È stata ricevuta al Municipio di Piazza del Popolo la delegazione dell’Associazione “Amici di Ravenna” proveniente come ogni anno da Speyer, la città tedesca gemellata con il Comune di Ravenna dal 1989. A portare il saluto dell’amministrazione è stata l’assessora alle Politiche europee Barbara Monti. Erano presenti Bruno Bassini, presidente del Circolo “Amici di Speyer” di Ravenna e Barbara Mattes la presidente dell’Associazione “Freundeskreis Speyer-Ravenna”. Gli ospiti tedeschi, che si fermeranno fino a domenica 12 aprile, visiteranno i monumenti Unesco, la Biblioteca Classense e leggeranno in tedesco un canto della Divina Commedia davanti alla Tomba di Dante.
Lavori al complesso delle Cappuccine: chiusura temporanea della Biblioteca Taroni
Proseguono presso il complesso delle Cappuccine di Bagnacavallo i lavori per l’adeguamento impiantistico dell’intero edificio, l’abbattimento delle barriere architettoniche e il recupero dei locali destinati a Fototeca. Per consentire l’esecuzione di una parte di questi interventi, la Biblioteca comunale Taroni resterà chiusa da lunedì 13 aprile a domenica 3 maggio compresi. Per lo stesso motivo il Punto Digitale Facile sarà trasferito al primo piano di Palazzo Vecchio, in piazza della Libertà 5, dal 13 al 28 aprile: per informazioni e prenotazioni 0545 280888 (Urp).
Raccolta fondi per riaprire il Teatro Zodiaco: l’obiettivo è raccogliere 12mila euro
Trasformare un luogo di attività “chiuse” in un centro culturale aperto a tutti i cittadini. È questa la sfida lanciata dalle associazioni Galla & Teo, Lady Godiva Teatro, Nerval Teatro e Spazio A Teatro, che hanno ufficialmente presentato la campagna crowdfunding “Aiutaci a riaprire il Teatro Zodiaco“. La raccolta fondi, ospitata sulla piattaforma IdeaGinger, è partita online lo scorso 30 marzo e avrà una durata complessiva di due mesi. L’obiettivo è raccogliere 12.000 euro per compiere alcuni interventi che contribuiscano a ottenere l’agibilità per il pubblico spettacolo dello storico spazio del quartiere San Giuseppe (ex villaggio Anic). Nello specifico, il budget raccolto attraverso le donazioni dei cittadini sarà interamente destinato all’acquisto di sedute modulari a norma, che renderanno più flessibile l’utilizzo della sala, e un set base di luci LED professionali.
Intitolato alla memoria di Novella Montanari, il Teatro Zodiaco è già oggi un presidio sociale e culturale, dove si intrecciano laboratori per giovani, teatro civile, ricerca artistica e progetti di inclusione per persone con disabilità. Tuttavia, ad oggi lo spazio è fruibile solo dai soci. «Abbiamo già realizzato diversi interventi per rendere il teatro funzionale – spiegano i rappresentanti delle quattro associazioni – ma mancano ancora dotazioni fondamentali per accogliere il pubblico in sicurezza e trasformare lo Zodiaco in un bene comune per tutta Ravenna. Sostenere questo progetto significa investire in cultura, inclusione e partecipazione. Ogni donazione è un passo in più verso la riapertura di un portone che vogliamo resti aperto per tutti».
«Come Amministrazione comunale – aggiunge l’assessora al Decentramento del Comune di Ravenna Federica Moschini – non possiamo che elogiare questa iniziativa, che testimonia un grande senso di appartenenza nei confronti di un bene comune, e un impegno concreto e diretto a far sì che tale patrimonio possa ritornare a essere fruibile da tutta la comunità. E in questo senso il nostro ringraziamento va naturalmente anche a tutti coloro che aderiranno alla campagna di raccolta fondi. Da parte nostra posso confermare che nel piano degli investimenti 2026-2028 dell’assessorato ai Lavori pubblici è stato inserito, nell’annualità 2026, un intervento da 250mila euro per la sistemazione dei locali teatro e palestra del centro, in particolare per l’adeguamento alle norme di prevenzione incendi, fondamentale per la realizzazione di iniziative di pubblico spettacolo».
Per sostenere la raccolta fondi è possibile donare sulla piattaforma www.ideaginger.it cercando il progetto “Aiutaci a riaprire il Teatro Zodiaco”. Come da tradizione del crowdfunding, i donatori potranno scegliere tra diverse “ricompense” simboliche e materiali come ringraziamento per il loro investimento nel futuro culturale della città.
Finali giovanili, a sorpresa Cervia relegata ai margini: lo spettacolo se lo prende il resto della Romagna
Il calcio giovanile avrebbe dovuto darsi appuntamento a Cervia, citando il comunicato ufficiale della Figc di qualche settimana fa. In realtà, delle 28 partite che assegneranno 11 scudetti nazionali dall’11 al 30 giugno, alla località ravennate restano le briciole: appena due finali under 17 e under 15, entrambe femminili, in programma il 27 e il 29 giugno allo stadio Germano Todoli di Milano Marittima. Un ridimensionamento evidente rispetto all’annuncio di fine febbraio.
