sabato
20 Giugno 2026

Corsi di autodifesa, dibattiti e concerti Il raduno neofascista si fa al mare

Nel weekend del 18-19 luglio il campo comunitario di Forza Nuova
Ospiti il coordinamento nazionale. Conferenza sull’ideologia gender

Musica live con i concerti dei gruppi Linea del Fronte, Hobbit e Legittima Offesa ma anche conferenze sull’ideologia gender e corsi per tecniche di autodifesa: Forza Nuova organizza a Lido di Dante un campo comunitario della durata di due giorni (weekend 18-19 luglio). La promozione dell’evento sta circolando su Facebook: al momento sono una ottantina le persone che hanno annunciato di partecipare e altre 800 risultano invitate.

L’apertura del campo è fissata per le 14 di sabato. Nel pomeriggio due conferenze: alle 16 “La dittatura del pensiero unico e dell’ideologia gender” e alle 17.30 “Donbass: trincea d’Europa”. In serata cena comunitaria e concerto dei gruppi sopra ricordati. La domenica si apre alle 9 con un corso di tecniche di autodifesa e a seguire la riunione dei dirigenti regionali e responsabili provinciali di Forza Nuova, la riunione dei responsabili nord Italia dell’associazione Evita Peron e il coordinamento nazionale di Lotta Studentesca.

Corsi di autodifesa, dibattiti e concerti Il raduno neofascista si fa al mare

Nel weekend del 18-19 luglio il campo comunitario di Forza Nuova Ospiti il coordinamento nazionale. Conferenza sull’ideologia gender

Musica live con i concerti dei gruppi Linea del Fronte, Hobbit e Legittima Offesa ma anche conferenze sull’ideologia gender e corsi per tecniche di autodifesa: Forza Nuova organizza a Lido di Dante un campo comunitario della durata di due giorni (weekend 18-19 luglio). La promozione dell’evento sta circolando su Facebook: al momento sono una ottantina le persone che hanno annunciato di partecipare e altre 800 risultano invitate.

L’apertura del campo è fissata per le 14 di sabato. Nel pomeriggio due conferenze: alle 16 “La dittatura del pensiero unico e dell’ideologia gender” e alle 17.30 “Donbass: trincea d’Europa”. In serata cena comunitaria e concerto dei gruppi sopra ricordati. La domenica si apre alle 9 con un corso di tecniche di autodifesa e a seguire la riunione dei dirigenti regionali e responsabili provinciali di Forza Nuova, la riunione dei responsabili nord Italia dell’associazione Evita Peron e il coordinamento nazionale di Lotta Studentesca.

Impegni imprevisti del ministro: l’Antico Porto di Classe verrà inaugurato il 28

La data ufficiale slitta di un giorno. RavennAntica: «Speriamo
che la presenza di Franceschini porti ulteriori novità…»

Slitta dal 27 al 28 luglio la data di inaugurazione del nuovo allestimento dell’Antico Porto di Classe, a cura della fondazione RavennAntica. Uno slittamento di un giorno a causa di impegni imprevisti del ministro della Cultura Dario Franceschini, che sarà presente e, si legge in una nota, «motivo di orgoglio per gli organizzatori e la cittadinanza tutta».

«Franceschini – scrive RavennAntica – ha infatti espresso il desiderio di essere con noi in questa occasione, a testimonianza del fatto che il progetto di allestimento e valorizzazione dell’Antico Porto è molto importante per la nostra città. Non sono molti i siti archeologici che in questo scorcio d’epoca vengono allestiti e restituiti alla fruizione pubblica: si tratta di un progetto di rilievo nazionale e rappresenta una novità che il Ministro Franceschini ha voluto segnalare con la sua partecipazione».

«Confidiamo che la presenza del ministro – ha dichiarato la presidente della fondazione Elsa Signorino – sia per noi portatrice di ulteriori elementi di novità per lo sviluppo del nostro progetto». Progetto che, come noto, comprende anche l’apertura del nuovo museo nell’ex zuccherificio di Classe.

Impegni imprevisti del ministro: l’Antico Porto di Classe verrà inaugurato il 28

La data ufficiale slitta di un giorno. RavennAntica: «Speriamo che la presenza di Franceschini porti ulteriori novità…»

Slitta dal 27 al 28 luglio la data di inaugurazione del nuovo allestimento dell’Antico Porto di Classe, a cura della fondazione RavennAntica. Uno slittamento di un giorno a causa di impegni imprevisti del ministro della Cultura Dario Franceschini, che sarà presente e, si legge in una nota, «motivo di orgoglio per gli organizzatori e la cittadinanza tutta».

