sabato
20 Giugno 2026

Al volante siamo brilli e ignoranti

Il comandante della polstrada traccia il profilo del guidatore ravennate: «Troppo alcol e poca conoscenza della sicurezza»

Da novembre 2013 al comando della polizia stradale di Ravenna c’è il vicequestore aggiunto Caterina Luperto, 38enne avvocato con incarichi in precedenza tra Bologna e Venezia. Con lei ragioniamo di ravennati al volante.

Qual è il profilo del guidatore medio?
«Nel nostro territorio, un po’ come in tutto quello romagnolo che ha caratteristiche simili, rileviamo ancora molte infrazioni per guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti: nel 2014 abbiamo elevato 258 sanzioni di cui quasi duecento nei mesi estivi».

Quali misure si possono adottare per invertire la tendenza?
«Bisogna lavorare sulla prevenzione. Lo stiamo facendo con campagne di sensibilizzazione, parlando con i ragazzini partendo già dalle scuole medie evitando lezioncine ma ricorrendo a esempi come simulatori che facciano percepire com’è guidare da ubriachi per far capire quali sono i rischi che si corrono. Cerchiamo un approccio molto concreto: non andiamo a dire di non bere ma li facciamo ragionare sull’importanza di scegliere qualcuno che resti lucido. Poi sarà la famiglia a occuparsi di altre problematiche di educazione. Tutto questo è un lavoro a lungo termine che metterà in mostra i frutti quando i giovani interessati prenderanno la patente».

Altri punti deboli del guidatore medio?
«C’è molta ignoranza a proposito dei sistemi di ritenuta per i bambini oppure si diffondono convizioni sbagliate. Si pensa che tenere il bambino in braccio sia più sicuro oppure non si sa che bisogna disattivare l’airbag se si monta il seggiolino. Per questo facciamo interventi anche nei corsi pre e post parto dando indicazioni accanto a quelle più legate alla nascita».

La mobilità ravennate ha caratteristiche peculiari?
«L’uso della bicicletta è molto frequente e questo non va sottovalutato. Molte piste cicliabili incentivano l’utilizzo ma le piste non sono ovunque e il ciclista troppo spesso crede di non dover rispettare le regole. Soprattutto gli anziani abituati ai pedali da tempi con minori volumi di traffico e minor cultura del codice della strada».

I giovani guidatori come si presentano su strada?
«Esiste quello che viene chiamato paradosso del giovane guidatore: il ragazzino è convinto di essere un superman alla guida, è troppo convinto di sé e non si rende conto dei rischi della strada. Il limite di cilindrata per i neopatentati cerca di mettere un freno a questo pericolo».

Ma la rete stradale del territorio ravennate è all’altezza di una guida sicura?
«Lo stato delle strade è un tema su cui la prefettura vuole far sentire la propria voce. Spesso la nostra attività infortunistica dipende non solo dalla cattiva condotta di chi guida ma anche dalle condizioni delle strade».

C’è un punto più delicato di altri?
«Sicuramente la statale 16. Viene utilizzata dal traffico locale come tangenziale e dal traffico commerciale da sud a nord come alternativa più breve e meno costosa all’autostrada. Non ha corsia di emergenza, ha un paio di intersezioni semaforiche che creano rallentamenti e dove la svolta a sinistra non è facile. Poi verso sud dopo il new jersey è molto dissestata ma si allarga e l’utente medio si sente di poter fare sorpassi».

La rotonda all’incrocio Ravegnana-Adriatica sarà un miglioramento?
«In termini di sicurezza non c’è paragone rispetto a un incrocio perché le direttive del traffico non si incrociano. L’ideale per la viabilità sarebbe riuscire ad avere una rotonda a due corsie. L’impatto positivo delle rotonde sulla sicurezza si è visto all’incrocio dei Tre Ponti o a Casalborsetti. Per questo ci piacerebbe che ne venisse fatta una anche all’incrocio del Dismano o in via Canalazzo sulla 309 Dir».

Quali strumenti hanno in dotazione le pattuglie per i controlli su strada?
«Il telelaser è quello più frequente perché rispetto all’autovelox evita che l’automobilista freni di colpo con rischio di tamponamenti. Poi c’è lo Scout Nav che inquadra la targa anche in marcia e ci informa se l’assicurazione è pagata e la revisione in regola».