Gran parte dell’evento di carattere nazionale andrà in scena altrove (anche se saranno coinvolte prevalentemente le strutture ricettive del Cervese). Le migliori under 18 e under 17 maschili d’Italia (quelle dei campionati con i club di Serie A e serie B) si divideranno tra Santarcangelo e Cesena: una semifinale per categoria nella città clementina, mentre il “Dino Manuzzi” ospiterà le altre due semifinali e tutte le finali. Forlì accoglierà la finale under 16 al Morgagni, mentre Rimini sarà teatro delle finali under 15 maschili di Serie A e B e di Serie C allo stadio Neri. Santarcangelo tornerà protagonista anche con una semifinale dell’under 17 Serie C e la finale Under 16 Serie C. Forlì completerà il quadro con l’altra semifinale e la finale under 17 di Serie C. Spazio infine a Bellaria, dove il rinnovato sintetico ospiterà le finali under 15 e under 17 Dilettanti.

Numeri importanti accompagneranno comunque la manifestazione: sei comuni coinvolti, 700 calciatori, 300 membri degli staff e un indotto significativo legato a famiglie, addetti ai lavori e curiosi. Un movimento che il presidente della Regione, Michele De Pascale, prova a leggere in prospettiva: «Investire in grandi manifestazioni giovanili per la Riviera in questo momento ha ambizioni di creare nuovi pubblici. Significa stimolare e incentivare una promozione del territorio che può ottenere i suoi frutti anche mesi dopo l’evento in questione. Per l’organizzazione di eventi di questo tipo in Italia non abbiamo rivali: in Riviera esiste un’ecosistema che include strutture sportive, ricettività, ambiente e entusiasmo di volontari e pubblico».
Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento ha presenziato anche Marco Brunelli, Segretario generale della Figc, che ha toccato il tema scottante della recente esclusione dal Mondiale della Nazionale per la terza volta consecutiva: «Si riparte dai giovani, come noi ripartiamo da questo evento che sancisce la prima apparizione della Figc dopo le dimissioni del presidente Gravina, il quale ha voluto fortemente che le finali del 2026 si tenessero qui. Per il futuro si parlerà dal 22 giugno (data in cui sarà eletto in nuovo presidente federale ndr) e posso dire che tante proposte sono sul tavolo, molte delle quali presenti nel dossier pubblicato da Gravina nella giornata di ieri». Il Segretario ha inoltre snocciolato qualche numero: «Abbiamo un milione e 100mila giovani che fanno sport in Italia e 800 mila giocano a calcio, in crescita rispetto ai 600mila di 15 anni fa. Come è anche confermato dai risultati delle nazionali giovanili, il talento c’è, ma non va disperso: la sfida è impegnativa e il futuro passa da qua».
E proprio sul futuro, più che sul presente, si è chiusa la conferenza. Con un passaggio che ha lasciato spazio a più di un interrogativo sulle facce delle autorità sportive e politiche presenti: quello sulla Cittadella dello Sport di Cervia. Il grande progetto siglato da Coni, Figc, Lnd, Regione e Comune, fu presentato un anno fa in grande stile all’Hotel Palace di Cervia, ma non ci sono stati passi avanti: «Durante il passaggio di consegne con il sindaco Missiroli mi è stato parlato del progetto in essere – glissa il Commissario Straordinario di Cervia Michele Formigli –, ma il mio incarico è provvisorio e dura solo 4 mesi. Chi verrà dopo di me saprà come comportarsi».
A 81 anni dalla Liberazione, Alfonsine ricorda il 10 aprile 1945 e la battaglia del Senio
Erano le 5.25 del 10 aprile 1945 quando Alfonsine, stremata dalla battaglia del Senio, venne liberata dal Gruppo di Combattimento “Cremona” insieme ai partigiani che avevano liberato Ravenna. Finì così la lunga occupazione nazifascista che portò fame, morte – 380 le vittime civili- e distruzione.
Ottantuno anni dopo, la località ha celebrato la Liberazione con una cerimonia che dal Sacrario dei Caduti a Camerlona che si è conclusa in piazza Gramsci. Tra le iniziative anche la mostra al Museo della Battaglia del Senio “Italia 1946. L’alba della Repubblica” a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e l’Età Contemporanea di Ravenna.
Alla commemorazione, organizzata oggi dal Comune in collaborazione con l’Anpi, è intervenuta l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni. Con lei, tra gli altri, anche il sindaco, Riccardo Graziani, e Tamara Ferretti, segretaria nazionale dell’Anpi. «Il 10 aprile 1945 – sottolinea Allegni – è una data che segna lo spartiacque tra l’incubo dell’oppressione nazifascista e l’alba della ricostruzione civile e morale, dopo il lungo inverno in cui il Senio aveva costituito la linea del fronte e dove Alfonsine si trovò ad essere perno del settore orientale della Linea Gotica. In questi luoghi si è scritta una pagina fondamentale della storia della nostra Repubblica, di cui quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario. Ma quanto accaduto ottantuno anni faci riguarda ancora, perché quella libertà conquistata con la lotta e i sacrifici di uomini e donne è stata costruita ogni giorno, con le leggi, con le istituzioni, con la partecipazione civile. Con la Costituzione che ne è figlia diretta. Uomini e donne che hanno camminato insieme per costruire dalle macerie un Paese libero».