«Franceschini – scrive RavennAntica – ha infatti espresso il desiderio di essere con noi in questa occasione, a testimonianza del fatto che il progetto di allestimento e valorizzazione dell’Antico Porto è molto importante per la nostra città. Non sono molti i siti archeologici che in questo scorcio d’epoca vengono allestiti e restituiti alla fruizione pubblica: si tratta di un progetto di rilievo nazionale e rappresenta una novità che il Ministro Franceschini ha voluto segnalare con la sua partecipazione».

«Confidiamo che la presenza del ministro – ha dichiarato la presidente della fondazione Elsa Signorino – sia per noi portatrice di ulteriori elementi di novità per lo sviluppo del nostro progetto». Progetto che, come noto, comprende anche l’apertura del nuovo museo nell’ex zuccherificio di Classe.

I Marcegaglia a Ravenna, il neo deputato: «L’azienda faccia di più per la sicurezza»

L’appello dell’avvocato ravennate appena proclamato alla Camera

Proclamato ufficialmente mercoledì alla Camera dei Deputati, il neo-onorevole ravennate Andrea Maestri (entrato nei banchi del gruppo misto al posto del dimissionario Lapo Pistelli del Partito democratico, vedi articoli correlati) invia una nota ai giornali sull’open day allo stabilimento Marcegaglia di Ravenna, indetto per sabato 4 giugno nell’ambito del festival dell’industria organizzato da Confindustria Ravenna. Saranno presidenti anche Antonio ed Emma Marcegaglia in persone, mentre Maestri declina l’invito per motivi personali, ma lancia anche un appello.

Dopo aver sottolineato il ruolo fondamentale dell’azienda per l’economia della città, Maestri chiede a Marcegaglia uno «sforzo maggiore» sui temi della sicurezza sul lavoro e della tutela della salute dei lavoratori. «Purtroppo – scrive Maestri – lo stabilimento di Ravenna è stato teatro anche recentemente di gravissimi infortuni e perché ciò non abbia più a verificarsi occorre prendere pienamente coscienza del fatto che la sicurezza e la salute dei lavoratori non sono solo temi ma sono diritti fondamentali delle persone che le imprese devono garantire prima di ogni altro. Va dato atto a Marcegaglia dell’intensità e della qualità dell’impegno profuso finora ma si può e si deve fare di più».

I Marcegaglia a Ravenna, il neo deputato: «L’azienda faccia di più per la sicurezza»

L’appello dell’avvocato ravennate appena proclamato alla Camera

Proclamato ufficialmente mercoledì alla Camera dei Deputati, il neo-onorevole ravennate Andrea Maestri (entrato nei banchi del gruppo misto al posto del dimissionario Lapo Pistelli del Partito democratico, vedi articoli correlati) invia una nota ai giornali sull’open day allo stabilimento Marcegaglia di Ravenna, indetto per sabato 4 giugno nell’ambito del festival dell’industria organizzato da Confindustria Ravenna. Saranno presidenti anche Antonio ed Emma Marcegaglia in persone, mentre Maestri declina l’invito per motivi personali, ma lancia anche un appello.

Dopo aver sottolineato il ruolo fondamentale dell’azienda per l’economia della città, Maestri chiede a Marcegaglia uno «sforzo maggiore» sui temi della sicurezza sul lavoro e della tutela della salute dei lavoratori. «Purtroppo – scrive Maestri – lo stabilimento di Ravenna è stato teatro anche recentemente di gravissimi infortuni e perché ciò non abbia più a verificarsi occorre prendere pienamente coscienza del fatto che la sicurezza e la salute dei lavoratori non sono solo temi ma sono diritti fondamentali delle persone che le imprese devono garantire prima di ogni altro. Va dato atto a Marcegaglia dell’intensità e della qualità dell’impegno profuso finora ma si può e si deve fare di più».

«Piazza Kennedy, nessun rallentamento» E in via D’Azeglio si lavora anche di notte

Il bilancio del Comune, alla luce dei ritrovamenti archeologici
(e di ossa): «Tutto come previsto, ogni settimana informeremo»

Primo bilancio da parte del Comune di Ravenna sull’andamento dei lavori di riqualificazione di piazza Kennedy iniziati lunedì scorso. Come già annunciato – si legge in una nota inviata ai giornali da Palazzo Merlato – si tratta della fase 1, della durata di un mese, che riguarda la sostituzione delle condutture sotterranee per conto di Hera. Per consentire lo svolgimento dell’intervento in sicurezza il Comune ha provveduto a modificare la viabilità circostante informando la cittadinanza e a pubblicizzare la disponibilità dei parcheggi col sito www.cesostapervoi.it.