Quando ci si toglie la divisa si resta ligi al codice della strada?
«Nel nostro lavoro vediamo i morti sulla strada, vediamo il rischio di determinate condotte di guida e questo porta al rispetto delle regole spontaneamente».

Ultima multa presa?
«Una Ztl a Bologna negli anni dell’università».

Calcio, con il Bologna in serie A nasce un nuovo club di tifosi ravennati

Il 7 luglio al bagno Ulisse di Marina di Ravenna il primo raduno dei 26 soci fondatori. A settembre sarà formalizzato lo statuto

Per organizzare, coordinare e coinvolgere i tifosi del Bologna che nella provincia ravennate vivono con entusiasmo il ritorno dei rossoblu in serie A, è nato il Bologna Club Romagna. Nella serata del 7 luglio al bagno Ulisse a Marina di Ravenna, il primo raduno dei 26 soci fondatori davanti a un piatto di paella. Appuntamento ai primi di settembre per formalizzare lo statuto e programmare eventi e trasferte.

Calcio, con il Bologna in serie A nasce un nuovo club di tifosi ravennati

Il 7 luglio al bagno Ulisse di Marina di Ravenna il primo raduno dei 26 soci fondatori. A settembre sarà formalizzato lo statuto

Per organizzare, coordinare e coinvolgere i tifosi del Bologna che nella provincia ravennate vivono con entusiasmo il ritorno dei rossoblu in serie A, è nato il Bologna Club Romagna. Nella serata del 7 luglio al bagno Ulisse a Marina di Ravenna, il primo raduno dei 26 soci fondatori davanti a un piatto di paella. Appuntamento ai primi di settembre per formalizzare lo statuto e programmare eventi e trasferte.

«Le nuove installazioni in darsena potranno diventare luoghi di aggregazione»

La visione dei progettisti per le quattro opere di riuso che saranno inaugurate il 18 luglio

Continueranno a vivere anche una volta rimossa o sostituita la piantumazione, potranno diventare teatro di eventi artistici e culturali o nuovi luoghi di aggregazione, dal momento che «frequentare un posto significa nel tempo valorizzarlo». Questa la visione dell’architetto Maria Cristina Garavelli per le quattro installazioni – realizzate dall’associazone Meme Exchange di cui fa parte la stessa Garavelli ¬– che verranno posizionate sulla banchina della darsena il 18 luglio.

Manca sempre meno al grande evento del 18 luglio – i festeggiamenti per il titolo di Capitale italiana della cultura 2015 – e nell’attesa si continua a parlare di darsena di città. Indubbiamente la protagonista della serata sarà proprio lei, che grazie al fascino dei suoi spazi sta riaccendendo in tanti ravennati la scintilla dell’attrazione. In molti – artisti e attori, fotografi e architetti, imprenditori della zona e semplici cittadini – si sono lasciati ispirare dall’atmosfera di questi luoghi affacciati sull’acqua, che da una parte costituiscono un serbatoio traboccante di storia da cui attingere nuovi stimoli, e dall’altra si presentano anche come un’invitante pagina bianca su cui poter scrivere qualcosa di inedito.

E infatti proprio in questi giorni sulle rive del Candiano sono in allestimento le quattro installazioni di arredo urbano – il faro, la duna, il campo e l’isola – progettate dall’Officina Meme con la collaborazione di Naviga in Darsena, un’associazione di privati che mirano a riportare l’area al suo antico splendore. In particolare restituendole una dimensione pubblica, in maniera che torni ad essere un bene a disposizione dei cittadini. Le quattro opere saranno collocate lungo tutta la banchina destra, fra la testata del canale e la sede storica del Tiro a Segno, a tracciare un percorso che conduce dal mare alla città. Idealmente la passeggiata parte appunto dall’approdo, con il faro, e prosegue incontrando la duna e poi il campo, per raggiungere infine l’isola, in un progressivo avvicinamento al centro. Ognuna di queste strutture riutilizza dei cassoni di legno, forniti dall’associazione Naviga in Darsena, che alludono al mondo agricolo. I cassoni, debitamente trattati per garantire un buon mantenimento delle opere, costituiscono le unità modulari che ruotate nello spazio e assemblate in modi differenti danno vita alle varie forme. Le installazioni saranno completate dalla presenza di piante che hanno una duplice funzione: da un lato l’intenzione è quella di rappresentare i paesaggi caratteristici del nostro territorio, quindi per esempio sulle dune si troveranno le tamerici; dall’altro le strutture sono pensate perchè le persone possano interagire con esse e la vegetazione serve perciò a offrire ombra ai passanti che vogliano fermarsi un attimo, per riposare o godersi lo spettacolo del Darsena open show.