«La Resistenza della bassa Romagna – aggiunge Allegni – ebbe protagonisti di straordinario rilievo, che avrebbero poi guidato la rinascita democratica del Paese. Dal Comandante “Bulow”, Arrigo Boldrini, per sempre simbolo, identità, sangue che scorre nelle vene delle cittadine e dei cittadini di queste terre; a Benigno Zaccagnini, “Tommaso Moro”, che all’integrità e al dialogo a cui seppe ispirare la sua ribellione al fascismo dedicò una vita a servizio delle istituzioni; a Mario Cassani, il sindaco della ricostruzione, capace di scelte difficili e rischiose; poi ad Amalia Geminiani, che da giovane staffetta percorreva le strade tra Alfonsine e i comuni vicini, sfidando la sorte, e che ci ha lasciati poco tempo fa».
«Questa – afferma l’assessora – è la memoria che Alfonsine custodisce e che deve interrogarci ancora oggi. Memoria che non è un monumento da ammirare, il gesto retorico di una commemorazione, ma è materia viva, ciò che ci rende umani, in un mondo sempre più privo di riferimenti dove la guerra è l’ultimo rifugio di uomini potenti. Per questo, la Regione Emilia-Romagna si è dotata di una Legge sulla memoria del ‘900, perché vive in noi la consapevolezza del ruolo che le Istituzioni sono chiamate ad esercitare perché ciò che è stato, in particolare durante il secondo conflitto mondiale, non solo non cada nell’oblio, ma non venga revisionato o sporcato da interpretazioni che non rispettano e non riconoscono la storia. Essere qui oggi, in questa piazza che porta il nome di Antonio Gramsci e che accoglie il grande monumento di Angelo Biancini non è per un semplice atto di presenza istituzionale. È un esercizio di appartenenza ad una storia che abbiamo la responsabilità di custodire e far conoscere. Liberata Alfonsine, liberata l’Italia, la democrazia è un bene prezioso che non possiamo dare per scontato. Tina Anselmi, prima donna ministra della Repubblica, ricordando la scelta di sposare la causa della resistenza, disse: ‘Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci’. Vale anche per noi. Viva Alfonsine, viva la Repubblica, viva la Resistenza».
Il cammino di Alfonsine verso la Liberazione
Dopo i mesi del freddo, della fame, delle piogge e dei campi minati e allagati, dei bombardamenti e della distruzione (la guerra ha spostato Alfonsine da un lato all’altro del fiume e sarà ricostruita alla sinistra del Senio), la mattina del 10 aprile 1945, a seguito della battaglia del Senio, ultima grande battaglia della campagna d’Italia, Alfonsine viene liberata: in prima fila, oltre ai militari alleati e ai partigiani, gli uomini del Gruppo di Combattimento ‘Cremona’, formato per più di metà da ex partigiani dell’Umbria, della Toscana, delle Marche, che una volta liberi si erano arruolati volontari. Erano i soldati con il fazzoletto rosso al collo.
Dalla Resistenza alle resistenze
Per Alfonsine, medaglia d’argento al Valor civile e medaglia d’argento al Valor militare, il 10 aprile è da allora giorno di festa. Da qualche anno, poi, l’Amministrazione ha scelto di collegare il ricordo della Resistenza antifascista alla conoscenza di nuove Resistenze. Così in questi anni sul palco delle celebrazioni si sono avvicendate figure come i ragazzi di Libera Terra, Francesco Forgione e Rosy Bindi, entrambi in qualità di presidenti della commissione parlamentare antimafia, Rita Borsellino, Nando Dalla Chiesa, Claudio Fava, la Fondazione Impastato, Margherita Asta, a portare memoria delle vittime innocenti nella guerra di mafia ed altri rappresentanti dell’impegno a sostegno della Costituzione e della legalità, Bernard Dika, Alfiere della Repubblica, come esempio di cittadinanza attiva.
Celebrata la nascita dell’Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna, la prima cooperativa di lavoro italiana
L’8 aprile del 1883 un gruppo di 32 soci, tra cui Nullo Baldini, costituirono l’Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna, la prima cooperativa di lavoro italiana. Il 143esimo anniversario di tale data, fondamentale per tutto il movimento mutualistico, è stato ricordato da una delegazione di ccooperatori. La breve cerimonia ha avuto luogo, come da tradizione, al civico 58 di via Carraie, dove si trova la “Casa dei sette solai”, luogo in cui si costituì il sodalizio per la prima volta e dove oggi sorge una targa celebrativa.