«Possiamo dire – commenta l’assessore ai lavori pubblici Enrico Liverani – che stiamo procedendo come preventivato. Per quanto riguarda i rinvenimenti, questi non hanno creato rallentamenti e tutto è comunque monitorato costantemente dalla Soprintendenza Archeologia Emilia Romagna con cui vi è grande collaborazione.
Anche per quanto riguarda l’interruzione della circolazione stradale nel tratto di via D’Azeglio di fronte a piazza Kennedy e i relativi percorsi alternativi segnalati – aggiunge Liverani – non sono state rilevate né criticità particolari, né abbiamo ricevuto particolari segnalazioni, se non ordinarie richieste di chiarimenti. Proseguiremo su questa linea, fornendo, settimana dopo settimana, un resoconto sull’andamento dei lavori di questa prima fase dell’intervento, sicuramente la più complessa per la viabilità».

Il cantiere. Per quanto riguarda le opere, sono partiti gli scavi eseguiti dalla impresa Cbr sotto la stretta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Emilia Romagna. Come è noto, sono state recuperate ossa umane risalenti presumibilmente all’epoca dell’esistenza della chiesa di S.Agnese. Il ritrovamento non ha creato particolari rallentamenti operativi.
I tecnici del Comune e di Hera seguono costantemente l’evolversi dell’intervento per risolvere in tempi rapidi le eventuali problematiche e incognite legate alle condizioni dei sottoservizi presenti nel sottosuolo da decine di anni. Nei giorni scorsi si è verificata, ad esempio, la rottura di una condotta idrica in via D’Azeglio, che per qualche ora non ha erogato il servizio, subito sostituita con il nuovo manufatto.
I giorni scorsi sono stati prevalentemente dedicati ai sondaggi che hanno permesso trovare una fuga di gas nell’incrocio Piazza Kennedy/Via Guerrini, risolta con un sezionamento della condotta, senza comportare interruzione del servizio, e la disposizione dei sottoservizi esistenti. A seguito dei sondaggi verrà sostituita la tubazione gas in ghisa presente in via G. Rasponi lungo Palazzo Rasponi Murat con una in acciaio, parallelamente a quella di acqua prevista nel progetto.
Per quanto riguarda via D’Azeglio, dopo la una pulizia avvenuta tra le 21 e le 24 di giovedì scorso, nelle prossime settimane si procederà durante le ore notturne senza sosta con l’operazione di relining sulla tubazione (DN 800) della fognatura. Tale lavorazione consiste nell’inserimento all’ interno della fognatura, di una “calza” in grado di garantirne il risanamento, senza la sostituzione della tubazione esistente. Nelle ore notturne si eseguirà senza interruzioni la polimerizzazione della guaine in fibra di vetro E-CR, impregnate con resina poliestere fotoindurente (UV-Liner) costituenti la “calza” .

Il programma della prossima settimana. Le principali opere della prossima settimana riguarderanno la posa della linea acqua lungo via D’Azeglio, a una quota tale da rispettare i ritrovamenti archeologici emersi dai saggi già effettuati, come da accordi con la Soprintendenza competente.

«Piazza Kennedy, nessun rallentamento» E in via D’Azeglio si lavora anche di notte

Il bilancio del Comune, alla luce dei ritrovamenti archeologici (e di ossa): «Tutto come previsto, ogni settimana informeremo»

Primo bilancio da parte del Comune di Ravenna sull’andamento dei lavori di riqualificazione di piazza Kennedy iniziati lunedì scorso. Come già annunciato – si legge in una nota inviata ai giornali da Palazzo Merlato – si tratta della fase 1, della durata di un mese, che riguarda la sostituzione delle condutture sotterranee per conto di Hera. Per consentire lo svolgimento dell’intervento in sicurezza il Comune ha provveduto a modificare la viabilità circostante informando la cittadinanza e a pubblicizzare la disponibilità dei parcheggi col sito www.cesostapervoi.it.

«Possiamo dire – commenta l’assessore ai lavori pubblici Enrico Liverani – che stiamo procedendo come preventivato. Per quanto riguarda i rinvenimenti, questi non hanno creato rallentamenti e tutto è comunque monitorato costantemente dalla Soprintendenza Archeologia Emilia Romagna con cui vi è grande collaborazione.
Anche per quanto riguarda l’interruzione della circolazione stradale nel tratto di via D’Azeglio di fronte a piazza Kennedy e i relativi percorsi alternativi segnalati – aggiunge Liverani – non sono state rilevate né criticità particolari, né abbiamo ricevuto particolari segnalazioni, se non ordinarie richieste di chiarimenti. Proseguiremo su questa linea, fornendo, settimana dopo settimana, un resoconto sull’andamento dei lavori di questa prima fase dell’intervento, sicuramente la più complessa per la viabilità».