Il progetto però non si esaurisce nella serata del 18 luglio: le opere, infatti, resteranno lungo il canale fino a quando non verrà attivato il piano definitivo di riqualificazione delle banchine. Questo aspetto è una componente fondamentale della filosofia dell’Officina Meme: la lungimiranza nel concepire opere che non siano finalizzate soltanto all’obiettivo immediato, ma che si prestino a reinventarsi anche in seguito per utilizzi sempre diversi.

Le installazioni saranno di grandi dimensioni perchè dovranno inserirsi nel volto della Darsena senza scomparire inghiottite dai suoi ampi spazi. Inoltre è stato pensato un sistema di illuminazione che dialoghi con le strutture mettendole in risalto.

Come già detto il progetto nasce dalla collaborazione di più menti e conta sull’appoggio di Ravenna 2015 e del Comune, come sottolinea un rappresentate di Naviga in Darsena: «È una prova del fatto che, quando l’amministrazione pubblica dà la possibilità ai privati di manifestarsi in favore della fruizione degli spazi da parte della comunità, si ottengono ottimi risultati».

«Smontare la gru è costato 28mila euro Centinaia di migliaia per il recupero»

Il sindaco fornisce le cifre. Spese di rimozione a carico di Ap
Il Comune si impegna per trovare i fondi necessari al ripristino

Ci sono voluti 28mila euro per smontare la gru di banchina in darsena a Ravenna, valutata pericolante da una perizia e non ripristinabile sul posto. La spesa è a carico dell’Autorità portuale, proprietaria del manufatto. Il Comune si è impegnato perché ora si proceda, con temi da definire, al recupero e al riposizionamento: qualcosa come centomila euro è il costo stimato. A fornire le cifre è stato il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, a margine di una conferenza stampa convocata per presentare le quattro nuove installazioni che verranno inaugurate il 18 luglio (vedi articoli correlati) sulla stessa banchina dove sorgeva il trasbordatore, in occasione della festa per il titolo di Capitale italiana della cultura 2015 (premio di consolazione concesso dal Governo per le cinque città sconfitte da Matera nella corsa a Capitale europea della cultura 2019).

Il sindaco ha assicurato il suo impegno per il recupero, sottolineando che il progetto dovrà essere legato al ricollocamento della gru in darsena con una funzione inedita, quindi non dovrà essere una semplice ristrutturazione ma una rivalorizzazione. Matteucci poi annuncia un periodo di discussione pubblica (si parla di due-tre mesi) per definire il progetto di recupero e per quanto riguarda i finanziamenti necessari si guarderà in più direzioni: si cercheranno fondi europei e nazionali ma anche risorse messe a disposizione da privati interessati e solo in ultima istanza si attingerà dal bilancio ordinario del Comune, «opzione che non è da escludere ma che comunque incontrerebbe l’opposizione da parte di chi sostiene che ci siano altre priorità».

Il sindaco ha ripercorso la cronologia degli eventi: dietro richiesta di un privato (l’imprenditore Daniele Baldini dell’Immobiliare Platani che possiede l’edificio su cui poggiava la gru), interessato al recupero della gru, l’ingegnere Stefano Salvotti ha fatto prima un controllo generale della struttura il 23 marzo, poi una perizia approfondita il primo luglio. Dalla perizia è emerso che la gru era pericolante e che non era recuperabile in loco, quindi bisognava in ogni caso spostarla per poterla mettere in sicurezza. Sono stati informati l’Ap e il Comune e la perizia è stata controfirmata dall’ingegnere capo del Comune. Immediatamente è stato predisposto lo smontaggio della gru, secondo il sindaco «indispensabile per ragioni di sicurezza». A chi domanda se in mancanza della perizia del privato la gru sarebbe stata lasciata pericolante in Darsena all’insaputa di tutti, il sindaco risponde che la questione della sicurezza della gru era comunque già all’attenzione della Ap.