La visita è stata condotta da Fabrizio Galavotti, presidente di Cab Terra, la cui cooperativa è diretta discendente di quell’esperienza. Per il Comune è intervenuto l’assessore ai Lavori Pubblici, Massimo Cameliani. Erano presenti, tra gli altri, il direttore di Cab Terra, Lino Bacchilega, il responsabile del settore agroalimentare di Legacoop Romagna, Stefano Patrizi, e il presidente della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna, Lorenzo Cottignoli.
L’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna nacque per permettere ai lavoratori agricoli di organizzarsi autonomamente e ottenere lavori senza dipendere da intermediari che spesso li sfruttavano.
Eredi di quei pionieri, le sette Cooperative Agricole Braccianti (Cab) della provincia di Ravenna gestiscono oggi dodicimila ettari di terreno e impiegano seicento lavoratori. I settori di intervento sono molteplici: produzioni vegetali (erbacee e arboree) con metodi di agricoltura integrata e biologica, zootecnia (bovini da latte e da carne), produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico e biogas) e agriturismi. Un notevole impegno ambientale si traduce in interventi di rinaturalizzazione su più di ottocento ettari, attraverso la creazione di aree umide, siepi e boschi.
La dirigenza del Faenza Basket Project sta valutando le offerte per la cessione della società
La dirigenza dell’associazione sportiva Faenza Basket Project (serie A2 femminile) sta valutando, con una consulenza legale, le proposte ricevute per la cessione della società e confida che le trattative possano presto portare a un risultato condiviso nell’interesse della pallacanestro faentina. La dichiarazione arriva con una nota inviata alla stampa oggi, 10 aprile, in risposta alla lettera aperta inviata dallo staff ai giornali nei giorni scorsi per segnalare ritardi nei pagamenti di giocatrici e collaboratori e generali difficoltà economiche.
La dirigenza assicura che in questi mesi, come negli anni trascorsi, si è sempre impegnata al massimo delle proprie possibilità economico-finanziarie per cercare di rispettare tutti gli impegni contrattuali assunti, con i fornitori, con gli atleti, con lo staff e con le strutture federali. «Purtroppo, gli anni di serie A1, coincisi con un periodo socio-economico molto complicato anche per la città stessa, hanno fatto in modo che fosse sempre più difficile reperire risorse adeguate di supporto, sia per l’attività della squadra senior, sia per tutto il settore giovanile. Attività, entrambe, di cui siamo particolarmente fieri».
I vertici dell’associazione vogliono anche sottolineare la qualità del lavoro svolto: «La società ha portato a Faenza il meglio del basket nazionale femminile, con una partecipazione di pubblico considerevole e una visibilità anche mediatica rilevante; questo grazie al lavoro, alla passione, all’impegno fisico ed economico personale, nonché alla dedizione completa a questo progetto, da parte dei soci e di tutti i volontari, senza il cui impegno, unitamente a quello dello staff, sarebbe stato impossibile il raggiungimento di tali importanti risultati. Questo impegno è consistito anche nel reperire risorse economico-finanziarie necessarie allo sviluppo del nostro progetto. Per tale motivo, un grandissimo ringraziamento va a tutti gli sponsor che ci hanno affiancato in questi anni».
Infine una replica alle critiche di scarsa disponibilità al confronto con i tesserati: «La dirigenza non ha mai negato un dialogo costruttivo con lo staff e le atlete, così come confermiamo, pure in questa sede, che recentemente sono iniziate trattative, tuttora in corso, che confidiamo possano consentire il rispetto di tutti gli impegni di cui sopra, in quanto tutti i soci di Fbp sono i primi ad essere consapevoli delle difficoltà che lo staff e le giocatrici stanno vivendo in questi ultimi mesi».
Martina Minto si dimette dalla giunta comunale per motivi personali
La 35enne Martina Minto ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di assessora nella giunta comunale di Cotignola per motivi personali. Oggi, 10 aprile, è l’ultimo giorno del suo incarico iniziato a giugno 2024 con l’elezione di Federico Settembrini a sindaco.
Le deleghe assegnate a Minto saranno momentaneamente ridistribuite fra gli altri quattro membri della giunta. Settembrini assumerà le deleghe a Politiche educative e Cultura e turismo, di cui è anche sindaco referente per l’Unione della Bassa Romagna; vanno alla vicesindaca Laura Monti le Politiche giovanili, Associazionismo e volontariato; l’assessore Leonardo Ricci acquisirà invece Sport e Comunicazione; rimangono invariate le deleghe dell’assessore Michele Rambelli.
Il sindaco, la giunta e i membri del consiglio comunale ringraziano Minto per il lavoro svolto in questi due anni, augurandole il meglio per il proseguimento della sua vita professionale e privata.
Il candidato sindaco Boschetti: «Una città di seconde case è destinata a morire»
A meno di due mesi dall’apertura delle urne per le elezioni comunali (si vota il 24-25 maggio), prende davvero il via la campagna elettorale cervese. Nella serata di ieri, 9 aprile, il primo intervento pubblico di Mirko Boschetti, candidato sindaco del centrosinistra: «una chiacchierata chill di un’ora» (così l’ha definita il moderatore Alberto Mazzotti) per articolare gli otto punti cardine del programma, davanti a una platea di circa duecento persone che ha riempito la sala est dei Magazzini del Sale Torre.