Il cantiere. Per quanto riguarda le opere, sono partiti gli scavi eseguiti dalla impresa Cbr sotto la stretta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Emilia Romagna. Come è noto, sono state recuperate ossa umane risalenti presumibilmente all’epoca dell’esistenza della chiesa di S.Agnese. Il ritrovamento non ha creato particolari rallentamenti operativi.
I tecnici del Comune e di Hera seguono costantemente l’evolversi dell’intervento per risolvere in tempi rapidi le eventuali problematiche e incognite legate alle condizioni dei sottoservizi presenti nel sottosuolo da decine di anni. Nei giorni scorsi si è verificata, ad esempio, la rottura di una condotta idrica in via D’Azeglio, che per qualche ora non ha erogato il servizio, subito sostituita con il nuovo manufatto.
I giorni scorsi sono stati prevalentemente dedicati ai sondaggi che hanno permesso trovare una fuga di gas nell’incrocio Piazza Kennedy/Via Guerrini, risolta con un sezionamento della condotta, senza comportare interruzione del servizio, e la disposizione dei sottoservizi esistenti. A seguito dei sondaggi verrà sostituita la tubazione gas in ghisa presente in via G. Rasponi lungo Palazzo Rasponi Murat con una in acciaio, parallelamente a quella di acqua prevista nel progetto.
Per quanto riguarda via D’Azeglio, dopo la una pulizia avvenuta tra le 21 e le 24 di giovedì scorso, nelle prossime settimane si procederà durante le ore notturne senza sosta con l’operazione di relining sulla tubazione (DN 800) della fognatura. Tale lavorazione consiste nell’inserimento all’ interno della fognatura, di una “calza” in grado di garantirne il risanamento, senza la sostituzione della tubazione esistente. Nelle ore notturne si eseguirà senza interruzioni la polimerizzazione della guaine in fibra di vetro E-CR, impregnate con resina poliestere fotoindurente (UV-Liner) costituenti la “calza” .

Il programma della prossima settimana. Le principali opere della prossima settimana riguarderanno la posa della linea acqua lungo via D’Azeglio, a una quota tale da rispettare i ritrovamenti archeologici emersi dai saggi già effettuati, come da accordi con la Soprintendenza competente.

«Quello in Grecia è un voto europeo Contro la retorica dell’unica via possibile»

La testimonianza della cittadina greca Elettra Stamboulis

Abbiamo chiesto una testimonianza sull’attuale, delicatissimo, momento storico della Grecia all’ex assessore del Comune di Ravenna Elettra Stamboulis, lei che ha la cittadinanza greca e che per questo motivo potrebbe anche votare al referendum del 5 luglio di cui sta parlando tutto il mondo.

di Elettra Stamboulis *

«È andata così: esco alle 2 di notte da un localino underground, dove con amici abbiamo suonato e bevuto svariate birre. Bella serata, bel clima. Andando a casa vedo file di gente ai bancomat. Dico: “Caro, siamo in guerra?”. “Macché – mi risponde lui – la gente esce e rimane senza soldi…”. Arrivata a casa accendo la Tv. E so che non abbiamo firmato l’accordo capestro. Tiro un respiro di sollievo. Meglio la guerra simbolica che quella vera». Così mi racconta mia cugina al telefono domenica. Lei ha un negozio di vestiti da donna e fa anche vestiti su misura, ha studiato moda a Roma. Fino a qualche anno fa la sua attività era una piccola fabbrica di soldi, ora stringe denti e cordone della spesa.

«Che vuoi fare – aggiunge –. Non si può vendere anche la dignità». «Ma dicono che Tsipras perderà il referendum…». Alla mia obiezione scatta una grassa risata: «Chi dice una fesseria del genere? Persino le televisioni prezzolate dagli ex partiti di governo danno il no all’83 percento». Io rimango interdetta, e anche un po’ senza parole… Ancora una volta la superficialità dell’informazione di flusso colpisce come un mitra: «Non so, gira questo sondaggio… L’ho letto su Facebook». Scopro poco dopo che si trattava di un sondaggio online fatto da un quotidiano il giorno prima del discorso di Tsipras e che misurava l’europeismo ellenico. «Guarda, ogni volta che esce Dijsselbloem e apre la bocca 10 sì diventano 10 no. Hanno pestato troppi calli. Lo sai come sono i greci… Non gli toccare la bandiera, il senso d’orgoglio nazionale. Ci trattano come ladri e imbroglioni… E continuano a fare l’occhiolino a chi ci ha ridotto così. E poi, prendi ad esempio la zia Zacha. Prende 350 euro di pensione al mese: che gliele riduca la Merkel o il default… Almeno nel secondo caso avrà salvato la propria dignità».

