ristrutturazione della villa per attivare al piano terra un esercizio pubblico aperto tutti i giorni e al primo piano attività culturali, espositive e di intrattenimento non sono mai stati effettuati».

Secondo quando ricostruito dal decano dell’opposizione ravennate, il 3 febbraio scorso il Comune ha inviato il preavviso alla società concessionaria della decadenza della concessione «se entro 10 giorni non provvederà al versamento dei 14.586,10 euro di mancato pagamento dei canoni per il 2009 e dal 2011 al 2015, più spese ed interessi, e se entro questo stesso termine non inizieranno i lavori di risistemazione: le recinzioni deteriorate e divelte che rendono evidente l’accesso abusivo di persone; le alberature che non sono state sottoposte ad alcuna verifica di stabilità; gli arbusti e le erbe infestanti che hanno completamente nascosto i vialetti di passaggio in ghiaia; il necessario ripristino dei percorsi di ghiaia infestati dalla vegetazione di cui sopra; installazione dell’impiantistica di illuminazione ed irrigazione; asportazione e smaltimento dei rifiuti presenti su tutta l’area ed in particolare vicino all’accesso di Via Faentina; messa in sicurezza dell’edificio e riparazione dei bagni pubblici; richiesta di sopralluogo congiunto per valutare la situazione complessiva dell’immobile per poter valutare anche le condizioni di stabilità dell’edificio insieme all’Ufficio Edilizia Pubblica».

Ancisi è soddisfatto per lo sviluppo ma non pare intenzionato ad accontentarsi: «Meglio tardi che mai. Do atto al nuovo dirigente del Patrimonio di avere compreso che il Comune non poteva ulteriormente far finta di niente. Ma non sarà sufficiente che si inizi qualche lavoretto per rimediare oltre 10 anni di danni clamorosi nella gestione di un bene pubblico importante. Il pagamento dei canoni così a lungo non versati impunemente non assolve niente e nessuno, amministrazione comunale per prima».

«Il territorio è a rischio liquefazione da sisma, non adatto per stoccare gas»

La capogruppo M5s della Bassa Romagna cita i risultati dei sondaggi fatti a fine 2014: «Non vi sono zone stabili»

«Questo territorio è soggetto al pericoloso fenomeno della liquefazione sabbiosa a seguito di sisma, fenomeno che ha mostrato i suoi effetti distruttivi durante il terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012». A parlare è Ilaria Ricci Picciloni, capogruppo del Movimento 5 Stelle a Cotignola e in Unione dei Comuni della Bassa Romagna, dopo aver visto i risultati dei sondaggi di microzonazione sismica compiuti a fine 2014 e che dovevano valutare il grado di instabilità del substrato sabbioso del territorio.

«In geologia – si legge da Wikipedia – la liquefazione delle sabbie è il comportamento dei suoli sabbiosi che, a causa di un aumento della pressione interstiziale, passano improvvisamente da uno stato solido ad uno fluido, o con la consistenza di un liquido pesante».

«La liquefazione della sabbia a seguito di sisma – continua Ricci Picciloni – è tipica dei territori alluvionali come il nostro, e rende le strutture edili instabili fino a portarle al crollo. Per quel che attiene questo territorio dell’Unione sottoposto a studio, cito testualmente dal documento ricevuto, “non vi sono zone stabili […] tutte le aree indagate sono risultate o con una marcata possibilità di fenomeni di liquefazione per effetto del sisma o sede di fenomeni di semplice amplificazione locale del segnale sismico”. Insomma, le notizie non sono confortanti».

Questi studi, secondo la consigliera, dovrebbe portare a un ripensamento di una serie di questioni che riguardano la Bassa Romagna, «in particolare sull’inizio delle operazioni di stoccaggio di gas dell’impianto San Potito e Cotignola e sull’opportunità di perseverare con tutti gli altri progetti di stoccaggio, ricerca e trivellazione che stanno cascando a pioggia sul nostro territorio. Un territorio instabile come questo non è di certo la sede giusta per sperimentare magazzini sotterranei di gas. Inoltre il consumo di gas è in continuo calo, l’Europa ci chiede di passare a fonti energetiche pulite: c’è da chiedersi a che serva finanziare questi progetti di stoccaggio già nati morti e a forte impatto ambientale».

Le fiamme divorano Villa Rotonda Tre punti di innesco: ipotesi dolosa

Vigili del fuoco impegnati sei ore per spegnere il ristorante Necessario sfondare il tetto e calarsi dall’alto per l’intervento

Il noto ristorante Villa Rotonda di Faenza è stato gravemente danneggiato da un incendio di probabile origine dolosa: il piano terra è stato danneggiato dalle fiame e dal fumo mentre al primo piano è stato necessario abbattere parte del tetto per consentire ai vigili del fuoco di calarsi dall’alto e intervenire in sicurezza. L’edificio è stato dichiarato inagibile e l’attività di ristorazione è sospesa.