Tra il pubblico anche il presidente della Regione, Michele de Pascale (che vive a Cervia), la presidente della Provincia, Valentina Palli, e l’ex sindaco Luca Coffari (alla guida della città dal 2014 al 2019 per il Pd). Presente in sala anche uno degli sfidanti in corsa, il candidato civico Enea Puntiroli (già segretario comunale della Lega).
A colpire, accanto alle presenze politiche, è stata la limitata rappresentanza dell’elettorato più giovane, nonostante l’età dello stesso Boschetti (classe 1994) e il fermento mostrato dalle nuove generazioni nella più recente tornata elettorale. Una distanza che potrebbe non essere legata al colore politico dell’incontro, quanto piuttosto a un interesse ancora contenuto verso la politica locale.
La presentazione del programma della coalizione che unisce Pd, Pri, Avs, Movimento 5 stelle, oltre alle liste civiche Per Cervia e Fare Comune, parte dal settore economico e lavorativo, con un focus sulla spiaggia e sull’urgenza della Bolkestein: «In attesa di linee guida specifiche per capire come muoversi – commenta Boschetti -, sarebbe un errore, dopo vent’anni di “fuga” dalla direttiva, non studiare quello che sarà l’effettivo ritorno della manovra sul territorio, in termini di ricavi, accessibilità e sostenibilità». Da non sottovalutare in questo ambito l’erosione costiera: «Un tema da trattare dal punto di vista scientifico. Non possiamo indire dei bandi senza sapere quale sarà la situazione della costa tra quindici o vent’anni».
In generale, il disegno è quello di uno sviluppo economico trasversale e coerente, che permetta ai diversi settori di avanzare di pari passo. A partire dalla valorizzazione di poli di attrazione ambientale, sportiva o culturale per intercettare il turismo internazionale e dare rilancio al settore alberghiero, oggi indebolito dalla tendenza della “vacanza corta” e di prossimità: «Sarà fondamentale anche capire su che modello turistico puntare, con un patto sociale condiviso tra amministrazione, associazioni e cittadini – prosegue il candidato –, per invertire un’economia che negli anni ha spesso preferito la quantità alla qualità». Sul fronte della ricettività, anche la condanna alla trasformazione delle strutture alberghiere dismesse in case vacanza, proponendo invece l’incentivo della formula del condohotel, anche attraverso una revisione degli strumenti burocratici e normativi.
«Una città di seconde case è una città destinata a morire» è stata una delle frasi più applaudite della serata, e il secondo tema affrontato da Boschetti è stato appunto quello delle politiche abitative. Quella della crisi degli alloggi è infatti una problematica diffusa in tutto il territorio, ma che si acuisce particolarmente sulla costa, complici la grande presenza di seconde case, abitazioni destinate agli affitti brevi e elevati costi al metro quadro. «Cercheremo la collaborazione da parte della Regione per investire in politiche abitative a consumo di suolo zero – continua Boschetti –. Mentre da parte del governo nazionale servirebbero più tutele ai proprietari immobiliari, per incentivare gli affitti a lungo termine in sicurezza».
Sul tema dell’ambiente, l’attenzione si è concentrata sui due “polmoni verdi” della città, la pineta di Pinarella e quella di Milano Marittima, duramente colpite dai recenti eventi climatici estremi, oltre che sulla salina, altra unicità del territorio da proteggere. Per quanto riguarda il verde cittadino, l’obiettivo è avviare uno studio approfondito sullo stato di salute dei pini, da tutelare come specie autoctona quando possibile o da affiancare con essenze più adatte alle nuove condizioni climatiche.
È stato poi ribadito l’impegno nella cura della prossimità e della comunità, con la promessa di offrire ascolto e servizi alle diverse fasce della comunità: «Dall’asilo nido di Montaletto, progettato e realizzato dalle ultime due amministrazioni, e a cui sarà lasciato alla prossima il compito di presentarlo, alla recente riqualifica dell’ex Conad di Pinarella, spendibile come centro di aggregazione culturale per gli adolescenti, fino all’attenzione ai servizi per anziani e all’aggiunta di posti letto nelle case di cura della località».
Per quanto riguarda la sicurezza, invece, la parola chiave è «buonsenso», restando lontano da allarmismi ma facendo il possibile per un controllo mirato del territorio, soprattutto durante la stagione estiva: «I primi episodi di degrado emersi già durante il ponte pasquale vanno attenzionati e contrastati fin da subito».