Ecco, non so se anche in me si sia accesa quella fiammella dell’orgoglio, se sia il callo pestato che duole, se semplicemente mi sembra che la storia in questo strano paese stia scorrendo veloce e non la voglio perdere, ma penso che vorrei andare a votare. Ne ho sempre avuto diritto: sono nata in Italia, ma come tutti coloro che nascono qui da genitori non italiani, ho acquisito la cittadinanza a 19 anni. Prima avevo il permesso di soggiorno. E la cittadinanza greca non la perdi neanche se ti travesti da ottomano. Eppure non l’ho mai esercitato il diritto di voto. Ho sempre fatto prevalere il principio civico di agire come elettrice dove vivo, e non dove vivono i miei numerosi parenti. Questa volta però è diverso: il voto mi sembra europeo. È un riappropriarsi di quella voce che spesso viene addormentata dal cloroformio del «niente cambia, tutto è scritto, questa è l’unica via possibile». Una retorica spietata e travolgente, malgrado i dati allarmanti sulla disparità sociale anche nel vecchio Continente. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre di più (e meno garantiti). Il discorso menzognero di una classe dirigente che rinnega persino quello che scrive sembra non essere leggibile anche da chi ci si trova in mezzo alla diseguaglianza e alla disparità. La favola del cattivo bambino, che non ha pagato il gelato che ha mangiato, è semplice e potente, molto di più dell’analisi economico e finanziaria dei dati del debito greco, semplicemente cresciuto come un tumore impazzito grazie alla cura finora attuata.

I socialisti del Pasok e i conservatori di Nuova Democrazia, che hanno tenuto le redini del paese dal 1974, hanno eseguito in modo puntuale e obbediente le ricette che il farmacista ha loro prescritto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e hanno portato il paese che ha inventato la parola Europa a scendere in un baratro da cui sembra difficile risollevarsi. Difficile, ma non impossibile. Questa è la differenza di questo strano governo, il cui premier scravattato crea un panico comprensibile: è proprio diverso. Anagraficamente, politicamente, ha amici diversi. Si guardano e fanno fatica a riconoscersi questi dinosauri della politica, che gestiscono il potere da generazioni (provate a guardare le loro biografie e capirete di cosa parlo) e questi nuovi arrivati, che sono stati esclusi dal potere storicamente.

Per dire, io sono la prima (e finora unica) dipendente pubblica della mia numerosissima famiglia (14 cugini di primo grado per capirci): quando vinsi il concorso per diventare insegnante, mia nonna si bevve un brandy per festeggiare. Chi era di sinistra per generazioni non ci pensava proprio e non poteva entrare nell’apparato pubblico. Parlo di questa esclusione, non di vincere le elezioni. Eppure è successo: ora le carte sono sparigliate, le piaghe purulente e visibili. Sembra che nessuno riesca ad immaginare cosa può succedere. Ma questa è la politica, immaginare il possibile e provare a costruire nuovi orizzonti. 

* Elettra Stamboulis è nata nel 1969 a Bologna da genitori esuli politici dalla dittatura in Grecia. Insegna Italiano e Storia all’Itis di Ravenna, scrive per Linus e altre testate. Ha scritto le sceneggiature di diverse graphic novel ed è curatrice di mostre di arte contemporanea e fumetto. È stata assessore del Comune di Ravenna in quota Rifondazione comunista e poi Sel dal 2008 al 2011.

«Quello in Grecia è un voto europeo Contro la retorica dell’unica via possibile»

La testimonianza della cittadina greca Elettra Stamboulis

Abbiamo chiesto una testimonianza sull’attuale, delicatissimo, momento storico della Grecia all’ex assessore del Comune di Ravenna Elettra Stamboulis, lei che ha la cittadinanza greca e che per questo motivo potrebbe anche votare al referendum del 5 luglio di cui sta parlando tutto il mondo.

di Elettra Stamboulis *

«È andata così: esco alle 2 di notte da un localino underground, dove con amici abbiamo suonato e bevuto svariate birre. Bella serata, bel clima. Andando a casa vedo file di gente ai bancomat. Dico: “Caro, siamo in guerra?”. “Macché – mi risponde lui – la gente esce e rimane senza soldi…”. Arrivata a casa accendo la Tv. E so che non abbiamo firmato l’accordo capestro. Tiro un respiro di sollievo. Meglio la guerra simbolica che quella vera». Così mi racconta mia cugina al telefono domenica. Lei ha un negozio di vestiti da donna e fa anche vestiti su misura, ha studiato moda a Roma. Fino a qualche anno fa la sua attività era una piccola fabbrica di soldi, ora stringe denti e cordone della spesa.