«Smontare la gru è costato 28mila euro Centinaia di migliaia per il recupero»

Il sindaco fornisce le cifre. Spese di rimozione a carico di Ap Il Comune si impegna per trovare i fondi necessari al ripristino

Ci sono voluti 28mila euro per smontare la gru di banchina in darsena a Ravenna, valutata pericolante da una perizia e non ripristinabile sul posto. La spesa è a carico dell’Autorità portuale, proprietaria del manufatto. Il Comune si è impegnato perché ora si proceda, con temi da definire, al recupero e al riposizionamento: qualcosa come centomila euro è il costo stimato. A fornire le cifre è stato il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, a margine di una conferenza stampa convocata per presentare le quattro nuove installazioni che verranno inaugurate il 18 luglio (vedi articoli correlati) sulla stessa banchina dove sorgeva il trasbordatore, in occasione della festa per il titolo di Capitale italiana della cultura 2015 (premio di consolazione concesso dal Governo per le cinque città sconfitte da Matera nella corsa a Capitale europea della cultura 2019).

Il sindaco ha assicurato il suo impegno per il recupero, sottolineando che il progetto dovrà essere legato al ricollocamento della gru in darsena con una funzione inedita, quindi non dovrà essere una semplice ristrutturazione ma una rivalorizzazione. Matteucci poi annuncia un periodo di discussione pubblica (si parla di due-tre mesi) per definire il progetto di recupero e per quanto riguarda i finanziamenti necessari si guarderà in più direzioni: si cercheranno fondi europei e nazionali ma anche risorse messe a disposizione da privati interessati e solo in ultima istanza si attingerà dal bilancio ordinario del Comune, «opzione che non è da escludere ma che comunque incontrerebbe l’opposizione da parte di chi sostiene che ci siano altre priorità».

Il sindaco ha ripercorso la cronologia degli eventi: dietro richiesta di un privato (l’imprenditore Daniele Baldini dell’Immobiliare Platani che possiede l’edificio su cui poggiava la gru), interessato al recupero della gru, l’ingegnere Stefano Salvotti ha fatto prima un controllo generale della struttura il 23 marzo, poi una perizia approfondita il primo luglio. Dalla perizia è emerso che la gru era pericolante e che non era recuperabile in loco, quindi bisognava in ogni caso spostarla per poterla mettere in sicurezza. Sono stati informati l’Ap e il Comune e la perizia è stata controfirmata dall’ingegnere capo del Comune. Immediatamente è stato predisposto lo smontaggio della gru, secondo il sindaco «indispensabile per ragioni di sicurezza». A chi domanda se in mancanza della perizia del privato la gru sarebbe stata lasciata pericolante in Darsena all’insaputa di tutti, il sindaco risponde che la questione della sicurezza della gru era comunque già all’attenzione della Ap.

Trans uccisa dal treno a Cervia Per le indagini è stato un incidente

Camminava lungo la strada ferrata dopo essere scesa in stazione Allarme lanciato da una persona che era in sua compagnia

È da considerare un tragico incidente la morte della transessuale brasiliana travolta da un treno nei pressi della stazione di Cervia nella tarda serata del 7 luglio. Per gli inquirenti è questa l’ipotesi da ritenere più attendibile per descrivere quanto accaduto, sgombrando quindi il campo da altre possibilità che in un primo momento non potevano essere scartate con ragionevole certezza.

La trans, 50enne e irregolare in Italia senza fissa dimora e coinvolta in giri di prostituzione, con molta probabilità era appena scesa del treno in stazione e stava camminando lungo la strada ferrata per cause tuttora ignote. Un treno ad alta velocità non le ha lasciato scampo. L’allarme è arrivato da un’altra persona che era in sua compagnia fino a poco prima.