La presenza di tre punti di innesco individuati dai pompieri (due al piano terra e uno al primo piano) sembra orientare le indagini verso l’ipotesi dolosa già dalle prime battute: gli inquirenti non si sbilanciano ma l’esistenza di più punti diversi e distanti da cui si sono originate le fiamme è un indicatore che sembra escludere l’accidentalità.

Nessuno è rimasto ferito, la struttura era vuota al momento dell’incendio. A dare l’allarme verso le 7.20 di stamani è stato un dipendente che abita a poca distanza dal locale e stava andando al lavoro come ogni mattina per iniziare le pulizie. Di fronte a fumo e fiamme ha chiamato il 115: due squadre da Faenza e l’autoscala da Ravenna hanno lavorato per circa sei ore.

L’intervento più delicato è stato al piano superiore dove le travi in legno del tetto erano pericolanti al punto da non rendere sicuro l’ingresso dei vigili del fuoco che hanno quindi abbattuto parte della copertura per tagliare le travi da trasportare all’esterno e spegnerle definitivamente.

La figlia dorme e lui ne approfitta per molestare la sua amichetta 14enne

Condannato a 3 anni e 6 mesi un padre ravennate di 41 anni

Quella notte si era fermata a dormire a casa dell’amica. Insieme a loro, solo il padre della padrona di casa, che l’avrebbe palpeggiata sul divano e poi cercato di constringerla (vanamente) a scambiarsi effusioni mentre invece la figlia stava dormendo.

Una molestia denunciata dopo pochi giorni alla madre dalla ragazzina, all’epoca dei fatti (nel 2013) solo 14enne.

L’uomo, un 41enne ravennate, è stato condannato nella mattinata di ieri (mercoledì 3 febbraio) a tre anni e sei mesi di reclusione (il pm ne aveva chiesti cinque) per il reato di violenza sessuale su minori.

La notizie è riportata sui quotidiani, che sottolineano come sia stata respinta la richiesta della difesa di poter considerare la violenza come di “lieve entità”.

Il 41enne è stato anche condannato a versare una provvisionale da 15mila euro ai genitori della ragazzina che si sono costituiti parte civile. Sarà poi il giudizio in sede civile – spiega il Corriere Romagna oggi in edicola – a quantificare il danno, che secondo invece quanto riportato dal Carlino ammonta ad almeno 100mila euro.

Accordo con la prefettura: quattro rifugiati africani al lavoro sulle strade

Saranno inseriti nell’organico aziendale dalla Ecogest di Cotignola

Grazie a un’intesa definita tra la Prefettura di Ravenna ed Ecogest, l’azienda di Cotignola leader in Italia nel settore della manutenzione stradale ed autostradale, già dal prossimo 8 febbraio quattro rifugiati provenienti dal continente africano saranno inseriti all’interno dell’organico aziendale.

L’azione fa parte del piano di inserimento di personale extracomunitario con caratteristiche di rifugiato umanitario e rappresenta il primo step di un intervento più ampio che si rivolge alle persone immigrate che hanno la caratteristica di rifugiato per scopi umanitari e a cui si farà riferimento mediante le strutture coordinate dalla Prefettura.

Il Ceo di Ecogest, Valerio Molinari, ha concordato questa prima fase durante l’ultimo incontro tecnico avuto presso la sede della società con un funzionario della Prefettura di Ravenna e a seguito anche di una serie di colloqui con il sindaco del Comune di Cotignola che aveva rappresentato le necessità in tal senso del comprensorio dei Comuni della provincia di Ravenna.

L’occupazione strutturale è uno degli obiettivi che rientrano nel piano di sviluppo aziendale di Ecogest tracciato negli scorsi mesi – si legge in un comunicato dell’azienda – coniugando il bisogno di risorse umane da destinare ai cicli produttivi, con la scelta, «attentamente valutata e ponderata dagli azionisti», di offrire un’opportunità a tutti senza distinzione di nazionalità e di religione, accogliendo l’invito rivolto dalla pubblica amministrazione locale.

In questa prima fase le quattro risorse che saranno inserite in organico provengono dal Gambia, dal Senegal e dalla Nigeria. «Seguirà una seconda fase di programmazione strutturale – termina la nota di Ecogest – per continuare a venire incontro alle necessità sociali del territorio.

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