«Che vuoi fare – aggiunge –. Non si può vendere anche la dignità». «Ma dicono che Tsipras perderà il referendum…». Alla mia obiezione scatta una grassa risata: «Chi dice una fesseria del genere? Persino le televisioni prezzolate dagli ex partiti di governo danno il no all’83 percento». Io rimango interdetta, e anche un po’ senza parole… Ancora una volta la superficialità dell’informazione di flusso colpisce come un mitra: «Non so, gira questo sondaggio… L’ho letto su Facebook». Scopro poco dopo che si trattava di un sondaggio online fatto da un quotidiano il giorno prima del discorso di Tsipras e che misurava l’europeismo ellenico. «Guarda, ogni volta che esce Dijsselbloem e apre la bocca 10 sì diventano 10 no. Hanno pestato troppi calli. Lo sai come sono i greci… Non gli toccare la bandiera, il senso d’orgoglio nazionale. Ci trattano come ladri e imbroglioni… E continuano a fare l’occhiolino a chi ci ha ridotto così. E poi, prendi ad esempio la zia Zacha. Prende 350 euro di pensione al mese: che gliele riduca la Merkel o il default… Almeno nel secondo caso avrà salvato la propria dignità».

Ecco, non so se anche in me si sia accesa quella fiammella dell’orgoglio, se sia il callo pestato che duole, se semplicemente mi sembra che la storia in questo strano paese stia scorrendo veloce e non la voglio perdere, ma penso che vorrei andare a votare. Ne ho sempre avuto diritto: sono nata in Italia, ma come tutti coloro che nascono qui da genitori non italiani, ho acquisito la cittadinanza a 19 anni. Prima avevo il permesso di soggiorno. E la cittadinanza greca non la perdi neanche se ti travesti da ottomano. Eppure non l’ho mai esercitato il diritto di voto. Ho sempre fatto prevalere il principio civico di agire come elettrice dove vivo, e non dove vivono i miei numerosi parenti. Questa volta però è diverso: il voto mi sembra europeo. È un riappropriarsi di quella voce che spesso viene addormentata dal cloroformio del «niente cambia, tutto è scritto, questa è l’unica via possibile». Una retorica spietata e travolgente, malgrado i dati allarmanti sulla disparità sociale anche nel vecchio Continente. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre di più (e meno garantiti). Il discorso menzognero di una classe dirigente che rinnega persino quello che scrive sembra non essere leggibile anche da chi ci si trova in mezzo alla diseguaglianza e alla disparità. La favola del cattivo bambino, che non ha pagato il gelato che ha mangiato, è semplice e potente, molto di più dell’analisi economico e finanziaria dei dati del debito greco, semplicemente cresciuto come un tumore impazzito grazie alla cura finora attuata.

I socialisti del Pasok e i conservatori di Nuova Democrazia, che hanno tenuto le redini del paese dal 1974, hanno eseguito in modo puntuale e obbediente le ricette che il farmacista ha loro prescritto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e hanno portato il paese che ha inventato la parola Europa a scendere in un baratro da cui sembra difficile risollevarsi. Difficile, ma non impossibile. Questa è la differenza di questo strano governo, il cui premier scravattato crea un panico comprensibile: è proprio diverso. Anagraficamente, politicamente, ha amici diversi. Si guardano e fanno fatica a riconoscersi questi dinosauri della politica, che gestiscono il potere da generazioni (provate a guardare le loro biografie e capirete di cosa parlo) e questi nuovi arrivati, che sono stati esclusi dal potere storicamente.

Per dire, io sono la prima (e finora unica) dipendente pubblica della mia numerosissima famiglia (14 cugini di primo grado per capirci): quando vinsi il concorso per diventare insegnante, mia nonna si bevve un brandy per festeggiare. Chi era di sinistra per generazioni non ci pensava proprio e non poteva entrare nell’apparato pubblico. Parlo di questa esclusione, non di vincere le elezioni. Eppure è successo: ora le carte sono sparigliate, le piaghe purulente e visibili. Sembra che nessuno riesca ad immaginare cosa può succedere. Ma questa è la politica, immaginare il possibile e provare a costruire nuovi orizzonti. 

* Elettra Stamboulis è nata nel 1969 a Bologna da genitori esuli politici dalla dittatura in Grecia. Insegna Italiano e Storia all’Itis di Ravenna, scrive per Linus e altre testate. Ha scritto le sceneggiature di diverse graphic novel ed è curatrice di mostre di arte contemporanea e fumetto. È stata assessore del Comune di Ravenna in quota Rifondazione comunista e poi Sel dal 2008 al 2011.