Basket, Orasì: per Rivali prolungamento di contratto fino al 2017 e fascia da capitano Martino ancora coach, Montini nuovo dg

Prendono forma rosa e staff per la A2. Le partite interne al Pala De Andrè

Il capitano della Orasì Ravenna nella prossima stagione di pallacanestro in A2 sarà Eugenio Rivali che eredita la fascia da Francesco Amoni: la società ha annunciato oggi, 9 luglio, il prolungamento del contratto fino al 30 giugno 2017. La nuova rosa prende forma dopo che lo stesso prolungamento era stato annunciato per l’allenatore Antimo Martino. Nei giorni scorsi è stato ufficializzato anche il nuovo direttore generale, sarà Mauro Montini: «Il mio augurio è che questa società possa proseguire come ha fatto sino a oggi – ha detto il presidente Roberto Vianello –, lavorando nella maniera migliore per poter durare nel tempo. A Giorgio Bottaro che lo ha precedeuto rivolgo un ringraziamento sincero, certo di poter contare su un amico molto vicino alle nostre vicende».

«Sono molto felice – ha detto Rivali – perché sin dalla fine della scorsa stagione era chiara l’intenzione di entrambe le parti di continuare il percorso insieme. Alla luce del trambusto che ha vissuto la società nei primi giorni di giugno (il rischio che la società non avesse budget per iscriversi, ndr), c’è stato un momento in cui mi sono chiesto se restare qui potesse essere la scelta migliore, ma ho deciso di aspettare qualche giorno sperando in una soluzione positiva della vicenda: così è stato e sono particolarmente entusiasta di poter vestire il giallorosso per i prossimi due anni».

Rivali – protagonista nella promozione dalla serie B della stagione 2012/13, fondamentale anche nei due campionati di serie A2 Silver e Oscar Giba quale miglior italiano del campionato 2013-14 – pone l’accento sulla grande risposta della città di Ravenna dopo la richiesta di aiuto del presidente Roberto Vianello: «La città si è mossa in maniera tempestiva e straordinaria, stringendosi attorno ad una realtà che ha saputo uscire dai confini classici di una squadra di basket per la rete di rapporti umani e la posizione di riferimento nel tessuto sociale che ha saputo creare nel tempo. Quest’anno possiamo dire di essere realmente la squadra della città, perché i suoi cittadini e i nostri tifosi ci hanno aiutato concretamente ad iscriverci al campionato: sono orgoglioso di questo». Quando infatti è venuto a mancare l’impegno preso dalla Piacentini (che avrebbe finanziato con 300mila euro) è partita una raccolta tra i sostenitori arrivata a 95mila euro come donazioni volontarie o contratti di sponsorizzazione. Poi i 120mila euro della Orasì (gruppo Unigrà) hanno aggiunto la fetta più importante.

La squadra giocherà al Pala de Andrè: «Lasciare il PalaCosta è un’incognita dal punto di vista tecnico, poiché conosciamo ogni centimetro di quel parquet e la vicinanza del pubblico al campo lo rende un catino bollente, ma la sfida che ci attende merita di essere raccolta».

Basket, Orasì: per Rivali prolungamento di contratto fino al 2017 e fascia da capitano Martino ancora coach, Montini nuovo dg

Prendono forma rosa e staff per la A2. Le partite interne al Pala De Andrè

Il capitano della Orasì Ravenna nella prossima stagione di pallacanestro in A2 sarà Eugenio Rivali che eredita la fascia da Francesco Amoni: la società ha annunciato oggi, 9 luglio, il prolungamento del contratto fino al 30 giugno 2017. La nuova rosa prende forma dopo che lo stesso prolungamento era stato annunciato per l’allenatore Antimo Martino. Nei giorni scorsi è stato ufficializzato anche il nuovo direttore generale, sarà Mauro Montini: «Il mio augurio è che questa società possa proseguire come ha fatto sino a oggi – ha detto il presidente Roberto Vianello –, lavorando nella maniera migliore per poter durare nel tempo. A Giorgio Bottaro che lo ha precedeuto rivolgo un ringraziamento sincero, certo di poter contare su un amico molto vicino alle nostre vicende».