Si è parlato poi di territorio, «che ho avuto modo di conoscere a fondo grazie all’assessorato ai Lavori pubblici», commenta Boschetti. Tra le priorità, la sicurezza stradale e la realizzazione di parcheggi lontani dal mare «per un città più ordinata e attrattiva», anche valutando l’utilizzo di un’area di proprietà comunale in zona ospedale. In generale, l’attenzione al decoro urbano sarà portata avanti con investimenti diversificati e nel solco di progetti già sperimentati con il lavoro della giunta uscente, come il rifacimento di marciapiedi e aree pedonali, gli interventi di abbellimento urbano e le iniziative promosse in Corso Mazzini e la riattivazione di alcune vetrine sfitte a Tagliata per ospitare installazioni artistiche.
Infine, l’ultimo punto toccato è stato quello dell’efficienza, con un ringraziamento all’estesa coalizione. «Chiunque si sia rivolto a me come assessore in questi anni, e chiunque si rivolgerà alla squadra, troverà nell’ascolto un elemento cardine – conclude Boschetti -. Ho avuto un anno e mezzo per osservare la macchina comunale dall’interno e voglio garantire ascolto, coinvolgimento e comunicazione, con l’impegno concreto non solo a realizzare progetti, ma anche a raccontarli alla comunità, per farla sentire partecipe. Anche attraverso l’utilizzo dei nuovi linguaggi social».
Al termine del comizio non è stato lasciato spazio per eventuali domande dal pubblico, garantendo però la possibilità di trovare risposte in sedi future.
L’assessore alla Multiculturalità: «Le diversità ci arricchiscono»
Nella giunta Barattoni è scomparsa la delega all’Immigrazione che aveva caratterizzato i governi cittadini dai tempi di Mercatali fino a De Pascale. Oggi invece abbiamo l’assessore alla Multiculturalità, che è Fabio Sbaraglia, già assessore uscente, sindaco facente funzioni nella prima metà del 2025, che unisce questa delega comunque importante a quella di Cultura, Turismo, Afam, Università, Mosaico, Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria.
Assessore. ci spiega innanzitutto se questo cambio di denominazione è solo una questione formale o anche sostanziale?
«Oggi a Ravenna convivono oltre 130 nazionalità diverse. Il nome che è stato dato all’Assessorato credo voglia suggerire un modo diverso di guardare alla nostra comunità e riconoscere questa complessità. Se parliamo di “immigrazione” la prima sensazione è di qualcosa che riguardi innanzitutto la vita di qualcun’altro, se parliamo di “multiculturalità” o “intercultura” è chiaro che stiamo parlando di noi».
Ravenna quindi è una città multiculturale? O interculturale? E su quale delle due direzioni è necessario secondo lei lavorare?
«Se guardiamo i dati disponibili, ossia quelli del 2024, i cittadini di Paesi terzi sono poco più di 11.800 su oltre 155.500 abitanti, il 7,6%, un dato peraltro in calo del 3 percento rispetto all’anno precedente. In ogni caso, il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità culturali costituisce un patrimonio che arricchisce l’intera comunità. Crediamo in un modello che non si limiti però alla legittimazione o alla tolleranza delle differenze ma che si muova su una traiettoria interculturale».
Il festival delle culture (qui un recente intervento dell’ex direttore artistico che ha fatto discutere) così come lo conosciamo oggi e che è in partenza proprio in questi giorni va in questa direzione? E che funzione svolge o dovrebbe svolgere secondo lei?
«Il Festival è uno strumento importante della nostra politica interculturale. Nel corso di oltre 20 anni ha allargato il suo raggio di azione e le collaborazioni. Accanto alla progettazione con le comunità e le associazioni, si sono potenziati gli interventi nelle scuole. Negli ultimi anni oltre 18mila giovani hanno partecipato ad attività interculturali soprattutto grazie al Festival. Abbiamo sviluppato inoltre gli eventi che connettono l’immigrazione con gli altri grandi temi globali raggiungendo l’intera cittadinanza, contribuendo alla conoscenza del fenomeno migratorio e a riflessioni su una società in continuo mutamento. La risposta è stata molto positiva. Quest’anno il focus sarà sul ruolo della comunicazione nel costruire consapevolezza. Il titolo “Raccontare il mondo” è insieme dichiarazione d’intenti e responsabilità, con un programma diffuso di incontri, mostre e spettacoli attraverso la città. Da queste esperienze sono nate iniziative importanti, penso ad esempio alla Conferenza nazionale sul soccorso in mare con le Ong e operatori del settore che ha prodotto un documento noto come Carta di Ravenna già condiviso con altre Amministrazioni».
Come lo immagina nel futuro?
«Il Festival vive nell’esigenza di rispondere alla necessità di costruire consapevolezza, conoscenza e partecipazione. Nel tempo gli strumenti per innescare questi processi devono essere oggetto di valutazioni in ordine di efficacia e comprensione. Anche alla fine di questa edizione insieme alle realtà che hanno partecipato faremo questa analisi e insieme si individueranno le priorità su cui costruire la prossima edizione, sia in termini di contenuti che di obiettivi».
Mentre lei parla di intercultura, ci sono forze che stanno invece parlando di “Remigrazione” e spesso la sensazione è che si sia quanto mai lontani da una società davvero plurale.