A passeggio (o di corsa) all’alba tra le memorie e le vie d’acqua di Ravenna

Torna l’Urban Trail: tre percorsi adatti a tutti. Ritrovo alle 5,15 di domenica 5 luglio allo chalet dei giardini pubblici

Domenica 5 luglio, all’alba (ritrovo alle 5,15 e partenza alle 6 allo chalet dei giardini pubblici), torna l’Urban Trail “Ravenna Città d’acque”, un modo per ripercorrere la storia della città, o meglio l’evoluzione del rapporto controverso tra essa e l’acqua. La traccia del percorso è una mappa stratigrafica che parte dalla Ravenna romana e bizantina per arrivare a quella dei giorni nostri passando dalle mutevoli trasformazioni causate principalmente dall’allontanamento della città dal mare per la congiunta azione di detriti fluviali, l’accrescimento del Delta del Po e le opere di bonifica fino alla definitiva diversione dei Fiumi Uniti e la costruzione del nuovo Candiano.

L’Urban Trail è una camminata a passo libero (o corsa) che attraverserà corsi d’acqua corrente e memorie acquifere della città per intercettare spazi verdi e percorsi urbani inconsueti ma anche monumenti o spazi abbandonati. Un progetto che Trail Romagna ha inaugurato quattro anni fa con l’intento di coniugare la passione del movimento con l’amore per il proprio territorio e far tornare il cittadino padrone della propria città.

Il percorso lungo (16 km). Dall’antica linea di costa che tra le sabbie ospitava la necropoli della Ravenna Romana e Bizantina (v. Santi Baldini e l’attuale ferrovia), si corre lungo l’antica linea di costa (v. dei Poggi) puntando poi verso la Turaza, terminale portuale di Ravenna ai tempi di Dante. Sull’argine dei Fiumi Uniti i partecipanti sfioreranno l’antico Porto di Classe e passeranno sotto il Ponte Nuovo di Alberoni, il responsabile dell’assetto idraulico della Ravenna che conosciamo. E poi lungo il Montone per scendere da viale Alberti e percorrere via Bassa dove è ancora visibile il letto del Ronco abbandonato. Da acque dimenticate ad acque correnti: si entrerà da un cancelletto sull’argine della Lama che verrà bypassato da un ponticello dimenticato. Dopo aver attraversato alcune aree verdi si raggiungerà il nascente Parco Baronio dopo aver attraversato l’antico canale Molino (viale Randi). Dal verde del Parco attraverso il Fiume Montone Abbandonato si salirà sulle mura di Ravenna all’altezza del Torrione dove si incrocerà il percorso corto. Sulla linea delle mura, un tempo circondate dall’acqua, si attraverserà via Cavour da dove una volta passava il Lamone, per scendere proprio sul letto del Montone all’alteza di via Don Minzoni e via San Gaetanino. Si tornerà poi sulle mura per entrare nel loro terminale, la Rocca Brancaleone voluta dai veneziani, gli autori del tombamento dei maggiori corsi d’acqua della nostra città. Dalla Rocca su fino al Parco Teodorico dominato dalla grande cupola del Mausoleo probabilmente qui sbarcata dal Porto Coriandro, altro terminale d’acqua della Ravenna antica. Dall’antico al moderno pr circumnavigare la Darsena cittadina del Porto Candiano e tornare, dal tunnel della ferrovia, al punto di partenza.

Il percorso corto (7.5 km). Dallo Chalet si gira a destra per raggiungere a poche centinaia di metri via di Roma e passare sotto Porta Nuova. Subito dopo si gira a destra per via Renato Serra da dove giungeva, dopo una curva a 90 gradi il Ronco che si riuniva poi con il Montone per sfociare a Punta Marina. Da qui, ancora attraverso un piccolo cancello, si entrerà in via Bassa del Pignattaro dove, approfittando delle malte dell’argine, c’era un artigiano che fabbricava stoviglie in terracotta. Ancora acqua dimenticata nel parcheggio di Borgo San Rocco dove era collocato il più grande lavatoio di Ravenna e, proseguendo sul canale Molino, il Molino Lovatelli, nella sua imponente archittetura e gli orti Siboni. Usciti, si tornerà a lambire le mura nei pressi del Ponte degli Allocchi fino alla scomparsa Port’Aurea. A 300 metri il Torrione dove i due percorsi si sovrappongono.

Sarà anche possibile in alternativa intraprendere la passeggiata guidata di 5 km a cura di Pietro Barberini. Il percorso guidato si sovrappone al corto fino a Porta Adriana per poi toccare piazza Andrea Costa, piazza del Popolo e attorno a via di Roma…

Info e scrizioni: 338 5097841 e www.trailromagna.eu.