«Sono molto felice – ha detto Rivali – perché sin dalla fine della scorsa stagione era chiara l’intenzione di entrambe le parti di continuare il percorso insieme. Alla luce del trambusto che ha vissuto la società nei primi giorni di giugno (il rischio che la società non avesse budget per iscriversi, ndr), c’è stato un momento in cui mi sono chiesto se restare qui potesse essere la scelta migliore, ma ho deciso di aspettare qualche giorno sperando in una soluzione positiva della vicenda: così è stato e sono particolarmente entusiasta di poter vestire il giallorosso per i prossimi due anni».

Rivali – protagonista nella promozione dalla serie B della stagione 2012/13, fondamentale anche nei due campionati di serie A2 Silver e Oscar Giba quale miglior italiano del campionato 2013-14 – pone l’accento sulla grande risposta della città di Ravenna dopo la richiesta di aiuto del presidente Roberto Vianello: «La città si è mossa in maniera tempestiva e straordinaria, stringendosi attorno ad una realtà che ha saputo uscire dai confini classici di una squadra di basket per la rete di rapporti umani e la posizione di riferimento nel tessuto sociale che ha saputo creare nel tempo. Quest’anno possiamo dire di essere realmente la squadra della città, perché i suoi cittadini e i nostri tifosi ci hanno aiutato concretamente ad iscriverci al campionato: sono orgoglioso di questo». Quando infatti è venuto a mancare l’impegno preso dalla Piacentini (che avrebbe finanziato con 300mila euro) è partita una raccolta tra i sostenitori arrivata a 95mila euro come donazioni volontarie o contratti di sponsorizzazione. Poi i 120mila euro della Orasì (gruppo Unigrà) hanno aggiunto la fetta più importante.

La squadra giocherà al Pala de Andrè: «Lasciare il PalaCosta è un’incognita dal punto di vista tecnico, poiché conosciamo ogni centimetro di quel parquet e la vicinanza del pubblico al campo lo rende un catino bollente, ma la sfida che ci attende merita di essere raccolta».

Calcio: il Ravenna riparte in serie D confermando lo staff della promozione Marsili in panchina e Sabbadini alla scrivania

Allenatore e direttore sportivo saranno gli stessi del campionato appena concluso in Eccellenza. Raduno a fine luglio. Società al lavoro per comporre la rosa

Saranno ancora Alessandro Marsili in panchina e Matteo Sabbadini dietro la scrivania a guidare il Ravenna anche nella stagione 2015-16 in serie D dopo la promozione appena ottenuta attraverso gli spareggi. Il 7 luglio la società giallorossa ha ufficializzato le riconferme dell’allenatore e del direttore sportivo. Il preparatore atletico sarà Lorenzo Giunchi e Antongiulio Bonacci il vice-allenatore.

Fra un paio di settimane al centro sportivo di Glorie i giallorossi cominceranno a sudare. Sono già iniziati i lavori per l’allestimento della rosa e in questi giorni il ds Sabbadini ha avviato i colloqui con i giocatori della passata stagione: «Abbiamo iniziato a muoverci in vista della prossima stagione, conoscendo le difficoltà che ci aspettano e con un occhio al budget. Stiamo lavorando per formare una squadra con ragazzi motivati e pronti a rappresentare una piazza importante come Ravenna, poi sarà il campo a dire dove possiamo arrivare».

«Passata l’euforia per la promozione ci siamo presi un po’ di tempo per valutare al meglio la situazione – ha detto il presidente Alessandro Brunelli –. Abbiamo deciso di confermare in blocco lo staff tecnico che ha portato la squadra a raggiungere un traguardo così importante per la città, con questa scelta abbiamo voluto rendere merito all’ottimo lavoro fatto dal mister e dal suo staff: ripartiamo dal buon rendimento che la squadra ha avuto dal girone di ritorno in poi e dai risultati ottenuti. Ci apprestiamo ad affrontare una esperienza del tutto inedita per questa società, per cui servirà pazienza e bisognerà essere realisti e ottimisti: ci auguriamo che ci sia un seguito positivo e propositivo da parte della città e una partecipazione più ampia rispetto alla passata stagione, a conferma di una ritrovata fiducia nei confronti del calcio cittadino».