«Non lo so, ma non mi rassegno a questo. Se guardiamo alle nostre scuole vediamo da anni contesti in cui la pluralità culturale è la normalità in cui crescono le nuove generazioni. Oggi mediamente la presenza di bambini stranieri è circa del 20% negli istituti Comprensivi. Senza permettermi di minimizzare o non riconoscere le tensioni che in termini di sicurezza si vivono qui come in tutte le città, esiste a Ravenna una cultura solidale e dell’accoglienza, che spesso e per fortuna supera le appartenenze politiche, che marginalizza i movimenti “Remigrazione” a qualcosa di estraneo alla storia e alla vita di questo territorio».
E però in effetti è vero che molti fatti di cronaca hanno visto e vedono protagonisti che sono stranieri, talvolta minori o ex minori non accompagnati. Al di là delle mere questioni di ordine pubblico, come se ne sta occupando il Comune?
«Serve un lavoro quotidiano con le associazioni e la cittadinanza, con attività di supporto nei percorsi di autonomia e di inclusione, consapevoli che l’assenza di reti autoctone e la presenza di condizioni di svantaggio multifattoriali possano facilitare processi di marginalizzazione sociale e di devianza. Il Comune di Ravenna partecipa alla rete nazionale Sai per l’accoglienza di cittadini titolari di protezione internazionale e di minori stranieri non accompagnati, e alle reti regionali e dell’Anci per il contrasto allo sfruttamento lavorativo, caporalato, sessuale. Un totale di 173 posti, che completano il sistema di accoglienza che fa capo alla Prefettura per i richiedenti asilo. Abbiamo predisposto una rete di sportelli di supporto burocratico perché la questione amministrativa è una delle criticità maggiori che impattano sulla vita quotidiana della stragrande maggioranza di cittadini di Paesi terzi. Ogni Stato ha meccanismi di regolazione del soggiorno di cittadini stranieri, ma accade che a fronte di una norma che prevede 60 giorni per il rinnovo di un permesso di soggiorno le prassi amministrative arrivino ad impiegare anche un anno per rilasciarlo. Le conseguenze di questi ritardi possono essere drammatiche. Cerchiamo di potenziare le azioni interculturali nelle scuole e con i giovani, la mediazione interculturale, l’educazione alla cittadinanza globale e ai diritti umani, i corsi di lingua italiana, il lavoro con le comunità e le associazioni. Nei nostri uffici operano in modo stabile tanti giovani con background migratorio. Non è mai abbastanza, sia chiaro, ma solo una strategia articolata e armonica su diversi livelli di competenza istituzionale può massimizzare l’efficacia delle azioni locali».
Abbiamo un problema in particolare con i giovani provenienti da alcune aree?
Da diversi anni gli indicatori e gli operatori del settore ci dicono che è in forte aumento il disagio giovanile. All’interno di questo fenomeno registriamo da alcuni anni situazioni di alcuni minori stranieri soprattutto non accompagnati che, per vissuti traumatici legati a situazioni di abbandono e di violenza, presentano comportamenti antisociali. Siamo in presenza di situazioni che per la loro complessità richiedono l’intervento di una pluralità di attori diversi per ruoli e competenze, prefettura, questura, forze dell’ordine, procure, azienda sanitaria, servizi sociali comunali, comunità, e la risposta deve essere integrata e strutturata a livello territoriale. La neuropsichiatria dell’adolescenza suggerisce di lavorare sull’affettività con questi ragazzi, ma non è semplice e a volte le comunità, che svolgono un lavoro prezioso, sono in difficoltà. È una questione che va seguita con attenzione, ma non ne darei una connotazione geografica o etnica: in un triennio il Sai ha accolto 323 minori stranieri non accompagnati e abbiamo assistito quasi sempre a percorsi positivi, qualsiasi fosse la provenienza dei ragazzi».
Che ruolo e che costi copre il Comune nel caso degli sbarchi di profughi dalle navi delle Ong che il governo Meloni ha iniziato a inviare sul territorio?
«Nel rispetto delle competenze della Prefettura, il Comune non ha mai fatto mancare il proprio supporto. Concretamente il nostro contributo va dalla logistica, dal reperimento della sede dove si svolgono le operazioni di prima accoglienza ai colloqui degli assistenti sociali, supportati dai mediatori interculturali con i minori stranieri non accompagnati ai quali vengono erogate le prime informazioni secondo le linee guida dell’Unhcr e raccolti i primi dati da trasmettere al tribunale per i minori. I costi sono relativi a queste attività. I servizi socio-sanitari supervisionano anche situazioni e criticità connesse a nuclei familiari, donne in stato di gravidanza, situazioni particolari di patologie fisiche o psichiche. Inoltre attiviamo reti di volontari al fianco delle figure specialistiche e a supporto dell’organizzazione complessiva. I naufraghi salvati in mare vengono successivamente accolti in progetti presenti sul territorio nazionale».
Perché il Comune di Ravenna non ha più una rappresentanza di stranieri ExtraUe? È diventata superflua?