A passeggio (o di corsa) all’alba tra le memorie e le vie d’acqua di Ravenna

Torna l’Urban Trail: tre percorsi adatti a tutti. Ritrovo alle 5,15 di domenica 5 luglio allo chalet dei giardini pubblici

Domenica 5 luglio, all’alba (ritrovo alle 5,15 e partenza alle 6 allo chalet dei giardini pubblici), torna l’Urban Trail “Ravenna Città d’acque”, un modo per ripercorrere la storia della città, o meglio l’evoluzione del rapporto controverso tra essa e l’acqua. La traccia del percorso è una mappa stratigrafica che parte dalla Ravenna romana e bizantina per arrivare a quella dei giorni nostri passando dalle mutevoli trasformazioni causate principalmente dall’allontanamento della città dal mare per la congiunta azione di detriti fluviali, l’accrescimento del Delta del Po e le opere di bonifica fino alla definitiva diversione dei Fiumi Uniti e la costruzione del nuovo Candiano.

L’Urban Trail è una camminata a passo libero (o corsa) che attraverserà corsi d’acqua corrente e memorie acquifere della città per intercettare spazi verdi e percorsi urbani inconsueti ma anche monumenti o spazi abbandonati. Un progetto che Trail Romagna ha inaugurato quattro anni fa con l’intento di coniugare la passione del movimento con l’amore per il proprio territorio e far tornare il cittadino padrone della propria città.

Il percorso lungo (16 km). Dall’antica linea di costa che tra le sabbie ospitava la necropoli della Ravenna Romana e Bizantina (v. Santi Baldini e l’attuale ferrovia), si corre lungo l’antica linea di costa (v. dei Poggi) puntando poi verso la Turaza, terminale portuale di Ravenna ai tempi di Dante. Sull’argine dei Fiumi Uniti i partecipanti sfioreranno l’antico Porto di Classe e passeranno sotto il Ponte Nuovo di Alberoni, il responsabile dell’assetto idraulico della Ravenna che conosciamo. E poi lungo il Montone per scendere da viale Alberti e percorrere via Bassa dove è ancora visibile il letto del Ronco abbandonato. Da acque dimenticate ad acque correnti: si entrerà da un cancelletto sull’argine della Lama che verrà bypassato da un ponticello dimenticato. Dopo aver attraversato alcune aree verdi si raggiungerà il nascente Parco Baronio dopo aver attraversato l’antico canale Molino (viale Randi). Dal verde del Parco attraverso il Fiume Montone Abbandonato si salirà sulle mura di Ravenna all’altezza del Torrione dove si incrocerà il percorso corto. Sulla linea delle mura, un tempo circondate dall’acqua, si attraverserà via Cavour da dove una volta passava il Lamone, per scendere proprio sul letto del Montone all’alteza di via Don Minzoni e via San Gaetanino. Si tornerà poi sulle mura per entrare nel loro terminale, la Rocca Brancaleone voluta dai veneziani, gli autori del tombamento dei maggiori corsi d’acqua della nostra città. Dalla Rocca su fino al Parco Teodorico dominato dalla grande cupola del Mausoleo probabilmente qui sbarcata dal Porto Coriandro, altro terminale d’acqua della Ravenna antica. Dall’antico al moderno pr circumnavigare la Darsena cittadina del Porto Candiano e tornare, dal tunnel della ferrovia, al punto di partenza.

Il percorso corto (7.5 km). Dallo Chalet si gira a destra per raggiungere a poche centinaia di metri via di Roma e passare sotto Porta Nuova. Subito dopo si gira a destra per via Renato Serra da dove giungeva, dopo una curva a 90 gradi il Ronco che si riuniva poi con il Montone per sfociare a Punta Marina. Da qui, ancora attraverso un piccolo cancello, si entrerà in via Bassa del Pignattaro dove, approfittando delle malte dell’argine, c’era un artigiano che fabbricava stoviglie in terracotta. Ancora acqua dimenticata nel parcheggio di Borgo San Rocco dove era collocato il più grande lavatoio di Ravenna e, proseguendo sul canale Molino, il Molino Lovatelli, nella sua imponente archittetura e gli orti Siboni. Usciti, si tornerà a lambire le mura nei pressi del Ponte degli Allocchi fino alla scomparsa Port’Aurea. A 300 metri il Torrione dove i due percorsi si sovrappongono.

Sarà anche possibile in alternativa intraprendere la passeggiata guidata di 5 km a cura di Pietro Barberini. Il percorso guidato si sovrappone al corto fino a Porta Adriana per poi toccare piazza Andrea Costa, piazza del Popolo e attorno a via di Roma…

Info e scrizioni: 338 5097841 e www.trailromagna.eu.

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