«Va impedita la commemorazione del gerarca fascista al cimitero»

Interrogazione di tre parlamentari ravennati al ministero degli Interni
contro il raduno in ricordo di Muti: «Pretesto per fez e camicie nere»

La commemorazione di un defunto è occasione per proclami e orazioni di matrice fascista conditi dall’ostentazione di stendardi, saluti romani, fez e camicie nere. Di questo sono convinti tre parlamentari ravennati – Giovanni Paglia (Sel), Andrea Maestri (misto) e Alberto Pagani (Pd) – a proposito del raduno che da diversi anni si tiene al cimitero monumentale di Ravenna l’ultima domenica di agosto in ricordo dell’uccisione del gerarca fascista Ettore Muti avvenuta tra il 23 e il 24 agosto 1943 e presentano un’interrogazione al ministro degli Interni chiedendo di «intervenire preventivamente attraverso i più adeguati provvedimenti di cui dispongono le autorità pubbliche per impedire la prosecuzione di questi accadimenti in quanto irriguardosi dei principi costituzionali e trasgressivi di norme di legge e regolamentari».

Soprannominato “Gim dagli occhi verdi”, Muti è stato uno dei capi del movimento fascista nel Ravennate nonché segretario del Partito nazionale fascista (Pnf) da ottobre del 1939 a ottobre del 1940. «I cimiteri sono luoghi di raccoglimento per tutta la cittadinanza – scrivono i parlamentari – e sarebbe buona norma che non vi avessero luogo manifestazioni di alcun genere atte a turbare la memoria e la sensibilità di coloro che vi hanno i propri cari sepolti, in tal caso quelli che caddero in battaglia, combattendo contro quei simboli e quell’ideologia. Nonostante l’associazione organizzatrice del raduno, Associazione nazionale arditi d’Italia tramite le Federazioni ravennate e bolognese, abbia nel corso degli anni tenuto a specificare che il raduno si configurasse come cerimonia apolitica, i fatti si sono incaricati di smentire questo auspicio».

Paglia, Maestri e Pagani infine fanno riferimento al quadro normativo definito da due leggi, la 645/52 e la 205/93: la prima punisce chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista; la seconda punisce chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

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Interrogazione di tre parlamentari ravennati al ministero degli Interni contro il raduno in ricordo di Muti: «Pretesto per fez e camicie nere»

La commemorazione di un defunto è occasione per proclami e orazioni di matrice fascista conditi dall’ostentazione di stendardi, saluti romani, fez e camicie nere. Di questo sono convinti tre parlamentari ravennati – Giovanni Paglia (Sel), Andrea Maestri (misto) e Alberto Pagani (Pd) – a proposito del raduno che da diversi anni si tiene al cimitero monumentale di Ravenna l’ultima domenica di agosto in ricordo dell’uccisione del gerarca fascista Ettore Muti avvenuta tra il 23 e il 24 agosto 1943 e presentano un’interrogazione al ministro degli Interni chiedendo di «intervenire preventivamente attraverso i più adeguati provvedimenti di cui dispongono le autorità pubbliche per impedire la prosecuzione di questi accadimenti in quanto irriguardosi dei principi costituzionali e trasgressivi di norme di legge e regolamentari».

Soprannominato “Gim dagli occhi verdi”, Muti è stato uno dei capi del movimento fascista nel Ravennate nonché segretario del Partito nazionale fascista (Pnf) da ottobre del 1939 a ottobre del 1940. «I cimiteri sono luoghi di raccoglimento per tutta la cittadinanza – scrivono i parlamentari – e sarebbe buona norma che non vi avessero luogo manifestazioni di alcun genere atte a turbare la memoria e la sensibilità di coloro che vi hanno i propri cari sepolti, in tal caso quelli che caddero in battaglia, combattendo contro quei simboli e quell’ideologia. Nonostante l’associazione organizzatrice del raduno, Associazione nazionale arditi d’Italia tramite le Federazioni ravennate e bolognese, abbia nel corso degli anni tenuto a specificare che il raduno si configurasse come cerimonia apolitica, i fatti si sono incaricati di smentire questo auspicio».

Paglia, Maestri e Pagani infine fanno riferimento al quadro normativo definito da due leggi, la 645/52 e la 205/93: la prima punisce chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista; la seconda punisce chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.

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