«L’Italia non ha mai ratificato il Capitolo C della Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale e la concessione del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali. La rappresentanza degli immigrati, i consiglieri aggiunti, nonostante questo limite normativo, hanno comunque svolto una funzione non solo simbolica, ma sostanziale. Nel 2020 è stato avviato un percorso civico, supportato da un bando regionale, che ha condotto a una proposta civica all’Amministrazione comunale di istituire una Rete Interculturale sui Temi dell’Immigrazione, oggi conosciuta come Riti. Si tratta di un organismo di partecipazione autonomo, al quale possono aderire tutti i cittadini, che persegue obiettivi di inclusione sociale e di riconoscimento delle diversità culturali degli individui e delle diverse componenti della collettività locale. Insieme alla Casa delle Culture è una delle realtà che partecipa alla costruzione del Festival delle Culture».
Esiste quindi ancora una rete di associazioni di stranieri con cui l’Amministrazione può rapportarsi?
«La sede della Casa delle Culture ospita ben 15 associazioni in modo continuativo per le proprie attività e riunioni. I nostri uffici organizzano con le comunità migranti i doposcuola durante l’inverno e attività estive alla Casa delle Culture che coinvolgono oltre 170 ragazzi. Riti sta organizzando con le associazioni di stranieri e giovanili la rassegna Culture migranti alla Rocca, che si terrà in giugno con giochi, danze, concerti, dibattiti e cucina etnica. Ma la collaborazione si sviluppa anche sul piano del supporto burocratico e del potenziamento della lingua italiana, nonché per il supporto in alcune situazioni di marginalità sociali. Nell’ambito di due progetti europei prenderà avvio una sperimentazione di cohousing sociale gestita proprio da un’associazione del territorio in collaborazione con associazioni di stranieri».
Che rapporti intrattiene oggi il Comune con la guida della Moschea delle Bassette, che è rimasta una delle più grandi d’Italia ma che non è peraltro l’unica nel territorio comunale?
«È un rapporto di collaborazione con il presidente e il direttivo rappresentativo di tutta la comunità musulmana, e le associazioni. L’anno scorso durante il Festival delle Culture hanno organizzato un bellissimo dibattito sulla figura di Abramo, figura fondamentale e comune alle tre principali religioni monoteiste — Ebraismo, Cristianesimo e Islam, durante la rassegna Culture migranti alla Rocca. Collaboriamo anche per i doposcuola, i cre estivi, alcuni corsi per le donne e il cohousing».
Ha partecipato al flash mob davanti all’ospedale dopo l’avvio dell’indagine sui medici accusati di falso ideologico in alcuni certificati che non attestavano l’idoneità ai Cpr di alcuni irregolari? Che idea si è fatto dell’accaduto?
«Personalmente e fisicamente non potevo essere presente quel giorno, ma in quel momento, davanti alle accuse preventive del Ministro Salvini, che prima ancora di accertare qualsiasi capo di accusa chiedeva il licenziamento dei medici, credo fosse giusto prendere posizione contro questo questi attacchi e difendere l’onorabilità, la professionalità e l’umanità di un’intera categoria che un rappresentante del Governo stava strumentalmente aggredendo».
Rubate carte collezionabili Magic e Pokemon dal valore di migliaia di euro
Colpo nella notte tra martedì e mercoledì al Magic Time di Ravenna, storico negozio di giochi di carte collezionabili. A rivelarlo sono stati gli stessi titolari con un post sui social.
Ignoti avrebbero forzato l’ingresso del punto vendita in via Lago di Carezza, nel quartiere Villaggio San Giuseppe, portando via centinaia di prodotti sigillati e raccoglitori contenenti carte rare di Magic: The Gathering e Pokémon.
Il valore della refurtiva è ancora in fase di quantificazione, ma si parla di diverse migliaia di euro. Secondo il titolare, Jacopo Borrelli – intervistato dal Corriere Romagna in edicola oggi – ad agire sarebbe stato un gruppo di almeno tre o quattro persone, probabilmente esperte del settore. Il negozio ha lanciato un appello alla community per segnalare eventuali vendite sospette online o nei mercatini.
Ravenna, molestie sessuali in piena notte in ospedale ai danni di un’anziana ricoverata
Una donna di 86 anni è stata vittima di molestie sessuali mentre era ricoverata nel reparto di Medicina interna dell’ospedale di Ravenna. Secondo quanto ricostruito e pubblicato dal Carlino Ravenna in edicola oggi (10 aprile) l’aggressione è avvenuta nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 2. L’uomo, un giovane di origine nordafricana anch’egli ricoverato nella struttura per una grave forma di anemia, si sarebbe introdotto nella stanza della donna, avvicinandosi al letto e appoggiando i genitali sul collo dell’anziana che si è svegliata e ha iniziato a gridare, attirando l’attenzione degli altri degenti e del personale sanitario. Immediato l’intervento degli operatori e dei carabinieri del Nucleo Radiomobile, allertati sul posto.
L’uomo è stato subito allontanato e denunciato a piede libero per violenza sessuale. Secondo le prime informazioni, non sarebbe nuovo a episodi simili.